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Under 30 in mezza pensione

di Claudia Cervini

agevolazioni-fiscali-pensione-200x125“Pensioni continuative e flessibilità, scommessa vincente o combinazione fatale per i giovani?” Se l’è chiesto l’Università degli studi di Milano che ha condotto un’analisi sulle pensioni che 20enni e 30enni percepiranno dall’Inps e soprattutto in che termini essi dovranno ricorrere alla previdenza complementare. In altre parole quanto il singolo dovrà versare per avere una pensione che gli consenta di arrivare tranquillamente alla fine del mese?

Per chi non è assunto a tempo indeterminato sono dolori perché bastano cinque anni di contratto atipico per ridurre l’assegno pensionistico dell’8 per cento rispetto all’assegno pieno di chi è assunto per una vita con l’indeterminato. Come affrontare questa situazione? “Un diverso tipo di welfare pubblico, maggiormente retributivo e più previdenza complementare per chi se lo può permettere”, spiega Matteo Jessuola, ricercatore del dipartimento studi sociali della Statale di Milano.

Milano Finanza ha commissionato un’analisi sulle future pensioni di chi oggi ha 20-30 anni alla società Progetica: “A conti pubblici in ordine potranno corrispondere assegni pensionistici pubblici che a fatica copriranno i primi 15 giorni del mese”, afferma Andrea Carbone di Progetica. Per aggiungere mille euro di rendita privata all’assegno pubblico, andranno versati nel fondo pensione 400 euro mensili, spiegano da Progetica. Ma con uno stipendio medio di mille euro al mese (leggi qui) versarne 400 diventa un’impresa. La soluzione del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Maurizio  Sacconi, come riporta il quotidiano, chiama in causa i genitori, che, ancora una volta, dovrebbere aiutare i figli a riscattare la laurea e a investire in un fondo pensione: “Tanti anni fa i genitori regalavano ai figli un libretto di risparmio bancario, oggi possono regalare loro un risparmio previdenziale“.

Data: 7 giugno 2011

Università: il libretto come fedina

di Claudia Cervini

librettoUna circolare dell’Università di Genova porta alla ribalta un tema dibattuto in passato senza risultati rilevanti: l’uso del libretto universitario dello studente. I voti riportati nei singoli esami vanno trascritti sul libretto o questa pratica finisce per penalizzare ingiustamente gli studenti che hanno una media bassina e per aiutare quelli con voti stellari, indipendentemente dal valore della prova sostenuta?

Della questione si è occupato anche il blog Anvur.it, il sito dedicato alla valutazione universitaria e solo omonimo della nascente agenzia, che ha dato conto del dibattito in corso nell’articolo Un’esecuzione come da libretto (universitario).

A dar risalto al tema è stata l’emanazione da parte dell’ateneo genovese di una circolare “per il normale uso del libretto” predisposta da Giovanni Battista Varnier, preside della facoltà di Scienze politiche. Il documento stabilisce che i docenti sono tenuti a chiedere e visionare il libretto universitario solo dopo aver comunicato allo studente il voto d’esame.

C’è un precedente: l’Università di Chieti-Pescara tempo fa decise di eliminare la trascrizione dei voti sul libretto, per evitare che i professori fossero condizionati nel valutare la prova d’esame. E fu la Conferenza dei rettori, l’anno scorso a richiamare l’attenzione sulla valutazione delle prove, facendo riferimento a una norma contenuta nello Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti universitari che proibisce “alla commissione d’esame di visionare il libretto universitario prima di esprimere la valutazione finale”.

Anche Il Giornale si è recentemente occupato della questione e ha intervistato due docenti che la pensano diversamente: Luigi Mascheroni, giornalista e docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico in Università Cattolica e Stefano Zecchi, ordinario di Estetica alla Statale di Milano, il quale ritiene utile sbirciare il libretto in fase pre-voto.

Noi invece intervistiamo gli studenti e chiediamo :

Quanto secondo voi il vostro libretto influisce sulla valutazione delle prove? Sareste d’accordo ad abolire la trascrizione dei voti sulla vostra “fedina universitaria”? Diteci la vostra sul forum creato sulla pagina Facebook di Campus per dibattere il tema e partecipate al nostro sondaggio!

Data: 10 febbraio 2011

Ultime da Milano

di Claudia Cervini

Filippo Barberis Run MiI collettivi avevano annunciato nella città tanto rumore per nulla. Nel senso che il corteo, assolutamente pacifico, doveva essere accompagnato da tamburi, vuvuzelas, pentole, trombette e via discorrendo. Il percorso? In linea con la decisione di Roma: lontano dall’università e dai luoghi caldi.

La tensione però è salita un po’ troppo e si sono regiatrati alcuni scontri all’altezza di Piazza Tricolore e viale Bianca Maria. La causa? Il blocco del traffico creato dal corteo che non è stato gradito dagli automobilisti. Alcuni tafferugli tra manifestanti e forze dell’ordine, durati solo pochi istanti e nessun ferito.

Intanto, racconta Filippo Barberis della Run Milano, gli studenti si stanno riorganizzando decidendo se andare a manifestare davanti al Provveditorato o tornare in sede, dove indire una nuova assemblea.

Data: 23 dicembre 2010

Magnifico rigore

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Ieri il Senato accademico della Statale di Milano ha sanzionato duramente due studenti di Lettere, appartenenti ai Collettivi. I due, tempo addietro, avevano organizzato una partita di calcetto nei chiostri di Via Festa del Perdono.

Una goliardata che però varrà ai due la sospensione dalle attività accademiche. Il rettore Decleva ha ricordato che, mentre è fatta salva la libertà di espressione degli studenti,  “si puniscono i comportamenti impropri”. Il tutto in applicazione del nuovo regolamento di ateneo.

Un provvedimento davvero duro che ha un alto valore simbolico, essendo Decleva, presidente Crui,  il rettore dei rettori.  Forse troppo duro. Sanzioniamo i comportamenti violenti, non la goliardia.

Anche perché, allora, la politica del rigore dovrebbe calarsi in toto su tutta la comunità universitaria.  E chi potrebbe dire, in questo caso, che i docenti che non si fanno trovare ai colloqui, che ritardano (o non si presentano) a lezione, che cinguettano da un tavolo all’altro in una seduta d’esame mentre il candidato ha i sudori freddi, siano meno censurabili dei due “impropri” calciatori?

Campus di ottobre, a questo riguardo, offrirà un campionario non di poco conto.

Data: 30 settembre 2009
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