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News sui test dal ministero

di Claudia Cervini

testingressoArriva il tanto atteso decreto ministeriale, pubblicato il 15 giugno, che definisce che cosa accadrà ai test d’ingresso: comunica nuove modalità e contenuti delle prove, insieme alla smentita di alcune anticipazioni trapelate nei mesi scorsi.

La prima smentita riguarda la parte di cultura generale che non sarà eliminata, come si pensava in un primo momento, ma rimarrà tra le materie oggetto d’esame. I quesiti saranno quindi 80 come negli anni precedenti e non 75 come si pensava in un primo momento (considerando l’eliminazione delle domande di cultura generale), con cinque opzioni di risposta multipla delle quali una sola corretta.

Non si parla inoltre di test unico per sette facoltà, ma esclusivamente per le lauree magistrali in Medicina e chirurgia e in Odontoiatria e protesi dentaria, dove però verranno tenute due distinte graduatorie, fatto che permette agli studenti di candidarsi a entrambi i corsi specificando l’ordine di preferenza.

Importante novità è l’introduzione di un punteggio minimo (20 punti) che regola l’ingresso alle facoltà di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura.

Vi sarà un test esclusivamente in inglese per quei corsi di laurea tenuti in lingua come accade per alcuni corsi di Medicina a Pavia, alla Statale di Milano e alla Sapienza di Roma, per citare i più noti e frequentati.

Infine verrà avviata una procedura sperimentale che vedrà alcune sedi aggregate in graduatorie comuni con la possibilità per i primi classificati di scegliere la sede in cui immatricolarsi.

Data: 18 giugno 2011

Test gate nel Salento

di Claudia Cervini

udu_lecceAll’Università del Salento non c’è pace. Dopo il caso tasse, proseguito per mesi e non ancora concluso (leggi qui) l’Unione degli universitari e l’ateneo sono ancora sul piede di guerra. Questa volta il sindacato studentesco – tra i più attivi della penisola – rivendica, in nome del diritto allo studio, un posto a Ingegneria ed Economia, che invece da quest’anno saranno a numero chiuso e potranno ospitare al massimo 150 studenti.

“La decisione”, racconta il sindacato, “è arrivata in seguito alle norme ministeriali che prevedono il calcolo del Fondo di finanziamento ordinario, che ogni anno il ministero eroga alle università, sulla base del numero degli studenti rispetto al numero dei docenti. Ogni corso per essere attivato e reiterato nel tempo, infatti, deve avere un numero minimo di 12 docenti garanti, con un massimo di studenti iscritti di 150 (DM 17/2010). Se il numero di iscritti al corso”, continuano, “supera la quota prevista dalle normative, l’FFO viene decurtato. In corsi di laurea senza il numero programmato possono accedere quindi tutti gli studenti, mentre invece con le normative applicate lo scorso senato accademico il numero di studenti non può superare le 150 unità, prevedendo dei test di ingresso con tanto di pre-iscrizione che permettono l’accesso questi corsi”.

Una decisione presa in Senato accademico lo scorso 9 giugno, dove l’Udu ha dissentito energicamente: “Abbiamo espresso il nostro parere nettamente contrario al numero programmato, frutto di norme ministeriali che vedono l’istruzione come riservata ad un élite di pochi studenti. Tale situazione”, fanno sapere, “se pur approvata nel Senato accademico dell’Università del Salento, è generata da una politica sull’istruzione scellerata. L’inasprimento delle norme ministeriali, che obbligano le università a programmare il numero degli studenti in ingresso per motivi meramente numerici, di fatto va a penalizzare i soli studenti che non potranno più sognare il futuro che vorrebbero“.

Data: 15 giugno 2011

Test revolution

di Claudia Cervini

MI150604INT_0001Come saranno i nuovi test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso che prevedono la prova d’ingresso? Da Medicina a Farmacia, da Architettura a Ingegneria, cosa cambierà? è il momento di chiederselo dato che il decreto Miur è alle porte e visto che si conoscono già le principali anticipazioni.

Innanzitutto un test unico per accedere a corsi di Scienze biologiche, Chimica, Biotecnologie mediche e farmaceutiche, Biotecnologie per l’innovazione dei processi e di prodotti, Tecniche erboristiche, Chimica e tecnologia farmaceutica e Farmacia, a seguito del quale è prevista una due giorni di orientamento per chi ha superato la prova e deve decidere a quale facoltà iscriversi.

Altra importante new entry – come si evince dall’elenco dei corsi citati – tra le facoltà che prevederanno un test d’ammissione ci sarà anche Chimica con 75 posti disponibili.

Anche la natura del test cambierà: chi si siederà ad affrontare il test troverà 75 quesiti a risposta multipla senza più la sessione di cultura generale – giudicata superflua dal ministro per un biologo o un medico – e con una buona dose di quesiti in inglese (circa il 10 per cento).

In ultimo entrare nella facoltà sperata sarà un po’ più difficile perché sono stati ridotti i posti disponibili a Chimica (come si è detto), Biologia e Scienze erboristiche per un totale di 245 posti in meno e i test saranno su base regionale, fatto che permetterà agli studenti di accedere alle graduatorie di tutta la Regione.

Le ragioni di questa mutazione genetica del test risiederebbero in un abbattimento dei costi per gli studenti che non dovranno più prepararsi e affrontare più test per accedere alle varie facoltà, con un risparmio in termini economici, ma anche di stress mentale e di fatica. Quello dei test d’ingresso è infatti un vero e proprio business che, come anticipato da un’inchiesta di CampusPRO 9/2010 (clicca qui) si aggirerebbe intorno a 50milioni di euro tra università, operatori privati che organizzano le prove, editoria specializzata e realtà locali che offrono assistenza Va da sé che la riforma del test sarebbe anche una semplificazione da un punto di vista organizzativo.

Bene la semplificazione e l’abbattimento dei costi. Ma che cosa pensate del numero chiuso? Ci sono ancora molte realtà – come l’Associazione universitaria studentesca Link - che ritengono il numero chiuso una limitazione del diritto allo studio degli studenti e soprattutto credono che il test d’ammissione non sia la strada migliore per individuare gli studenti che in un futuro svolgeranno al meglio la professione. Perché di questo si tratta: decidere chi può fare il medico oppure no. Eppure il tema se limitare o meno il numero di accessi a un corso di laurea, in un momento di crisi di mercato, disoccupazione e precariato è, più che mai, di attualità.

Data: 14 giugno 2011

Crescita record delle immatricolazioni (in Bicocca e non solo)

di Claudia Cervini

bicocca1Tutti, ma veramente tutti (o quasi) all’università. Continua il trand (già segnalato sul nostro portale all’alba dei test d’ingresso) del boom di immatricolazioni, conseguenza della crisi e dello scarso dinamismo del mercato. Trand non soltanto italiano ma tutto europeo.

I dati dell’Università Milano Bicocca confermano questa tendenza. Gli immatricolati per quest’anno accademico sono in crescita del 4.8 per cento nell’ateneo milanese, quasi 400 nuovi ingressi per un totale di 8.183 studenti iscritti, contro il 7.790 dell’anno scorso.

È un incremento per così dire al femminile e tutto scientifico quella che registra Bicocca. Le donne sono il 61 per cento dei nuovi iscritti, in crescita di due punti percentuali rispetto alla scorsa stagione accademica.

Resuscitano le Scienze matematiche, fisiche e naturali con 1.931 immatricolati, il 25% in più rispetto all’anno scorso. Anche la facoltà di Scienze della formazione ingrossa le sue file, forse grazie alla recettività che ha il mercato in questo settore.

Strana flessione degli economisti, che rispetto all’anno scorso sono l’11% in meno.

Insomma, nessuna sorpresa. Una conferma dei dati annunciati dal rapporto Stella sulla reiterata fiducia che i giovani in questo momento di crisi hanno nell’università.

Data: 15 ottobre 2010

Caro Ministro, ha notato quella pubblicità?

gelminiUn tempo le pubblicità di Mr. Cepu, riferite alla sua università privata di Novedrate, usavano un claim piuttosto aggressivo: “Iscrizioni aperte tutto l’anno”. Oppure esaltavano l’assenza di test di ingresso.
Da quest’anno i creativi di Borgo San Sepolcro (Arezzo), sede centrale del Gruppo Cepu, hanno deciso di non esaltare troppo questa elasticità amministrativa e, zitti zitti, han preso a far pubblicità, un giorno sì e l’altro pure, sui principali giornali italiani, col pretenzioso slogan: “L’università del futuro è online”.
Ovviamente, se loro vedono così lontano, se hanno una vision di questa portata sono liberissimi di usarla nella comunicazione pubblicitaria.
Peccato che il martellamento sia partito dalla fine di luglio e continui tutt’ora (oggi, su Il Giornale): vale a dire nel periodo in cui molte migliaia delle future 300mila matricole decidono dove iscriversi.
Una comunicazione in cui eCampus, università riconosciuta come “a distanza”, presenta anche un programma full-time, addirittura residenziale.
E’ corretto tutto ciò? Quante famiglie e studenti si iscriveranno a Novedrate, così come si iscriverebbero alla Bocconi, alla Sapienza o alla Statale di Milano e pensando di ricevere la stessa didattica – e non semplicemente come qualità di contenuti ma, più banalmente, come tipologia di insegnamento?
Al ministro Gelmini pare una situazione normale? Glielo abbiamo chiesto, con una lettera aperta che pubblichiamo nel numero di Campus da poco in edicola.

Data: 24 settembre 2010

Numero chiuso: precedenza ai lombardi

di Claudia Cervini

testingresso5Considerare la residenza e non il voto di maturità per l’accesso ai corsi a numero chiuso. Questo quello che chiede la Lega con due emendamenti presentati dal Carroccio e approvati dalla settima  commissione regionale Cultura e formazione professionale.

Stabilire quindi una corsia preferenziale per gli studenti lombardi (o residenti in regione da almeno cinque anni) e dedicare il 20% del programma ad argomenti legati al territorio.

“Oggi gli studenti lombardi partono svantaggiati” spiega il consigliere regionale leghista Massimiliano Orsetti a Repubblica “perché nei test di ammissione alle università a numero chiuso si tiene conto anche del voto preso all’esame di maturità, che in alcune regioni del Sud è notoriamente dato con generosità.”

Inoltre la Lega chiede di sostenere in via prioritaria gli studenti lombardi anche in tema di diritto allo studio: residenze universitarie, borse di studio ecc.

Come ricorda il consigliere regionale Pd Fabio Pizzul “potenzialmente saranno penalizzati anche gli studenti novaresi o piacentini, che abitano appena al di là dei confini della regione” e che, con riferimento a certi settori, non trovano alternative nelle loro città. Il rischio come ricorda Pizzul è di escludere studenti meritevoli privandoli della possibilità di frequentare il corso prescelto. Insomma, nuova lesione del diritto allo studio.

Data: 23 settembre 2010

Proteste in Cattolica: 250 studenti esclusi

di Claudia Cervini

images-1A proposito di boom di iscrizioni, test d’ingresso e numero chiuso. Ci siamo occupati sul nostro portale della cor sa alle immatricolazioni che ha aperto quest’anno accademico e delle polemiche che hanno accompagnato corsi a numero chiuso e test d’ingresso. Frutto della crisi, incertezza del futuro? Probabile, visto che il fenomeno non è solo italiano ma tutto europeo.

Anche a Milano, in Università Cattolica si riempiono le aule e scatta la protesta degli esclusi.

Il Corriere della Sera Milano riporta infatti la polemica dei 250 studenti esclusi dalla laurea magistrale in management dell’ateneo di Largo Gemelli. 550 persone per 300 posti: “avremmo dovuto avere un canale preferenziale visto che abbiamo frequentato questa triennale. Ci faremo sentire”. Cartelli di protesta sono già appesi nel chiostro della Cattolica. Chi polemizza lo fa perché “hanno fatto entrare anche chi aveva una media inferiore”, ma l’ateneo risponde che è impossibile, visto che vige il metodo meritocratico. La Cattolica si “difende” dicendo che negli altri atenei “le immatricolazioni sono poco più di un terzo, e che la situazione è risolvibile: ci sono anche altri corsi”. Ma agli studenti non basta, “noi volevano studiare management”.

Data: 21 settembre 2010

Boom di matricole

di Giulia Cimpanelli

matricoleIl lavoro scarseggia e il futuro dei giovani si fa sempre più difficile. Forse è questa la ragione del boom di iscrizioni negli atenei italiani. Dalle grandi statali come Palermo (ne abbiamo parlato nell’articolo Tutti all’università) alle private come la Luiss ai collegi d’eccellenza come il Sant’Anna di Pisa l’immatricolazione impazza. E sembra quasi non esserci abbastanza posto per tutti i richiedenti.

Un fenomeno è certo: le famiglie italiane sono più disposte agli sforzi economici e cercano di motivare i figli alla scelta degli studi universitari dopo il diploma. E sono sempre meno quelli che dopo la maturità decidono di affrontare direttamente il mondo del lavoro.

I numeri parlano chiaro: alla Luiss le domande di ammissione ai corsi di laurea triennale e a ciclo unico per il test di settembre sono aumentate del 17,6% e quelle per i corsi di laurea magistrale del 33% per un totale di 4.020 domande per 1.300 posti disponibili.

Alla Sant’Anna di Pisa sono 1.073 i ragazzi iscritti alle preselezioni per 47 posti, circa il 10% in più rispetto al 2009.

Ma tra cinque anni ci saranno posti di lavoro per l’uscente esercito di neolaureati?

Data: 7 settembre 2010

Dall’Udu a Facebook: il no al numero chiuso

di Claudia Cervini

facebuduSe digitate su Facebook la frase “No al numero chiuso” appariranno una decina di gruppi studenteschi: No al numero chiuso! Sì al diritto allo studio, Il diritto allo studio è sacro, no al numero chiuso, No ai corsi ad accesso programmato e altri che recitano più o meno allo stesso modo. I primi due gruppi contano rispettivamente 1.500 e 700 membri, tanto per far capire le dimensioni della protesta.

Ieri, a Catania, il sindacato studentesco Udu (Unione degli universitari) ha organizzato un sit-in contro l’accesso programmato, segnalato sempre su Facebook tra gli eventi.

Proprio l’Udu quest’anno ha anche redatto l’opuscolo “test sicuro” per tutelare gli studenti dalle irregolarità riscontrate durante la prova d’ammissione e indicare le modalità per fare ricorso, come riporta La Repubblica del 1° settembre. Il testo, una sorta di vademecum, è stato distribuito davanti alle aule.

Innanzitutto le situazioni sospette durante lo svolgimento della prova devono essere segnalate, si legge sull’opuscolo, se nessuno interviene lo studente potrà rivolgersi alle forze dell’ordine. In caso di mancato superamento del test si può far ricorso al Tar del Lazio entro 60 giorni dalla pubblicazione delle graduatorie. L’Udu inoltre, come riporta la testata di Ezio Mauro, da diversi anni promuove ricorsi collettivi per studenti che non sono stati ammessi ai corsi, per dare loro la possibilità di entrare in “sovrannumero”. Questo perché l’Udu ritiene il sistema lesivo del diritto allo studio , oltre che privo di efficacia. “È una selezione che ha fallito sotto tutti i punti di vista. Ci sono molti modi per superarlo, ma per farlo dobbiamo guardare all’interesse collettivo e staccarci dagli interessi particolari degli ordini professionali, gli unici che hanno tratto vantaggio dal numero chiuso”.

Data: 2 settembre 2010

Test d’ingresso? Una lotteria

di Giulia Cimpanelli

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Dallo stato alla lotteria: è questa l’immagine che Beppe Severgnini, nell’editoriale del Corriere di oggi, utilizza per inquadrare il cambiamento di modalità nell’accesso accademico tra ieri e oggi. “Un tempo i ragazzi italiani lottavano per entrare in aule affollate; oggi affrontano quiz esoterici”, commenta.

Tre, secondo il giornalista, le problematiche che affliggono il fatidico “numero chiuso”: non si tiene conto dei risultati delle superiori, i test non affiancano colloqui attitudinali ma li sostituiscono (e come cita l’editoriale “…ogni professione richiede predisposizione e passione – e con i quiz non si vedono.”), terzo, il sistema non tiene conto delle necessità che cambiano, se trent’anni fa venivano “sfornati” troppi medici, oggi ce ne sono troppo pochi.

La soluzione proposta nell’editoriale? Un sistema che preveda accesso libero con barriera al secondo anno. Ma qui subentrano le ben note difficoltà relative alla carenza di spazi che contengano grandi folle sia all’interno delle strutture universitarie che in collegi e residenze.

E, come abbiamo accennato nell’apertura dell’ultimo numero di  CampusPRO, sorge il dubbio che il fenomeno test sia anche un’ottima occasione per gli atenei di “far cassa” e per agevolare società e consorzi specializzati del settore. Il fatto che intorno al sistema si muova ogni anno un indotto di circa 50 milioni di euro potrebbe levare ogni dubbio sul perché, per esempio, dei test valutativi non selettivi.

La conclusione di Severgnini sull’argomento riassume in maniera esemplare quello che tutti si augurerebbero ma che l’Italia non accenna neanche lontanamente: “La Repubblica fondata sullo stage ai suoi figli dovrebbe almeno offrire un’università serena e una speranza vera”.

Data: 2 settembre 2010

Con mamma in ateneo

di Claudia Cervini

genitoriMamma e papà insieme all’università, al posto dei figli. Il Corriere della Sera di oggi riporta un fenomeno inedito: alle giornate di orientamento, in fila alle segreterie di facoltà, all’altro capo del ricevitore per richiesta di informazioni ormai ci sono sempre più genitori. Barbara Rosina, responsabile del Cosp, il centro per l’orientamento della Statale di Milano riferisce che il 50% delle telefonate sono di mamma e papà e in Bicocca 7 iscrizioni su 10 arrivano dai genitori. Le segreterie, come i centri orientamento sono bombardati dalle domande degli adulti: “Scusi, mio nipote vorrebbe iscriversi a Medicina, cosa dobbiamo fare?” oppure “Mio figlio vorrebbe iscriversi a Lettere, noi preferiamo Economia, cosa mi consiglia?”. E pensare che solo pochi anni fa al pensiero di farsi pescare in ateneo con mamma e papà si arrossiva di imbarazzo.

Alcune università sono corse al riparo riporta il quotidiano: la Bocconi ha organizzato un incontro a inizio anno solo per genitori, con il monito di rivedersi soltanto alla laurea e ha abolito il libretto dei voti rendendoli visibili on-line soltanto con l’inserimento della password segreta. Lo stesso accade al Politecnico di Milano e il rettore Giulio Ballio alle mamme che chiamano per avere informazioni sui figli risponde che non può accontentarle per motivi di privacy.

Alcuni chiamano semplicemente per assicurarsi che i figli siano arrivati a destinazione. Chissà se si presenteranno anche ai test d’ingresso per accertare la presenza dei ragazzi.

Data: 24 agosto 2010

Test d’ingresso: costi bollenti ma iscrizioni in crescita

di Claudia Cervini

testingressoÈ iniziato il conto alla rovescia per gli studenti che, terminata la maturità, si sono rimessi a studiare per i test d’ingresso universitari. Non solo i futuri medici e gli ingegneri, ma anche economisti, letterati, comunicatori, linguisti, psicologi, insomma oggi i test d’ingresso sono disseminati a macchia di leopardo nelle facoltà delle università italiane e regolano l’accesso ai più diversi corsi di studio.

Ci siamo già occupati su CampusPRO (http://www.mfiu.it/campuspro/ basta registrarsi gratuitamente per sfogliarlo) del fenomeno dilagante dei test selettivi e valutativi che da settembre piovono sui banchi universitari, un business che vale circa 50 milioni che finiscono nelle casse degli atenei e in quelle di società specializzate per la preparazione dei test, nei libri di testo, nella creazione dei servizi agli studenti.

Anche se di dubbia utilità (c’è chi sostiene la necessità di tali prove per ragioni di razionalizzazione e c’è chi le ritiene una lesione al diritto allo studio) e rigorosamente a pagamento, le iscrizioni alle prove continuano ad aumentare, come riporta oggi il Corriere della Sera.

Ci sono già i primi numeri: 10.194 gli iscritti ai test d’ingresso della Statale di Milano, ben 2mila in più rispetto al 2009. La prova bollente è quella del San Raffaele, 150 euro il costo della tassa d’iscrizione alla prova di medicina. Di seguito troviamo la Bocconi con 100 euro, la Cattolica con 60 e infine Politecnico e Statale con 50 euro.

Oltre alla tassa gli studenti devono mettere in conto altre spese, come quella dei libri di testo (che arriva a superare i 100 euro) e la trasferta per gli studenti “fuori-sede” (pernottamenti, pasti ecc.) Senza contare che c’è chi, nel dubbio, ne prova più di uno e tutto ciò senza garanzie di successo, perché dopo tanto studio, sudore e soldi si può essere esclusi. Allora rimangono due possibilità: iscriversi a un’altra facoltà che non prevede il numero chiuso o apettare l’anno successivo.

Ottime dunque le idee del Politecnico che da quest’anno ha deciso di alleggerire studenti e genitori caricando on-line 10mila copie di libri di testo con gli esercizi preparatori e di consentire a chi ha le idee chiare di effettuare le prove già al termine del quarto anno di liceo. Il vantaggio? Non rimettersi a studiare subito dopo la maturità e avere la certezza di entrare.

Data: 23 agosto 2010
Campus
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