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Perchè andare all’università?

di Maria Teresa Melodia

uniAnche l’America s’interroga: vale ancora la pena frequentare l’università? Una spesa sempre più costosa, che spesso non si traduce nell’“investimento” sperato: completato il ciclo di studi, sono infatti in crescita gli studenti che hanno difficoltà a trovare lavoro.

Dalle colonne del cliccatissimo The Huffington Post, Bob Samuels, Presidente dell’ University Council – American Federation of Teachers (istituzione che accorpa le facoltà e i docenti dei campus dell’ Università della California) e docente all’UCLA (University of California, Los Angeles), sottolinea quanto sia importante soffermarsi su cosa l’istruzione universitaria possa fare per gli individui, in quanto persone e in quanto nazione.

Le università insegnano a chi le frequenta ad analizzare, comunicare e collaborare, specifica Samuels, abilità fondamentali per partecipare alla società civile e riuscire nella professione che ognuno sceglie di fare. Quello che i datori di lavoro ricercano nei candidati, spiega Samuels, consiste non solo nell’essere ottimi scrittori, efficaci speaker e analizzatori, ma soprattutto nell’essere dei laureati che sappiano comportarsi in modo etico, che siano motivati e in grado di lavorare bene in team. Il fatto, puntualizza il docente americano, è che spesso questo non viene insegnato nelle università.

Esami standardizzati, lezioni ad altà densità numerica, sistema competitivo di valutazione sono alcuni dei fattori che fanno sì che molti studenti diventino dei passivi consumatori di conoscenza, concentrati sui voti, prosegue il docente dell’UCLA, ma malgrado tutti i problemi dell’istruzione universitaria, aggiunge, spesso le università riescono ad insegnare ai giovani allievi ad essere adulti responsabili e pensatori critici e creativi. A volte questo percorso ha il suo compimento a lezione, all’interno delle mura degli atenei, altre volte ancora sono gli studenti a scoprire da soli il percorso più adatto a loro.

Non importa il come. Ciò che evidenzia Samuels è che le università danno agli studenti il tempo e lo spazio per conoscere loro stessi e il mondo che li circonda e dal momento che la nostra società si preannuncia sempre più multi-tasking e ad alta tecnologia, è proprio l’educazione universitaria che può offrire una chance per capire come usare e produrre conoscenza. Per questo l’educazione universitaria deve diventare una priorità nazionale sulla quale una Nazione, qualunque essa sia, deve poggiare per svilupparsi in modo etico e responsabile.

Data: 4 agosto 2010

Giù le mani dall’Università della California

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Non ci sono solo i mega tagli al bilancio della California a mettere in crisi Berkeley, Ucla, San Diego e i vari atenei di quello Stato.

Il mega piano, che Arnolod Schwarzenneger ha fatto approvare a fine luglio, e che ha determinato ferie forzate (e non pagate), licenziamenti, mancati rinnovi e chiusure di corsi in tutte le università californiane, si accompagna a due provvedimenti dell’assemblea legislativa  tali da mettere in discussione l’intero sistema formativo dell’University of California.

Si tratta dei provvedimenti noti con le sigle “SCA 21” e “ACA 24“, contro i quali sale in queste ore la protesta dei campus sul Pacifico. I due emendamenti presentati alla California Legislature, vale a dire Camera e Senato californiani, puntano a ridurre l’autonomia degli atenei e del loro sistema di autogoverno rappresentato dal Board of Regents, il Consiglio dei Reggenti, prevedendo un diretto controllo dei campus da parte del potere legislativo.

La petizione, lanciata dal presidente dell’associazione alumni Alan Mendelson, sta facendo il giro del mondo.Vi si ricordano i 140 anni del sistema pubblico californiano che ha laureato più di 1,6 milioni di studenti e dato, con la sua ricerca, 55 premi Nobel agli Stati Uniti, “garantendo immensi benefici accademici, di salute, scientifici ed economici alla California”.

La petizione, intitolata Hands off UC, vale a dire “Giù le mani dall’UC” è stata rilanciata in Italia da studiosi come il sociologo Guido Martinotti (Milano Bicocca), può essere sottoscritta qui.

Data: 28 agosto 2009
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