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Test di ammissione: set da 007

di Claudia Cervini

MI150604INT_0001Vita dura per chi pensava di superare i test d’ammissione navigando col cellulare in internet, munendosi di auricolare (rigorosamente nascosto sotto la folta chioma), o semplicemente copiando dal foglio dell’amico.

Gli atenei infatti non si fanno trovare impreparati, anzi, hanno predisposto un set da 007 per difendersi dal nuovo spaventoso nemico dell’esame di ammissione: la tecnologia. La notizia è di Repubblica di oggi: a Bari metal detector e aule schermate con disturbatori di cellulari, alla Federico ΙΙ di Napoli, divieto di portarsi le penne da casa, a Firenze chi ha i capelli lunghi durante il test dovrà legarli.

Insomma gli studenti potranno contare solo sulle loro forze e si dovranno accontentare di sbagliare con la loro testa.

Data: 1 settembre 2010

Italia: un milione e 700mila giovani analfabeti digitali

di Claudia Cervini

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Nella generazione di Facebook, Twitter e Messenger, a sorpresa, l’ultimo rapporto Istat, riporta che oltre un milione e 700mila giovani italiani tra i 15 e i 29 anni non ha mai utilizzato il pc nell’ultimo anno, o addirittura non lo usa affatto. Non so quanti si aspettassero questa situazione, che all’alba del 2010, in un Paese cosiddetto sviluppato (se non avanzato) come l’Italia, sembra fantascienza.

Ancora una volta è il Sud a far crescere quello che in Europa è quasi un record negativo, insomma, nel Meridione i giovani internauti sono meno della metà rispetto al Nord.  Il digital divide però non miete vittime solo nel Meridione; come è evidente le coordinate culturali e sociali giocano un ruolo importante nell’uso del pc. La percentuale di emarginati tecnologici è infatti quadrupla tra i figli di operai rispetto ai figli di manager e professionisti.

La scuola italiana educa all’inclusione digitale? Poco, dice l’Istat a riguardo: tra i 6 e i 17 anni, solo 4 ragazzi su 10 usano il pc tra i banchi.

L’analfabetismo informatico è dunque ancora forte in Italia, nonostante si parli continuamente di generazione digitale. Sicuramente molti ragazzi “vivono” attaccati a cellulari, pc e conoscono tutte le nuove frontiere della comunicazione, ma molti altri, soprattutto tra le fasce socialmente più deboli, non conoscono ancora questo mondo. L’inserimento nel mondo del lavoro sarà dunque difficile per una parte di questi. Prima o poi si dovrà pur fare qualcosa.

Per fortuna che ci sono associazioni come il Biteb (Banco informatico tecnologico e biomedico, www.bancoinformatico.com), una Onlus nata per favorire l’accesso alla tecnologia da parte di realtà educative, sanitarie e assistenziali operanti in Italia e all’estero. Come opera? Attraverso il riutilizzo di computer, apparecchiature bio­mediche, macchinari e arredi tecnici dismessi, ma funzionanti. Dal 2006 hanno distribuito oltre 10mila apparecchiature a  organizzazioni non profit attive in tutti i campi, dall’assistenza ai migranti alla tutela ambientale, dallo sport dilettantistico all’inserimento lavorativo dei disabili e hanno sostenuto strutture sanitarie e assistenziali dei Paesi in via di sviluppo, facilitando loro l’accesso a tecnologie dismesse da ospedali italiani e offrendo supporto nella gestione dei beni, secondo criteri di professionalità ed efficienza.

Data: 1 giugno 2010

Le 3 t attirano giovani talenti

di Maria Teresa Melodia

Al Festival delle Città Impresa per la promozione del Nordest come Capitale Europea della Cultura nel 2019 sono stati presentati i dati del progetto di ricerca elaborato dalla Fondazione Corazzin di Venezia. Tale progetto prende spunto dalla teoria delle “Tre T” (Tecnologia, Talento, Tolleranza) di Richard Florida (2003) secondo cui la maggior presenza di questi tre aspetti è direttamente proporzionale allo sviluppo socio-economico di un territorio, nel quale ci sarà quindi maggior presenza ed attrazione di persone giovani e creative.

Seguendo la tesi delle “3T” di Florida, un maggior livello di tolleranza, assieme ad un maggior sviluppo tecnologico, porterebbe l’Italia ad attrarre e trattenere più talenti (stranieri o nostrani) e menti creative (nell’arte come nell’economia). Talenti abili nell’individuare nuovi mercati e opportunità grazie ad una visione più ampia della realtà.

Perchè l’Italia torni ad essere un Paese di opportunità, bacino di innovazione, la necessità è quella di ripartire dallo scambio di idee e di talenti con l’estero in modo da attrarre o trattenere la classe creativa di italiani e stranieri meritevoli, che a volte si trovano aldilà dei confini nazionali. Il primo passo? Una politica mirata e moderna per l’immigrazione e l’integrazione.
In merito a tecnologia e tolleranza la strada è ancora lunga…

Data: 29 aprile 2010
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