Non tutti son Tiziano
A 29 anni Tiziano Ferro, popolare cantante romano, ha scelto di vivere in Inghilterra. Alla domanda di Repubblica su come giudica lo scalpore suscitato dalla lettera di Pierluigi Celli che invita il figlio a realizzarsi all’estero, Ferro ha risposto che pensa che l’ Italia non sia messa così male, sottolineando però che “il confronto con l’Inghilterra è schiacciante”, ritenendo gli anglosassoni la civiltà migliore, dove c’è un’aria di maggior possibilità per i giovani e i risultati degli investimenti pubblici sono sotto gli occhi di tutti.
Quante cose positive a carico degli inglesi, “ma se non avessi problemi di fama vivrei in Italia, la mia scelta è dovuta al fatto che ho bisogno di sentirmi libero di fare quello che voglio” ha ribadito poi il cantante.
Tutti d’accordo con Ferro sul fatto che l’Inghilterra offra maggiore opportunità di studio e carriera ai giovani, ma è bene ricordare che l’Inghilterra non è Londra, ma una terra fatta di province, di ghetti, di minoranze schiacciate ai margini della società, e ancora, di bande di ragazzini incappucciati che girano armati di coltelli appena fuori dal perimetro della City. Magari i cosiddetti ‘hoodies’ non bazzicano la zona frequentata da Ferro, ma ci sono. Il punto è che la realtà di Ferro è una realtà da privilegiato che accomuna tutti i giovani che possono permettersi una ’scappata’ all’estero, sicuri che poi al loro ritorno in Italia ci sarà comunque un posto per loro.
Aldilà di Tiziano Ferro, che in questo caso diventa uno spunto per una discussione più ampia, forse c’è da chiedersi se per ragionare sulle opportunità per i giovani in Italia, sia giusto partire sempre dalle eccellenze, cioè da coloro che possono per partito preso, per fortuna e condizioni sociali.