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Anvur, chi c’è in lizza?

Vittadini

L’Agenzia nazionale per la valutazione-Anvur scalda i motori.

Sul sito del Miur vengono riportati in evidenza il bando di selezione del nuovo presidente e del Collegio direttivo.

Si tratta di un numero che può variare fra 10 e 15 nominativi, tutti scelti dalla Gelmini, dopo che il comitato di saggi, costituito a fine giugno, avrà scremato le candidature, che dovranno pervenire solo per via telematica dal sito ministeriale, entro il 20 settembre.

CampusPRO, online da una decina di giorni (consultabile online previa registrazione), in un articolo di Lucio Lavrans, aveva pubblicato in anteprima i nomi dei saggi e dato conto delle prime indiscrezioni sul possibile presidente, con il presidente Cun, Andrea Lenzi, e l’ex-presidente della Compagnia delle Opere, Giorgio Vittadini, in pole position.

Scarica qui l’ultimo CampusPRO

Data: 3 agosto 2010

Anvur, regolamento alle Camere

gelmini

Pochi giorni fa avevamo dato conto della lentezza con cui lo schema di decreto della nuova Agenzia per la valutazione-Anvur procedeva nel suo iter. Si notava, tra l’altro, come il provvedimento, licenziato dal Consiglio di Stato a metà settembre, non fosse stato ancora inviato dal ministero dell’Istruzione al ministero per i Rapporti col Parlmento e quindi alle commissioni parlamentari competenti per gli atti successivi.

Ebbene, il 21 ottobre, due giorni dopo la nostra notarella, lo schema di decreto è stato inviato in Parlmento dove, l’indomani, è stato assegnato alle commissioni Cultura e Bilancio della Camera.

Certamente una coincidenza.

Intanto festeggiamo: un altro faticoso passo verso la valutazione.

Le due commissioni hanno tempo,  rispettivamente, fino al 6 e al 21 novembre per l’esame.

Data: 28 ottobre 2009

Anvur, regolamento al rellenty

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Il parere del Consiglio di Stato porta la data del 16 settembre. “L’affare trattato”, come recita il documento con prosa altoburocratica, contrassegnato dal numero 03462/2009, è il regolamento dell’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca-ANVUR, presentata dalla Gelmini alla fine di luglio.

CampusPRO, che se ne occupò all’epoca, non poté esimersi dal notare che c’era voluto un anno per arrivare a questo documento, sebbene si trattasse di una revisione di lavoro precedente, quello messo a punto da Mussi.

Il Consiglio di Stato avendo fornito il parere favorevole – con alcune osservazioni – ora il ministero potrebbe presentare alle Commissioni parlamentari. La cosa non dovrebbe essere problematica, visto che il testo non è troppo dissimile da quello che fu esaminato dagli organi parlamentari tre anni fa.

Insomma, sulla valutazione, al di là dei proclami riformatori del ministri, le cose procedono piuttosto lentamente.

Tra l’altro, leggendo il parere del Consiglio, non sfugge la bacchettata dei giudici amministrativi allo staff gelminiano.

“In sede di modifica dello schema”, scrive l’estensore, Francesco Bellomo, “il Ministero dovrà prestare cura alle emende formali, quali la trasformazione in lettere dell’alfabeto dei numeri espressi in cifre he non indichino articoli o commi di legge (es. art. 6, comma 2: “4 anni”)”. Ma non basta, il giudice chiede anche “la sostituzione di termini inappropriati (art. 8, comma 3 secondo periodo dove, per designare il rispetto delle quote minime per componenti di sesso maschile e femminile, si usa l’espressione ‘ciascun genere’, peraltro non chiara) o di formule confacenti all’uso normativo, come codificato nella circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2 maggio 2001, n. 1/1.1.26/108888/9.92)”.

Il che legittima la domanda: ma a chi ha fatto scrivere questo regolamento la Gelmini?

Data: 19 ottobre 2009

Quanto pesa il giudizio degli studenti

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“Rapporto tra il numero di insegnamenti per i quali è stato richiesto il parere degli studenti ed il numero totale di insegnamenti attivi nell’a.a. 2007-08”: in questa breve formula c’è tutto il peso della valutazione studentesca in Italia. Compare nella griglia che riepiloga i criteri di assegnazione del fondo di finanziamento, la quota parte “meritocratica” del sostegno statale che arriva agli atenei italiani.

“Per il calcolo dell’indicatore”, aggiunge l’anonimo estensore, “si rapporta il valore specifico con quello mediano”.

I criteri di attribuzione di questo fondo, resi note a fine luglio, con grande entusiasmo da Mariastella Gelmini, sono tornati di recente alla ribalta, perché un dossier pubblicato recentemente dalla University Press dell’ateneo di Macerata (certamente uno dei penalizzati) li attacca pesantemente. Non solo il rettore di quell’università, il professor Sani, durante la presentazione del documento, è arrivato a paragonare il ministero a Superciuk, personaggio della famosa striscia anni ‘70, Alan Ford che, oltre a rubare ai poveri per dare ai ricchi, aveva il vizio di alzare il gomito.

La quota, che vale com’è noto circa 550 milioni di euro, assegna alle performance delal didattica circa un terzo delle risorse, pari 177,99 milioni.
La valutazione della didattica da parte degli studenti ha un peso di 0,20 che rappresenta un quinto degli altri criteri, ossia numero docenti di ruolo in rapporto agli insegnamenti, rapporto fra i scritti e rendimento degli studenti (calcolato in crediti), rapporto fra monte crediti delle discipline insegnate e crediti ottenuti; percentuale di occupazione a tre anni dalla laurea rapportata alla media della propria area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole).
La valutazione nella valutazione (che incide quindi solo sul 7% delle risorse complessive) resta quindi sostanzialmente al palo.
Non solo, viene preso in esame semplicemente la quantità del processo, vale a dire gli insegnamenti per i quali si è attivata la procedura, senza soffermarsi minimamente sugli aspetti di comunicazione degli esiti, che pure sono previsti da una norma, il Decreto ministeriale n.544/2007, all’articolo 2.
Francamente da un ministro che, a ogni piè sospinto, afferma di voler riformare in senso meritocratico la nostra università ci si aspettava un po’ più di coraggio. Soprattutto, visto che ci si richiama spesso all’esperienza accademica statunitense come modello, Gelmini poteva coerentemente importare l’esperienza dei temutissimi faculty course quaestionnaires, i moduli di rilevamento della soddisfazione dello studente, in relazione alla qualità dell’insegnamento.

Sul tema della valutazione della didattica da parte degli studenti, Campus riprenderà, anche per quast’anno accademico, la campagna di sensibilizzazione che è approdata anche su Facebook.

Leggi anche Se il Mangnifico dei Magnifici glissa sulla trasparenza.

Data: 23 settembre 2009

Valutazione, la Gelmini dimentica gli studenti

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Oggi il Consiglio dei ministri ha licenziato il decreto che contiene il regolamento dell’Anvur, l’Agenzia di valutazione dell’università (per saperne di più caldeggiamo la lettura dell’ultimo numero di CampusPRO da poco online).

Benvenga, ovviamente.

Peccato che sia rimasta ai margini la valutazione della didattica da parte degli studenti.

Il ripensamento, da parte di Mariastella Gelmini, dell’architettura del progetto di Mussi, non ha prodotto grandi stravolgimenti ma i riferimenti al ruolo del giudizio sulla didattica da parte di chi studia sono molto blandi.

Secondo il nuovo regolamento infatti l’Anvur ”dispone, in collaborazione con i nuclei di valutazione degli atenei procedure uniformi per la rilevazione della valutazione dei corsi da parte degli studenti, fissa i requisiti minimi cui le università si attengono per le procedure di valutazione dell’efficacia della didattica e dell’efficienza dei servizi effettuate dagli studenti e ne cura l’analisi e la pubblicazione soprattutto con modalità informatiche”.
In pratica, la valutazione della didattica rimane saldamente in mano agli atenei che, a oggi, sono piuttosto restii nel rendere pubblici i giudizi degli studenti, rilevati a fine corso con dei formulari.

Una nostra inchiesta aveva rivelato che su 77 atenei, meno di una decina pubblicavano online questi dati e sempre in forma anonima, senza cioè indicare il nome del docente di riferimento.

C’è da sperare che, almeno nello stabilire gli standard minimi, per questa valutazione e la pubblicazione dei risultati, il ministro dia prova di coraggio.
Non si tratta di copiare gli Stati Uniti dove i faculty course quaestionnaires, compilati dagli studenti possono, portare al licenziamento dei docenti, ma di tenere nella giusta considerazione il giudizio dei discenti che pagano le tasse.

Per questo, Campus continuerà a riflettere e a far riflettere con la campagna Dillo alla Gelmini, anche NOI valutiamo.

Data: 24 luglio 2009

Quanto piace il voto al prof

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Pochi giorni fa, la notizia degli studenti milanesi del liceo Berchet che danno i voti ai loro docenti è apparsa su tutte le prime pagine dei giornali.

Commenti estasiati salvo, forse, la Bossi Fedrigotti sul Corriere della Sera. Qualcuno ha festeggiato l’affermarsi di un “modello Brunetta” anche fra i banchi delle superiori.

Pochi sanno che, in Italia, la valutazione degli studenti è introdotta per legge già da qualche anno, all’università. O meglio, sarebbe, perché come Campus ha già scritto più volte quest’anno (lanciando anche la campagna Dillo alla Gelmini, anche noi valutiamo), quest’obbligo è surrettiziamente disatteso.  Come? L’esito questionari di valutazione, distribuiti a fine corso,  viene occultato dalla maggioranza degli atenei italiani. Si contano sulle dita di due mani, quelli che li comunicano tramite web d’ateneo. L’unica università che aveva iniziato a pubblicizzare i dati, indicando il nominativo dei docenti, era Trieste ma l’aggiornamento dei dati si è misteriosamente bloccato.

Nell’ateneo giuliano, qualche maligno ha anche detto che la caduta del rettore Romeo, tre anni orsono, fosse imputabile proprio a questa iniziativa.

Eppure la parola valutazione è diventato il mantra di ogni commentatore, politico od accademico, dei fatti universitari.

Data: 26 giugno 2009

La crisi? La paghino gli studenti

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Ci risiamo. La mungitura dello studente come panacea di tutti i mali universitari.

Oggi la propina un economista, Francesco Giavazzi, editoralista del Corriere e consigliere un tempo molto ascoltato di Mariastella Gelmini.

Intervenendo oggi sul quotidiano – Prova di verità per gli atenei – Giavazzi ricorda che, dal prossimo anno accademico, graveranno sulle università italiane svariati milioni di euro di tagli ai trasferimenti: 10% nel prossimo anno, 18% in quello successivo.  Con le attuali regole – dice il professore – “per cui anche i bidelli eleggono i rettori”, gli atenei così a corte di risorse “saranno destinati a chiudere”. Con la governance attuale, l’accademia non sarebbe in grado di adeguarsi, rivoluzionando completamente criteri di ripartizione delle risorse e di spesa.

Giavazzi poi elogia parzialmente il ministro per aver bloccato il reclutamento con le vecchie regole, di aver agganciato il 5% dei fondi dell’anno in corso (in chiusura) alla valutazione e per aver abbozzato una riforma della governance.

Idee che, secondo l’autorevole bocconiano, trovano ostacolo nel gattopardismo degli universitari, dei sindacati e nella durezza di Tremonti nel non voler rivedere i tagli previsti.

Ergo, in questa situazione di stallo, aumentiamo le rette degli studenti che, livellate come sono, ultimamente, non sono che un trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi.  Introducendo, contestualmente, “borse di studio di pari valore per i meno abbienti”.

Economista, forse un po’ sofista (molte affermazioni sono piuttosto discutibili), Giavazzi invoca la solita vecchia politichetta: “Agli zoppi? Grucciate”.

La Gelmini non riesce a riformare? I baroni fanno resistenza? I sindacati s’arroccano? Tremonti non sente ragioni? Paghino gli studenti e le loro famiglie.

Data: 24 giugno 2009

Decleva promette valutazione e omette trasparenza

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Obbligo di trasparenza e attenzione ai giudizi sull’offerta didattica: intervistato (anche) su questi temi dal Sole 24 Ore di ieri, il professore Enrico Decleva, rettore della Statale di Milano ma soprattutto presidente Crui, ha dichiarato che “la prima tappa è stata rappresentata dai questionari consegnati agli studenti per registrare le loro valutazioni sui corsi, ma ora bisogna fare di più”.

Citando il proprio ateneo, ha raccontato che a Milano queste pratiche sono state estese “anche ai laureandi e ai dottorandi, per superare un limite grave, legato al fatto che, con i questionari tradizionali si interpellano solo gli studenti frequentanti e solo in un dato periodo dell’anno”.

Nessun riferimento alla prima parte della domanda, quella relativa, appunto alla trasparenza.

Il presidente della Crui fa bene a glissare. Sull’attuazione dell’articolo 2 del D.M. 31 ottobre 2007, n.544, incentrato sui requisiti di trasparenza delle università italiane riguardo alla didattica, molti atenei sono infatti inadempienti.

Fra le molte informazioni che le amministrazioni avrebbero dovuto rendere disponibili agli studenti sul sito d’ateneo, anche i risultati della valutazione della didattica. E proprio questi, come aveva svelato Campus alcuni mesi fa, lanciando anche su Facebook, la campagna “Dillo alla Gelmini, anche NOI valutiamo”, sono praticamente introvabili. Pochissime le università che li inseriscono e solo un paio lo fanno in maniera nominativa, potendo cioè risalire al nome del docente.

“Ora bisogna fare di più”, dice Decleva. 

Detto dal numero uno dei magnifici d’Italia, un impegno da registrare. Chissà che il presidente non lo voglia ricordare ai propri colleghi rettori, in occasione della prossima assemblea.

Data: 9 giugno 2009

Valutazione Yes YOU Can

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Sta facendo discutere la proposta che abbiamo lanciato su Campus in edicola, su Campus.it e tramite Facebook, per dare alla valutazione studentesca un peso maggiore.

“Del giudizio studentesco”, abbiamo scritto, “non c’è traccia nelle Linee guida del ministro Gelmini”. Eppure, la responsabile dell’università ha (giustamente) posto molta enfasi, in molti suoi interventi, sul tema della valutazione in generale.

In questi giorni, tra l’altro, un gruppo di saggi, fra cui Giavazzi, Biggeri, Cuccurullo, sta lavorando per proporre al ministro una nuova articolazione della valutazione che, dicono i beni informati, riprenderà molto dal vecchio Comitato per la valutazione della ricerca-Civr, qualcosa dall’Agenzia nazionale per la valutazione della ricerca-Anvur,  predisposta da Mussi, ed erediterà qualche competenza dal Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario-Cnsvu.

La valutazione della didattica rimarrebbe quindi confinata nelle secche delle singole facoltà – che non paiono tenerne in grande conto – e dei comitati di valutazione.

Eppure, come scrive la nostra Ludovica Zanet, all’estero, specialmente negli Stati Uniti, il giudizio degli studenti conta eccome.

La campagna – inserita su Facebook col titolo “Dillo alla Gelmini: anche NOI valutiamo” – prevede l’affissione nelle facoltà dei manifesti con lo slogan e l’invio a Campus per la pubblicizzazione.

Il manifesto si trova su Campus in edicola o può essere scaricato qui.

Data: 12 febbraio 2009
Campus
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