News sui test dal ministero
Arriva il tanto atteso decreto ministeriale, pubblicato il 15 giugno, che definisce che cosa accadrà ai test d’ingresso: comunica nuove modalità e contenuti delle prove, insieme alla smentita di alcune anticipazioni trapelate nei mesi scorsi.
La prima smentita riguarda la parte di cultura generale che non sarà eliminata, come si pensava in un primo momento, ma rimarrà tra le materie oggetto d’esame. I quesiti saranno quindi 80 come negli anni precedenti e non 75 come si pensava in un primo momento (considerando l’eliminazione delle domande di cultura generale), con cinque opzioni di risposta multipla delle quali una sola corretta.
Non si parla inoltre di test unico per sette facoltà, ma esclusivamente per le lauree magistrali in Medicina e chirurgia e in Odontoiatria e protesi dentaria, dove però verranno tenute due distinte graduatorie, fatto che permette agli studenti di candidarsi a entrambi i corsi specificando l’ordine di preferenza.
Importante novità è l’introduzione di un punteggio minimo (20 punti) che regola l’ingresso alle facoltà di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura.
Vi sarà un test esclusivamente in inglese per quei corsi di laurea tenuti in lingua come accade per alcuni corsi di Medicina a Pavia, alla Statale di Milano e alla Sapienza di Roma, per citare i più noti e frequentati.
Infine verrà avviata una procedura sperimentale che vedrà alcune sedi aggregate in graduatorie comuni con la possibilità per i primi classificati di scegliere la sede in cui immatricolarsi.
All’Università del Salento non c’è pace. Dopo il caso tasse, proseguito per mesi e non ancora concluso (
Come saranno i nuovi test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso che prevedono la prova d’ingresso? Da Medicina a Farmacia, da Architettura a Ingegneria, cosa cambierà? è il momento di chiederselo dato che il decreto Miur è alle porte e visto che si conoscono già le principali anticipazioni.
Tutti, ma veramente tutti (o quasi) all’università. Continua il trand (già segnalato sul nostro
Un tempo le pubblicità di Mr. Cepu, riferite alla sua università privata di Novedrate, usavano un claim piuttosto aggressivo: “Iscrizioni aperte tutto l’anno”. Oppure esaltavano l’assenza di test di ingresso.
Considerare la residenza e non il voto di maturità per l’accesso ai corsi a numero chiuso. Questo quello che chiede la Lega con due emendamenti presentati dal Carroccio e approvati dalla settima commissione regionale Cultura e formazione professionale.
A proposito di boom di iscrizioni, test d’ingresso e numero chiuso. Ci siamo occupati sul nostro
Il lavoro scarseggia e il futuro dei giovani si fa sempre più difficile. Forse è questa la ragione del boom di iscrizioni negli atenei italiani. Dalle grandi statali come Palermo (ne abbiamo parlato nell’articolo
Se digitate su Facebook la frase “No al numero chiuso” appariranno una decina di gruppi studenteschi: No al numero chiuso! Sì al diritto allo studio, Il diritto allo studio è sacro, no al numero chiuso, No ai corsi ad accesso programmato e altri che recitano più o meno allo stesso modo. I primi due gruppi contano rispettivamente 1.500 e 700 membri, tanto per far capire le dimensioni della protesta.
Mamma e papà insieme all’università, al posto dei figli. Il Corriere della Sera di oggi riporta un fenomeno inedito: alle giornate di orientamento, in fila alle segreterie di facoltà, all’altro capo del ricevitore per richiesta di informazioni ormai ci sono sempre più genitori. Barbara Rosina, responsabile del Cosp, il centro per l’orientamento della Statale di Milano riferisce che il 50% delle telefonate sono di mamma e papà e in Bicocca 7 iscrizioni su 10 arrivano dai genitori. Le segreterie, come i centri orientamento sono bombardati dalle domande degli adulti: “Scusi, mio nipote vorrebbe iscriversi a Medicina, cosa dobbiamo fare?” oppure “Mio figlio vorrebbe iscriversi a Lettere, noi preferiamo Economia, cosa mi consiglia?”. E pensare che solo pochi anni fa al pensiero di farsi pescare in ateneo con mamma e papà si arrossiva di imbarazzo.
È iniziato il conto alla rovescia per gli studenti che, terminata la maturità, si sono rimessi a studiare per i test d’ingresso universitari. Non solo i futuri medici e gli ingegneri, ma anche economisti, letterati, comunicatori, linguisti, psicologi, insomma oggi i test d’ingresso sono disseminati a macchia di leopardo nelle facoltà delle università italiane e regolano l’accesso ai più diversi corsi di studio.