
“Rapporto tra il numero di insegnamenti per i quali è stato richiesto il parere degli studenti ed il numero totale di insegnamenti attivi nell’a.a. 2007-08”: in questa breve formula c’è tutto il peso della valutazione studentesca in Italia. Compare nella griglia che riepiloga i criteri di assegnazione del fondo di finanziamento, la quota parte “meritocratica” del sostegno statale che arriva agli atenei italiani.
“Per il calcolo dell’indicatore”, aggiunge l’anonimo estensore, “si rapporta il valore specifico con quello mediano”.
I criteri di attribuzione di questo fondo, resi note a fine luglio, con grande entusiasmo da Mariastella Gelmini, sono tornati di recente alla ribalta, perché un dossier pubblicato recentemente dalla University Press dell’ateneo di Macerata (certamente uno dei penalizzati) li attacca pesantemente. Non solo il rettore di quell’università, il professor Sani, durante la presentazione del documento, è arrivato a paragonare il ministero a Superciuk, personaggio della famosa striscia anni ‘70, Alan Ford che, oltre a rubare ai poveri per dare ai ricchi, aveva il vizio di alzare il gomito.
La quota, che vale com’è noto circa 550 milioni di euro, assegna alle performance delal didattica circa un terzo delle risorse, pari 177,99 milioni.
La valutazione della didattica da parte degli studenti ha un peso di 0,20 che rappresenta un quinto degli altri criteri, ossia numero docenti di ruolo in rapporto agli insegnamenti, rapporto fra i scritti e rendimento degli studenti (calcolato in crediti), rapporto fra monte crediti delle discipline insegnate e crediti ottenuti; percentuale di occupazione a tre anni dalla laurea rapportata alla media della propria area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole).
La valutazione nella valutazione (che incide quindi solo sul 7% delle risorse complessive) resta quindi sostanzialmente al palo.
Non solo, viene preso in esame semplicemente la quantità del processo, vale a dire gli insegnamenti per i quali si è attivata la procedura, senza soffermarsi minimamente sugli aspetti di comunicazione degli esiti, che pure sono previsti da una norma, il Decreto ministeriale n.544/2007, all’articolo 2.
Francamente da un ministro che, a ogni piè sospinto, afferma di voler riformare in senso meritocratico la nostra università ci si aspettava un po’ più di coraggio. Soprattutto, visto che ci si richiama spesso all’esperienza accademica statunitense come modello, Gelmini poteva coerentemente importare l’esperienza dei temutissimi faculty course quaestionnaires, i moduli di rilevamento della soddisfazione dello studente, in relazione alla qualità dell’insegnamento.
Sul tema della valutazione della didattica da parte degli studenti, Campus riprenderà, anche per quast’anno accademico, la campagna di sensibilizzazione che è approdata anche su Facebook.
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Data: 23 settembre 2009
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