Terremoto, UniBari blocca i trasferimenti
La notizia è di fine aprile ma è stata resa nota, nei giorni scorsi, da CampusPRO, il quindicinale di Campus dedicato ai professionisti dell’università e della ricerca, che ha pubblicato il verbale “ufficioso” di una riunione della Conferenza dei Rettori italiani-Crui.
In quel documento, il resoconto curato dal professor Andrea Di Liddo, prorettore a Foggia, si dava conto anche di un intervento del rettore barese, Corrado Petrocelli, sul trasferimento nel suo ateneo degli studenti aquilani.
Petrocelli spiegava di aver ricevuto, nelle settimane successive al sisma, “oltre 150 richieste di trasferimento” a Bari, e “di averle respinte tutte”. Il rettore invitata quindi i suoi colleghi a fare altrettanto.
Il gesto voleva essere, evidentemente, di solidarietà con l’ateneo aquilano che rischierebbe la diaspora studentesca. Un altro duro colpo, dopo il terremoto.
Lodevole.
Come però è legittimo il desiderio di tanti studenti di non perdere un anno.
Perché il punto è proprio questo: chi sta pensando a loro?
Proprio ieri, fra le lettere a Repubblica, emergeva lo sfogo di uno studente aquilano (iscritto però a Teramo). Lamentava la sparizione degli aiuti di Trenitalia che, per nei primi due mesi, aveva offerto il trasporto gratuito agli studenti su quella tratta.
Non vorremo che dopo l’emozione del 6 aprile intorno alle macerie della Casa dello Studente e, nelle settimane successive, alle lauree alla memoria per gli studenti morti, sulle storie, le vite, i bisogni degli universitari aquilani scendesse, inesorabile, l’oblio.




