Forse la decisione è stata presa dopo che in una accalorata puntata di Ballarò, Rosi Bindi l’aveva sparata grossa: “Stiamo votando una riforma dell’università che toglie risorse all’università ed equipara il Cepu di Berlusconi all’Università Cattolica”. Sta di fatto che eCampus ha inviato, come accade raramente, una smentita agli organi di stampa.
L’esponente del Pd, che forse ha ancora il dente avvelenato per le “belle laureate non come la Bindi” che il Premier dichiarò di aver incontrato all’eCampus di Novedrate nella sua visita privata di luglio, in effetti ha fatto confusione: nel ddl di riforma in discussione alla Camera (e su cui anche oggi il Governo è andato in minoranza) non c’è traccia di tutto questo. E’ però invece vero che nel suo Docreto di programmazione 2010-2012, come ha scritto ItaliaOggi riprendendo un’anticipazione di CampusPRO (qui, registrandosi, si può scaricarne una copia), l’aveva chiamata la “riforma Cepu”.
Un errore nella forma ma non nella sostanza, visto che il Decreto è un documento politico nel quale il ministro dell’Università chiarisce gli obiettivi di un triennio.
Ma Polidori è notoriamente uomo di sostanza e per lui ce n’era abbastanza per rompere la proverbiale riservatezza.
“Non abbiamo alcuna intenzione di trasformare la nostra università on line in un’università tradizionale”, esordisce la nota stampa che prosegue: “Ci teniamo a dirlo per rispondere agli articoli e ai servizi che parlano di un articolo a nostro favore contenuto nel decreto di programmazione 2010-2012″.
Da eCampus chiariscono “la volontà che ci ha spinti a istituire un’università on line, anziché un’università tradizionale: la nostra scelta è frutto della convinzione, maturata per esperienza diretta, che il modello organizzativo delle università on line sia vincente per qualità ed efficienza”.
Segue la rivendicazione della bontà del modello telematico: “Le più grandi università del mondo sono on line”, recita il comunicato e, attenzione, “hanno sedi locali che gli permettono di assicurare l’assistenza amministrativa, logistica e tutoriale necessaria ad ogni studente (corsivo nostro, ndr)“.
È per questo, conclude il comunicato, ” che abbiamo deciso di realizzare questo modello in Italia, istituendo un’Università on line e ottenendo ottimi risultati“.
Oltre alla novità di eCampus che comunica – era successo solo nel pomeriggio della trionfale visita privata di Berlusconi – che annuncia di non volersi avvalere della possibilità di conversione che verrà offerta dal Decreto, è proprio il passaggio sulle sedi locali quello di maggior interesse.
eCampus ha una sede principale e due sedi distaccate a Roma e a Messina (che peraltro non risultano dal sito del ministero ma questa è un’altra storia). Altre sedi, non esistono. A meno che, non ci si voglia riferire alle 120 sedi Cepu convenzionate, dove viene commercialmente proposta l’iscrizione a eCampus.
Passi per l’assistenza tutoriale; passi pure quella logistica. Ma è l’assistenza amministrativa che dà da pensare: non sarà che nelle agenzie Cepu si sbrigano pratiche amministrative dell’ateneo eCampus? Sembra difficile, visto che a Novedrate, Polidori ha chiamato un “capitano di lungo corso” dell’amministrazione universitaria, Silvio Colombo, già dirigente di Liuc e Cattolica: difficilmente un dirigente navigato accetterebbe che si espletassero altrove pratiche di stretta pertinenza accademica. Che invece non si parli di un modello che si vuol costruire?
P.s. potenza dell’algoritmo di Google e dei grandi investimenti di Mr. Cepu, al secolo Francesco Polidori, può accadere che cliccando su YouTube il video sul passaggio di Bindi a Ballarò, compaia a fianco una bella pubblicità dell’ateneo di Novedrate.

Data: 25 novembre 2010
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