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	<title>Il blog universitario di Campus &#187; università</title>
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		<title>The start-up of you</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Jul 2011 04:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/startup-sign.png]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3636" title="startup-sign" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/07/startup-sign.png" alt="startup-sign" width="200" height="150" />Fare la <strong>start-up di se stessi</strong>, o almeno uno spin-off, in altre parole essere<strong> imprenditori</strong> del proprio io. Di questi tempi spesso si sente questo invito rivolto ai giovani e ai meno giovani alle prese con gli inizi della carriera professionale. Tradotto significa: <strong>inventare il proprio lavoro</strong>, perché se ci si limita a cercarne uno, ormai si rischia di restare a bocca asciutta. Mai però, quest&#8217;invito, è stato sistematizzato in un set di regole chiave da seguire per avere successo nell&#8217;impresa come è stato fatto da <strong>Reid Garrett Hoffman</strong> (co-fondatore di LinkedIn e board member, tra le altre, di Mozilla e Zynga) nel suo ultimo libro <em>The start-up of you</em> e da <strong>Thomas Friedman</strong> sul <em>New York Times</em> nell&#8217;omonimo editoriale.</p>
<p><strong>Capacità di produrre valore, spirito di adattamento, intuizione imprenditoriale e propensione all&#8217;innovazione</strong> sono le qualità che il giovane start-upper di oggi deve avere. E sono anche le qualità che cercherà in voi chi vi farà un colloquio Oltreoceano, ma anche nelle più vitali realtà italiane. Questo perché, come si sente dire da un po&#8217; di tempo a questa parte e come si legge nell&#8217;editoriale citato: &#8220;I percorsi tradizionali di carriera non ci sono più, il posto fisso e la crescita per passaggi progressivi pure&#8221;, dunque bisogna inventarsi nuove soluzioni e ritagliarsi nuovi spazi.</p>
<p>Non sono i grandi numeri a creare valore, <strong>non servono capitali stellari</strong>, ci dice Friedman, servono invece <strong>competenze tecniche</strong> e fiuto imprenditoriale (che vuol dire anche assumersi una piccola dose di rischio). Infatti le  società più interessanti sul panorama high-tech: <strong>Facebook, Groupon, Zynga , Twitter e LinkedIn</strong> hanno un valore complessivo di quasi <strong>200 miliardi</strong>, ma un numero di dipendenti molto ridotto che non arriva a <strong>20mila</strong> in totale.</p>
<p>&#8220;<strong>Differentiate or die</strong>&#8221; è il monito conclusivo di Friedman: differenziarsi o morire. Senza essere così catastrofici possiamo dire che lo spirito imprenditoriale se non è totalmente innato, può essere allenato e soprattutto coltivato in <strong>network</strong> stimolanti che potrebbero divenire utilissimi un giorno: quello dei compagni di corso, per esempio. L&#8217;<strong>università</strong> è ancora un ottimo modo per sviluppare <strong>sinergie, idee e progetti</strong>, con occhi ben puntati sul mondo produttivo.</p>
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		<title>Bruschi: &#8220;L&#8217;università non è un parcheggio&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 May 2011 22:04:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3465" title="Max Bruschi" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/05/Max-Bruschi.jpg" alt="Max Bruschi" width="123" height="151" />&#8220;L&#8217;università non è un parcheggio, per lo più costoso&#8230;&#8221;, ha affermato <strong>Max Bruschi</strong>,<strong> consigliere</strong> del <strong>ministro Gelmini</strong>, raccontando a <strong><em>Campus</em></strong> la sua idea di istruzione e formazione.</p>
<p>&#8220;Bisognerebbe <strong>sostanziare</strong> il <strong>titolo di studio</strong>, distinguendo tra  chi studia seriamente e chi, diciamo,  sta in università.  Se noi  estirpassimo l&#8217;anomalia tutta italiana dei<strong> fuori corso</strong> le università  funzionerebbero meglio e ci sarebbero più opportunità di lavoro per i  neolaureati.  Naturalmente non mi riferisco agli studenti-lavoratori, ma a chi si iscrive in ateneo quasi per <strong>ritardare </strong>l&#8217;<strong>ingresso nel mondo del lavoro</strong>. Inoltre il fuori corso è un grosso <strong>costo per la comunità</strong>&#8220;.</p>
<p>Difficile però distinguere tra chi è in ritardo sul piano di studi perché lavora, ha problemi di salute, perché ha difficoltà a superare alcuni esami complessi e chi invece sta sui banchi universitari senza un reale obiettivo. Parole forti, dunque, quelle del consigliere, che tocca un altro nodo<em> </em>del sistema: il <em>mismatch </em>tra la <strong>domanda specializzata di lavoro e l&#8217;offerta</strong>.</p>
<p>&#8220;La prepareazione al mondo del lavoro, oggi  più che mai, è fornita dal sistema scuola-fondazioni-università. Manca in toto una formazione professionalizzante; fatto che incrementa la disoccupazione. Stiamo cercando di lavorare in questa direzione&#8221;.</p>
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		<title>Università: Censis a tinte fosche</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 03:25:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3114" title="studenti1" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/03/studenti1.jpg" alt="studenti1" width="201" height="150" />La laurea ormai paga poco. I <strong>dati <a href="http://www.censis.it/1">Censis</a></strong> sul titolo<strong> in Italia </strong>confermano le difficoltà dei neodottori a inserirsi nel <strong>mercato del lavoro</strong> che vengono superati non solo dai colleghi europei, ma anche dai<strong> diplomati</strong> del Belpaese che hanno un tasso di occupazione pari al <strong>69, 5 per cento</strong> contro il più misero <strong>66,9 per cento</strong> registrato dai <strong>laureati tra i 25 e i 34 anni</strong>.</p>
<p>La <strong>media europea</strong> è invece dell<strong>&#8216;84 per cento</strong> con alcuni Paesi come Francia, Gran Bretagna e Germania che hanno un&#8217;occupazione di quasi quattro punti superiore alla media.</p>
<p>Il dato peggiore è tutto interno e riguarda il<strong> decremento</strong> del tasso di <strong>occupazione</strong> passato dal 71,3 per cento del 2007 al 66,9 del 2010.</p>
<p>E di certo non è colpa dei troppi laureati che affollano il Paese, come spesso si sente dire, visto che tra i nostri 25-34enni soltanto il <strong>20,7 per cento è laureato</strong> contro una <strong>media europea </strong>del <strong>33</strong>. Il dato di eccellenza è quello francese che sfiora il 43 per cento.</p>
<p>Alcune proposte sono state avanzate da <strong>Giuseppe Roma</strong>, direttore generale del Censis, che commentando i dati ha parlato di <strong>tempi di formazione troppo lunghi </strong>e di una formazione che andrebbe accompagnata a esperienze di lavoro, con un riferimento specifico alla <strong>laurea triennale</strong> che dovrebbe diventrae un traguardo conclusivo del ciclo di istruzione. Roma ha parlato anche di ringiovanire le leve aziendali e di un <strong>piano tasse</strong> per andare incontro agli <strong>under 29</strong>: &#8220;Bisognerebbe detassare per un triennio le imprese costituite da almeno un anno da giovani sotto i ventinove anni&#8221;.</p>
<p>Se queste misure venissero applicate, saremmo già a cavallo&#8230;</p>
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		<title>Mr. Cepu, più atenei per tutti</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 23:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-438" title="polidori" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/08/polidori.jpg" alt="polidori" width="150" height="113" /><strong>Francesco Polidori</strong>, 65enne, industriale della ripetizione con Cepu e Grandi scuole, fondatore di atenei con la telematica eCampus, è irrefrenabile.</p>
<p>Come scrive stamane<em> ItaliaOggi</em>, si è candidato a sindaco nella sua città natale, Città di Castello, mentre nella vicina Borgo S.Sepolcro (dove ha sede il gruppo Cepu), ha candidato il suo parente e strettissimo collaboratore, <strong>Gianluca Polidori</strong>.</p>
<p>Con loro, in lista figli, nipoti e dirigenti Cepu. Una sorta di opa politica sulla Valle Tiberina, malgrado un anno fa, la nascita del Federalismo democratico umbro-Fdu, rassemblement in salsa leghista (ma contestato dalla Lega), non fosse stata felicissima, tanto che non era riuscito a presentare le liste alle regionali.</p>
<p>Ma la cosa sorprendente è che, leggendo i  programmi elettorali dei Polidori&#8217;s, una delle primissime proposte è aprire una sede universitaria di eCampus, del cui indotto beneficerebbero le economie cittadine.</p>
<p>Chissà che cosa ne pensa il ministro Gelmini o  il neodirettore generale dell&#8217;Università, <strong>Daniele Livon</strong>.</p>
<p>E poi dove apriamo un altro eCampus: a Città di Castello o a Borgo San Sepolcro, che peraltro distano poche decine di chilometri?</p>
<p>Al Cepu non si fanno in genere problemi. Come ha rivelato il rapporto del Cnvsu &#8211; di cui parla diffusamente l&#8217;<a href="http://www.campus.it/campuspro">ultimo</a><em> CampusPRO</em> &#8211; le sedi di Roma e Massina sono state aperte con una semplice comunicazione a cui il Miur s&#8217;è guardato bene dal rispondere.</p>
<p>Leggi <a href="http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&amp;accessMode=FA&amp;id=1713474&amp;codiciTestate=1&amp;sez=giornali&amp;testo=Mr+Cepu&amp;titolo=Mr%20Cepu%20ora%20scende%20in%20politica">qui</a> l&#8217;articolo di <em>Italia Oggi</em></p>
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		<title>Ora Mr.Cepu regala cattedre</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 21:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1506" title="polidori1" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/polidori1.jpg" alt="polidori1" width="95" height="118" />&#8220;Dichiaro aperto l&#8217;anno accademico 2010/2011&#8243;, frase risuonata spesso, nelle scorse settimane, nelle aule magne di tutt&#8217;Italia, per il succedersi di cerimonie di inaugurazione, quelle rinviate, nel dicembre scorso, per la forte tensione generate dall&#8217;iter della riforma.<br />
La stessa frase che ha pronunciato, il 25 febbraio scorso, il presidente del Comitato tecnico ordinatore-Cto dell&#8217;ateneo eCampus a Novedrate, <strong>Lanfranco Rosati</strong>. Rosati, professore in pensione dell&#8217;università di Perugia, dove è stato a lungo preside di Scienze della formazione, pur guidando un&#8217;università a distanza, è attaccato alla tradizione accademica e infatti veste l&#8217;ermellino e si presenta come &#8220;magnifico rettore&#8221;.<br />
Illustrando  le &#8220;magnifiche sorti e progressive&#8221;, il pedagogista ha ricordato come l&#8217;ateneo novedratese abbia provveduto a dotarsi di personale docente nell&#8217;ultimo anno. Il presidente del cto ha spiegato che sono stati inseriti <strong>52</strong> ricercatori (a termine, <strong><em>ndr</em></strong>) e &#8220;professori ordinari che, concluso il loro periodo di attività, hanno dato la disponibilità per alcuni anni a contribuire al sostegno scientifico e didattico d un un corpo docente in crescita&#8221;, formula aulica per dire che a eCampus sono arrivati altri pensionati, come lui.</p>
<p>Con questo organico, ha assicurato il &#8220;rettore&#8221;, si copre con &#8220;personale strutturato&#8221;, il 70% dei nove corsi offerti ai sensi della legge 270/04. &#8220;Il programma&#8221;, prosegue Rosati, &#8220;è ovviamente di giungere al 100%, anche con professori di prima e seconda fascia, non appena gli iter concorsuali riprenderanno il via&#8221;.</p>
<p>Peccato, come dimostra l&#8217;ultimo numero di <em>CampusPRO</em> (scaricabile gratuitamente previa registrazione <a href="http://www.mfiu.it/campuspro/">qui</a>) che in più di un&#8217;occasione, l&#8217;università di Mr. Cepu si sia dimostrata curiosamente distratta in fase di reclutamento. In sei concorsi, a Economia, a Giurisprudenza (due volte), a Ingegneria,  le facoltà in questione si sono dimenticate di chiamare i vincitori, facendo trascorrere i 60 giorni di tempo necessari per deliberare la chiamata.</p>
<p>In altri quattro casi, a Lettere, Ingegneria, Psicologia  e Giurisprudenza, la chiamata non è avvenuta gli idonei non rispondevano &#8220;pienamente alle attuali esigenze della facoltà&#8221;. Argomento, quest&#8217;ultimo, quasi surreale in un ateneo di 8mila studenti a distanza. Nemmeno si trattasse dell&#8217;Mit.</p>
<p>In almeno due casi, chi ha vinto il concorso a Novedrate è stato poi chiamato da altre facoltà (Ferrara e Parma). Negli altri casi ci si è limitati a fabbricare nuovi ordinari e ad associati.</p>
<p>In pratica, <strong>Francesco Polidori,</strong> mr. Cepu, di cui si può dire tutto ma certo che non abbia il senso degli affari, parrebbe essersi trasformato in munifico benefattore.</p>
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		<title>Uk: volano le domande di iscrizione all&#8217;università</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 15:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cgalleani</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/OxfordUniversity.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3064" title="OxfordUniversity" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/OxfordUniversity.jpg" alt="OxfordUniversity" width="177" height="121" />Un’<strong>impennata</strong> nelle <strong>richieste</strong> di <strong>immatricolazione</strong> all’università. Accade in <strong>Uk</strong>, dove <strong>600.000 ragazzi</strong> (il <strong>5% in più</strong> rispetto all’<strong>anno scorso</strong>) hanno chiesto di essere <strong>ammessi</strong> a un <strong>corso</strong> di <strong>laurea</strong>. Lo segnala il <em>Guardian</em> del 1 febbraio scorso, ricordando che si tratta della <strong>cifra più alta</strong> dal <strong>1964</strong> (quando l’Ucas ha iniziato a registrare questi dati). Il motivo? I<strong> giovani</strong> starebbero <strong>correndo ai ripari</strong> in vista dell<strong>’aumento</strong> delle <strong>tasse</strong>: se ora un anno di studio in Gran Bretagna costa in media 3mila sterline, dal <strong>prossimo</strong> <strong>anno accademico</strong> la cifra potrà lievitare fino a <strong>9mila sterline</strong>.</p>
<p>E pare proprio che i ragazzi ci abbiano visto giusto: è ancora il <em>Guardian</em>, sul numero del 9 febbraio, ad anticipare che atenei come<strong> Oxford</strong> e <strong>Cambridge</strong> sarebbero decisi a <strong>gonfiare</strong> le <strong>rette</strong> &#8211; già dal <strong>prossimo autunno</strong> &#8211; al <strong>massimo</strong> consentito (le famose 9mila sterline). Certo, per gli studenti meno abbienti le tasse non dovrebbero superare le 6mila sterline (queste le intenzioni di Cambrdge), ma si tratta comunque di <strong>cifre</strong> molto <strong>elevate</strong>.</p>
<p>Perché la decisione di reclamare subito il massimo dagli studenti? Secondo Anthony Monaco, assistente del Vice Rettore dell’Università di Oxford, chiedere a ciascun ragazzo meno di 8mila sterline l’anno farebbe perdere troppi soldi all’università, visti i tagli apportati dal governo.</p>
<p>Possibile che le <strong>“circostanze eccezionali”</strong> che avrebbero spinto gli atenei a richiedere il <strong>massimo</strong> (queste le <strong>“rassicurazioni”</strong> del <strong>ministro </strong>dell’università David <strong>Willets</strong> un paio di mesi fa) siano <strong>già arrivate</strong>?</p>
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		<title>Lavoro under 30: tra Neet e poorly integrated</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 23:15:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong><img class="alignleft size-full wp-image-2999" title="internship-1" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/internship-1.jpg" alt="internship-1" width="205" height="125" /> Off to a good start? Jobs for youth</strong></em> è l&#8217;ultimo <a href="http://www.oecd.org/document/6/0,3746,en_21571361_44315115_46328479_1_1_1_1,00.html">rapporto </a>Ocse che riporta i riflettori, in realtà mai spenti, sul problema della <a href="http://www.campus.it/blog/2011/02/01/lombardia-diminuisce-la-disoccupazione/">disoccupazione giovanile</a> che a dicembre in Italia ha raggiunto il <strong>29 per cento</strong>, contro la media europea del <strong>20 per cento</strong>. Lo studio, ripreso e ampiamente commentato da lavoce.it,  mostra soprattutto come l&#8217;incidenza dei disoccupati under 30 di lungo periodo sia maggiore rispetto a quella dei Paesi dell&#8217;<strong>Unione europea</strong>.</p>
<p>Bisogna distinguere però i giovani in difficoltà in due categorie: da un lato ci sono i <a href="http://www.campus.it/blog/2011/01/20/noi-italia-un-paese-di-neet/"><strong>Neet</strong></a> (neither in employment nor in education and training) percentuale tra le più alte nei Paesi sviluppati (solo la spagna ci ha superato nel secondo trimestre 2010) e dall&#8217;altra i cosiddetti <strong>poorly integrated,</strong> diplomati e laureati che si barcamenano tra contratti di lavoro autonomo con <strong>partita iva </strong>svantaggiosissimi (l&#8217;Italia ha il tasso più alto di giovani lavoratori autonomi), diversificati <strong>contratti a progetto</strong> (che non superano i sei mesi),<strong> stage</strong> sotto o zero pagati e periodi di <strong>inattività</strong>.</p>
<p>Questa situazione occupazionale può essere combattuta soltanto con una riforma del mercato del lavoro e della formazione come sottolineano sia il rapporto Ocse che l&#8217;<strong>Annual Growth Survey </strong>della <strong>Commissione europea</strong> e uno strumento efficace potrebbe essere lo <strong>stage</strong>, naturalmente riformato e impiegato correttamente sia dagli attori del mondo del lavoro pubblico che nel settore privato.</p>
<p>Come sottolinea anche lavoce.it, non si tratta di una provocazione, ma dalla presa di coscienza che in alcuni Paesi, come <strong>Francia</strong>, <strong>Belgio</strong> e <strong>Inghilterra</strong>, dove il tirocinio è regolamentato, retribuito e con una durata assolutamente limitata esso rappresenta un efficace anello di congiunzione tra scuola e lavoro. In Belgio il servizio per l&#8217;impiego ha creato un database di offerte di stage (remunerate) e lavori per studenti e il governo riduce le tasse di <strong>400 euro</strong> a trimestre per le imprese che forniscono un <strong>tutor</strong> allo stagista, in modo che l&#8217;esperienza sia realmente formativa. In Francia i tirocini che superano i <strong>due mesi </strong>di durata devono essere retribuiti per almeno 400 euro mensili. In Inghilterra tagliano la testa al toro e prevedono gli stage solo all&#8217;interno di un percorso formativo.</p>
<p>Da noi invece quasi si vive di stage tra gli <strong>under 30</strong>: il rapporto<strong> Excelsior-Unioncamere</strong> della scorsa estate registrava <strong>321.850</strong> tirocini nel settore privato nel 2009. La convinzione è che gli stage stiano erodendo posti di lavoro e sostituendo forme contrattuali assai più corpose e stabili, anche se statisticamente è ancora presto per dirlo.</p>
<p>L&#8217;Italia purtroppo è in buona compagnia, ci sono Paesi come la<strong> Grecia</strong>, la <strong>Spagna</strong>, <strong>Portogallo</strong> e in parte &#8211; bisogna riconoscerlo &#8211; anche la <strong>Francia</strong> che hanno un <strong>mercato</strong> del lavoro <strong>segmentato </strong>come il nostro e assolutamente diviso tra categorie iper protette e contratti vantaggiosi e lavoratori <strong>precari a vita</strong>.</p>
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		<title>Bandi di dottorato in standby</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2011 20:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2961" title="stop" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/02/stop.png" alt="stop" width="150" height="150" />Università: tutto fermo. Almeno per quanto riguarda il regolamento e i bandi di dottorato, il <strong>ministro Gelmini</strong> scrive infatti all&#8217;Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (<strong>Adi</strong>) che &#8220;la materia verrà affrontata in un apposito regolamento sui dottorati di imminente emanazione&#8221;. Le università, in mancanza di decreti attuativi, di norme transitorie e anche di linee interpretative bloccano i <strong>bandi di concorso</strong> e  le procedure per l&#8217;assegnazione dei<strong> finanziamenti</strong> alla <strong>ricerca</strong>, con il risultato che gli assegnisti dovranno rinunciare, almeno per ora, al proprio lavoro e dovranno aspettare mesi prima di ottenere nuove forme di finanziamento &#8211; come racconta l&#8217;Adi in un comunicato. A farne le spese oltre ai giovani ricercatori anche i progetti di ricerca già finanziati, che subiscono ritardi, revoche e riduzione del personale.</p>
<p>L&#8217;Adi lamenta la mancanza di un quadro normativo chiaro e di linee interpretative che chiariscano la portata dell&#8217;<strong>articolo 19</strong>, quello appunto relativo al dottorato di ricerca, in relazione al quale <strong>Valentina Maisto</strong>, rappresentante dei dottorandi nel Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) aveva già chiesto specifici chiarimenti al ministro durante l&#8217;incontro del <strong>19 gennaio</strong>. La risposta della Gelmini è arrivata ora per iscritto, ma  il ministro rimanda tutto a data da destinarsi e per il momento non affronta le questioni sollevate dalla Maisto: con l&#8217;articolo 19 verrà eliminato il dottorato senza borsa oppure verrà data agli atenei la possibilità di bandire posti senza borsa senza alcun limite? Con quale tipo di contratto i vincitori dei bandi del <strong>Fondo di investimenti</strong> per la ricerca di base verranno assunti? E ancora: quale sarà il rapporto numerico tra i ricercatori junior e senior?</p>
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		<title>CampusTv: stage, borse e lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 20:43:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Campus</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><iframe title="YouTube video player" class="youtube-player" type="text/html" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/BFgoERavAm0" frameborder="0" allowFullScreen></iframe><br />
Cercate <strong>lavoro</strong>? Siete a caccia di <strong>borse di studio</strong> per finanziare i vostri progetti? Allora leggete e ascoltate le<strong> news del mese</strong> selezionate per voi e <strong>raccontate </strong>in questo spazio dalla redazione di <em>Campus</em>.</p>
<p>All&#8217;estero vi proponiamo ben <strong>600 tirocini</strong> in giro per l&#8217;Europa e migliaia di posizioni di lavoro<a href="http://www.campus.it/focus/171080-il-mercato-cerca-giovani-neolaureati.html"><strong> Oltralpe</strong></a>: dalla Banca alla multinazionale.</p>
<p>Per chi invece preferisce restare nel <strong>Belpaese </strong>ecco le proposte di <a href="http://www.campus.it/stage/358032-sei-mesi-in-nestle-5.html"><strong>Nestlé Italia</strong></a> e <a href="http://www.campus.it/stage/913018-stage-in-risorse-umane-2.html"><strong>Pricewaterhousecoopers</strong></a>: marketing, comunicazione, finanza e risorse umane i settori di inserimento.</p>
<p>Anche <strong>borse di studio</strong> tra le opportunità selezionate da <em>Campus</em>: se siete appassionate di <em>Corporate governance</em> tentate il <a href="http://www.campus.it/borse-concorsi/214298-piovono-premi-di-laurea-2.html">concorso</a> di laurea indetto dall&#8217;associazione italiana Internal auditors. In palio tre premi da mille euro.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2872" title="Testata campusx1 tele" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2011/01/Testata-campusx1-tele.jpg" alt="Testata campusx1 tele" width="125" height="115" /></p>
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		<title>La colpe dei genitori</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Dec 2010 07:17:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/sacconi.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/sacconi.jpg" alt="sacconi" title="sacconi" width="120" height="110" class="alignnone size-full wp-image-2747" /></a>Il ministro del Welfare <strong>Maurizio Sacconi</strong> dà &#8220;bacchettate&#8221; di fine d&#8217;anno evidenziando tra le cause della disoccupazione giovanile in Italia il ruolo dei cattivi maestri e dei cattivi genitori. &#8220;<strong>Cattivi genitori</strong>&#8220;, perché  distratti e &#8220;<strong>cattivi maestri</strong>&#8221; perchè hanno condotto i ragazzi a competenze che non sono richieste dal mercato del lavoro, ha spiegato il Ministro, secondo cui è necessario rivalutare il &#8220;lavoro manuale, l&#8217;istruzione tecnica e professionale evitando che una scelta liceale sia fatta per sola convenzione sociale&#8221;. </p>
<p>Parole che si ricollegano ai dati emersi da uno studio della <strong>Confartigianato</strong> (ne avevamo scritto <a href="http://www.campus.it/blog/2010/10/29/ragazzi-ecco-i-lavori-che-rifiutate/">qui</a>) che ha elaborato i dati del <strong>Rapporto 2010 Excelsior-Unioncamere</strong> secondo cui sono molti i lavori evitati dai ragazzi: dall&#8217;installatore di infissi al panettiere passando per il falegname e il cuoco. Insomma, tutti mestieri per i quali c’è domanda, ma scarsa offerta. Una situazione che si ascrive a una mentalità maturata negli ultimi cinquant&#8217;anni per cui &#8220;è meglio essere laureato che fare un lavoro manuale&#8221;. Convinzione che ha portato molti artigiani a mandare i figli all&#8217;università certi che con il pezzo di carta avrebbero riscattato origini &#8220;umili&#8221; e avuto un futuro migliore. E invece, man mano che il lavoro manuale perdeva di considerazione e gli impieghi &#8220;intellettuali&#8221; prendevano quota, si è creato un grande squilibrio.</p>
<p>Per questo, come sottolinea <strong>Sacconi</strong>, occorre recuperare concretezza: oltre a offerte formative universitarie più mirate al mondo delle professioni (che la Riforma Gelmini promette), è importante cambiare mentalità. In pratica, ridare valore, sociale ed economico, ai mestieri artigianali e uscire dall&#8217;illusione che la laurea garantisca un impiego bello e sicuro. I più giovani ci stanno già sbattendo il muso. Non è così. Meno laureati disoccupati e più artigiani qualificati: è l&#8217;augurio per il 2011 che arriva.</p>
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		<title>La Crui perde pezzi</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 21:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-471" title="Enrico Decleva" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/10/decleva.jpg" alt="Enrico Decleva" width="125" height="125" /></p>
<p>&#8220;Cosa resta della Crui&#8221;  è il titolo della copertina dell&#8217;ultimo<em> CampusPRO</em>, consultabile <a href="http://www.mfiu.it/campuspro/">online </a>previa registrazione gratuita. Davamo conto delle profonde divisioni che il ddl di riforma ha prodotto nella Conferenza dei magnifici. Dopo la frattura con <strong>Aquis</strong>, il raggruppamento degli atenei virtuosi (per ricerca e bilanci), il tortuoso iter della riforma <strong>Gelmini </strong>ha aperto un nuovo fronte interno: quello dei favorevoli e dei contrari.  Questi ultimi avevano preso forza soprattutto nella fase di dibattito alla Camera del disegno di legge, quando anche la sorte del governo era piuttosto incerta.</p>
<p>Ora, arriva la notizia della prima defezione. La Statale di Torino, come annuncia <em>la Stampa</em>, non rinnoverà l&#8217;iscrizione per il 2011. Il rettore <strong>Pellizzetti</strong>, che non partecipa da quasi un anno ai lavori in disaccordo con la linea filoriformista del numero uno di Piazza Rondanini Enrico <strong>Decleva</strong>, ha annunciato che il suo ateneo non verserà i 18mila euro di quota associativa.</p>
<p>Nel merito della riforma, Pellizzetti dice che &#8220;l&#8217;impianto del ddl penalizza gli atenei virtuosi, li incatena e li lascia privi di risorse&#8221;.</p>
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		<title>Arriva Cliclavoro, il portale social</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 08:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/1518.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/1518.jpg" alt="1518" title="1518" width="118" height="113" class="alignnone size-full wp-image-2727" /></a><strong>Duecento milioni di euro </strong>per diffondere l&#8217;utilizzo del contratto di apprendistato, orientare e accompagnare in percorsi di inserimento lavorativo gli studenti delle scuole superiori e dell&#8217;università, e per istituire nelle scuole una giornata della &#8216;cultura previdenziale&#8217;, con l&#8217;obiettivo di informare i giovani ed educarli alla costruzione della pensione. Queste alcune delle azioni individuate dal <strong>Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali</strong>, attraverso l&#8217;Unità operativa per l’occupazione giovanile composta dalle direzioni competenti, da Isfol, Italia Lavoro e Inps.<br />
Un supporto nella ricerca del lavoro è offerto dalla piattaforma &#8216;clic lavoro&#8217; (www.cliclavoro.gov.it) che raccoglie opportunità di lavoro e curricula con lo scopo di far incontrare domanda e offerta in Italia e in Europa. Attivo anche il <a href="http://twitter.com/#!/cliclavoro">profilo Twitter</a>, la pagina <a href="http://www.facebook.com/cliclavoro">Facebook</a> e il gruppo <a href="http://www.linkedin.com/groups?mostPopular=&#038;gid=3640389">su Linkedin</a>.</p>
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		<title>Fondi bloccati, scandalo silenziato</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 23:06:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/gelmini.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 18pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm;">
<p style="margin-bottom: 18pt; margin-left: 0cm; margin-right: 0cm;">Alla fine un consiglio d&#8217;amministrazione è sbottato: &#8220;I<img class="alignleft size-full wp-image-2036" title="gelmini" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/gelmini.jpg" alt="gelmini" width="117" height="108" />n data odierna  non è stata ancora ricevuta alcuna comunicazione relativa all&#8217;entià dello stanziamento del Fondo di finanziamento ordinario per l&#8217;anno 2010&#8243;, scrive in una nota stampa quello dell&#8217;Università di Parma.</p>
<p>Nello stesso comunicato, l&#8217;organismo d&#8217;ateneo ricorda che, approssimandosi la fine d&#8217;anno, si dovrebbe approvare il bilancio previsione 2011 mentre non si riesca a chiudere quello consuntivo dell&#8217;anno in corso. E dà mandato al rettore di farsi portavoce nelle sedi competenti.</p>
<p>Proprio così, il ministero dell&#8217;Università non è riuscito ancora a comunicare alle amministrazioni su quali risorse potranno effettivamente contare.  Il decreto con le assegnazioni per il 2009 era arrivato a settembre dello stesso anno ma nessuno poteva pensare a questo record (negativo) per il 2010.</p>
<p>Inizialmente, secondo i bene informati, l&#8217;intoppo era derivato dal fondo per il merito. La quota incentivante &#8211; lo scorso anno pari al 7%, vincolata alle performance di didattica e ricerca &#8211; doveva nell&#8217;anno in corso raggiungere quota 10 per cento. A settembre in Piazza Kennedy, qualcuno si sarebbe accorto che i conti non tornavano, richiamando indietro lo schema di decreto già pronto.</p>
<p>Successivamente, ministro e ministero sono entrati in fibrillazione per la riforma e per licenziare il Decreto programmazione mentre l&#8217;Ffo sembra essersi arenato.</p>
<p>Fatto sta che rettori e direttori amministrativi non sanno letteralmente come far quadrare i conti. Un piccolo scandalo che nessun giornale pare intenzionato a registrare.</p>
<p>E pochi osano alzare la voce: in un momento politico così delicato, sembrerebbe una levata di scudi antigovernativa.</p>
<p>I convinti supporter della riforma, che spesso sbandierano l&#8217;apertura dei cda a membri esterni dotati di particolari abilità manageriali come indice di modernità della stessa, dovrebbero riflettere:  di questo passo, più che competenti, i nuovi consiglieri dovranno essere dei taumaturghi. O dei prestigiatori.</p>
<p>Neppure <strong>Enrico Bondi</strong>, esperto di crack societari, accetterebbe probabilmente di amministrare un&#8217;azienda i cui ricavi, alla fine di un esercizio, siano ancora nella mente di Dio.</p>
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		<title>Ddl Gelmini al Senato: gli studenti si organizzano</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Dec 2010 20:16:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cgalleani</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2629" title="Palazzo-madama" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/12/Palazzo-madama.JPG" alt="Palazzo-madama" width="119" height="89" />Il <strong>ddl</strong> di <strong>riforma universitaria</strong> proposto dal ministro <strong>Gelmini</strong> torna a <strong>Palazzo Madama</strong>, dove sarà in discussione da lunedì <strong>20</strong> a mercoledì <strong>22 dicembre</strong>, giorno in cui dovrebbe arrivare il <strong>voto finale</strong> del <strong>Senato</strong>. Gli <strong>studenti</strong>, intanto, si stanno organizzando per <strong>continuare</strong> le <strong>proteste</strong>. <strong>Assemblee</strong> già <strong>questo pomeriggio</strong> in alcune università (tra cui Torino, Siena, Roma, Lecce) per stabilire le mosse dei prossimi giorni. Per <strong>domani</strong>, martedì <strong>21</strong>, è prevista una<strong> “giornata di mobilitazione nazionale”</strong>, con manifestazioni in diversi atenei italiani. Mercoledì <strong>22</strong>, invece, gli studenti si riuniranno in <strong>corteo </strong>nella <strong>capitale</strong>. <strong>Preoccupazione </strong>soprattutto per quest’ultimo appuntamento. L’<strong>atmosfera</strong>, infatti, si è fatta più <strong>tesa</strong> a causa soprattutto delle <strong>dichiarazioni</strong> di<strong> Gasparri</strong>, che ha parlato di “arresti preventivi” per i manifestanti e che ha invitato i genitori a tenere a casa i propri figli, affermando che nei cortei ci sarebbero “potenziali assassini”.</p>
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		<title>Sfiducia bocciata, c&#8217;entra Mr. Cepu?</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 18:34:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1506" title="polidori1" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/07/polidori1.jpg" alt="polidori1" width="102" height="126" />C&#8217;è un po&#8217; di Cepu nelle votazioni sulla mozione di sfiducia al Governo Berlusconi, in corso alla Camera.</p>
<p>A sorpresa, <strong>Catia Polidori</strong>, cugina del fondatore Francesco, si dissocia da Futuro &amp; Libertà, cui aveva aderito, ed ha votato con il Pdl. La Polidori non aveva fatto trapelare niente, non faceva parte &#8211; per intendersi &#8211; del gruppo delle &#8220;colombe&#8221;, capitanato dal finiano (orami ex), <strong>Silvano Moffa</strong>.</p>
<p>Mr. Cepu c&#8217;entra qualcosa in questo cambio d&#8217;opinione? Si sa che i cugini sono in ottimi rapporti,  l&#8217;ha confermato Catia ai primi d&#8217;agosto, in un&#8217;intervista al  <em>Corriere della Sera</em>, quando si parlava del possibile contributo di Francesco alla macchina propagandistica del Pdl.  Si vedono spesso a Fraccano (Perugia),  paese d&#8217;origine della famiglia, dove Mr. Cepu si reca spesso, pur risiedendo a<a href="http://www.campus.it/blog/2009/08/31/tremonti-san-marino-cepu/"> San Marino</a>.</p>
<p>Se così fosse, Francesco Polidori, dopo il <a href="http://www.campus.it/blog/2010/07/20/questuomo-e-un-genio/">colpo da maestro</a> con cui aveva portato <a href="http://www.campus.it/blog/2010/07/16/ci-ripensi-presidente/">Berlusconi</a> all&#8217;eCampus di  Novedrate a luglio, in visita privata, a riconfermare l&#8217;intangibilità del valore legale della laurea (a pochi giorni da un pronunciamento opposto del responsabile università del Pdl), davvero si confermerebbe uno stratega politico di grande profilo. Ri-chapeu!</p>
<p>Se così fosse, però, tutto il lavorio di <strong>Mariastella Gelmini</strong> sul <strong><em>Decreto di Programmazione 2010-2012</em></strong>, che prevede la possibilità per gli atenei telematici di convertirsi in tradizionali, e del Pdl in Commissione cultura della Camera, per far approvare un subemendamento alla riforma che permettesse di finanziare le università online, assumerebbe una luce davvero sinistra. In quel subemendamento &#8211; votato anche dai finiani &#8211; che ruolo ebbe Catia Polidori?</p>
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