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Piano borse 2011: vince il merito

di Claudia Cervini

borse di studio60 + 20 opportunità di studiare. Sono i numeri del diritto allo studio dell’Istituto Toniolo , ente fondatore dell’Università Cattolica, che per questo 2011 mette a disposizione 80 borse di studio per studiare all’Unicatt.

Il piano borse di studio 2011, attivato anche grazie ai fondi raccolti durante la Giornata universitaria, è ai nastri di partenza: per accedere a una delle 80 borse previste bisogna partecipare a un concorso nazionale (che avrà sede in sei città italiane da Bari a Cagliari, da Milano a Palermo, da Roma a Verona) iscrivendosi entro il 20 maggio.

60 borse da 2.500 euro sono destinate alle matricole per frequentare un corso di laurea triennale o magistrale, mentre per i laureati di primo livello, sono previste 20 borse, del valore di 3.500 euro, per proseguire nella specialistica.

Nel caso il vincitore venisse ammesso nel sistema dei Collegi in Campus dell’Università Cattolica, la borsa garantirebbe il rimborso completo delle tasse universitarie e l’opportunità di rinnovo per gli anni successivi.

Il concorso, svolto a livello nazionale, si terrà in ciascuna sede sabato 28 maggio alle ore 14.00. Per tutte le info cliccare il portale o scrivere a borsedistudio@istitutotoniolo.it

È il caso di dirlo: onore al merito.

Data: 18 maggio 2011

Università: il libretto come fedina

di Claudia Cervini

librettoUna circolare dell’Università di Genova porta alla ribalta un tema dibattuto in passato senza risultati rilevanti: l’uso del libretto universitario dello studente. I voti riportati nei singoli esami vanno trascritti sul libretto o questa pratica finisce per penalizzare ingiustamente gli studenti che hanno una media bassina e per aiutare quelli con voti stellari, indipendentemente dal valore della prova sostenuta?

Della questione si è occupato anche il blog Anvur.it, il sito dedicato alla valutazione universitaria e solo omonimo della nascente agenzia, che ha dato conto del dibattito in corso nell’articolo Un’esecuzione come da libretto (universitario).

A dar risalto al tema è stata l’emanazione da parte dell’ateneo genovese di una circolare “per il normale uso del libretto” predisposta da Giovanni Battista Varnier, preside della facoltà di Scienze politiche. Il documento stabilisce che i docenti sono tenuti a chiedere e visionare il libretto universitario solo dopo aver comunicato allo studente il voto d’esame.

C’è un precedente: l’Università di Chieti-Pescara tempo fa decise di eliminare la trascrizione dei voti sul libretto, per evitare che i professori fossero condizionati nel valutare la prova d’esame. E fu la Conferenza dei rettori, l’anno scorso a richiamare l’attenzione sulla valutazione delle prove, facendo riferimento a una norma contenuta nello Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti universitari che proibisce “alla commissione d’esame di visionare il libretto universitario prima di esprimere la valutazione finale”.

Anche Il Giornale si è recentemente occupato della questione e ha intervistato due docenti che la pensano diversamente: Luigi Mascheroni, giornalista e docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico in Università Cattolica e Stefano Zecchi, ordinario di Estetica alla Statale di Milano, il quale ritiene utile sbirciare il libretto in fase pre-voto.

Noi invece intervistiamo gli studenti e chiediamo :

Quanto secondo voi il vostro libretto influisce sulla valutazione delle prove? Sareste d’accordo ad abolire la trascrizione dei voti sulla vostra “fedina universitaria”? Diteci la vostra sul forum creato sulla pagina Facebook di Campus per dibattere il tema e partecipate al nostro sondaggio!

Data: 10 febbraio 2011

400 studenti inventano l’energia del futuro

di Claudia Cervini

T4TQual è l’energia che muoverà la nostra vita tra dieci anni? Saranno gli universitari milanesi di tutti gli atenei, giunti al secondo anno di corso, a rispondere grazie al progetto Twenty for Twenty (T4T) – le idee dei ventenni di oggi per i prossimi vent’anni – della Fondazione EnergyLab.

Ieri in mattinata, all’Urban center di Milano è stata presentata la seconda edizione di T4T, che anche quest’anno si articola in un percorso formativo fatto di workshop, lezioni con focus su temi energetici e lavori di gruppo. La telecomunicazione, la mobilità, la casa, l’edificio, la moda e la salute: queste le tematiche attorno alle quali gli studenti si misureranno prefigurando gli scenari energetici possibili del 2020.

Venti team formati da venti ventenni, che alla fine del percorso presenteranno altrettante idee-progetto, premiate nel giugno prossimo.

Alla scorsa edizione hanno partecipato 3mila universitari, 400 sono poi stati selezionati dalla Fondazione no-profit per partecipare al concorso. Driving in a better future, il progetto che ha avuto la meglio l’anno scorso: uno studio sulla mobilità urbana e l’utilizzo dell’auto elettrica per abbattere le emissioni di Co2. Il gruppo di lavoro si è concentrato sulle aree di battery sharing immaginando, dal punto di vista tecnologico e finanziario, una stazione di ricarica delle auto elettriche situata in una città del nord d’Italia ad alta industrializzazione.

Ieri ha avuto inizio il reclutamento presso i cinque atenei milanesi (Statale, Politecnico, Bicocca, Bocconi e Cattolica), che si concluderà a maggio quando inizieranno i cinque seminari formativi sulle tematiche cruciali dell’energia, dove professori e studenti disegneranno ipotetici scenari futuri.

Data: 18 gennaio 2011

Giovani bye bye

di Maria Teresa Melodia

Bansy_0interestsManageritalia, in collaborazione con i docenti dell’Università Cattolica di Milano Alessandro Rosina e Paolo Balduzzi, ha curato un rapporto sulle conseguenze drammatiche della fuga dei giovani dal nostro paese e sui problemi politici, sociali e culturali legati al “degiovanimento”: Italia, giovani bye bye.

Tra i punti evidenziati:
- Nel 2020 gli elettori over 50 supereranno gli under. In pratica abbiamo la più bassa percentuale di ragazzi sotto i 25 anni di tutta l’Europa
- Il rischio di disoccupazione nel periodo di crisi (2008-2009) tra i giovani (rapporto tra disoccupazione giovanile e totale) è aumentato del 20% e più che in tutti gli altri paesi europei
- Non è vero che i nostri giovani più istruiti fuggono dall’Italia, lo fanno nelle stesse proporzioni degli altri giovani europei. È invece vero che noi non sappiamo attirare giovani dall’estero e quindi il saldo tra giovani che escono e entrano è in Italia negativo –1,2%, contro 5,5% della Germania e 20% degli USA
- In Italia si diventa dirigenti a 40 anni. Manageritalia sottolinea lo scarso rinnovamento nella classe dirigente italiana. Il rischio è che al degiovanimento demografico corrisponda anche un degiovanimento sociale: una perdita generalizzata di peso, importanza, valore dei giovani nella società italiana. Nel 1990 l’età media dell’élite era di 51 anni, nel 2005 di circa 62. Un aumento di 11 anni a fronte di una crescita della speranza di vita di circa 4 anni. I dirigenti privati e pubblici hanno in Italia un’età media di 47,7 anni contro una media europea del 44,7%.
- Si aggiunge una scarsa mobilità sociale: in Italia avere un padre laureato permette al figlio di guadagnare in media il 50% in più rispetto a chi ha un genitore con titolo più basso.
Infine, investiamo solo lo 0,6% nella protezione sociale dei giovani (disoccupazione e casa), contro una media europea del 2,5% e spendiamo per le pensioni (15,5% del Pil) più della media EU (11,9%), mentre per il sostegno al reddito in caso di disoccupazione solo lo 0,5% del Pil contro una media EU dell’1,5%.

Il rapporto completo è disponibile qui .

Data: 13 dicembre 2010

e Campus: non useremo la “riforma Cepu”

polidoriForse la decisione è stata presa dopo che in una accalorata puntata di Ballarò, Rosi Bindi l’aveva sparata grossa: “Stiamo votando una riforma dell’università che toglie risorse all’università ed equipara il Cepu di Berlusconi all’Università Cattolica”. Sta di fatto che eCampus ha inviato, come accade raramente, una smentita agli organi di stampa.

L’esponente del Pd, che forse ha ancora il dente avvelenato per le “belle laureate non come la Bindi” che il Premier dichiarò di aver incontrato all’eCampus di Novedrate nella sua visita privata di luglio, in effetti ha fatto confusione: nel ddl di riforma in discussione alla Camera (e su cui anche oggi il Governo è andato in minoranza) non c’è traccia di tutto questo. E’ però invece vero che nel suo Docreto di programmazione 2010-2012, come ha scritto ItaliaOggi riprendendo un’anticipazione di CampusPRO (qui, registrandosi, si può scaricarne una copia), l’aveva chiamata la “riforma Cepu”.

Un errore nella forma ma non nella sostanza, visto che il Decreto è un documento politico nel quale il ministro dell’Università chiarisce gli obiettivi di un triennio.

Ma Polidori è notoriamente uomo di sostanza e per lui ce n’era abbastanza per rompere la proverbiale riservatezza.

“Non abbiamo alcuna intenzione di trasformare la nostra università on line in un’università tradizionale”, esordisce  la nota stampa che prosegue: “Ci teniamo a dirlo per rispondere agli articoli e ai servizi che parlano di un articolo a nostro favore contenuto nel decreto di programmazione 2010-2012″.

Da eCampus chiariscono “la volontà che ci ha spinti a istituire un’università on line, anziché un’università tradizionale: la nostra scelta è frutto della convinzione, maturata per esperienza diretta, che il modello organizzativo delle università on line sia vincente per qualità ed efficienza”.

Segue la rivendicazione della bontà del modello telematico: “Le più grandi università del mondo sono on line”, recita il comunicato e, attenzione,  “hanno sedi locali che gli permettono di assicurare l’assistenza amministrativa, logistica e tutoriale necessaria ad ogni studente (corsivo nostro, ndr)“.

È per questo, conclude il comunicato, ” che abbiamo deciso di realizzare questo modello in Italia, istituendo un’Università on line e ottenendo ottimi risultati“.

Oltre alla novità di eCampus che comunica – era successo solo nel pomeriggio della trionfale visita privata di Berlusconi – che annuncia di non volersi avvalere della possibilità di conversione che verrà offerta dal Decreto, è proprio il passaggio sulle sedi locali quello di maggior interesse.

eCampus ha una sede principale e due sedi distaccate a Roma e a Messina (che peraltro non risultano dal sito del ministero ma questa è un’altra storia).  Altre sedi, non esistono. A meno che, non ci si voglia riferire alle 120 sedi Cepu convenzionate, dove viene commercialmente proposta l’iscrizione a eCampus.

Passi per l’assistenza tutoriale; passi pure quella logistica. Ma è l’assistenza amministrativa che dà da pensare:  non sarà che nelle agenzie Cepu si sbrigano pratiche amministrative dell’ateneo eCampus? Sembra difficile, visto che a Novedrate, Polidori ha chiamato un “capitano di lungo corso” dell’amministrazione universitaria, Silvio Colombo,  già dirigente di Liuc e Cattolica: difficilmente un dirigente navigato accetterebbe che si espletassero altrove pratiche di stretta pertinenza accademica.  Che invece non si parli di un modello che si vuol costruire?

P.s. potenza dell’algoritmo di Google e dei grandi investimenti di Mr. Cepu, al secolo Francesco Polidori, può accadere che cliccando su YouTube il video sul passaggio di Bindi a Ballarò, compaia a fianco una bella pubblicità dell’ateneo di Novedrate.

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Data: 25 novembre 2010

Mantenersi in ateneo: how to

di Claudia Cervini

studenti_150_oreUltima chiamata per lavorare in università. Sono in chiusura i bandi (che avevamo già annunciato sul nostro portale) per la collaborazione a tempo parziale, le cosiddette 150 ore da svolgere in ateneo.

Le mansioni sono tante, è possibile lavorare in biblioteca o al centro sportivo, nelle aule informatiche o nelle segreterie di dipartimento, in base alle attitudini e naturalmente alle esigenze delle strutture.

Se devi mantenerti da fuori sede, contribuire a pagare le salatissime rette universitarie, o semplicemente vuoi concederti qualche sfizio in più, lavorare in ateneo può essere una soluzione. Intanto perché l’impegno è ridotto, in secondo luogo perché sarà facile frequentare le lezioni e accedere alle biblioteche. L’impegno settimanale è di massimo15 ore ed è previsto un compenso medio di 7,5 euro l’ora.

Potrete fare domanda direttamente sul sito dell’ateneo (www.unicatt.it www.unito.it), con piano di studi alla mano, voti degli esami sostenuti e certificazione del reddito familiare.

In bocca al lupo!

Data: 19 ottobre 2010

Proteste in Cattolica: 250 studenti esclusi

di Claudia Cervini

images-1A proposito di boom di iscrizioni, test d’ingresso e numero chiuso. Ci siamo occupati sul nostro portale della cor sa alle immatricolazioni che ha aperto quest’anno accademico e delle polemiche che hanno accompagnato corsi a numero chiuso e test d’ingresso. Frutto della crisi, incertezza del futuro? Probabile, visto che il fenomeno non è solo italiano ma tutto europeo.

Anche a Milano, in Università Cattolica si riempiono le aule e scatta la protesta degli esclusi.

Il Corriere della Sera Milano riporta infatti la polemica dei 250 studenti esclusi dalla laurea magistrale in management dell’ateneo di Largo Gemelli. 550 persone per 300 posti: “avremmo dovuto avere un canale preferenziale visto che abbiamo frequentato questa triennale. Ci faremo sentire”. Cartelli di protesta sono già appesi nel chiostro della Cattolica. Chi polemizza lo fa perché “hanno fatto entrare anche chi aveva una media inferiore”, ma l’ateneo risponde che è impossibile, visto che vige il metodo meritocratico. La Cattolica si “difende” dicendo che negli altri atenei “le immatricolazioni sono poco più di un terzo, e che la situazione è risolvibile: ci sono anche altri corsi”. Ma agli studenti non basta, “noi volevano studiare management”.

Data: 21 settembre 2010

Vezzi accademici

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Sette, il bel magazine del Corriere della Sera, spesso si occupa di università. Anche perché fra le proprie firme annovera docenti come Ernesto Galli della Loggia, Aldo Grasso e Angelo Panebianco.

Gli stessi talvolta utilizzano le loro rubriche senza tenere in grande considerazione i possibili conflitti di interesse legati al loro status accademico.

Si ricordano gli strali di Galli Della Loggia contro Scienze della Comunicazione, essendo lui docente a Scienze politiche;  o le bacchettate di Aldo Grasso sui titoli dei corsi di marketing e comunicazione Iulm, pur essendo al libro paga (come docente) della Cattolica, ateneo competitor.

Anche Panebianco non è uno che, in genere, si fa scrupolo della propria appartenenza accademica. Eppure, nel numero del magazine diffuso ieri con il Corriere, dedica la sua rubrica, Tono su tono, alla proposta sul reclutamento del prof. Fulvio Cammarano, docente a Bologna.

“Una proposta originale”, scrive Panebianco, “è stata avanzato dal prof. Cammarano sul Corriere Adriatico“.

Per la cronaca Cammarano è direttore del Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia dell’Alma Mater, lo stesso dell’editorialista. Con tutta probabilità sono vicini di stanza e  forse si incrociano la mattina al bar della facoltà,  essendo entrambi docenti a Scienze politiche.

La domanda che sorge spontanea è questa: non avrebbe fatto meglio, l’illustre politologo a scrivere una cosa del tipo: “Il collega Cammarano” oppure,  “il direttore del mio dipartimento avanza una proposta interessante”?

Inficiava la bontà della proposta? La rilevanza dell’idea?

Quale prurito impedisce che al lettore sia celato questo dettaglio? O è solo un vezzo accademico?

Data: 5 marzo 2010

Dite al Corriere che Grasso è un prof

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Bellissimo reportage fotografico sulla Cattolica di Milano firmato da un trentenne ex allievo dell’ateneo di padre Gemelli, William Willinghton. Si tratta di Italian Students, un anno di scatti in bianco e nero nei chiostri milanesi (ma anche nelle tante sedi distaccate) a cogliere il popolo della Cattolica, ovvero le migliaia di giovani che ne frequentano i corsi.

Foto che saranno esposte in una mostra allestita proprio nel cortile d’onore del rettorato, a Milano, dal prossimo 29 ottobre al 28 febbraio del 2010.

A commentarle un ex-studente di rilievo: Aldo Grasso, critico televisivo del Corriere della Sera.  E proprio il magazine del Corrierone ha dedicato, ieri, un grande servizio (ben nove pagine)  all’iniziativa.

Nel boxino che dettaglia la mostra, le biografie degli autori. Di Grasso si ricorda solo il passato studentesco omettendone, singolarmente, il presente accademico: ordinario di Storia della radio e della televisione presso la stessa Cattolica.

Una svista? O una pruderie del giornale? Essendo, l’autorevole collaboratore, dipendente dell’università di cui si parla, qualche lettore potrebbe eccepire trattarsi di (un minuscolo) conflitto di interessi.

Sicuramente, per Grasso il problema non si pone: alcuni anni fa,  proprio dalle colonne del Magazine, il critico ironizzò pesantemente (e in una maniera che allora apparve pretestuosa) sul titolo di un corso della Iulm, ateneo competitor di Cattolica in alcune discipline dell’area della Comunicazione.

Data: 23 ottobre 2009

Se anche Cepu inaugura

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C’era una volta l’inaugurazione dell’anno accademico. Oggi, con le discusse e discutibili università online, si passa alla “presentazione” dell’anno.

Forse, in quanto le open universities de noantri sono aperte tutto l’anno.

O forse per non fare arrabbiare gli altri atenei, soprattutto quelli che hanno secoli di inaugurazioni alle spalle.

Quale che sia il motivo, anche all’ateneo del Cepu,  la pubblicizzatissima università eCampus di Novedrate (Como), hanno scelto di presentare e non inaugurare.

E’ accaduto ieri, nell’ex Ibm di Novedrate, sede anche di altre attività Cepu, come la Bertrand Russel University all’Ateneo Formass, il polo formativo televisivo, una volta ubicato a Cinisello Balsamo.
Il fatto nuovo è che a Novedrate, ad ascoltare l’introduzione del rettore, Lanfranco Rosati, e la lectio magistralis del prof. Giuseppe Benedetto Portale, ordinario di diritto commerciale presso l’Università Cattolica, c’era Valentina Aprea, presidente della VII  commissione “cultura, scienza e istruzione”, e a lungo in predicato di fare il ministro forzista dell’Istruzione prima, e il sottosegretario della Gelmini poi, dovendosi accontentare poi del solo incarico parlamentare.
Se una quasi ministro va ad inaugurare l’anno del Cepu, è segno che le cose per il patron del gruppo, il poliedrico e instancabile Francesco Polidori,  si mettono bene.

Resta da capire se si mettono bene per l’università italiana tout-court.

Data: 26 settembre 2009

L’Italia dei test di Medicina

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“Sono un medico, madre di una partecipante al quiz d’ammissione svoltosi il 3 settembre”: inizia così l’accorata missiva ai giornali di un genitore. A tema, ancora una volta, i test di Medicina. La mamma-medico rivela che “almeno una delle risposte del quiz è indiscutibilmente sbagliata”. Si tratterebbe del quesito numero 54. Citando trattati medici, la signora documenta il clamoroso errore degli esperti del ministero.
E poi apre il cuore: “Tenete presente”, scrive, “che per l’alto numero di partecipanti e la difficoltà dei test, anche una sola domanda considerata errata fa perdere la possibilità di essere ammessi. Ci sono migliaia di ragazzi che forse non entreranno a medicina per l’incompetenza e la superficialità di chi ha compilato questi test”.
La lettera, aldilà del merito della protesta, apre uno squarcio sull’Italia inchiodata, dove ormai tutti fanno il mestiere dei padri (e delle madri), perché non ci sono altre chance.
E siamo pieni di medici e dentisti che fanno pazzie e che si indignano, s’inalberano, protestano, affinché il bambino superi il maledetto test e il radioso futuro gli si apra, garantendogli lavoro, danaro, status sociale. Probabilmente anche spendendo, a questo scopo, il loro capitale di conoscenze e relazioni professionali. Se non, come ha fatto qualcuno in passato (ma anche a questo giro una banda è stata sgominata), pagando migliaia di euro per avere le soluzioni in anticipo.
L’anno scorso, in un paio di sedi, medici di mezza età si erano iscritti ai test, confidando di poter dare una mano al figlio cui, per effetto del medesimo cognome, sarebbero finiti vicini durante la prova.
Alla Cattolica di Roma non avevano mangiato la foglia e avevano messo in quarantena un plotoncino di senatori, a fare il test in solitaria, lontano dai pupi.
Se l’Italia non rimette nell’agenda politica la mobilità sociale e la necessità di creare, per i giovani, un accesso autentico al mondo delle professioni e del lavoro, questo Paese declinerà sempre di più, zavorrato dalle corporazioni.

Data: 11 settembre 2009

Il taglio degli appelli fa discutere

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Il tema del taglio degli appelli, lanciato a luglio sul Sole 24 Ore da Giacomo Vaciago della Cattolica e discusso da questo blog, torna suscitare interesse. Forse perché, col nuovo anno, in molti atenei la ricetta potrebbe essere adottata.
Sul gruppo Facebook della stessa Cattolica (oltre 4.300 membri), il post di Campus.it, inserito in bacheca, ha registrato alcuni contributi.

Francesco, ad esempio, è più vaciaghiano di Vaciago: “L’Italia è un paese molto sui generis da questo punto di vista… quattro sessioni d’esame ogni anno, almeno otto appelli, facoltà di rifiutare il voto quando più fa comodo, anni e anni di fuori corso, etc.”. E conclude: “Magari è un pò estrema come iniziativa, ma ritengo vada nella direzione giusta!”.

Gli fa eco Pierquinto, uno dei fondatori del gruppo stesso. Contrarissimo: “Bisogna ricordarsi che a sostenere gli esami ci sono persone! persone che vivono, s’innamorano, stanno male, fanno incidenti… e altre mlioni di cose che possono fargli saltare appelli o rendere di meno…”. E poi, prosegue, “sappiamo tutti che inserirsi nel mondo del lavoro in ritardo è sempre più difficile, quest’idea peggiorerebbe solo le cose…”.

In un post successivo è ancora lui a precisare il concetto: “Mi permetto di considerare l’organizzazione dei corsi: in Giurisprudenza e Scienze Politiche”, osserva, “gli esami sono 6 o 7 annuali e vanno dai 9/10 ai 15 crediti, in Economia invece sono semestrali, ma in numero maggiore e vanno dai 4 ai 9 crediti al massimo. Ovviamente per la natura dei corsi Giurisprudenza e Scienze Politiche hanno in prevalenza esami orali, mentre Economia esami scritti”.
Va più per le spicce Alessandro: “Il taglio degli appelli è una boiata… soprattutto quando devi dare otto esami in un anno!!!! Non facciamo i moralisti tanto qualche appello in più fa solo bene”. E lancia una frecciatina ai docenti: “Ovvio”, scrive, “per i professori è ottimo visto che così da luglio a settembre fanno tre mesi di vacanze pieni sotto il solo”.
Il dibattito prosegue. Neno appelli per favorire il merito? O per altre ragioni?

Data: 10 settembre 2009
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