In edicola

Il Blog

Università & ranking mondiali: veri o falsi?

di Claudia Cervini

pelizzettiEzio Pelizzetti, rettore dell’Università di Torino, non ci sta a vedere le università italiane come fanalini di coda dei ranking mondiali e già tempo fa, scrisse una lettera su come leggere queste classifiche basate spesso su parametri di confronto disomogenei e quindi non attendibili. La lettera alberga ancora sull’hompage dell’Unito (nella sezione “Dal rettore“) forse come monito o per rispondere a tutti i  ranking globali da qui a venire…Chissà se tra questi si trova anche la recente classifica partorita dal Qs world university ranking (di cui abbiamo dato notizia qui).

Nella lettura delle classifiche globali bisogna “tener conto dell’handicap con cui l’Italia si presenta al confronto”: il rapporto tra studenti e docenti e l’ammontare delle risorse disponibili non possono non essere considerati da chi stila questi ranking.

Infatti il Belpaese avrebbe un rapporto docenti-studenti (1-38) che è doppio rispetto alla media Ocse e un’allocazione di risorse pubbliche ridicola rispetto a quanto destinato a Università e ricerca da Usa e da molti Paesi europei. Dunque? Dunque “tale situazione accresce la necessità/urgenza che operi a livello nazionale un’agenzia come l’Anvur, in grado di valutare gli atenei con parametri condivisi e trasparenti”.

Il rettore continua citando un’altra classifica mondiale, questa volta virtuosa, “concepita utilizzando il sistema bibliometrico messo a punto nel prestigioso Karolinska Institute di Stoccolma“. In essa si valutano i prodotti della ricerca di circa 5mila atenei di 87 Paesi e: sorpresa…fra questi ci sono ben 15 università italiane (tra cui l’Unito…) che “hanno superato il livello alto di 5mila prodotti di ricerca tra il 2003 e il 2007.” E mettendo in relazione questo numero di pubblicazioni con la quota del Pil che i singoli Paesi destinano a Università e ricerca, queste scalerebbero la classifica portandosi in pole position.

Il rettore conclude con un’altro riconoscimento all’intelligenza made in Italy: “è già di per sé straordinario”, scrive il magnifico, “che i ricercatori universitari italiani siano in Europa al terzo posto per produttività scientifica”.

“Alimentare”, quindi, “un gioco al massacro contro l’università italiana”, basato oltretutto su dati fasulli, “si traduce in un gravissimo danno economico e di immagine per il nostro Paese”, senza considerare che riduce notevolmente l’attrattività degli atenei, penalizzando sia l’università che gli studenti. Parola di rettore…

Data: 23 aprile 2011

Se il dottorato diventa low cost

di Claudia Cervini

Foto Valentina MaistoTempo di inaugurazioni di dottorati. La prossima, per salutare il nuovo ciclo accademico della Scuola in Scienze della natura e tecnologie innovative, sarà martedì 12 aprile all’Università di Torino. Al di là di cerimonie e presentazioni, l’importante sarebbe capire cosa ne sarà del dottorato e in quali forme, modi e condizioni proseguirà.

L’ultimo incontro che il ministro Gelmini e i dirigenti del ministero dell’Istruzione hanno avuto con una delegazione del Cnsu – tra i quali c’era anche Valentina Maisto (nella foto) dell’Associazione dottorandi italiani – lascia alcune perplessità.

Lo scambio ha chiarito un punto controverso dell’articolo 19 (comma 1, lettera b) riguardo alla soppressione del vincolo previsto dalla legge 210/1998 sul limite dei posti fissati senza borsa (che era stabilito al 50 per cento). Oggi non esiste più alcun limite: il rapporto tra i dottorandi con e senza borsa di studio sarà a discrezione del singolo ateneo.

Le preoccupazioni espresse dall’Adi per questa interpretazione dell’articolo 19 sono forti e legettime: “In un quadro di sottofinanziamento degli atenei, il rischio è la proliferazione incontrollata dello strumento del dottorato senza borsa da parte dei dipartimenti”.

Insomma c’è la possibilità che venga fatto un uso sproporzionato del dottorato low cost. Anche se una buona notizia c’è: il ministro ha precisato che non sarà toccato lo stanziamento nazionale per le borse di dottorato. Evviva!

Data: 5 aprile 2011

L’università in Tv

di Claudia Cervini

excTutto ateneo. Dall’Inghilterra alla Francia, dalla Grecia all’Italia, dalla Germania alla Svezia: è online il primo network tv delle università europee.

Una piattaforma web fatta dagli atenei e orientata al mondo studentesco e accademico: per rimanere in contatto con il più ricco e creativo incubatore che esista: l’università.

Il network nato a Bruxelles nel 2009 promuove la collaborazione tra gli atenei, la diffusione delle conoscenze e dei progetti in corso, in particolare quelli di mobilità dedicati a studenti e docenti. EuTv University collabora anche con broadcaster europei per parlare di cultura e di pensiero scientifico.

Una sola università italiana nel progetto: Torino, che ha aderito con Extracampus Tv, la web tv d’ateneo. Nel network ci sono anche Athenaweb, Knowledge Channel, l’Université Nancy 2 con la sua Vidéoscop, The University of Warwick, The Open university, la University of Gothemburg, University of Lund e la Universitat Tuebingen.

Data: 1 marzo 2011

Quell’odio freddo sugli umanisti

odifreddiPubblichiamo qui l’editoriale che troverete sul nuovo numero di CampusPRO (consultabile a questo indirizzo), a proposito delle varie polemiche sorte sugli e contro gli umanisti e i rispettivi titoli. Polveroni sollevati prima dal ministro Gelmini, che ha evitato di inserire gli studiosi delle scienze umane nell’Agenzia nazionale per la valutazione del sistema dell’Università e della Ricerca, e poi da Odifreddi,  paladino delle scienze pure, che ha lanciato un post infuocato sul blog di Repubblica cavalcando l’onda di questa esclusione.

Gli umanisti sono giustamente in allarme. Non solo il ministro Gelmini ha reiterato i suoi dubbi sull’utilità o l’efficacia stessa di corsi come Scienze della comunicazione (con toni così polemici da suscitare la levata di scudi di cui diamo conto a pagina 6 e 7 del nostro quindicinale CampusPRO) ma ha evitato di inserire studiosi di queste aree disciplinari fra i commissari dell’Anvur.
Un errore di prospettiva piuttosto grave. Se può essere legittimo, da parte di chi governa, indicare delle priorità formative – lo fece la Moratti con le lauree scientifiche e Prodi con l’area ingegneristica – è davvero miope farlo a detrimento di altre discipline. Oltretutto, questa strisciante polemica verso le materie “inutili” ai processi economici e di sviluppo, questo continuo ironizzare sui titoli ultraspecialistici di questo o quel corso, rivela un pensiero culturale di debolezza sconcertante: non c’è storicamente stagione di sviluppo e di ricchezza che non si accompagni alla ricerca del bello nell’arte e nelle lettere in generale. Da sempre, la crescita dei commerci e delle imprese si accompagna a una fioritura del talento umanistico. Per questo, dire che studiare la filologia romanza o i mistici del 1100 italiano non serva è una bestialità bella buona. O che un matematico valga più di un grecista, una stupidaggine. Solo provocatore come Odifreddi, prepensionato dell’Università di Torino cui non spiace essere presentato come docente attivo nei comunicati stampa che lo riguardano, poteva attizzare la polemica scienze pure contro scienze umane (come abbiamo raccontato nel servizio a p. 13). Come ricorda sempre l’astrofisico Nicola Vittorio, coordinatore del Progetto lauree scientifiche, rifiutando questo schematismo, “la cultura è una sola”. E infatti lui ama l’opera e suona il piano. Odifreddi predilige la grancassa.

Data: 8 febbraio 2011

La Crui perde pezzi

Enrico Decleva

“Cosa resta della Crui”  è il titolo della copertina dell’ultimo CampusPRO, consultabile online previa registrazione gratuita. Davamo conto delle profonde divisioni che il ddl di riforma ha prodotto nella Conferenza dei magnifici. Dopo la frattura con Aquis, il raggruppamento degli atenei virtuosi (per ricerca e bilanci), il tortuoso iter della riforma Gelmini ha aperto un nuovo fronte interno: quello dei favorevoli e dei contrari.  Questi ultimi avevano preso forza soprattutto nella fase di dibattito alla Camera del disegno di legge, quando anche la sorte del governo era piuttosto incerta.

Ora, arriva la notizia della prima defezione. La Statale di Torino, come annuncia la Stampa, non rinnoverà l’iscrizione per il 2011. Il rettore Pellizzetti, che non partecipa da quasi un anno ai lavori in disaccordo con la linea filoriformista del numero uno di Piazza Rondanini Enrico Decleva, ha annunciato che il suo ateneo non verserà i 18mila euro di quota associativa.

Nel merito della riforma, Pellizzetti dice che “l’impianto del ddl penalizza gli atenei virtuosi, li incatena e li lascia privi di risorse”.

Data: 27 dicembre 2010

Cresce lo Iulm, tra numeri e progetti

di Claudia Cervini

Michele Vietti e Giovanni Puglisi1Lo Iulm ingrossa le sue file: di studenti e docenti, allarga il raggio d’azione che giunge sino a Roma e si dedica all’housing universitario. Queste le performance d’ateneo annunciate dal rettore Giovanni Pugliesi stamani, durante l’inaugurazione dell’anno accademico.

Alla Libera università di lingue e comunicazione sono approdati quest’anno docenti da tutto lo stivale: Carla Barbati dell’Università di Lecce, Angelo Miglietta dell’Università di Torino, Silvano Nigro della Scuola  Normale di Pisa, Luigi Sacco  dello Iuav di Venezia e altri in corso di trasferimento.

Nelle sedi romane partono nuovi master: chi vuole studiare Management delle risorse artistiche e culturali, può farlo a Roma nella sede della Scuola superiore per Mediatori linguistici Carlo Bo. Il master è organizzato in co-partnership con la Fondazione di Roma che mette a disposizione 20 borse di studio a copertura totale. Stessa destinazione per chi vuole studiare Interpretariato di conferenza, altro corso di primo livello in partenza quest’anno.

Ultima novità la creazione di un nuovo edificio del campus: il Knowledge transfer center che ospiterà tra gli altri l’Auditorium e la Biblioteca digitale a disposizione non solo dell’università ma di tutta la comunità lombarda. Finanziatori del progetto Crt e Cariplo.

Data: 13 dicembre 2010

Mantenersi in ateneo: how to

di Claudia Cervini

studenti_150_oreUltima chiamata per lavorare in università. Sono in chiusura i bandi (che avevamo già annunciato sul nostro portale) per la collaborazione a tempo parziale, le cosiddette 150 ore da svolgere in ateneo.

Le mansioni sono tante, è possibile lavorare in biblioteca o al centro sportivo, nelle aule informatiche o nelle segreterie di dipartimento, in base alle attitudini e naturalmente alle esigenze delle strutture.

Se devi mantenerti da fuori sede, contribuire a pagare le salatissime rette universitarie, o semplicemente vuoi concederti qualche sfizio in più, lavorare in ateneo può essere una soluzione. Intanto perché l’impegno è ridotto, in secondo luogo perché sarà facile frequentare le lezioni e accedere alle biblioteche. L’impegno settimanale è di massimo15 ore ed è previsto un compenso medio di 7,5 euro l’ora.

Potrete fare domanda direttamente sul sito dell’ateneo (www.unicatt.it www.unito.it), con piano di studi alla mano, voti degli esami sostenuti e certificazione del reddito familiare.

In bocca al lupo!

Data: 19 ottobre 2010

Più PEC per tutti (o quasi)

di Claudia Cervini

PECCasella di posta certificata (PEC) in arrivo per gli studenti di informatica dell’Unicam. In via del tutto sperimentale i ragazzi potranno quindi inviare messaggi di posta elettronica che hanno lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento tradizionale. Ricordiamo che la PEC è il nuovo servizio di dialogo con le Pubbliche amministrazioni che ha visto il via lo scorso 26 aprile per opera del ministro Brunetta al fine di facilitare la comunicazione tra cittadini e P.A. Il servizio non è semplicemente utile e funzionale, ma ha obbligo di legge per le Pubbliche amministrazioni. È noto che la PEC può aggiungere la certificazione del contenuto del messaggio solo se in combinazione con un certificato digitale; per questo agli studenti di informatica della Unicam sarà data in dotazione la Carta Raffaello, uno strumento di identificazione che permette di accedere ai servizi on-line della Pubblica amministrazione semplicemente digitando il codice pin della smart card dopo averla inserita nel lettore. Grazie all’abbinamento Carta Raffaello- firma elettronica gli studenti potranno avere una PEC legalmente riconosciuta in tutto lo Stato italiano. Gli informatici potranno così comunicare in maniera ufficiale domande di lavoro, domande per concorsi e altro, con un notevole risparmio di tempo e in tutta comodità. Il servizio è sicuramente ottimo, anche perché, come il buon senso comanda, totalmente gratuito.

Finalmente l’università italiana si mette al passo coi tempi e agevola la comunicazione tra gli enti pubblici, creando un linguaggio condiviso, semplificando passaggi burocratici e promuovendo una rete comune. Ampliamo però il quadro e facciamo notare che il 20 aprile 2010 è stato comunicato sul portale del ministero per la Pubblica amministrazione e per l’innovazione che soltanto 17 università su 93 avevano passato “l’esame PEC”: il DigitPA ha controllato quanti atenei  avessero pubblicato una o più PEC nel proprio sito istituzionale così come nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (www.indicepa.gov.it).

Tra i virtuosi ci sono Pavia (con ben 147 PEC), Firenze (95), Roma Tre (54), Brescia (21), Udine (2), Cagliari (1), Calabria (1), “Federico II” di Napoli (1), Seconda Università di Napoli (1), Perugia (1), “Mediterranea” di Reggio Calabria (1), Sannio di Benevento (1), Teramo (1), Torino (1), Trento (1), Trieste (1) e Verona (1). Questa “classifica” ci aiuta a riflettere sulle difficoltà e sui ritardi, ovviamente non solo universitari, che l’Italia ha ad affrontare cambiamento e semplificazione. Tornando al discorso Unicam: d’accordo che il progetto è stato appena lanciato e si trova in una fase del tutto sperimentale, una domanda però sorge spontanea: perché soltanto per gli informatici? Riconosciamo il buon punto di partenza, la speranza però è che non si proceda a passo di gambero, ma che il progetto venga esteso a tutti gli universitari in tempi ragionevoli. L’Università di Camerino con il gruppo di ricerca UeG (Unicam E-Gov research group) si è dimostrata attenta ai processi di innovazione della Pubblica amministrazione, a cui ha collaborato, nel caso discusso, anche il gruppo PF Informatica della Regione Marche.

Ciò che si auspica è che tutte le università facciano lo stesso, in modo da creare realmente un sistema comune e condiviso. Insomma non solo un sasso nello stagno, ma l’inizio di un processo di semplificazione.

Data: 26 maggio 2010

Dov’era Luca Ricolfi?

Ricolfi

La riforma Gelmini, o almeno la sua architettura perché il disegno di legge dovrà passare sotto le forche caudine del Parlamento, ha sollecitato molti editorialisti a occuparsi di università.
Lo ha fatto, ieri, dalle colonne de La Stampa di cui è firma autorevole, il sociologo Luca Ostilio Ricolfi, ordinario presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Torino.

“Il clima è cambiato”, scrive, “è finita un’epoca”. Quale? Quella “in cui le università avevano mano libera nelle promozioni dei candidati locali, spesso pessimo. (…) in cui i clan accademici la facevano da padroni, (…) in cui si sapeva che i bilanci in rosso sarebbero stati ripianati, (…) si potevano moltiplicare impunemente i corsi di laurea (…) in cui i risultati non venivano utilizzati per premiare i migliori” e via stigmatizzando.

La domanda che sorge spontanea è dove stesse, il professor Ricolfi, in quell’epoca e di che cosa si occupasse. Visto che insegna dal 1989, sarebbe interessante vedere a quanti consigli di facoltà ha partecipato e come ha votato in questi anni o, meglio, quante volte ha fatto mettere a verbale,  eventualmente, il suo dissenso.

Da chi usa questi toni da orazione civile, il minimo che ci si possa aspettare è che almeno una volta, una volta sola, si sia incatenato alle porte del rettorato.

A meno che – e questo è possibile – le facoltà di Economia e di Scienze della formazione, poi di Psicologia in cui Ricolfi ha insegnato ed insegna, siano state e siano oasi felici.

Data: 30 ottobre 2009

Odio freddo su Israel

odifreddi.jpg

Odifreddi, il Matematico impertinente, fresco prepensionato dell’Università di Torino come ha rivelato Campus, non ne vuol sapere di godersi il suo buen retiro dedicandosi alla sua attività di divulgatore scientifico.

Giorni addietro, ha messo il cappello anche sulla polemica Israel, quella montata contro il docente della Sapienza, reo di aver guidato il tavolo tecnico ministeriale che ha lavorato alla riforma delle Ssis, le scuole di formazione degli insegnanti.  Polemica che, lo ricordiamo, aveva toccato vertici razzistici quando si erano ricordate le origine ebraiche del professore.

Odifreddi, revisionando la sua nutrita bacheca di premi e riconoscimenti, ne ha rinvenuto uno del 2002 e intitolato a Giuseppe Peano. E lo ha rispedito al mittente. Motivo? Era stato attribuito anche a Giorgio Israel, colpevole secondo Odifreddi, di “pensiero fondamentalista”.

Un discendente del Peano ha protestato, ieri, con una lettera al Corriere della Sera.

“Come pronipote di Giuseppe Peano“,  ha scritto Peano jr, “propagatore di idee di tolleranza e creatore di una nuova lingua per la comunicazione internazionale, l’Interlingua, oltre che matematico insigne, non posso che esprimere la mia più completa solidarietà al professor Israel, in totale e assoluto dissenso dalle affermazioni del mio concittadino Odifreddi”.

E matematico è pure Israel anche se, a differenza di Odifreddi, insegna ancora.

Invidia dei numeri primi?

Data: 1 ottobre 2009

Pre-pensionato impertinente

odifreddi.jpg
Un’altra fatica letteraria per Piergiorgio Odifreddi. Il matematico impertinente presenta oggi a Milano, In principio era Darwin, nuovo lavoro sull’evoluzionismo, edito da Longanesi (Libreria Feltrinelli, Piazza Piemonte, ore 18, con Gilberto Corbellini e Dario Fo).

Odifreddi è ormai una macchina da guerra, tanto che  ha pensato bene di appendere la cimosa al chiodo e di mollare l’insegnamento alla Statale di Torino.

Pochi lo sanno (neppure Longanesi che continua a scriverlo nei comunicati), ma da ottobre scorso,  Odifreddi ha scelto la via del pre-pensionamento. La carriere del divulgatore era evidentemente più remunerativa o più interessante di quella del professore.
Al docente,  Campus aveva dedicato, nei numeri scorsi, una impertinente puntata della sua rubrica più polemica: Overrated, vale a dire “sopravvalutati”, curata dal nostro Lucio Lavrans.

Che vi riproponiamo.

La lunga MA resistibile ascesa del prof. Coldhating

Gli odi freddi sono peggiori di quelli caldi, quelli che scoppiano d’amblai, dietro il moto incontrollabile dell’ira. L’emotività, la passione, la mancanza di autocontrollo non sono invocabili, come attenuante generica, quando il sentimento di avversione feroce è costruito a tavolino.

Come nel caso dell’odio freddo, gelido, del professor Odifreddi, Coldhating perché insegna anche in America, contro Dio. Già la scelta dell’avversario porterebbe a discutere la patologica immodestia del personaggio ma restiamo sul suo gelido odio da laboratorio, che ha a che fare con l’enorme sopravvalutazione goduta sin qui. Dopo una vita tranquilla fra le cattedre, forse per il tanto, troppo tempo lasciatogli dal declino delle immatricolazioni in matematica, Odifreddi ha elaborato un nuovo e complesso teorema della notorietà. 

Fra sistemi d’equazioni, la sua beautiful mind ha capito che il quadrato delle entrate di Angela Piero è uguale alla somma dei cachet di Paone e Tozzi per 3,14. Mettendo a fattor comune la blanda allure neopositivista dell’uno e degli altri, è sceso in campo, pestando giorno dopo giorno nel mortaio anticlericale. Ha invaso gli scaffali di titoli pressoché monocorde, dieci dal 2004, media travagliana, quasi un’inarrestabile elevazione a potenza del medesimo concetto, «io contro Dio», che banalizza il libertinismo filosofico di Scalfari, rende obsoleto Giorello e rottama Vattimo.

Quindi, come il pendolo di Foucault, ha oscillato fra una Dandini e un’Invasione barbarica, fra un salotto patinato e policromo di Vanity e un servizio completo di A, è approdato alla politica, lato Pd, salvo poi scomunicarne pubblicamente la deriva teodem. Infine, come un frattale sbilenco, dopo la vittoria del Cavaliere, si è persino offerto per fare il ministro dell’Istruzione. Matematico impudente più che impenitente o impertinente. Overrated conclamato e certificato, forse dovrà rivedere i propri piani ascensionali o aspettare un’elezione qualsivoglia per ripiegare su uno scranno qualsiasi.

Confidiamo che si eclissi, come fece già l’etologo Celli, senza che sparisca come Majorana. Anche perché i maturandi, che già schifano la matematica, associandola a un futuro da insegnante di scuola media, han bisogno di modelli e Coldhating genera l’illusione che basti sgobbare in facoltà qualche anno e poi cazzeggiare su papa e vescovi, per diventare qualcuno.

Data: 16 febbraio 2009
Campus
© 2012 Campus. Riproduzione riservata