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Talenti welcome back

di Maria Teresa Melodia

ricercatoreUna mano ai talenti emigrati all’estero. Lo stabilisce un provvedimento bipartisan a favore dei cervelli in fuga approvato in via definitiva dal Senato, con il solo voto contrario di Fli e l’astensione dei Radicali. In pratica:tutti gli under 40, cittadini Ue, laureati e con almeno due anni di residenza nel nostro Paese e andati fuori dall’Italia per lavoro o studio avranno uno sconto sulle tasse: dell’80% se lavoratrici e del 70% se lavoratori. La condizione: avviare un’attività di impresa o di lavoro autonomo, oppure essere assunti. I benefici decadranno se il lavoratore non resterà in Italia almeno cinque anni. In questo caso, lo Stato provvederà al recupero dei benefici già fruiti, con applicazione delle relative sanzioni ed interessi.

La proposta è stata promossa dalle associazioni Trecentosessanta e Intergruppo sussidiarietà. Un piccolo passo, ma comunque un segnale ai ricercatori espatriati. Ora il ministro dell’Economia avrà 60 giorni di tempo per emanare il decreto attuativo, poi sarà possibile beneficiare degli incentivi previsti fino al 2013.

Data: 27 dicembre 2010

Il destino dei talenti…

di Maria Teresa Melodia

Talent ShowA capire perché chi ha talento oggi fatica a emergere in Italia, ci aiuta il celebre sociologo Francesco Alberoni, che dalle colonne del Corriere, firma un editoriale nel quale afferma, in poche parole, che l’Italia attuale è in un periodo di decadenza. E’ toccato ad Atene dopo la stagione dei grandi filosofi tra il 450 e il 350, ricorda Alberoni, e ora all’Italia, dopo lo splendore del Rinascimento, e le occupazioni straniere.

L’attuale ambiente del Paese Italia non aiuterebbe le persone di genio a crescere, ad affermarsi, ma le ostacolerebbe, valorizzando altri tipi di personaggi, sostiene il sociologo, che aggiunge: “Fioriscono i geni quando la società ha slancio, ottimismo, fame di futuro e quindi di persone competenti e geniali. Come in Italia nel dopoguerra, quando tutti volevano lasciarsi alle spalle la miseria e creare prosperità. Ed erano pronti a lavorare duramente, a prodigarsi”.

“Oggi, continua Alberoni, si è radicato il devastante convincimento che chi fa bene, chi si prodiga, chi lavora duramente, chi merita, non verrà ricompensato, non avrà successo. Mentre riuscirà chi è spregiudicato, chi appare in televisione, chi trova protezioni politiche. E anche nel lavoro vediamo che i giovani preparati, pronti a lavorare e ad adattarsi, lo trovano. Ma con più fatica. Come fa più fatica chi ha grandi doti e si trova in un ambiente culturale che non lo aiuta e non lo capisce. Per riuscire deve avere una grande fede, un grande ideale e una fiducia di fondo nella natura umana per vincere ogni giorno la sfiducia, il cinismo, l’indifferenza di chi lo circonda”.

Amara consolazione per i talenti italiani. Ma forse partire da condizioni contrattuali migliori sarebbe d’aiuto…o fanno parte anche quelle del periodo di decadenza?

Data: 20 ottobre 2010

Italians in fuga. Anche il Time si chiede il perché

di Maria Teresa Melodia

somewherePerchè i giovani italiani se ne vanno all’estero? La domanda è arrivata Oltremanica. Sul Time, infatti, gli inglesi si interrogano sulla “questione italiana”, partendo dalla ormai famosa lettera di Pier Luigi Celli all’amato figliolo. Il magazine punta il dito contro il Paese dei sogni, dove la vita dovrebbe essere bella, eredità di luoghi comuni e antichi sul Belpaese.

In verità, l’Italia, agli occhi di una generazione di giovani espatriati, appare come una nazione dove i padri stanno meglio dei figli, dove una laurea non basta più ad aprire tutte le porte, e rimane quindi la scappatoia d’emergenza della fuga all’estero. Un fenomeno in aumento, anche se numeri ufficiali variano. Secondo il Censis, 11.700 laureati hanno trovato lavoro all’estero nel 2006, pari a uno ogni 25 italiani che hanno concluso gli studi in quell’anno e secondo un sondaggio di Bachelor, agenzia milanese di reclutamento, il 33,6% dei neodiplomati sentono il bisogno di lasciare il paese e un anno dopo averlo fatto il 61,5% considera la scelta azzeccata.

“In Italia non c’è vento. Tutto è bloccato”, sono le parole di Luca Vigliero, architetto 31enne che ha trovato fortuna prima a Rotterdam e poi a Dubai e che si aggiunge alla lista dei “testimonial” italiani fuggiti, enumerati dal magazine inglese. C’è anche Silvia, 31 anni, che dopo aver trascorso 4 anni in Cina, è tornata a Treviso e dopo un anno di ricerche non ha trovato nulla di buono ed è tornata in Cina. Poi Francesco, Giovanni, Giulia e molti altri. Il quadro che emerge è quello di un paese nel quale vanno avanti “gli amici o i figli di“, dove quelli di talento hanno vita più difficile e dove si è considerati giovani fino a 40 anni, con relativa scarsa considerazione.

In questo contesto, chi è coraggioso? Chi resta o chi va?

Data: 11 ottobre 2010

Under 35 convocati a Torino

di Maria Teresa Melodia

small_logo thinkingpot_jpgIl capoluogo piemontese, capitale dei Giovani per l’anno 2010, dedica cinque giorni ai ragazzi under 35. Dall’8 al 12 settembre, nel centro di Torino, tra il Lingotto, il Politecnico e il cortile di Palazzo Carignano, va in scena infatti “Thinking pot – Diritto al futuro”, meeting aperto ai giovani di tutta Europa.

I protagonisti saranno coloro che reclamano il proprio diritto al futuro, che in questa occasione potranno incontrarsi, parlare e mettersi in gioco attraverso le loro idee e proposte.

In programma eventi ed incontri. Dopo la prima giornata d’accoglienza, il 9 settembre parte con l’intervento Quo vadis Europa? dello storico Donald Sasson, che rifletterà sull’identità dell’Europa passata, presente e futura. La giornata del 10 punta invece l’obiettivo sul lavoro con 3 career day dedicati ai green jobs, ai social jobs e ai web jobs, proseguendo con un business game a squadre con un iPAD in premio per il vincitore. Infine, sabato 11 tocca a personaggi del giornalismo e della letteratura che si interrogheranno sul tema “Diritto al futuro”. Tra gli ospiti spiccano David Bainbridge, docente presso l’Università di Cambridge, e Riccardo Iacona, noto conduttore e giornalista d’inchiesta della televisione italiana.

Per tutte le informazioni, potete visitare il sito www.thinkingpot.eu

Data: 3 settembre 2010

Perché i talenti fuggono?

di Maria Teresa Melodia

tinagli_grandeL’articolo di Irene Tinagli, intitolato Perché non siamo un Paese per scienziati e pubblicato su La Stampa.it, suona come un appello alla classe politica e accademica italiana.
Una classifica della Virtual Italian Academy, associazione di accademici espatriati che valuta la performance in termini di pubblicazioni e di impatto accademico di 400 ricercatori italiani, ci ricorda infatti che tra i migliori cervelli Italiani due su tre lavorano all’estero.

Se su 400 nomi di grandi cervelli, in 268 lavorano ancora in Italia, circa 6 su 10, il punto è, come sottolinea la Tinagli, che tra i migliori 20 solo 7 lavorano in Italia, gli altri 13, ovvero il 65%, sono tutti fuori. Allargando la lista ai top 50 le cose non migliorano molto: quasi il 60% dei migliori 50 è all’estero”. Non solo gli altri Paesi ci rubano tutti quelli più bravi, ma significa che, come sottolinea la Tinagli, “chi è andato all’estero, pur avendo già una marcia in più, ha trovato le condizioni giuste per poter sfruttare questa marcia e correre più veloce verso la meta”.

E’ una questione di contesto in cui si forma e opera la produttività intellettuale. In Italia, come emerge dalla classifica, non ci sono le condizioni per crescere e affermarsi, e neppure quelle per formare le nuove generazioni di scienziati. In Paesi come gli Usa, la Francia, la Svizzera, vige un sistema oliato, che come puntualizza la Tinagli, non a caso Docente all’Università Carlos III di Madrid, non solo garantisce all’individuo bravo l’opportunità di lavorare bene e di emergere, ma dà a tutto il sistema di ricerca nazionale una continuità fondamentale per contribuire al benessere e alla crescita del Paese”. Ulteriore aspetto che evidenzia sempre su La Stampa Flavia Amabile è poi che proprio i cervelli italiani più giovani con meno di 55 anni sono all’estero. Quelli che ce l’hanno fatta senza fuggire hanno tutti più di 55 anni.

Come conclude la docente collaboratrice de La Stampa ci vogliono qualità come costanza, consapevolezza, lungimiranza, dentro e fuori le università, che implicano uno sforzo collettivo, economico e culturale. Per questo l’emergenza italiana è quella di lavorare di più sulle condizioni per creare un sistema motivante e funzionale, affinché chi resta in patria possa essere produttivo al pari dei propri colleghi all’estero. Per superare una situazione anomala in un Paese con così tanti talenti.

Data: 1 settembre 2010

Le 3 t attirano giovani talenti

di Maria Teresa Melodia

Al Festival delle Città Impresa per la promozione del Nordest come Capitale Europea della Cultura nel 2019 sono stati presentati i dati del progetto di ricerca elaborato dalla Fondazione Corazzin di Venezia. Tale progetto prende spunto dalla teoria delle “Tre T” (Tecnologia, Talento, Tolleranza) di Richard Florida (2003) secondo cui la maggior presenza di questi tre aspetti è direttamente proporzionale allo sviluppo socio-economico di un territorio, nel quale ci sarà quindi maggior presenza ed attrazione di persone giovani e creative.

Seguendo la tesi delle “3T” di Florida, un maggior livello di tolleranza, assieme ad un maggior sviluppo tecnologico, porterebbe l’Italia ad attrarre e trattenere più talenti (stranieri o nostrani) e menti creative (nell’arte come nell’economia). Talenti abili nell’individuare nuovi mercati e opportunità grazie ad una visione più ampia della realtà.

Perchè l’Italia torni ad essere un Paese di opportunità, bacino di innovazione, la necessità è quella di ripartire dallo scambio di idee e di talenti con l’estero in modo da attrarre o trattenere la classe creativa di italiani e stranieri meritevoli, che a volte si trovano aldilà dei confini nazionali. Il primo passo? Una politica mirata e moderna per l’immigrazione e l’integrazione.
In merito a tecnologia e tolleranza la strada è ancora lunga…

Data: 29 aprile 2010
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