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Riti e miti prima degli esami
da Campus maggio 2009, In Facoltà, Self Help

NON GUARDARE LA MINERVA NEGLI OCCHI, NON PASSARE TRA I LEONI, NON ATTRAVERSARE I CORTILI, NON PESTARE LO STEMMA, NON ANDARE ALLA CERTOSA... QUANTI GLI OSTACOLI NELLA CORSA VERSO LA LAUREA, TANTI E DIVERSI A SECONDA DEGLI ATENEI. MA ANCHE SUGLI ESAMI E SUL MODO DI SUPERARLI CIRCOLANO DECINE E DECINE DI LEGGENDE METROPOLITANE. C’È CHI SI METTE LO STESSO ABITO, ESTATE E INVERNO, C’È CHI SI PORTA AMULETI DI VARIE FOGGE, CHI COMPIE GLI STESSI GESTI, CHI SI ALZA CON LO STESSO PIEDE CADESSE IL MONDO! DI EPISODI CURIOSI, DIVERTENTI E DA BRIVIDO GLI STUDENTI NE RACCONTANO A BIZZEFFE. CAMPUS HA FATTO UN GIRO NELLE UNIVERSITÀ DA TRIESTE IN GIÙ E HA SCOPERTO CHE LA FORTUNA È CIECA, MA LA SFIGA CI VEDE BENISSIMO. ECCO TRUCCHI E CONSIGLI PER METTERLA UN PO’ IN DIFFICOLTÀ 

Bologna – Leggende alla bolognese
Professore di Ingegneria: «Che cos’è un asino sopra una spiaggia?». Lo studente, stranito, risponde titubante: «È un animale sopra la sabbia». «No», sentenzia il docente con fare mefistofelico, «è un mobile sopra un corpo immobile. Torni il mese prossimo».
È una delle tante leggende universitarie che circolano tra le vie e le aule di Bologna, sede dell’università più antica del mondo. Difficile stabilire quali siano vere e quali false, ma di certo rappresentano il terrore di tante matricole e argomento di accesi dibattiti tra studenti durante pause caffè o lezioni particolarmente noiose. Scherzi che sono diventati veri e propri racconti popolari, eventi tramandati che hanno acquistato cadenze epiche, episodi che hanno guadagnato particolari salienti di bocca in bocca e di facoltà in facoltà: sono tantissime queste «leggende » che suscitano divertimento e qualche paranoia.
Ma mai che si trovi un vero testimone di quanto successo. «Ho sentito che…», «a un mio amico è successo… », «mi hanno detto che quel prof…», si inizia sempre così, ma risalire a una fonte attendibile è lavoro per archeologi dal nome di Indiana Jones.
Per esempio, si racconta di un professore che aveva l’abitudine di interrogare aprendo il libro a caso e leggendo la prima frase di un capoverso. Lo studente a quel punto doveva spiegare che cosa significasse e, soprattutto, cogliere subito il senso di quello che voleva sapere il terribile docente: a quel punto la frase finale era spesso un «torni fra un mese». Poi il fatto: uno studente si ribella al metodo e quando arriva il suo turno prende il libro dalla cattedra e se lo poggia sulle gambe. «Ok», dice sorridendo, «possiamo cominciare». E qua il racconto ha diversi finali: c’è chi dice che il professore sia impazzito di rabbia, chi è sicuro che il giovane abbia preso 30 e lode, chi era tra le fila degli interrogati e si è alzato applaudendo in standing ovation.
Di leggende universitarie ce ne sono per tutti i gusti e si passa da facoltà umanistiche a scientifiche con lievi differenze. Lo studente di Matematica che al termine dell’esame brillante di Analisi I manda a quel paese il professore senza sapere che l’avrebbe ritrovato l’anno seguente ad Analisi II? Presto si trasforma in studente di Lettere e l’esame in Semiotica!
Circolano anche i nomi, le date e i posti. Alcune storie talvolta assumono caratteri grotteschi: uno degli episodi più raccontati riguarda un esame dove passarono dieci persone su 400. Epilogo? Macchina del professore incendiata davanti a casa e qualcuno spiffera che ci fosse pure il cane.
Le leggende universitarie sopravvivono in questo modo: tramandate da generazioni diverse o semplicemente alimentate dalle fantasie di qualche studente. Altrimenti che leggende sarebbero?
Milano – Matricole attente ai finti prof
Finte prove con domande impossibili, soluzioni che volano in aula, scambi di persona al momento della consegna del foglio fitto di parole o numeri. Gli annali delle università di Milano sono ricchi di aneddoti e storie sugli esami, comiche e quasi leggendarie, sussurrate nei corridoi.
Ne abbiamo raccolte alcune fra le più interessanti: dai mezzi più strani per passare un esame agli scherzi più originali, con l’imprevisto e l’errore sempre dietro l’angolo.
Siamo nel 1991, l’anno in cui un gruppo di studenti di Fisica ha ideato uno scherzo che è rimasto nella storia goliardica delle facoltà scientifiche della Statale in Città Studi. Attraverso un finto avviso in bacheca alcune matricole sono state convocate in un’aula per sostenere in anticipo l’esame orale di Matematica previsto per quel giorno. In realtà gli organizzatori dello scherzo si erano sostituiti ai docenti, e al momento dell’ingresso in aula le matricole una dopo l’altra sono state interrogate con domande impossibili. Le reazioni: perplessità, proteste e perfino una crisi di pianto.
Un altro scherzo, questa volta dalle conseguenze tangibili sul libretto universitario, è stato organizzato da uno studente del Politecnico ai danni di un professore di Economia, noto per dare buoni voti agli esami solo in base alla lunghezza dello scritto e non alla sostanza. «A casa ho scritto due pagine fitte di affermazioni senza senso, frasi in latino maccheronico, teorie e argomentazioni inventate», spiega Simone. «In aula, durante il compito, ho sostituito il foglio bianco con quello già scritto. Incredibilmente ho passato l’esame, prendendo 18 grazie a un compito del tutto inventato».
Esiste un modo sicuro per passare un esame senza studiare? Con la fantasia al potere, si trovano sempre i mezzi per farla franca. In Statale, facoltà di Scienze politiche, uno studente consegna un compito di Statistica perfetto, da 30. L’unico problema è che alle domande aveva risposto uno studente di Matematica, nascosto nella massa, che presentando la propria tessera universitaria si era fatto consegnare il compito da svolgere. Per lui le domande erano elementari, per l’amico a cui ha passato il foglio al termine dell’ora erano uno scoglio insormontabile.
Le cronache universitarie raccontano anche di rocamboleschi lanci di bigliettini da una parte all’altra dell’aula, senza alcuna reazione da parte del docente. «All’esame di Fisica tecnica», racconta uno studente del Politecnico, «ci hanno divisi in due gruppi distanti circa 15 metri l’uno dall’altro. Dopo pochi minuti è iniziato un vero e proprio lancio di palle di carta con scritte le soluzioni da una parte all’altra dell’aula. Alla fine, l’esame l’abbiamo passato tutti».
Non mancano però tragici errori, di cui si parla sottovoce nei corridoi del Politecnico di Milano. Per uno scambio di matricole in segreteria il voto di uno studente è stato attribuito a un altro. Il primo è stato rimandato, il secondo ha portato a casa un 29 senza studiare. Oppure la segreteria ha avvisato uno studente di aver passato lo scritto solo mezza giornata prima dell’orale dello stesso esame. Per la cronaca, dopo una notte di studio disperato, alla fine ce l’ha fatta!
 Esami a parte, sono altre le leggende che «infestano » le giornate degli studenti milanesi: alla Bocconi è rinomata la leggenda sulla sfiga che colpisce chi passa in mezzo ai leoni dell’ingresso centrale; agli studenti della Cattolica sono invece sconsigliate le colonne d’ingresso.
Roma – Guardatevi dalla Minerva
Su tutte, c’è una storia che circola nelle università di Roma che incarna alla perfezione lo spirito della leggenda metropolitana: quella sulla statua della Minerva alla Sapienza, eretta al centro del piazzale della città universitaria e simbolo dell’ateneo. Secondo la tradizione, è vietato incrociare lo sguardo della dea prima di un esame. Un affronto, «osare» guardarla negli occhi, tale da costare bocciatura certa. O, nelle versioni più radicali, la possibilità di completare gli studi. Un rispetto quasi ancestrale, simile alle pene previste nell’antichità classica per gli eroi che si macchiavano di ubris (presunzione). La leggenda è talmente diffusa che alcuni studenti hanno perfino creato un gruppo sul tema su Facebook: «Per quelli che sanno che non si deve guardare la Minerva negli occhi prima di essersi laureati». Col tempo, la storia si è arricchita di nuovi particolari e oggi si ritiene porti sfortuna anche passare sotto i vialetti con i rampicanti che conducono al piazzale.
Accanto a questa, ci sono poi storie dove è difficile distinguere tra mito e verità. Come quella del parcheggio. «Un mio amico stava andando a sostenere uno scritto e cercava un posto per la macchina all’interno della facoltà », racconta Antonio, all’ultimo anno di Ingegneria a Roma Tre. «Siccome era tutto occupato, ha dovuto girare un po’ finché non ha visto in lontananza uno spazio libero. Si è precipitato, solo che in quel momento è sbucata un’altra auto dal lato opposto che ha parcheggiato al posto suo. Il mio amico allora ha iniziato a insultare la ragazza che gli aveva rubato il parcheggio e si sono messi a litigare. “Sei un cafone”, le ha detto lei prima di allontanarsi. Fortunatamente un’altra auto è uscita poco dopo e lui è riuscito ad arrivare in tempo per l’esame. Solo che quando è entrato in aula è quasi svenuto: la ragazza che aveva preso a parolacce era infatti l’assistente della professoressa. Lei lo ha riconosciuto e lo ha fulminato con un’occhiataccia terribile e poi durante lo svolgimento gli è stata tutto il tempo a un passo, per controllare che non copiasse o si facesse suggerire dal vicino».
Ancora più curioso l’episodio di cui sono stati testimoni una trentina di ragazzi di Fisica della Sapienza nel 2000: un loro compagno di classe coreano a causa del sovrappeso fu costretto a sostenere un esame col casco integrale da motociclista. Ricorda Marco, che l’estate scorsa si è laureato in Meccanica: «Lo aveva portato in aula un nostro amico, che non aveva il sottosella. Il ragazzo se lo infilò per scherzo, per simulare una rapina, ma poi non riuscì a toglierselo perché gli stava troppo stretto. Anche il docente, incredulo, provò a sfilarlo, ma quando nemmeno lui ci riuscì, per non dover rimandare la prova, accettò che sostenesse lo scritto in quel modo. Solo a fine esame, dopo aver insistito a lungo, il ragazzo coreano è riuscito a levarlo: facendo scivolare con pazienza e poco alla volta la pelle degli zigomi che era rimasta incastrata».
Gorizia – Scherzi assai poco diplomatici
Fra gli scherzi più gustosi accaduti al corso di laurea in Scienze internazionali e diplomatiche dell’Università di Trieste (sede distaccata di Gorizia), si annoverano quelli organizzati ai danni delle aspiranti matricole, che a settembre devono superare un famigerato esame di ingresso per potersi iscrivere al primo anno. Gli studenti più anziani» organizzano comitati di accoglienza molto particolari. Ovvero: una falsa commissione composta dai veterani dell’università, appositamente truccati da giovani ricercatori, si accingono a torturare i malcapitati per una prova orale supplementare (vivamente consigliata perché, si sa, fa punteggio). Fra le domande più bizzarre che gli aspiranti diplomatici hanno dovuto sostenere si segnalano le seguenti: A) il candidato illustri dettagliatamente quali sono state le conseguenze ugandesi della Seconda Guerra mondiale. B) il candidato spieghi, trovandosi a un ballo all’ambasciata, quali argomenti di conversazione sceglierebbe per intrattenere la regina Elisabetta d’Inghilterra. C) il candidato si metta un libro sulla testa e mostri come saprebbe sfi lare, sempre allo stesso ballo, davanti alla regina Elisabetta.
In realtà, anche le commissioni dei professori veri non scherzano, quanto a originalità delle domande, talvolta finalizzate più a valutare la capacità di reazione degli studenti che non la preparazione prettamente scolastica. Qualche anno fa avevano fatto domande sui cantanti, chiedendo di quale nazionalità fossero per esempio gli U2 e quali tematiche denunciassero (la sanguinosa guerra civile dell’Irlanda del Nord in Sunday Bloody Sunday). Oppure: chi ha vinto miss Italia quest’anno? Era l’anno della ragazza di colore, Denny Mendez, che introduceva il problema dell’accettazione di canoni di bellezza diversi dallo stereotipo italiano, distaccandosi quindi dallo schematico concetto di identità nazione-razza.
Per impressionare/sconcertare gli aspiranti studenti è stata anche organizzata la rimpatriata di una finta coppia di ex allievi che, appena convolati a nozze, si erano catapultati in facoltà ancora con gli abiti da sposi per rendere omaggio al luogo che li aveva fatti conoscere.
Fra tic dei professori: fino a pochi anni fa c’era un professore di Sociologia che insegnava Storia e teoria dei sistemi 1 e 2. Già a partire dal titolo il contenuto dell’esame era abbastanza oscuro, ma l’essenziale per passare l’esame risiedeva nel pronunciare due paroline magiche: olistico e omnicomprensivo.
Infine, per l’esame di inglese scritto, con una docente un po’ ingenua, l’importante era sedersi nelle prime file. Sì, perché era successo che la prof durante un esame si mise a ritagliare le caselle corrette della pagina con le soluzioni a risposta multipla del test, appena distribuito agli allievi. Ovviamente in quell’esame gli studenti presero tutti 30.
Padova – Libretto, quell'oggetto volante non identificato
C’è chi giura ci sia del vero nelle leggende dell’Università di Padova. Professori spietati che neanche le iene di Quentin Tarantino, studenti impavidi come il miglior Mel Gibson in Braveheart, situazioni surreali che nemmeno i fratelli Coen avrebbero saputo sceneggiare. Storie di esami, divertenti, curiose, a volte (forse) inventate.
Ma chi te le racconta ci crede per davvero: «No, no, guarda che è successo, me l’hanno detto». In fondo, il gusto della leggenda è proprio questo, che non si sa mai quando incontra la realtà. Riccardo, 22 anni, studente di Ingegneria meccanica, conosce diverse storielle sulla sua facoltà: «Ho sentito di un professore che, a un esame di Elettrotecnica, ha dato una lampadina in mano a uno studente e gli ha chiesto ‘quanto consuma?’. Lui ha letto e ha risposto “60 watt”. E il prof: “No, guarda che in mano tua non consuma niente”...».
Non male come leggenda, ma il bello deve ancora venire: «A un esame di Matematica », continua Riccardo, «un professore era indeciso se dare 18 a uno studente. Allora gli ha lanciato il libretto giù dal terzo piano e gli ha detto: “Se me lo riporti entro due minuti, ti promuovo”. Pare proprio che il ragazzo gliel’abbia riportato in tempo...
Comunque tutti i docenti di Matematica sono un po’ schizzati», se la ride Riccardo. Nella facoltà di Chimica, invece, sembra che siano gli studenti quelli strani: «Questa storia ce l’ha raccontata un prof», dice Laura, 20 anni. «In pratica, durante un esame, un ragazzo era talmente agitato che gli ha vomitato addosso!».
Niente scene da esorcista, ma uno strano metro di valutazione nel racconto di Matteo, 33 anni, un dottorato in Biologia da portare a termine: «C’era un esame di Ecologia in cui si copiava da matti. Stessi appunti che giravano, stesse risposte per tutti. Ma pur scrivendo le stesse cose, il prof dava voti diversi, dal 2 al 30. Forse si accorgeva di chi copiava...».
Altra fucina di leggende è la facoltà di Giurisprudenza. Jacopo, 25 anni, ce ne narra alcune: «Un professore di Istituzioni di diritto romano, che ora è andato in pensione, era solito lanciare via il libretto di chi bocciava. E, nei casi più gravi, lo scagliava perfino fuori dalla finestra».
Ma se quello del «libretto volante» pare essere un cliché dell’ateneo padovano, ben più straordinario è l’apporto di alcuni studenti. Jacopo ci segnala un «fenomeno» in particolare: «A un esame questo ragazzo non sapeva una domanda e ha risposto: “Passaparola!”. La professoressa si è messa a ridere e, invece di fargli rifare sia lo scritto che l’orale, gli ha concesso di ripetere solo l’orale.
Durante un altro esame», prosegue Jacopo, «sempre lo stesso studente era in difficoltà e ha tirato fuori la legge di Murphy, chiedendo al docente se la conosceva. Il prof gli fa: “La legge di Murphy non la conosco, ma lei è bocciato lo stesso”». Tentar non nuoce, come dice il proverbio. E se la faccia tosta non sempre basta per passare l’esame, almeno serve per diventare leggenda.

VADE RETRO, SATANA
Perché il ferro di cavallo porta fortuna? Perché Saint Dunstan lo usò per inchiodare il diavolo. Il quale, per essere liberato, promise di non mettere mai più piede in una casa protetta da questo simbolo. Funzionerà contro certe domande un po’ diaboliche?

O’ CURNICIELLO...
Per funzionare, deve essere tuosto, vacante, stuorto e cu’ ‘a ponta (per chi non è di Napoli, rigido, cavo, a forma sinusoidale e a punta). E regalato! È il corno, simbolo di fertilità. Jettatori, jettateve!!!

METTICI UNA CROCE SOPRA
Incrociare le dita tiene lontano il malocchio. E magari anche la sfiga di dover ripetere l’esame.

DOCENTI FANTASIOSI
Da ricordare la leggenda del docente creativo che, quando l’allievo interrogato cominciava ad annaspare, prendeva lo statino e componeva con esso origami a forma di asinello, per congedare con stile lo studente ignorante. Esame di Fisica: nel fornire la formula di un problema lo studente indica una forza che agisce su una struttura con freccia rivolta all’insù e non verso il basso, come invece dovrebbe essere a causa della forza di gravità. Il professore prende lo statino, lo lancia fuori dalla porta e dice: «Ora se lei ha ragione lo vada a recuperare sul soffitto del corridoio!».

E TRA LE PAGINE IL SANTINO DI SAN GIUSEPPE...
Nel 2008 San Giuseppe da Copertino, protettore degli studenti, ha avuto un gran da fare: se le preghiere di intercessione non si contano, l’asticella dei pellegrini che hanno raggiunto il Santuario di Osimo (An) a lui dedicato ha superato quota 18mila.
«Considerando solo quelli registrati», dice padre Sergio Cognigni, responsabile dell’accoglienza. «Almeno altrettante sono le visite singole: maturandi e universitari soprattutto, venuti ad affidare i loro esami o a lasciare le copie della tesi come ex voto. Sono diverse centinaia, ormai. Con le piacevoli difficoltà logistiche del caso. Ora qualcuno intelligentemente ci porta i Cd».
Padre, come mai gli studenti sono così legati a questa figura?
Lo sentono vicino perché è uno che ha realizzato il proprio sogno, nonostante ostacoli sociali e soprattutto intellettivi. Fra lui e la sua vocazione sacerdotale c’era di mezzo il mare: origini umili, carattere introverso e collerico, limiti fortissimi nell’apprendimento. Eppure, ha trovato nella preghiera la forza di sostenere prove che erano per lui proibitive, superando sia gli esami di ammissione al diaconato che al sacerdozio.
Fare affidamento sulla grazia anziché sulle proprie capacità, è questo l’insegnamento?
Al contrario. Chi prega ritrova la fiducia nelle qualità che gli sono state donate, certo che Dio porterà a frutto il suo impegno. La grazia divina non scavalca la persona, ma ne rende efficace il lavoro, potenziando i talenti individuali. Il credente non si affida all’illusione di facili miracolismi: «Signore non ho studiato, pensaci tu». Piuttosto confida nel fatto che l’amore di Dio possa rinnovare in lui la fiducia per ciò che sta compiendo.
Come dire, la fede non è un’assicurazione contro gli infortuni.
Affatto: è un portare a coscienza la vocazione ricevuta e credere fermamente che la si possa realizzare, accogliendo le difficoltà come momento di crescita e non come ostacolo al suo compimento. Il grafologo che analizzò la scrittura di San Giuseppe, non sapendo di chi fosse, disse senza mezzi termini: «Questo è un delinquente!». Ed era vero: il suo potenziale criminale ne avrebbe fatto una delle più grandi canaglie del ’600, se l’incontro con la fede non gli avesse permesso di volgere l’aggressività in una risposta d’amore altrettanto potente. Fino a realizzare un sogno impossibile. Per questo i giovani gli si affezionano subito.
Quali aspettative ha chi arriva al santuario?
Non riguardano soltanto le difficoltà del percorso formativo, ma l’incertezza del vivere, la naturale paura del futuro, il timore di non riuscire nella strada intrapresa. San Giuseppe li aiuta a ritrovare lo slancio ideale e il coraggio della speranza, certi che realizzarsi nella vita è possibile: la sua storia ne è il segno più grande.

Le Leggi di Murphy applicate all’università (gira da tempo anche questa).
1. Se il numero è chiuso, tu non ci entri.
2. Se dopo innumerevoli sforzi riesci a entrare nel numero chiuso, non ne valeva la pena.
Leggi del terrore applicate all’università
1. Quando ripassi gli appunti prima di un esame, ti accorgi che le parti più importanti sono illeggibili.
2. Più studi per un esame, e meno sai che risposta vogliono.
3. L’80 per cento dell’esame si basava sull’unica lezione a cui non sei andato, nella quale si parlava dell’unico libro
che non hai letto.
Legge di Seits
sulle lauree
Per l’ultimo esame che devi dare prima di laurearti non ci sono appelli fino all’anno prossimo.
Regole di Rominger
per gli studenti
1. Più generale è il titolo di un corso, meno il corso è interessante.
2. Più specifico è il titolo di un corso, meno il corso è utile.
Legge di Duggan sulla ricerca filologica
La citazione più preziosa è quella di cui non riesci a trovare la fonte.
Corollario: La fonte di una qualsiasi citazione non attribuita apparirà nella critica più feroce al tuo lavoro.
Prima legge di Whittington sulla comunicazione
Quando un accademico parla di cose che non conosce a fondo, sarà capito soltanto da chi conosce il soggetto meglio di lui.
Regole di Rominger per gli insegnanti
1. Se ci sono più persone alle tue lezioni che ai tuoi esami, le tue lezioni sono troppo difficili.
2. Se ci sono più persone ai tuoi esami che alle tue lezioni, i tuoi esami sono troppo facili.
Legge di Meredith per la sopravvivenza durante la specializzazione
Non far sapere al tuo professore che esisti.
Legge di Vile per gli insegnanti
Nessuno ti ascolta fino a quando non dici una boiata.
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