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Test d’ingresso? Una lotteria

di Giulia Cimpanelli

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Dallo stato alla lotteria: è questa l’immagine che Beppe Severgnini, nell’editoriale del Corriere di oggi, utilizza per inquadrare il cambiamento di modalità nell’accesso accademico tra ieri e oggi. “Un tempo i ragazzi italiani lottavano per entrare in aule affollate; oggi affrontano quiz esoterici”, commenta.

Tre, secondo il giornalista, le problematiche che affliggono il fatidico “numero chiuso”: non si tiene conto dei risultati delle superiori, i test non affiancano colloqui attitudinali ma li sostituiscono (e come cita l’editoriale “…ogni professione richiede predisposizione e passione – e con i quiz non si vedono.”), terzo, il sistema non tiene conto delle necessità che cambiano, se trent’anni fa venivano “sfornati” troppi medici, oggi ce ne sono troppo pochi.

La soluzione proposta nell’editoriale? Un sistema che preveda accesso libero con barriera al secondo anno. Ma qui subentrano le ben note difficoltà relative alla carenza di spazi che contengano grandi folle sia all’interno delle strutture universitarie che in collegi e residenze.

E, come abbiamo accennato nell’apertura dell’ultimo numero di  CampusPRO, sorge il dubbio che il fenomeno test sia anche un’ottima occasione per gli atenei di “far cassa” e per agevolare società e consorzi specializzati del settore. Il fatto che intorno al sistema si muova ogni anno un indotto di circa 50 milioni di euro potrebbe levare ogni dubbio sul perché, per esempio, dei test valutativi non selettivi.

La conclusione di Severgnini sull’argomento riassume in maniera esemplare quello che tutti si augurerebbero ma che l’Italia non accenna neanche lontanamente: “La Repubblica fondata sullo stage ai suoi figli dovrebbe almeno offrire un’università serena e una speranza vera”.

Data: 2 settembre 2010

Perché i talenti fuggono?

di Maria Teresa Melodia

tinagli_grandeL’articolo di Irene Tinagli, intitolato Perché non siamo un Paese per scienziati e pubblicato su La Stampa.it, suona come un appello alla classe politica e accademica italiana.
Una classifica della Virtual Italian Academy, associazione di accademici espatriati che valuta la performance in termini di pubblicazioni e di impatto accademico di 400 ricercatori italiani, ci ricorda infatti che tra i migliori cervelli Italiani due su tre lavorano all’estero.

Se su 400 nomi di grandi cervelli, in 268 lavorano ancora in Italia, circa 6 su 10, il punto è, come sottolinea la Tinagli, che tra i migliori 20 solo 7 lavorano in Italia, gli altri 13, ovvero il 65%, sono tutti fuori. Allargando la lista ai top 50 le cose non migliorano molto: quasi il 60% dei migliori 50 è all’estero”. Non solo gli altri Paesi ci rubano tutti quelli più bravi, ma significa che, come sottolinea la Tinagli, “chi è andato all’estero, pur avendo già una marcia in più, ha trovato le condizioni giuste per poter sfruttare questa marcia e correre più veloce verso la meta”.

E’ una questione di contesto in cui si forma e opera la produttività intellettuale. In Italia, come emerge dalla classifica, non ci sono le condizioni per crescere e affermarsi, e neppure quelle per formare le nuove generazioni di scienziati. In Paesi come gli Usa, la Francia, la Svizzera, vige un sistema oliato, che come puntualizza la Tinagli, non a caso Docente all’Università Carlos III di Madrid, non solo garantisce all’individuo bravo l’opportunità di lavorare bene e di emergere, ma dà a tutto il sistema di ricerca nazionale una continuità fondamentale per contribuire al benessere e alla crescita del Paese”. Ulteriore aspetto che evidenzia sempre su La Stampa Flavia Amabile è poi che proprio i cervelli italiani più giovani con meno di 55 anni sono all’estero. Quelli che ce l’hanno fatta senza fuggire hanno tutti più di 55 anni.

Come conclude la docente collaboratrice de La Stampa ci vogliono qualità come costanza, consapevolezza, lungimiranza, dentro e fuori le università, che implicano uno sforzo collettivo, economico e culturale. Per questo l’emergenza italiana è quella di lavorare di più sulle condizioni per creare un sistema motivante e funzionale, affinché chi resta in patria possa essere produttivo al pari dei propri colleghi all’estero. Per superare una situazione anomala in un Paese con così tanti talenti.

Data: 1 settembre 2010

Neolaureati & disoccupati

unpaid_internships_jobs-279x300A spasso un giovane su quattro. Lo dice l’Istat: a luglio, fra gli italiani fra i 15 e i 24 anni, era senza lavoro il 26,8%. Esulta il ministro del Welfare, Sacconi, che ricorda come la percentuale sia migliorata dello 0,6% e che i dati europei siano ben più preoccupanti.

Per le migliaia di giovani che il prossimo anno conseguiranno l’agognata laurea, uno scenario preoccupante, anche perché si innesta in un trend – del tutto antecedente alla crisi – in cui le prospettive lavorative si dibattevano già intorno alle varie forme di lavoro precario.

Gli stessi giovani che, quando aprono il giornale, leggono di un accanito dibattito politico spesso incentrato sul nulla di turno: alcove passate-presenti e future, quartierini monegaschi, crisi di coscienza editoriali. Finché dura…

Data: 31 agosto 2010

Il caro-affitti stende gli studenti

di Claudia Cervini

affittasiSulle difficoltà che gli studenti fuorisede incontrano nella ricerca della casa, Campus ha insistito parecchio. Tra contratti in nero, proprietari esosi e imprevisti di varia natura, trovare un posto-letto a costi ragionevoli e in condizioni accettabili è un’impresa quasi titanica per le matricole.

Sul mensile di luglio abbiamo pubblicato una Guida casa con notizie sugli aiuti concessi dagli atenei, sulle possibilità offerte dalle aziende regionali per il diritto allo studio, con alcuni consigli e avvertimenti. Siamo poi tornati a parlare di casa sul nostro portale.

Oggi il Corriere della Sera Milano affronta l’argomento con un eloquente titolo Stangata per gli universitari. «Boom degli affitti». La testata riporta che gli studenti non residenti a Milano sono almeno 80mila, molti si sono mossi in anticipo e si sono già assicurati una stanza. Il problema è il caro-affitti: un posto-letto arriva a costare anche 650 euro mensili, le camere singole in zone limitrofi agli atenei fino a 800 euro. Secondo il sindacato Sunia c’è stato un aumento del 10 per cento dei canoni e molti studenti e famiglie davanti alle bacheche alloggi degli atenei si lamentano del costo esorbitante dello studio in Italia. Chi vuole pagare intorno ai 350 euro (fortunato se incappa in questa soluzione) deve accettare un elenco di condizioni: condividere la camera con due o più ragazzi o ragazze, fare la settimana corta (da lunedì a venerdì), essere non fumatore, pagare le spese (acqua, luce e gas) a parte e via discorrendo.

In questo momento gli appartamenti più convenienti sono già stati presi e cresce il pericolo delle irregolarità e dei contratti in nero. Il consiglio è di non accettare queste soluzioni, farsi registrare il contratto e prima di pagare chiedere una lista degli inquilini precedenti per conoscere il loro parere sulla sistemazione. Altro monito: in questo momento i proprietari stanno sparando cifre stellare, meglio declinare e aspettare che i prezzi scendano, spiega Dario Casati prorettore della Statale. Casati sottolinea l’attenzione che gli atenei stanno rivolgendo al problema: quest’anno gli alloggi messi a disposizione dall’ateneo di via Festa del Perdono sono 1.500, 400 in più rispetto all’anno scorso e in gennaio 200 sono in arrivo.

Data: 26 agosto 2010

College USA: “genitori, alzate i tacchi!”

di Claudia Cervini

CollegeIl Morehouse college di Atlanta, cerca di tagliare il cordone ombelicale. Dà il benvenuto agli studenti arrivati al college per trascorrere il primo anno di studio e contemporaneamente dà il ben servito ai genitori, che si presentano alla porta insieme ai figlioli.
Stranezze americane? Niente affatto, abbiamo parlato ieri sempre sul nostro blog del fenomeno dilagante (in Italia e altrove) di studenti mammoni e di genitori che si presentano in università con o al posto dei figli. Perché? Per iscriverli, ottenere informazioni allo sportello orientamento, consegnare documenti in segreteria e via discorrendo.
Il New York Times riporta che il Morehouse per aiutare i ragazzi a sviluppare una certa indipendenza e a rendere la separazione indolore ha istituito una cerimonia di congedo. Insomma il college vuole lasciare gli studenti liberi di conoscere i futuri compagni e di negoziare camera e posto letto senza ingerenze adulte. L’obiettivo? Rendere più matura e veloce la separazione, per evitare scene troppo emotive, nocive alla permanenza degli studenti nel campus. Durante la negoziazione del posto letto gli adulti vengono accompagnati in una sala apposita dove anche i genitori faranno conoscenza. La giornata è scandita in diverse tappe. A seguire un incontro in palestra dove tutti i ragazzi saranno disposti in fila, frontalmente ai loro genitori, dove ascolteranno un discorso del rettore. Un momento per far capire agli adulti che i loro figli non sono soli, ma insieme a un gruppo nutrito di coetanei, con cui potranno costruire esperienze di vita. Dopodiché i genitori vengono chiusi fuori dai cancelli. Arrivederci alla prossima visita.
La separazione dal dolce nido, dunque, è dolorosa anche oltre oceano. Cade il cliché degli italiani mammoni? No, si allarga anche al resto del mondo.

Data: 25 agosto 2010

Meeting di Rimini senza università

MeetingSorpresa: università scomparsa al Meeting di Rimini.

Forse per la prima volta da quando l’evento esiste, vale a dire dal 1980, un tema tanto caro alla gente di Comunione e liberazione, non è nel programma. Non un dibattito, né una presentazioncina, magari defilata, lontana dai clamori dell’Auditorium, in genere appannaggio di ministri e capi di stato. Niente.  Il solo riferimento agli atenei riguarda uno stand commerciale, quello della Illy, in cui è allestita l’Università del caffè (ma la parola “università” non era tutelata dalla legge?)

A scorrere il vasto (e interessantissimo) programma dell’edizione 2010, si trova molto sociale, abbastanza politica (con una forte sottolineatura del lavoro), tanta tantissima cultura, ricca e qualificata attenzione alla Chiesa, ma nessun riferimento alla formazione superiore.
Sebbene non manchino davvero gli universitari. Oltre ad alcuni habitués dell’evento, come i giuristi Lorenza Violini (Unimi), Luca Antonini (Unipd), Andrea Simoncini (Unifi), Marta Cartabia (Unimib); gli scienziati come Marco Bersanelli (Unimi), i filosofi come Carmine Di Martino (Statale Milano); gli storici come Giorgio Feliciani (Cattolica), – senza dimenticare Giancarlo Cesana e Giorgio Vittadini, rispettivamente medico il primo, statistico il secondo, entrambi a Milano Bicocca e di fatto fondatori dell’evento -, quest’anno si possono trovare a Rimini il rettore di Bologna, Ivano Dionigi, e molti altri studiosi di altrettanti atenei, italiani e stranieri.
Eppure nessuna riflessione strutturata sull’università (e peraltro neppure sulla scuola), né è in calendario una visita di Mariastella Gelmini, che proprio al Meeting, due anni orsono, si era presentata all’Italia.
Possibile che gli organizzatori abbiano voluto scansare un tema così caro agli aderenti al movimento di don Luigi Giussani (che nacque nei licei degli anni ‘50 ma che raggiunse la sua massima diffusione negli atenei degli anni ‘70)?

Forse per evitare di far da cassa di risonanza alle polemiche esterne?

O piuttosto per non concedere la tribuna riminese a quanti volessero farne di nuove?

Data: 20 agosto 2010

eCampus, i misteri della Formula College

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Dopo l’exploit politico di inizio agosto – meeting di tre ore con i vertici del Pdl a Palazzo Grazioli a spiegare e a offrire a Berlusconi il  modello di “vicinato politico” – Francesco Polidori torna a parlare  della sua università telematica e lo fa con la pubblicità.

Oggi su La Stampa e sul Corriere della Sera, eCampus è presente con due pagine intere di advertising che contengono alcune notizie.

La prima è che gli studenti di Novedrate sono 7mila. Il dato era stato annunciato proprio a margine della visita del premier all’ateneo ma ora viene scritto nero su bianco.

Solo un anno fa gli iscritti alla telematica di Mr. Cepu era circa 3mila e il Ministero, per l’anno 2009/2010, ne registra 4.100. Dunque il notevole battage su eCampus, soprattutto attraverso le pubblicità di Google, ha fatto raddoppiare in un anno gli studenti.

L’altra notizia riguarda la Formula College. “Gli studenti ‘a tempo pieno’ (??, ndr) possono scegliere anche la formula College – attivata con successo nell’anno 2009-2010 – che permette di vivere la propria vita universitaria nel campus di Novedrate. (…) Gli studenti – seguiti costantemente da un team di tutor – si troveranno quindi nelle condizioni ideali per studiare e laurearsi con successo entro i tempi previsti”.

Il che significa che l’ateneo telematico si sta trasformando, di fatto, in un’università tradizionale, addirittura residenziale, in cui gli studenti sono tutorati. Forse dagli stessi tutor Cepu che, in virtù della convenzione con l’ateneo, preparano gli studenti nelle varie sedi del Centro europeo,  sparse in tutta Italia.

Già, ma perché un’università telematica, per sua natura “a distanza”, contempla la residenzialità degli studenti? Che senso hanno degli universitari che si stabiliscono a Novedrate a scaricare slide di professori che vedranno solo in fase d’esame?

E perché uno studente che sceglie la laurea online, dovrebbe stabilirsi (con elevati costi di soggiorno) a Novedrate per  “laurearsi con successo ed entro i tempi previsti”?

Significa che chi scelga di studiare da casa, magari perché impegnato quotidianamente nel lavoro, avrà difficoltà? Che non riuscirà a laurearsi in tempo?

Data: 17 agosto 2010

UniCa, protesta soft

di Giulia Cimpanelli

unicaLa legge 133, il disegno di legge 1905 e i tagli al finanziamento dell’università e della ricerca oscurano il futuro dei giovani e della cultura. Oscuriamo il sito per 15 secondi ad ogni contatto in segno di protesta”, così la facoltà di Economia dell’Università di Cagliari conduce la sua battaglia privata al nuovo disegno di legge.
E la facoltà di Scienze politiche del medesimo ateneo si mobilita per conto suo: “Spegnere l’Università pubblica per far tacere il valore della conoscenza. “Spegniamo” il sito per esprimere lo stato di mobilitazione della Facoltà e il profondo dissenso contro le scelte del governo che condizionano il futuro dell’Università”, si legge una volta che si clicca sul link dal sito centrale dell’ateneo.
E lo stesso fa Architettura che, oltre alla motivazione del blocco di qualche minuto, esprime su sfondo nero: “Senza università, nessun futuro!”.
E Lettere e filosofia, che sceglie una protesta più “blanda”. Oscuramento per 10 secondo invece di 15: “La legge 133, il disegno di legge 1905 e i tagli al finanziamento dell’università e della ricerca oscurano il futuro dei giovani e della cultura. Oscuriamo il sito per 10 secondi in segno di protesta
In una rosa di facoltà “umanistico-economiche” spicca Scienze MM FF, che si associa pubblicando la stessa frase dei colleghi di lettere.
Si dissociano invece Farmacia, Giurisprudenza, Ingegneria, Lingue e letterature straniere, Medicina e chirurgia, Scienze della formazione e lo stesso sito principale d’ateneo. Come se i tagli riguardassero solamente determinati settori. O meglio, come se all’interno dell’ateneo crescessero posizioni discordanti in tema.
O forse idee discordanti in fatto di metodi di protesta. C’è chi manifesta, chi organizza esami notturni, chi occupa le aule, chi sospende la ricerca.
Ora c’è anche chi oscura i siti. Una protesta più che pacifista. Ma il ministro se ne sarà accorto?

Data: 6 agosto 2010

Perchè andare all’università?

di Maria Teresa Melodia

uniAnche l’America s’interroga: vale ancora la pena frequentare l’università? Una spesa sempre più costosa, che spesso non si traduce nell’“investimento” sperato: completato il ciclo di studi, sono infatti in crescita gli studenti che hanno difficoltà a trovare lavoro.

Dalle colonne del cliccatissimo The Huffington Post, Bob Samuels, Presidente dell’ University Council – American Federation of Teachers (istituzione che accorpa le facoltà e i docenti dei campus dell’ Università della California) e docente all’UCLA (University of California, Los Angeles), sottolinea quanto sia importante soffermarsi su cosa l’istruzione universitaria possa fare per gli individui, in quanto persone e in quanto nazione.

Le università insegnano a chi le frequenta ad analizzare, comunicare e collaborare, specifica Samuels, abilità fondamentali per partecipare alla società civile e riuscire nella professione che ognuno sceglie di fare. Quello che i datori di lavoro ricercano nei candidati, spiega Samuels, consiste non solo nell’essere ottimi scrittori, efficaci speaker e analizzatori, ma soprattutto nell’essere dei laureati che sappiano comportarsi in modo etico, che siano motivati e in grado di lavorare bene in team. Il fatto, puntualizza il docente americano, è che spesso questo non viene insegnato nelle università.

Esami standardizzati, lezioni ad altà densità numerica, sistema competitivo di valutazione sono alcuni dei fattori che fanno sì che molti studenti diventino dei passivi consumatori di conoscenza, concentrati sui voti, prosegue il docente dell’UCLA, ma malgrado tutti i problemi dell’istruzione universitaria, aggiunge, spesso le università riescono ad insegnare ai giovani allievi ad essere adulti responsabili e pensatori critici e creativi. A volte questo percorso ha il suo compimento a lezione, all’interno delle mura degli atenei, altre volte ancora sono gli studenti a scoprire da soli il percorso più adatto a loro.

Non importa il come. Ciò che evidenzia Samuels è che le università danno agli studenti il tempo e lo spazio per conoscere loro stessi e il mondo che li circonda e dal momento che la nostra società si preannuncia sempre più multi-tasking e ad alta tecnologia, è proprio l’educazione universitaria che può offrire una chance per capire come usare e produrre conoscenza. Per questo l’educazione universitaria deve diventare una priorità nazionale sulla quale una Nazione, qualunque essa sia, deve poggiare per svilupparsi in modo etico e responsabile.

Data: 4 agosto 2010

Anvur, chi c’è in lizza?

Vittadini

L’Agenzia nazionale per la valutazione-Anvur scalda i motori.

Sul sito del Miur vengono riportati in evidenza il bando di selezione del nuovo presidente e del Collegio direttivo.

Si tratta di un numero che può variare fra 10 e 15 nominativi, tutti scelti dalla Gelmini, dopo che il comitato di saggi, costituito a fine giugno, avrà scremato le candidature, che dovranno pervenire solo per via telematica dal sito ministeriale, entro il 20 settembre.

CampusPRO, online da una decina di giorni (consultabile online previa registrazione), in un articolo di Lucio Lavrans, aveva pubblicato in anteprima i nomi dei saggi e dato conto delle prime indiscrezioni sul possibile presidente, con il presidente Cun, Andrea Lenzi, e l’ex-presidente della Compagnia delle Opere, Giorgio Vittadini, in pole position.

Scarica qui l’ultimo CampusPRO

Data: 3 agosto 2010

India: test d’ingresso sotto i ferri

di Giulia Cimpanelli

flower-girl-2All’Università di Delhi la “freshers’ week” è agli sgoccioli. Tra pochi giorni migliaia di matricole riempiranno le aule e i giardini dell’ateneo della capitale indiana.

E i “neostudenti”, o meglio le “neostudentesse”, si preparano. Ma, mentre qui in Europa si parla di preparazione per sostenere i preoccupanti test di selezione, in India è nata una nuova moda.

Le ragazze, appena maggiorenni, infatti, ritengono che non si possa affrontare il primo anno di studi accademici senza un “ritocchino”. Quindi, come titolava il The Guardian del 19 luglio “Indian students go under the knife to get ahead”. E vanno sotto i ferri in senso letterale.

Pooja Singh, 22 anni, ha preparato tutto per il suo primo giorno al college: libri, computer, penne e una nuova “fossetta” creata il mese scorso sulla sua guancia destra da un chirurgo plastico: “Non sono ansiosa per l’inizio dei corsi”, commenta, “Con il mio nuovo look ho acquisito anche una nuova sicurezza. La personalità è importante ma quando incontri nuove persone è come sei esteriormente e come ti presenti ciò che conta. Ovviamente ognuno vuole sentirsi bello”.

Singh, i genitori della quale hanno pagato 35mila rupie (500 sterline) per l’operazione, non è sola.

I chirurghi di Delhi sostengono di avere centinaia di richieste da studentesse di classe borghese che vogliono fare un’impressione migliore su professori e compagni già dagli esordi della loro carriera universitaria.

Questo spaventoso trend è guidato sì dai modelli di bellezza stereotipati veicolati dai media ma anche, come sostiene B Narayanaswamy, direttore del centro ricerche più importante di Delhi, dalla feroce competizione a causa della carenza di posti nelle professioni d’eccellenza: “I ragazzi cercano di guadagnare terreno in tutti i modi”, commenta, “Quindi dipende molto dalle conoscenze e non tanto dal merito. Per loro è importante farsi le giuste amicizie e se hanno i soldi per farlo, frequentare determinati ambienti”.

E la chirurgia cosmetica è uno dei principali “lasciapassare” per questi ambienti, a opinione delle giovani indiane. Sunayana Gupta, 19 anni, che inizierà un corso di laurea in economia la prossima settimana ha appena fatto sborsare alla sua famiglia 35mila rupie per perfezionare le sue sopracciglia: “La bellezza è tutto”, ha commentato, “in un nuovo ambiente devi affrontare tante persone nuove che ti iniziano a giudicare dal tuo aspetto esteriore. Se sei giovane in India l’importante è essere belle e sicure di se”.

E visto che le mode giovanili viaggiano a razzo non ci resta che sperare che le giovani italiane non si lascino convincere dalle coetanee orientali.

Data: 30 luglio 2010

L’invasione delle lauree-tarocche

Tomba

Ci mancava pure San Cirillo a Malta. La notizia della laurea honoris causa in Scienze della comunicazione ad Alberto Tomba, da parte della sin qui sconosciuta università maltese di Sancti Cyrilli, è di quelle che gettano nella costernazione.

Non bastavano le scuole europee fanfarone, che promettono cinque-milioni-cinque (in euro) di borse di studio, né la pletora di bogus universities che, anche da noi, offrono titoli di “doctor” a prezzi stracciati o, ancora, la mitica libera università di Herisau, il cui titolo si “compra” nelle agenzie Cepu, le stesse in cui si va a iscriversi nella telematica (riconosciuta ma discussa) eCampus.

Non erano abbastanza gli odontoiatri laureati in Romania e gli avvocati abilitati a Madrid (anche questi ultimi grazie a Cepu, anche se il Corriere della Sera di ieri, occupandosene, è riuscito a non scriverlo).

Ci mancava San Cirillo (che, buonanima, con Metodio sarebbe anche patrono d’Europa).

La notizia fa pensare a un imminente sbarco dell’ennesima para-università nel ricco mercato delle bufale italiane. Anche perché la cerimonia avverrà in Italia – si dice addirittura alla Camera – e, con Tomba-la bomba,  saranno addottorati anche gli attori Elena Sofia Ricci e Giulio Scarpati. Perché mai,  se no, non li laureano a La Valletta dove, stando al sito internet, offrono corsi (a distanza) di fitoterapia per medici e farmacisti?

Data: 25 giugno 2010
Campus
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