|
La fiaccola della discordia
|
a cura di Beatrice Bortolin
Il successo delle Olimpiadi di Pechino del 2008 è minacciato su più fronti. Mentre in alcuni paesi europei - Francia in testa - si discute se boicottare la Cina, per punirla del suo appoggio al regime "criminale" di Khartum, in Sudan, ora ci si mette pure Taiwan a rallentare i lavori per le Olimpiadi. Il Partito Democratico Progressista, al governo sull'isola, ha deciso di non accettare il passaggio della fiaccola olimpica dal suo territorio se questa entrerà o uscirà passando dalla Cina, da Hong Kong o da Macao. La decisione - ha spiegato il governo - è stata presa perché non si vuole dare l'impressione che l'isola sia parte della Cina. Indipendente di fatto dal 1949, Taiwan è sempre stata considerata da Pechino nient'altro che una provincia ribelle. Trovare una soluzione che soddisfi sia Pechino che Taipei sembra un compito arduo: il comitato organizzatore dei Giochi avrebbe dovuto rendere nota la strada della Fiaccola già l'anno scorso, ma poi la scadenza è stata rinviata. E ora non si vede una via d'uscita. |
|
|