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Più PEC per tutti (o quasi)

di Claudia Cervini

PECCasella di posta certificata (PEC) in arrivo per gli studenti di informatica dell’Unicam. In via del tutto sperimentale i ragazzi potranno quindi inviare messaggi di posta elettronica che hanno lo stesso valore legale di una raccomandata con avviso di ricevimento tradizionale. Ricordiamo che la PEC è il nuovo servizio di dialogo con le Pubbliche amministrazioni che ha visto il via lo scorso 26 aprile per opera del ministro Brunetta al fine di facilitare la comunicazione tra cittadini e P.A. Il servizio non è semplicemente utile e funzionale, ma ha obbligo di legge per le Pubbliche amministrazioni. È noto che la PEC può aggiungere la certificazione del contenuto del messaggio solo se in combinazione con un certificato digitale; per questo agli studenti di informatica della Unicam sarà data in dotazione la Carta Raffaello, uno strumento di identificazione che permette di accedere ai servizi on-line della Pubblica amministrazione semplicemente digitando il codice pin della smart card dopo averla inserita nel lettore. Grazie all’abbinamento Carta Raffaello- firma elettronica gli studenti potranno avere una PEC legalmente riconosciuta in tutto lo Stato italiano. Gli informatici potranno così comunicare in maniera ufficiale domande di lavoro, domande per concorsi e altro, con un notevole risparmio di tempo e in tutta comodità. Il servizio è sicuramente ottimo, anche perché, come il buon senso comanda, totalmente gratuito.

Finalmente l’università italiana si mette al passo coi tempi e agevola la comunicazione tra gli enti pubblici, creando un linguaggio condiviso, semplificando passaggi burocratici e promuovendo una rete comune. Ampliamo però il quadro e facciamo notare che il 20 aprile 2010 è stato comunicato sul portale del ministero per la Pubblica amministrazione e per l’innovazione che soltanto 17 università su 93 avevano passato “l’esame PEC”: il DigitPA ha controllato quanti atenei  avessero pubblicato una o più PEC nel proprio sito istituzionale così come nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (www.indicepa.gov.it).

Tra i virtuosi ci sono Pavia (con ben 147 PEC), Firenze (95), Roma Tre (54), Brescia (21), Udine (2), Cagliari (1), Calabria (1), “Federico II” di Napoli (1), Seconda Università di Napoli (1), Perugia (1), “Mediterranea” di Reggio Calabria (1), Sannio di Benevento (1), Teramo (1), Torino (1), Trento (1), Trieste (1) e Verona (1). Questa “classifica” ci aiuta a riflettere sulle difficoltà e sui ritardi, ovviamente non solo universitari, che l’Italia ha ad affrontare cambiamento e semplificazione. Tornando al discorso Unicam: d’accordo che il progetto è stato appena lanciato e si trova in una fase del tutto sperimentale, una domanda però sorge spontanea: perché soltanto per gli informatici? Riconosciamo il buon punto di partenza, la speranza però è che non si proceda a passo di gambero, ma che il progetto venga esteso a tutti gli universitari in tempi ragionevoli. L’Università di Camerino con il gruppo di ricerca UeG (Unicam E-Gov research group) si è dimostrata attenta ai processi di innovazione della Pubblica amministrazione, a cui ha collaborato, nel caso discusso, anche il gruppo PF Informatica della Regione Marche.

Ciò che si auspica è che tutte le università facciano lo stesso, in modo da creare realmente un sistema comune e condiviso. Insomma non solo un sasso nello stagno, ma l’inizio di un processo di semplificazione.

Data: 26 maggio 2010

Fondi al merito: Firenze pesca il jolly

Dall’inferno al paradiso nel volgere di una settimana. L’Università di Firenze, ancora venerdì scorso, era sotto shock per l’esclusione dalla ripartizione del 7% del fondo di finanziamento ordinario che la ministro Gelmini aveva voluto legare al merito.

L’ateneo fiorentino, come aveva spiegato la Gelmini a caldo, era stato escluso per non avere avuto i conti in ordine. In particolare Firenze (assieme ad altri atenei come Pisa, Siena e Trieste) era stata esclusa per aver destinato agli stipendi – di docenti e non – più del 90% del finanziamento dell’anno precedente.

A nulla erano valse le rimostranze del rettore uscente, Augusto Marinelli. Invano, il rettore aveva richiamato una recente comunicazione del Tesoro che attestava la discesa dell’ateneo sotto la fatidica percentuale e quindi il rientro, a buon diritto, fra le università virtuose.

Dopo nemmeno sette giorni, la Gelmini torna sui suoi passi e dichiara che Firenze è stata “rivalutata” e che quindi può accedere al 7%. Anzi, per effetto delle buone performance nella ricerca e nella didattica, Firenze si piazzerebbe al quarto posto assoluto, dietro Trento e i due politicnici (Torino e Milano), ottenendo il 3% dello stanziamento complessivo, pari a 19 milioni di euro, “tre in più a quanto ricevuto nel 2008″, ha sottolineato il rettore uscente.

Decisivo sarebbe stato un incontro fra lo stesso Marinelli e la ministro, avvenuto mercoledì scorso a Roma. E come ha fatto, il rettore ad incontrare in trafinefatta la responsabile dell’Istruzione che ha notoriamente un agenda piuttosto blinadata?

A favorire il chiarimento è stato un giovane deputato fiorentino del Pdl, Gabriele Toccafondi, che aveva tentato un ruolo di mediatore anche nell’autunno scorso, fra l’approvazione del Dpef e la stesura della Finanziaria 2009.

Già rappresentante degli studenti nel Cda dell’università fiorentina a metà degli anni ‘90, eletto nella lista Ateneo studenti (vicina a Cl), Toccafondi ha rappresentato il jolly pescato dall’università fiorentina.

E proprio la Matta del poker fu il simbolo elettorale scelto dal giovane deputato all’epoca della sua campagna studentesca, come documenta uno dei primi post di questo blog.

Data: 31 luglio 2009

L’onda dei Vecchioni

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Un’onda di Vecchioni si abbatte sul movimento anti133.  Roberto, classe 1943, il cantautore che abbiamo amato per Velasquez e Stranamore, ha fatto lezione agli studenti mobilitati della Statale di Milano.

Dario Fo, 82 anni, il Nobel che abbiamo ammirato per Mistero Buffo,  lo aveva preceduto. Sabina Guzzanti, 45 anni, la graffiante cabarattista anti-regime, ha tenuto oggi la lezione in piazza agli studenti fiorentini.

Tutti personaggi lontani, ahiloro, dall’età degli studi.

L’Onda rappresenta un movimento, condivisibile o meno, che raccoglie istanze dal basso e che rifugge la rappresentanza confezionata a tavolino, così come il forzoso inserimento negli schemi facili “destra-sinistra”.

L’Onda dei Vecchioni invece è schieratissima e legittima chi, sul versante opposto, insiste sul movimento studentesco come fenomeno eterodiretto (da una precisa parte politica).

Proposta: e se Vecchioni, Guzzanti e Fo stessero a casa? Pazienza, se non riusciranno, come Sartre e la De Beauvoir, ad arringare i rivoltosi del Maggio francese. Glielo perdoneremo

Data: 6 novembre 2008

La graticola dei berluscones

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L’avevamo scritto in tempi non sospetti: ai primi d’agosto, quando la portata dell’allora decreto 112, messo a punto da Giulio Tremoni, riservava all’università italiana una cura da cavallo. Un pezzo di stampa italiana avrebbe fatto la festa ai docenti universitari.

Al primo dissenso che aveva osato levarsi dall’accademia, la stampa più vicina al Governo, nel caso specifico il Giornale del fratello del presidente del Consiglio, Paolo Berlusconi, aveva sparato una bella prima pagina contro i professori universitari del Bel Paese, i più pagati, i meno efficienti ecc ecc. E prevedevamo un’estate caldissima per la classe docente, che sarebbe finita sulla graticola.

Previsione sbagliata di pochi mesi. E’ bastato che dalle università partisse la protesta antiGelmini, che i giornali d’area pdl hanno aperto le danze.

Ieri è arrivata puntuale la copertina di Panorama, targata Belpietro (piuttosto bruttarella, da un punto di vista giornalistico, ma questa è un’altra storia) e un servizio da battaglia di Antonio Rossitto, sugli sprechi degli atenei.

Rossitto, oltre a riesumare la solita statistica delle classi senza studenti (la cui attendibilità veniva messa in dubbio, ieri sera a Matrix, dallo scrupoloso Mentana), inanellava una serie di esempi di malauniversità. Con un particolare curioso: gli atenei citati o erano governati da rettori notoriamente di centrosinistra o si trovavano in città amministrate dal centrosinistra: Firenze, Siena, La Sapienza, L’Aquila, Genova, Federico II, Messina.

Gli opposti estremisti sono a lavoro. Ci perderemo tutti.

Data: 25 ottobre 2008
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