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Il peso delle tasse

di gcavallaro

tasse E’ proprio il caso di definirlo così, almeno pensando alla battaglia che hanno intrapreso e per il momento perso, gli studenti della Federico II di Napoli. La protesta avanzata dai consiglieri di ateneo per non far aumentare le tasse è fallita per l’ennesima volta. Questo il responso che gli universitari partenopei hanno condiviso con una nota su Facebook. Massimo Marrelli, rettore dell’ateneo napoletano ha rintuzzato le proteste.
Ci eravamo resi conto che l’attuale distribuzione delle tasse non era equa e addirittura a pagare di più erano coloro che rientravano nelle fasce più deboli (prima, seconda, terza e quarta, per la precisione). Inserendo la pressione fiscale uguale per tutte le fasce, veniva evitata questa distorsione e inoltre, con la proposta di aumentare il numero delle fasce (da 16 che sono attualmente, a venti) si dava l’opportunità di rendere più stabile tale pressione” si legge nel comunicato dei rappresentanti Udu.
Noi troviamo non equo e antidemocratico che chi ha un reddito di cento mila euro deve pagare una somma uguale a chi guadagna solo 35 mila euro (la soglia massima stabilita per l’ultima fascia) con il risultato dell’evasione di molti nel non presentare il reddito Isee. Allora Di fronte a queste ingiustizie, abbiamo aperto una battaglia contro il Rettore. Alla fine sembrava che la battaglia era stata vinta facendo sentire la nostra voce al rettorato e strappando cosi, un accordo, in favore della nostra proposta. Ma durante l’ultimo senato accademico e consiglio di amministrazione, il rettore non tiene conto degli accordi presi con i rappresentanti e presenta un’altra proposta ovvero aumento delle fasce si, ma con un corrispettivo aumento delle tasse del 4%” dicono gli studenti.
Per il momento la querelle si ferma qui, ma gli studenti promettono di tornare a settembre con la stessa voglia di difendere i propri diritti. E i portafogli delle proprie famiglie.

Data: 28 luglio 2011

Esse3, ancora tu !

di gcavallaro

esse3 Il sistema Esse3, torna a colpire. Succede a Bari, dove il passaggio della tassazine al nuovo sistema informatico sta inquietando gli studenti dell’ateneo cittadino. Per dipanare i dubbi che il sistema informatico ha generato, è intervenuto il professor Augusto Garuccio, prorettore dell’università di Bari. “Le tasse universitarie non sono solo telematiche” ha dichiarato , confermando ancora una volta le perplessità che il sistema aveva generato in passato e di cui potete leggere anche qui l’ultimo aggiornamento dal blog.
Abbiamo comunicato per tempo sul sito istituzionale d’ateneo le nuove modalità di pagamento di tasse e contributi” ha voluto chiarire Garuccio. “Non vedo nell’informatizzazione delle tasse un motivo di disagio da parte degli studenti. I bollettini sono pagabili online o stampabili dal portale esse3 e con questa manovra l’università degli Studi di Bari si è uniformata con il resto degli atenei italiani“. Apparentemente risolta la questione, un altro punto di discussione è stato sollevato dagli studenti circa il collegamento ad internet, di cui non tutti sono a disposizione.

A spegnere anche questa polemica, ci ha pensato lo stesso prorettore per cui “tutti gli studenti hanno la possibilità di disporre del collegamento ad internet, grazie alle postazioni wi-fi presenti in tutte le facoltà”. Insomma il processo di innovazione, anche a Bari, sembra procedere . Seppur con qualche intoppo. Tra cui quello non trascurabile della portata delle tasse stesse. “Ragazzi, mi sfogo sapendo che non potete far molto… 300 euro in più dell’anno scorso… 300 !!” scrive sulla pagina Facebook di Link Bari, uno studente barese. Anche se, in questo caso, Esse3 non c’azzecca davvero.

Data: 17 giugno 2011

Home sweet home

di gcavallaro

home Vivono ancora con i genitori, passano più ore sui libri rispetto a 20 anni fa, spesso sono pendolari e se devono scegliere un’esperienza di studio all’estero, preferiscono i paesi anglofoni. E’ questa la fotografia che scaturisce dalla “Sesta Indagine Eurostudent” sulle condizioni di vita e di studio degli studenti universitari italiani (campione di 4.499 studenti, con riferimento all’anno accademico 2008-2009), realizzata dalla Fondazione Rui in collaborazione con il Miur.
Tra i primi dati che saltano all’occhio, quello per cui il 73% degli universitari italiani vive ancora in famiglia. Il restante 24% è invece fuorisede: il 17 vive in appartamento, spesso condiviso e solo il 2.4 ha modo di usufruire degli appartamenti messi a disposizione dal’ente regionale per il diritto allo studio. Questo perché, visti i chiari di luna, essere già indipendenti a 20 anni non è prerogativa di tutti, almeno nel Belpaese. Ma i tentativi di farcela da soli non mancano: i ventenni con un lavoro sono il 22% , tra i 24 e i 27 anni sono impegnati il 48% e l’83% dopo i 27. Ma probabilmente non basta, tanto che il 50,6% fa la spola da pendolare tra casa e la sede di studio. Un modo per risparmiare, senza gravare sul portafoglio di mamma e papà che, solo per le tasse d’ateneo, hanno i loro grattacapi.
Ma la voglia di impegnarsi nello studio non manca. L’indagine infatti dimostra come, rispetto a 20 anni fa, quando in media si dedicava all’attività universitaria tra lezioni e studio un totale di 32 ore settimanali, oggi questa forbice si è allargata, arrivando a toccare un monte ore di 41,sempre a settimana. Insomma studenti sempre più diligenti, tanto da ponderare più di un pensiero alla formazione anche dopo il canonico percorso accademico. E per molti, la meta del futuro è lontana dall’Italia. L’indagine ha rivelato infatti che i Paesi di lingua anglofona sono in testa alle preferenze di chi medita di perfezionarsi: il 33% preferirebbe il Regno Unito, l’11% gli Usa e il 9% l’Irlanda.

Data: 9 giugno 2011

Uni Salento: “Aggiornamento ancora in corso”

di Lucrezia Pacilecce_universita_tasse_protesta

A nessuno piacciono le situazioni in sospeso, tanto meno quelle amministrative. E lo sanno bene gli studenti salentini.

Li avevamo già recentemente seguiti con i nostri due post sul tax gate:

http://www.campus.it/blog/2011/03/15/tax-gate-alluniversita-del-salento/

http://www.campus.it/blog/2011/03/28/lecce-presidio-al-rettorato/

E ora li ritroviamo così: ad aspettare ancora di pagare l’importo della loro seconda e della terza rata universitaria. Il motivo del blocco? Problemi di aggiornamento del portale di ateneo, dove non compaiono ancora le distinte da stampare per le rate né la proroga del pagamento fino al 31 maggio.

“Naturalmente il mal funzionamento del portale non è esclusivamente attribuibile al sistema informatico dell’università, da sempre carente, ma anche all’amministrazione”, hanno commentato i ragazzi dell’Udu (Unione degli universitari).

Blocco, quello del pagamento delle tasse, che ha generato un clima di caos e confusione. La stessa comunicazione interna dell’ateneo sembra trovarsi in difficoltà. In risposta ai reclami studenteschi, le segreterie hanno infatti sostenuto che nulla è cambiato riguardo alle tasse: dichiarazione opposta a quella fatta dal Cda il 28 marzo scorso, quando era stata preannunciata la decisione di destinare 756mila euro, per ridurre la pressione fiscale sugli iscritti. Inoltre, dopo 22 giorni, deve ancora essere calcolato l’extra gettito reale, che si prevede intorno ai 1.600 euro, sulla base del merito.

Insomma, tutto resta in sospeso: portale, segreterie, comunicati e tasse incluse.  Gli unici che non accennano a voler stare fermi sono gli studenti, che aumentano le proteste, nella speranza che qualcosa si sblocchi.

Data: 22 aprile 2011

Lecce: presidio al rettorato

di gcavallaro

taxDopo il consiglio degli studenti che ha dato il via libera all’abbassamento della pressione fiscale del 64% , la decisione definitiva sarà presa nel Consiglio d’Amministrazione previsto per oggi, lunedì 28 marzo.
Teatro della questione, cioè le tasse universitarie, è l’università degli studi del Salento, i cui studenti sono da qualche tempo ormai impegnati nella loro lotta (qui l’ultimo aggiornamento che vi avevamo dato sulle pagine del blog).
“La manovra proposta dall’ Udu permette di ricavare 322 mila euro all’interno del bilancio dell’università che, sommate ai 710 mila del finanziamento regionale, andrebbero a coprire circa il 64% dell’extragettito previsto dall’aumento della tassazione, generato dai quei filtri di merito tanto ingiusti e contestati.”: così recita il comunicato ufficiale diramato dall’Unione degli Studenti di Lecce. Sicuramente la battaglia non è vinta, perché ora l’obiettivo dell’abbassamento delle rette universitarie potrebbe subire uno stop. Per questo motivo gli studenti dell’ateneo salentino hanno deciso di lanciare un presidio sotto al rettorato durante il CdA, per dimostrare quanto questa manovra economica abbia generato malcontento e frustrazione.
Chiediamo all’amministrazione una presa di coscienza forte, chiediamo al rettore di sostenere le richieste degli studenti e che questi fondi vengano usati per consentire all’ateneo di mantenere quella funzione di ascensore sociale tanto declamata, ma ora messa in pericolo. Se l’amministrazione decidesse di andare contro le proposte degli studenti, sancirebbe la fine dell’università pubblica con libero accesso, creando un sistema di formazione ad accesso sbarrato, sbarrato da un ostacolo economico per gli studenti meno abbienti, creando un università classista andando contro i principi di quella costituzione scritta dai nostri padri, che è il fondamento della Repubblica Italiana” conclude il comunicato.

Data: 28 marzo 2011

Ca’ Foscari & tasse: sconti a fratelli e sorelle

di Claudia Cervini

cattaneo2Mentre alcuni atenei incrementano le tasse per far fronte ai tagli subìti (il caso più eclatante e contestato è quello dell’Università del Salento), la Ca’ Foscari stabilisce uno sconto per gli studenti che hanno già un fratello o una sorella nella stessa università. Lo scrive il rettore Carlo Carraro, che nel suo blog, dedica il post Buone notizie per gli studenti ad alcune iniziative di Ca’ Foscari, discusse nell’ultimo Cda in tema di servizi e diritto allo studio.

Lo sconto sarebbe di un minimo di 200 euro e un massimo di 400 euro all’immatricolazione e può essere richiesto dagli studenti con reddito familiare ISEE inferiore ai 40mila euro, (una riduzione che può essere cumulata con le altre già esistenti).

“Si tratta di un gesto piccolo ma, speriamo, significativo, con il quale l’ateneo vuole mostrare la sua vicinanza alle famiglie degli studenti e in particolare a quelle che, con plurime iscrizioni al nostro ateneo, dimostrano un particolare gradimento per Ca’ Foscari”, scrive il lettore dalle colonne di Parliamone.

Data: 15 marzo 2011

Tax gate all’Università del Salento

di Claudia Cervini

Locandina-Udu2Dalle assemblee studentesche al Palazzo del Comune. La questione tasse all’Università del Salento non si esaurisce, ma lievita.

Sono ormai settimane che nell’ateneo salentino si porta avanti la battaglia contro l’incremento delle tasse (di cui abbiamo dato notizia qui).

E mentre continuano le assemblee e i seminari in ateneo, anche il sindaco Paolo Perrone risponde all’appello degli studenti, che si erano rivolti nei giorni scorsi, niente meno che al primo cittadino.

Il sindaco, pur ritenendo le richieste “sacrosante”, ha dichiarato che non stanzierà fondi per  l’Università del Salento, promettendo però un maggior impegno proprio sui servizi agli studenti.. (anche se non sono chiari i termini dell’intervento).

L’Udu infatti non ha gradito: “Ci sembra che il Comune abbia una visione irrealistica della nostra università e del contesto in cui è inserita: è vero che qualcosa è stato fatto, ma la strada per considerare Lecce una vera città universitaria, è ancora lunga”, commentano dal sindacato studentesco. “A giugno è prevista, per l’università, una rata di 1,5 milioni di euro che finirà nelle casse del Comune: il primo cittadino dimostri con i fatti di sostenere l’ateneo e il diritto allo studio nel proprio territorio cancellando parte del pagamento e permettendo così di usare quella cifra per coprire le lievitate rette a carico degli studenti”.

L’ultima parola sulla vicenda tasse spetterà al Cda dell’ateneo salentino che si riunirà il 28 marzo (e non oggi come era stato deciso nei giorni scorsi).

Intanto continuano le assemblee al polo scientifico.

Data: 15 marzo 2011

Il rettore non apre sulle tasse

di gcavallaro

LaForgia1A proposito della protesta studentesca seguita agli aumenti delle tasse universitarie, di cui abbiamo già dato notizia qui, riceviamo e pubblichiamo alcuni stralci di una lettera che gli stessi rappresentanti dell’Udu Lecce hanno voluto inoltrare agli organi di informazione e che circola anche su Facebook.
Al centro dell’attenzione, in base a quanto riferiscono gli studenti pugliesi, la posizione del rettore, il diritto allo studio ed il merito. Si comincia dal Laforgia pensiero.
“Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del prorettore Pasimeni che riteneva i tagli necessari ma era pronto al dialogo con gli studenti, oggi invece il Rettore prende una posizione nettamente contraria: l’aumento è necessario, niente passi indietro.”
Quindi gli studenti si soffermano sul problema del diritto allo studio. “Il rettore parla anche di un’ università che non debba occuparsi di diritto allo studio, perché, a suo avviso, ci sono altri organi predisposti a farlo. Ma cosa vuol dire diritto allo studio? Sicuramente è riduttivo parlare di questo diritto semplicemente in termini di borse di studio, alloggi e mense. Il diritto allo studio è molto di più. Vuol dire avere dei sistemi tali da poter consentire a chiunque di poter continuare gli studi e con un sistema di tassazione come questo molti saranno costretti a lasciare il percorso universitario non riuscendo a superare quest’ostacolo economico insormontabile. Se poi si considera come i sistemi di sostegno (borse di studio, alloggi, mense e biglietti a tariffa ridotta per i trasporti) nella nostra regione siano largamente insufficienti, l’ amministrazione dell’ateneo ha la responsabilità e il dovere di mettere gli studenti nelle condizioni più favorevoli possibili per facilitare il loro percorso di formazione. Come fa uno studente che rientra nelle prime due fasce di reddito a dover lavorare e studiare per poter sopperire alle mancanze di un sistema di diritto allo studio carente?”
Ed infine, una valutazione sul merito . “Pesanti sono le accuse anche sul merito. Secondo il rettore infatti molti studenti userebbero l’università come parcheggio. Ma come fa uno studente a laurearsi in tempo con una didattica scadente, una burocrazia lenta e con i grandi problemi tecno-amministrativi caratteristici del nostro ateneo? Prima di pensare a modelli di tassazione analoghi a questo, responsabilmente il rettore dovrebbe pensare a risolvere i problemi. Ad esempio nel nostro ateneo non esiste lo stato amministrativo di studente a tempo parziale (studente lavoratore) che, per necessità, non può concentrare tutte le energie sullo studio, e quindi non può superare i filtri meritocratici imposti dal sistema di tassazione. Vorremmo che l’amministrazione considerasse lo studente il centro dell’università e non solo una risorsa da cui trarre fondi.” Il contraddittorio, comunque, è destinato a continuare.

Data: 22 febbraio 2011

Mantenersi in ateneo: how to

di Claudia Cervini

studenti_150_oreUltima chiamata per lavorare in università. Sono in chiusura i bandi (che avevamo già annunciato sul nostro portale) per la collaborazione a tempo parziale, le cosiddette 150 ore da svolgere in ateneo.

Le mansioni sono tante, è possibile lavorare in biblioteca o al centro sportivo, nelle aule informatiche o nelle segreterie di dipartimento, in base alle attitudini e naturalmente alle esigenze delle strutture.

Se devi mantenerti da fuori sede, contribuire a pagare le salatissime rette universitarie, o semplicemente vuoi concederti qualche sfizio in più, lavorare in ateneo può essere una soluzione. Intanto perché l’impegno è ridotto, in secondo luogo perché sarà facile frequentare le lezioni e accedere alle biblioteche. L’impegno settimanale è di massimo15 ore ed è previsto un compenso medio di 7,5 euro l’ora.

Potrete fare domanda direttamente sul sito dell’ateneo (www.unicatt.it www.unito.it), con piano di studi alla mano, voti degli esami sostenuti e certificazione del reddito familiare.

In bocca al lupo!

Data: 19 ottobre 2010

Più tasse per tutti

tasse
“(…) Avvertono gli studenti e le loro famiglie che, in assenza di una correzione della linea politica del Governo sul finanziamento alle università, che riduca in modo consistente i tagli al fondo di finanziamento ordinario, sarà necessario per gli Atenei procedere a deliberare sensibili aumenti della contribuzione studentesca”. Firmato Aquis, ovvero gli atenei eccellenti e con i conti in ordine, raggruppati nell’Associazione per la qualità dell’università statali italiane.

Università del calibro di Bologna, Padova, Politecnico di Torino, Tor Vergata, in un documento di commento al ddl di riforma Gelmini, scrivono a chiare lettere che si va verso un aumento delle tasse.

Gli atenei, si legge nel documento, “si impegnano a spiegare con una lettera agli studenti ed alle loro famiglie in modo puntuale e dettagliato le motivazioni di tale scelta, tanto dolorosa e spiacevole quanto inevitabile ed obbligata”.

L’idea che era circolata nel mondo accademico un po’ di mesi fa era che la riforma su governance e reclutamento potesse essere “scambiata” con un rientro dei tagli previsti proprio dal 2010. Si è persino diffusa la notizia che le risorse per far rientrare i tagli fossero state individuate fra l’ingente tesoretto dello scudo fiscale.

Per questo, in generale, la maggioranza dei rettori italiani ha accolto con favore il contenuto della riforma.

Ma, a parte l’assenza di impegni formali da parte del ministro, questa speranza si infrange nelle determinazione di Giulio Tremonti.

L’unica promessa formale l’ha fatta, proprio dalle colonne di CampusPRO, il senatore Valditara (aennino del Pdl), che ha garantito un emendamento alla futura Finanziaria, dell’ordine di circa 500 milioni: quanto basterebbe per aprire le aule e non bloccare le lezioni nel nuovo anno solare.

L’impressione è che la soluzione, se sarà trovata, arriverà in dirittura d’arrivo dell’iter parlamentare.

Intanto, nei rettorati, si preparano le missive per gli studenti e le loro famiglie: si tratterebbe di aumenti davvero consistenti, forse dell’ordine del 100%, come aveva sostenuto, tempo addietro, la Voce.info e come spesso preconizzato dal bocconiano Giavazzi.  Da gennaio le lettere potrebbero arrivare nelle case di chi ha i figli all’università.

Con una problema di ordine politico: un governo nato sullo slogan “meno tasse per tutti” presenterebbe un conto piuttosto salato a 1,6 milioni di famiglie italiane.

Data: 11 novembre 2009

Aumentare le tasse? Ok il prezzo è giusto

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Ok il prezzo è giusto. Due economisti de LaVoce.info, il think tank di Tito Boeri e molti altri, hanno individuato di quanto sarebbe opportuno che salissero le tasse universitarie, così come Francesco Giavazzi (un altro del giro) ha sancito dalle colonne del Corriere: del 100%.

I due studiosi, Daniele Checchi (Statale di Milano) e Alberto Rustichini (Università del Minnesota), lo dicono in un articolo pubblicato oggi da La Voce.

Usando calcoli econometrici e prendendo come base i redditi delle famiglie italiane  dell’Indagine Bankitalia 2006, gli studiosi spiegano che le ripercussioni di un simile aumento sui redditi bassi “potrebbero rivelarsi modeste”.

Applicando i calcoli alla tassazione universitaria media – 800 euro – desumono che la maggior tassazione potrebbe ridurre di circa lo 0,11% la probabilità di iscrizione all’università. “Si tratterebbe”, scrivono Rustichini e Checchi, “di meno di 2mila studenti, che potrebbero facilmente essere esonerati dall’incremento delle tasse”.

Insomma, tolte queste famiglie, le altre, anche con bassi redditi, terrebbero botta continuando a inscrivere i figli all’università.

Secondo i due economisti, aumentare le tasse del 100% consentirebbe (al netto degli esonerati) un ricavo di 1,3 miliardi di euro, annullando di fatto l’effetto dei tagli di Tremonti. Ma gli effetti positivi sarebbero anche altri: studenti e famiglie rinuncerebbero all’equazione “basse tasse=bassa qualità dei servizi” che dominerebbe le scelte degli italiani oggi, insieme al feticcio del valore legale del titolo, uguale in qualsiasi ateneo.

“Se gli studenti impareranno a ‘votare con i piedi’ si produrrà quella concorrenza tra atenei che può aprire degli spazi per i più dinamici tra gli stessi”, scrivono.

Gli studiosi quindi concludono che aumentare le tasse si può (e si deve) ma, aggiungono, a due condizioni:

1) costruendo residenze universitarie (che quindi permettano alle famiglie comunque di non scegliere solo l’ateneo sotto casa);

2) erogando borse di studio (non solo in base al reddito ma anche “in base al contesto socio-culturale, per esempio sostenendo i figli dei genitori che non abbiano completato l’obbligo scolastico”) .

Nell’architettura degli economisti-riformisti nessun riferimento alla particolarità del quadro tributario italiano, nel quale vaste fette di popolazione, attraverso meccanismi di elusione e di evasione fiscale, denunciano redditi bassi.

Per assurdo, raddoppiare gli 800 euro di tasse pagati dal figlio di un ristoratore (categoria recentemente assurta alle cronache) potrebbe non avere effetto, mentre portare da 1.300 a 2.600 euro la retta della figlia di due lavoratori dipendenti potrebbe essere decisivo, perché questa abbandoni gli studi.

E sulla stesso sistema dei redditi, si baserebbero poi i sistemi di sostegni ipotizzati dai due. Ne è chiaro poi quando potrebbe incidere questo si sistema (residenze e alloggi) sulle finanze statali: sarebbe stato il caso, forse, fare due calcoli per capire l’incidenza, visto che si sono affrettati a ricavare il gettito complessivo.

Infine due notazioni.

La prima di ordine pratico: mentre gli atenei possono aumentare le tasse da subito – anche se c’è da superare i vincoli del tetto del 20% sul Ffo – il sistema di sostegni richiede leggi statali che, con i tempi parlamentari, arriverebbero chissà quando.

La seconda di ordine politico: essendo la riduzione della pressione fiscale un mantra del Governo Berlusconi, chi dovrebbe spiegare a circa 1,6 milioni di famiglie una tassa che cresce del 100%? E non una tassa sul lusso -  sulla terza casa, sul telefonino, o sul suv – come in passato si è ventilato ma sulo completamento dell’istruzione dei figli, oggi percepito come necessaria.

Dubito che i calcoli dell’econometria s’accordino, alla fine, con la giustizia e con la politica.

Per leggere l’articolo di Rustichini e Checchi, Le nozze coi fichi secchi, clicca qui.

Data: 23 luglio 2009

Atenei: alzare le tasse premia gli evasori

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E’ ora di alzare le tasse, ha sentenziato Francesco Giavazzi, economista della Bocconi, sul Corriere di qualche giorno fa.

L’idea dell’editorialista di Via Solferino (ma per la verità anche del suo collega Perotti) è nota: le basse rette degli atenei sono, di fatto, un trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi, ovvero i primi pagano le tasse per i secondi.

Contemporaneamente, suggerisce il professore, diamo più borse di studio ai capaci e meritevoli ma sprovvisti dei mezzi.

Gli hanno fatto eco in molti, d’accordo o meno.

Pochi hanno però ripreso il dibattito dopo le notizie, pubblicate a più riprese, dei redditi medi del Bel Paese, dove un lavoratore autonomo guadagna i media 37mila euro (lordi ovviamente), un commerciante 19mila (11mila se è lavoratore autonomo) ecc. ecc.

Ora, visto che sulla base di un Dpcm della metà degli anni ‘90, gli atenei tassano gli iscritti sulla base del reddito familiare, quale gettito ci si puo’ aspettare da un’Italia così? Come ovvierebbe Giavazzi – molto praticamente – visto che, di qui al primo novembre, non è prevista una riforma fiscale che porti a galla l’evasione fiscale?

Se, come chiede Giavazzi, le università dovessero aumentare le tasse universitarie, il trasferimento, quello vero, sarebbe da chi paga l’Irpef – perché onesto o perché non può fare diversamente – a chi non la paga o ne paga molta meno del dovuto.

Idem, più in prospettiva, per le politiche di diritto allo studio e le relative borse: ogni ragionamento, giusto o sbagliato che sia, deve fare i conti con questa realtà dei fatti: c’è un pezzo piuttosto grande d’Italia che elude (con meccanismi societari) o evade le tasse.

Data: 20 luglio 2009
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