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Lauree e imprese sociali:idee italiane a Londra

In principio erano 18 progetti. A Milano, ne sono arrivati soltanto sette, ognuno col proprio business plan. Dopo una mattinata di presentazioni ecco il verdetto della Global social venture competition: l’ambito primo premio va alla Contrada degli artigiani, con il progetto «Sedie d’autore» neonata società con sede a Como. In cosa consiste? Artigiani, stilisti, mobilieri e designer si uniscono a ragazzi con problemi familiari o difficoltà di apprendimento. L’obiettivo è trasformare (e non più riciclare) vecchi mobili con pittura, particolari rivestimenti, stoffe e materiali, favorendo il recupero di giovani con difficoltà d’inserimento sociale. Il frutto del loro lavoro si è potuto constatare dal vivo: il team vincente ha portato due sedie, opere dei loro sforzi.
A raccontare tutto ciò sono Dario Grampa e Alessandro Figini, i due studenti del gruppo. Entrambi sono studenti di economia in Cattolica, rispettivamente al quinto e al terzo anno, venuti a conoscenza della competizione tramite il prof. Molteni e un ex studente che ora collabora con Altis. «Da subito ci siamo interessati al progetto – dicono Alessandro e Dario – e abbiamo fatto la nostra proposta a Contrada degli artigiani, fondata da Erasmo Figini e Susanna Pagani. Così ci hanno coinvolto nella fase di start-up mettendoci in contatto con Alessandro Mele, Ceo della società e leader di progetto del gruppo, e abbiamo potuto analizzare l’impatto sociale dell’impresa e strutturare il suo ingresso nel mercato. Non dimentichiamoci infatti che tra gli obiettivi di Contrada degli artigiani c’è anche quello di monetizzare». Secondo Dario «Partecipare, oltre ad essere appassionante, è stata una concreta occasione di mettere in pratica i nostri studi. È stato davvero molto utile lavorare a fianco di Mele, da cui abbiamo imparato moltissimo». Infine abbiamo chiesto ad Alessandro se questo progetto potrebbe riguardare in futuro la sua tesi di laurea: «Direi che di materiale per un’eventuale tesi c’è n’è. Staremo a vedere».
Al secondo posto si è classificato Idrogen², società che si occupa di progettare e commerciare idrolizzatori per la produzione di idrogeno. L’idea innovativa è usare idrolizzatori a basso costo per produrre e stoccare l’idrogeno, permettendo un vantaggio economico e una riduzione delle emissioni di Co2. «Tutto è nato dal mio interesse per l’idrogeno – dice Matteo Colombo, al quinto anno d’ingegneria dell’automazione, realizzatore del progetto con Giovanni Redaelli (quarto anno d’ingegneria dell’automazione) e Giovanni Ciceri (laureato in ingegneria gestionale). Sono entrato in contatto con l’ingegner Minola, dell’incubatore d’impresa del Politecnico, che appartiene alla Fondazione Politecnico ed è sostenitore di Idrogen². Tramite lui ho conosciuto Lorenzo Tardini, di Idrogen². E così è nato il progetto. L’impresa ci ha messo l’idea, noi ci siamo occupati del business plan, di monitorare i mercati potenziali, di concretizzare l’impatto sociale e quant’altro. Ogni settimana abbiamo avuto un contatto con Tardini e con un tutor dell’università, che ci hanno accompagnato nel nostro lavoro».
Terzo classificato è il progetto chiamato Telemedicina per la cooperazione, che cerca di unire questi due mondi nelle aree svantaggiate del pianeta. Si intende migliorare l’offerta sanitaria della aree non urbane dei paesi in via di sviluppo, utilizzando il fenomeno crescente della telemedicina e istruendo i paramedici locali. Protagonista di questo progetto è Paolo Ferrari, al quinto anno di ingegneria elettronica: «Ho ricevuto la proposta per il round italiano da una società interessata ad ampliare il proprio mercato nei paesi in via di sviluppo grazie alla telemedicina. Loro si sono occupati della parte economica, io, con i loro ingegneri, mi sono occupato fare valutazioni sui dispositivi da diffondere. Alla loro proposta ho subito accettato, e mi sono appassionato al tema. A dire il vero un interesse era già nato, grazie al corso di biomedica dell’università, dove studiai il funzionamento di tac, ecg, ecc.».
Menzioniamo anche gli altri quattro progetti partecipanti, che si sono dimostrati altrettanto interessanti: Medinaterranea, Permico, Reti solidali e Agroenergy.
Più che soddisfatto Mario Molteni, direttore di Altis: «Questi progetti sono stati una bella sorpresa in quanto a qualità sociale. E spero anche economica. Spostare l’attenzione sui temi della responsabilità sociale è importante soprattutto a fronte della particolare congiuntura economica in cui ci troviamo. Ma il concorso continua: siamo sicuri che i finalisti rappresenteranno al meglio la creatività e lo spirito imprenditoriale italiano a livello continentale».
Sicuramente sentiremo ancora parlare di questi progetti: la prossima tappa del Global social venture competition è a febbraio, presso la London Business school. Li verranno scelti i progetti che andranno alla finalissima di Berckeley. Insomma si comincia a far sul serio. Nel frattempo abbiamo conosciuto i campioni italiani.
Non scappate: già si sta preparando la seconda edizione della manifestazione: dal 2 febbraio a metà ottobre 2009 sarà possibile presentare ad Altis i propri progetti d’impresa. Contattare: globalcompetition.altis@unicatt.it.

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On gennaio 29th, 2009, posted in: Altis Global Social Competition by
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