In edicola

Il Blog

Giovani dem in piazza per il diritto allo studio

di Claudia Cervini

run

Nelle piazze italiane, durante la giornata mondiale per il diritto allo studio (17 novembre), ci saranno i “partigiani della conoscenza” a protestare per i tagli all’università e per la non-riforma (così la chiamano) del ministro Gelmini.

I Giovani democratici (Rete universitaria nazionale e Federazione degli studenti) si definiscono “costruttori di libertà” e indicano gli argomenti di discussione, i loro diktat: innanzitutto il lavoro si paga (tutti gli stagisti, i ricercatori e i dottorandi devono essere retribuiti e il lavoro precario deve costare più del lavoro stabile), studiare è un diritto, non un merito e chiedono infine una riforma vera del sistema sapere, che chiamano 2.0, una legge-quadro nazionale sul diritto allo studio.

“Quest’ultima finanziaria abolisce di fatto il diritto allo studio: il taglio è del 89,55%, riduce i finanziamenti a 25,7 milioni per il 2011. Il montepremi del Superenalotto è di 184 milioni di euro, sette volte il fondo per il diritto allo studio”. E’ quanto dichiarano Michele Grimaldi, responsabile saperi dei giovani del Pd e Federico Nastasi, coordinatore della Run (Rete universitaria nazionale). E concludono: “Il governo prevede di ridurre ulteriormente i fondi a 13 milioni di euro nel 2013, il fondo è di fatto destinato a scomparire. Non ci resterà, piuttosto che pagare le tasse universitarie, unire le nostre risorse per giocare un maxi sistema al superenalotto”.

Data: 3 novembre 2010

Se col test gli atenei fanno Bingo

paperone.jpg

Test, test ancora test. Oltre quelli nazionali – Medicina, Odontoiatria, Architettura, Scienze della formazione primaria – spuntano come funghi, localmente, in ogni ateneo. Sempre più obbligatori, anche se non selettivi. Si dice che servano ad orientare lo studente, a evidenziarne i gap nella preparazione, specialmente in Matematica e nelle Lingue, consentendo agli interessati di avere informazioni utili su come attrezzarsi per riparare e all’ateneo di sapere se, per esempio, sia il caso di organizzare pre-corsi o lezioni di recupero.

Sorge il dubbio, però che il ricorso forsennato al test d’ingresso non celi anche il desiderio di fare cassetta di qualche università. Sì perché la prova richiede sempre una tassa. Le amministrazioni  dicono, genericamente, che le spese sono ingenti ma, con questi numeri, i ricavi volano.
Al Politecnico di Milano, si affacciano alle prove qualcosa come 13.649, con un incremento del 13% rispetto al 2008 (+ 19 % del 2007).

“Un Jackpot vincente per l’Ateneo, che sarà però incassato dalle future matricole in cerca di un posto di lavoro sicuro e soddisfacente”, aveva commento, trionfante, una nota stampa dell’università, nei giorni del tormentone del Superenalotto.

Ma forse il jackpot il rettore Ballio l’ha vinto davvero: a 50 euro cadauna (sarebbero stati 30, se svolti online fra marzo e luglio, ma non per i numeri chiusi nazionali come Archittura), le migliaia di aspiranti matricole hanno versato nelle casse della sua amministrazione migliaia di euro: 682.450 euro, se tutti avranno sostenuto le prove, in presenza o online a settembre, un po’ meno se qualche studente più diligente ha voluto portarsi anticipare fra primavera e luglio scorso.

Comunque una cifra iperbolica, superiore a qualsiasi ipotesi di copertura costi.

Quanti saranno realmente i danari in sovrappiù e come verranno utilizzati?

C’è da augurarsi a favore degli studenti magari, perché no, per offrire corsi di preparazione al numero chiuso, in genere affidati alle associazioni studente più diligenti.

Data: 3 settembre 2009
Campus
© 2012 Campus. Riproduzione riservata