Strategie per farsi notare
I giovani sono sempre più penalizzati dal mercato del lavoro. Il rischio di restare disoccupato per chi ha meno di 25 anni è triplo rispetto a chi ha tra i 26 e i 74 anni. Inoltre, la probabilità di essere assunti con contratti a termine è quadrupla rispetto alle altre fasce di età. A lanciare l’allarme è il Cnel, che ha presentato il “Rapporto sul mercato del lavoro 2009-2010″. Una situazione, questa, che accomuna tutta l’area euro. Il tasso di disoccupazione giovanile, infatti, nei paesi del Vecchio continente è doppio rispetto a quello riscontrato a livello mondiale.
Quale via d’uscita? Dalle colonne del quotidiano londinese The Guardian ci si domanda se le università debbano insegnare agli studenti come trovare un lavoro nel contesto economico quanto mai critico, dove una laurea non fornisce per forza l’accesso a posizioni soddisfacenti e remunerative. In Inghilterra il 14.9% dei laureati è disoccupato e molti criticano il fatto che all’università non è stato loro insegnato come affrontare un colloquio o la scrittura di un cv, essenziali per affacciarsi al mondo del lavoro.
Anche oltreoceano la crisi c’è e si fa sentire. Le assunzioni dei neolaureati nel 2010 sono state tagliate di più del 5% rispetto il 2009, secondo il National Association of Colleges and Employers. In proposito, un altro punto di vista è stato recentemente offerto dal New York Times, che ha titolato: Graduates’ First Job: Marketing Themselves. Il primo lavoro dei laureati? Fare auto-marketing, insomma essere manager di se stessi, saper vendersi.
In un mercato competitivo, a seconda dei propri punti di forza o debolezza, è importante evidenziare le proprie specialità. In soldoni? Fare molto attenzione nella fase di ricerca del lavoro, con un occhio per il cv, la lettera di motivazione e il colloquio. In primo luogo è essenziale far emergere il valore della tua laurea, come ha puntualizzato Katharine Brooks, director of liberal arts career services all’ University of Texas di Austin, specialmente se sei laureato in materie umanistiche e non c’è una reale connessione tra la laurea conseguita e il lavoro che stai cercando. Un esempio pratico? I laureati in filosofia. Per loro non ci sono così tanti lavori, ma la gente usa la logica per formulare idee e conclusioni e ciò fa sì che gli studi filosofici possano avere la loro efficacia nel mondo del lavoro.
Tra i consigli degli esperti: vedere le cose da una prospettiva differente e pensare fuori dal mucchio. Oltre alla laurea, è importante avere storie da raccontare sulle proprie esperienze, non solo lavorative, e poi flessibilità per mobilità e salario. Tra gli altri suggerimenti: tirare fuori il meglio dal servizio placement dell’università e dal network degli studenti, confrontandosi con coetanei. E poi ricordare che nessun lavoro è per forza quello che deve durare tutta la vita. Cercare occasioni per imparare, provare, vedere ciò che piace ed essere aperti a nuove opportunità, oltre ad avere attenzione per le potenzialità della tecnologia, entusiasmo ed energia. Infine, se siete privi di esperienza, no panic, l’occhio cade sul vostro potenziale, ma dovete farlo notare!
C’è poco da festeggiare (anche) per i laureati d’oltremanica. Infatti, secondo una ricerca, citata dal quotidiano inglese The Guardian, nel 2010 le assunzioni di neolaureati avranno una secca battuta d’arresto. L’88% delle 502 piccole e medie aziende intervistate ha dichiarato di non essere intenzionato a dare lavoro a giovani che hanno appena lasciato le aule universitarie, a causa della recessione economica. E giusto per rincarare la dose, la quasi totalità delle aziende interpellate ha sottolineato di non aver assunto nessun neolaureato nell’ultimo anno.