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Diretta radio dai cieli universitari

di Claudia Cervini

on airUltimo aggiornamento dai cieli parmensi. Gli studenti hanno montato lo studio di RadiorEvolution, la radio d’ateneo, sul tetto della facoltà di Matematica. “Seguiteci, vi racconteremo la protesta in diretta!” scrivono gli studenti isctitti all’Udu (Unione degli universitari) sulla pagina Facebook.

La protesta è comunicata e seguita in tempo reale non solo a Parma. Foto della manifestazione vengono caricate direttamente dal cellulare, sui tetti oltre agli iPhone ci sono netbook per documentare le giornate di agitazione. Anche se le vecchie tecniche non vengono dimenticate, soprattutto al Sud dove si continua con volantinaggio e passa parola, non solo in rete.

Data: 26 novembre 2010

Italia: un milione e 700mila giovani analfabeti digitali

di Claudia Cervini

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Nella generazione di Facebook, Twitter e Messenger, a sorpresa, l’ultimo rapporto Istat, riporta che oltre un milione e 700mila giovani italiani tra i 15 e i 29 anni non ha mai utilizzato il pc nell’ultimo anno, o addirittura non lo usa affatto. Non so quanti si aspettassero questa situazione, che all’alba del 2010, in un Paese cosiddetto sviluppato (se non avanzato) come l’Italia, sembra fantascienza.

Ancora una volta è il Sud a far crescere quello che in Europa è quasi un record negativo, insomma, nel Meridione i giovani internauti sono meno della metà rispetto al Nord.  Il digital divide però non miete vittime solo nel Meridione; come è evidente le coordinate culturali e sociali giocano un ruolo importante nell’uso del pc. La percentuale di emarginati tecnologici è infatti quadrupla tra i figli di operai rispetto ai figli di manager e professionisti.

La scuola italiana educa all’inclusione digitale? Poco, dice l’Istat a riguardo: tra i 6 e i 17 anni, solo 4 ragazzi su 10 usano il pc tra i banchi.

L’analfabetismo informatico è dunque ancora forte in Italia, nonostante si parli continuamente di generazione digitale. Sicuramente molti ragazzi “vivono” attaccati a cellulari, pc e conoscono tutte le nuove frontiere della comunicazione, ma molti altri, soprattutto tra le fasce socialmente più deboli, non conoscono ancora questo mondo. L’inserimento nel mondo del lavoro sarà dunque difficile per una parte di questi. Prima o poi si dovrà pur fare qualcosa.

Per fortuna che ci sono associazioni come il Biteb (Banco informatico tecnologico e biomedico, www.bancoinformatico.com), una Onlus nata per favorire l’accesso alla tecnologia da parte di realtà educative, sanitarie e assistenziali operanti in Italia e all’estero. Come opera? Attraverso il riutilizzo di computer, apparecchiature bio­mediche, macchinari e arredi tecnici dismessi, ma funzionanti. Dal 2006 hanno distribuito oltre 10mila apparecchiature a  organizzazioni non profit attive in tutti i campi, dall’assistenza ai migranti alla tutela ambientale, dallo sport dilettantistico all’inserimento lavorativo dei disabili e hanno sostenuto strutture sanitarie e assistenziali dei Paesi in via di sviluppo, facilitando loro l’accesso a tecnologie dismesse da ospedali italiani e offrendo supporto nella gestione dei beni, secondo criteri di professionalità ed efficienza.

Data: 1 giugno 2010

Dov’è il futuro dei giovani meridionali?

di Maria Teresa Melodia

StudentiL’articolo di Giovanni Marinetti, pubblicato ieri dal magazine della Fondazione FareFuturo, propone un’interrogativo che, tristemente, si ripete da anni – Ma perché al Sud la politica non pensa ai giovani? Nel meridione c’è il boom dei giovani “NEET”(not in education, employment on training), ovvero circa 500.000 anime, che non studiano, non fanno training professionale, non lavorano. Quale futuro per i giovani meridionali? Secondo Francesco Delzìo, autore del libro La Scossa. Sei proposte shock per la rinascita del Sud, siamo di fronte a una “generazione bruciata, uno spreco inaccettabile di capitale umano e di vite individuali”.E i politici? Indifferenti. Stanno a guardare, fino a quando non arriva la campagna elettorale e parlare di giovani e lavoro porta voti.

Serve, come invoca Marinetti, che la politica inizi a parlare a quei giovani di progetti seri e convincenti. Serve che la politica arrivi prima delle mafie, proprio perché un bacino di ragazzi-zombie è la più grande vittoria delle mafie, è la dimostrazione che lo Stato ha fallito. Per questo, urgono dalla politica risposte concrete, che si chiamano opportunità, per quei ragazzi che decidono di non abbandonare il proprio territorio, per offrire a chi resta l’occasione di un cambiamento, non solo economico.
Proprio sul divario culturale tra nord e sud, sono usciti, recentemente, su La Stampa, i dati della Fondazione Giovanni Agnelli, dai quali emerge un’Italia spaccata in due sul tema dell’istruzione: i giovani meridionali hanno un anno e mezzo di ritardo nella preparazione rispetto a quelli del Nord e sanno quello che sa uno studente immigrato. Oggi è un dato di fatto: nascere al Sud punisce gli studenti. Ed è una vergogna, perchè in una società democratica, il diritto a una buona istruzione è la condizione primaria per la libertà.

Data: 2 marzo 2010
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