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	<title>Il blog universitario di Campus &#187; studenti</title>
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		<title>I due volti della “generazione boomerang”</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 08:22:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1738" title="boomerang" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/boomerang2.jpg" alt="boomerang" width="163" height="152" />La risposta all’articolo pubblicato un paio di giorni fa dal <strong><em>New York Magazine</em> </strong>che parla di &#8220;<strong>generazione boomerang</strong>&#8221; (sinonimo, più o meno, del nostro “<strong>bamboccione</strong>”) e di ragazzi che tornano a casa dai genitori dopo l’università perché non riescono a mantenersi, conservatori avversi al rischio, invece che idealisti alla ricerca di se stessi come i loro predecessori, arriva con <strong>Denis Trivellato</strong>, lo studente risparmiatore intervistato ieri dal<em><strong> Corriere della Sera</strong></em>.</p>
<p>“<strong>Vivo con 14 euro al mese</strong>, per rispetto dei miei genitori; <strong>studio</strong> e <strong>lavoro part-time</strong>.” Non il ragazzo pigro e svogliato che descrivono le cronache di questi giorni, né mammone, ma obbligato dal contesto a vivere in casa di mamma e papà mentre si dà da fare per costruirsi un futuro. Denis ha <strong>28 anni</strong> e una laurea in <strong>Filosofia</strong> che non gli basta. Ha capito che la sua strada è un’altra e così si è iscritto a<strong> Psicologia</strong>.</p>
<p>Ecco le <strong>regole di Denis</strong> per non pesare sulla famiglia: lavorare part-time per non tralasciare troppo lo studio, mangiare in casa o alle sagre di paese, limitare gli Sms (ha infatti creato un gruppo su Facebook per risparmiare nelle comunicazioni), studiare su libri usati, prendere appunti su fogli A4 (molto più convenienti dei quaderni), fare vacanze in tenda, ridurre la vis consumistica al minimo e annotare tutte le spese.</p>
<p>Un ragazzo che non approfitta della sua condizione e che avverte: “quando sento parlare di bambinoni divento una belva”.</p>
<p>Fanno sentire la loro voce anche gli altri ragazzi indulgenti e volenterosi che non si riconoscono nello stereotipo di bamboccione o boomerang e che hanno obbligato i giornalisti del <em>New York Magazine</em> a staccare il telefono per le decine di chiamate di protesta seguite all’articolo citato, come riporta il blog universitario <em><strong>Edu in Review</strong></em>.</p>
<p>Come dire: non siamo tutti bambinoni, il mercato influisce sulla nostra condizione e sulle nostre scelte, inutile generalizzare.</p>
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		<title>College USA: “genitori, alzate i tacchi!”</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 11:24:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudia Cervini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1719" title="College" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/08/College.jpg" alt="College" width="178" height="103" />Il <strong>Morehouse college di Atlanta</strong>, cerca di tagliare il cordone ombelicale. Dà il benvenuto agli studenti arrivati al college per trascorrere il primo anno di studio e contemporaneamente dà il ben servito ai genitori, che si presentano alla porta insieme ai figlioli.<br />
Stranezze americane? Niente affatto, abbiamo parlato ieri sempre sul nostro <a href="http://www.campus.it/blog/2010/08/24/con-mamma-in-ateneo/">blog</a> del fenomeno dilagante (in Italia e altrove) di <strong>studenti</strong> mammoni e di <strong>genitori</strong> che si presentano in università con o al posto dei figli. Perché? Per iscriverli, ottenere informazioni allo sportello orientamento, consegnare documenti in segreteria e via discorrendo.<br />
Il<em><strong> New York Times</strong></em> riporta che il <strong>Morehouse</strong> per aiutare i ragazzi a sviluppare una certa indipendenza e a rendere la separazione indolore ha istituito una <strong>cerimonia di congedo</strong>. Insomma il college vuole  lasciare gli studenti liberi di conoscere i futuri compagni e di negoziare camera e  posto letto senza <strong>ingerenze adulte</strong>. L’obiettivo? Rendere più matura e veloce la separazione, per evitare scene troppo emotive, nocive alla permanenza degli studenti nel campus. Durante la negoziazione del posto letto gli adulti vengono accompagnati in una sala apposita dove anche i genitori faranno conoscenza. La giornata è scandita in diverse tappe. A seguire un incontro in palestra dove tutti i ragazzi saranno disposti in fila, frontalmente ai loro genitori, dove ascolteranno un discorso del rettore. Un momento per far capire agli adulti che i loro figli non sono soli, ma insieme a un gruppo nutrito di coetanei, con cui potranno costruire esperienze di vita. Dopodiché i genitori vengono chiusi fuori dai cancelli. Arrivederci alla prossima visita.<br />
La separazione dal dolce nido, dunque, è dolorosa anche oltre oceano. Cade il cliché degli italiani mammoni? No, si allarga anche al resto del mondo.</p>
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		<title>Il NYTimes arruola studenti</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 12:20:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giornale? Facciamolo fare agli studenti di giornalismo. L&#8217;idea è nientepopodimeno che del <em>New York Times</em>. Come rivela il giornalista de<em> La Stampa</em>, <strong>Marco Bardazzi</strong>, nel suo (bellissimo) <a href="http://marcobardazzi.com/blog8/2010/01/11/la-redazione-e-alluniversita/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Feed%3A+SpiritOfAmerica+(Marco+Bardazzi)">blog</a>, il quotidiano della Grande Mela ha deciso di appaltare agli studenti della <strong>City University of New York-Cuny</strong> la redazione di <a href="http://www.nytimes.com/marketing/thelocal/"><em>The Local</em></a>, il blog-giornale lanciato alcuni mesi fa su alcuni quartieri newyorchesi.</p>
<p>Bardazzi, esperto tra l&#8217;altro di giornalismo e new media,  lo giudica un esperimento interessante e da seguire.</p>
<p>La creatività giovanile come antidoto alla scler<img class="alignleft size-full wp-image-756" title="logo_thelocal" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/logo_thelocal.gif" alt="logo_thelocal" width="415" height="126" />osi dell&#8217;informazione ufficiale o un escamotage per far quadrare i conti?</p>
<p>Potrebbe funzionare anche da noi? La gestione, certo non entusiasmante, di alcuni master in giornalismo dei nostri atenei suggerirebbe qualche prudenza&#8230;</p>
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		<title>Dite al Corriere che Grasso è un prof</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 11:07:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/10/grassook.jpg" title="grassook.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/10/grassook.jpg" alt="grassook.jpg" /></a></p>
<p>Bellissimo reportage fotografico sulla Cattolica di Milano firmato da un trentenne ex allievo dell&#8217;ateneo di padre Gemelli, <strong>William Willinghton</strong>. Si tratta di <em>Italian Students</em>, un anno di scatti in bianco e nero nei chiostri milanesi (ma anche nelle tante sedi distaccate) a cogliere il popolo della Cattolica, ovvero le migliaia di giovani che ne frequentano i corsi.</p>
<p>Foto che saranno esposte in una mostra allestita proprio nel cortile d&#8217;onore del rettorato, a Milano, dal prossimo <strong>29 ottobre</strong> al <strong>28 febbraio</strong> del 2010.</p>
<p>A commentarle un ex-studente di rilievo: <strong>Aldo Grasso</strong>, critico televisivo del <em>Corriere della Sera</em>.  E proprio il magazine del <em>Corrierone</em> ha dedicato, ieri, un grande servizio (ben nove pagine)  all&#8217;iniziativa.</p>
<p>Nel boxino che dettaglia la mostra, le biografie degli autori. Di Grasso si ricorda solo il passato studentesco omettendone, singolarmente, il presente accademico: ordinario di Storia della radio e della televisione presso la stessa Cattolica.</p>
<p>Una svista? O una <em>pruderie</em> del giornale? Essendo, l&#8217;autorevole collaboratore, dipendente dell&#8217;università di cui si parla, qualche lettore potrebbe eccepire trattarsi di (un minuscolo) conflitto di interessi.</p>
<p>Sicuramente, per Grasso il problema non si pone: alcuni anni fa,  proprio dalle colonne del <em>Magazine</em>, il critico ironizzò pesantemente (e in una maniera che allora apparve pretestuosa) sul titolo di un corso della Iulm, ateneo competitor di Cattolica in alcune discipline dell&#8217;area della Comunicazione.</p>
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		<title>Quanto pesa il giudizio degli studenti</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 11:10:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mano.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mano.jpg" title="mano.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/mano.jpg" alt="mano.jpg" width="147" height="210" /></a></p>
<p>“Rapporto tra il numero di insegnamenti per i quali è stato richiesto il parere degli studenti ed il numero totale di insegnamenti attivi nell&#8217;a.a. 2007-08”: in questa breve formula c’è tutto il peso della valutazione studentesca in Italia. Compare nella griglia che riepiloga i criteri di assegnazione del fondo di finanziamento, la quota parte “meritocratica” del sostegno statale che arriva agli atenei italiani.</p>
<p>“Per il calcolo dell&#8217;indicatore”, aggiunge l’anonimo estensore, “si rapporta il valore specifico con quello mediano”.</p>
<p>I criteri di attribuzione di questo fondo, resi note a fine luglio, con grande entusiasmo da <strong>Mariastella Gelmini</strong>, sono tornati di recente alla ribalta, perché un <a href="http://www.unimc.it/notizie/se-questa-vi-sembra-una-valutazione/dossier_unimc_visembravalutazione.pdf">dossier</a> pubblicato recentemente dalla University Press dell’ateneo di <strong>Macerata</strong> (certamente uno dei penalizzati) li attacca pesantemente. Non solo il rettore di quell&#8217;università, il professor <strong>Sani</strong>, durante la presentazione del documento, è arrivato a paragonare il ministero a <em>Superciuk</em>, personaggio della famosa striscia anni &#8216;70, Alan Ford che, oltre a rubare ai poveri per dare ai ricchi, aveva il vizio di alzare il gomito.</p>
<p>La quota, che vale com’è noto circa <strong>550 milioni </strong>di euro, assegna alle performance delal didattica circa un terzo delle risorse, pari <strong>177,99</strong> milioni.<br />
La valutazione della didattica da parte degli studenti ha un peso di <strong>0,20</strong> che rappresenta un quinto degli altri criteri, ossia numero docenti di ruolo in rapporto agli insegnamenti, rapporto fra i scritti e rendimento degli studenti (calcolato in crediti), rapporto fra monte crediti delle discipline insegnate e crediti ottenuti; percentuale di occupazione a tre anni dalla laurea rapportata alla media della propria area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole).<br />
La valutazione nella valutazione (che incide quindi solo sul 7% delle risorse complessive) resta quindi sostanzialmente al palo.<br />
Non solo, viene preso in esame semplicemente la quantità del processo, vale a dire gli insegnamenti per i quali si è attivata la procedura, senza soffermarsi minimamente sugli aspetti di comunicazione degli esiti, che pure sono previsti da una norma, il Decreto ministeriale n.<strong>544/2007</strong>, all’articolo 2.<br />
Francamente da un ministro che, a ogni piè sospinto, afferma di voler riformare in senso meritocratico la nostra università ci si aspettava un po’ più di coraggio. Soprattutto, visto che ci si richiama spesso all’esperienza accademica statunitense come modello, Gelmini poteva coerentemente importare l’esperienza dei temutissimi <strong><em>faculty course quaestionnaires</em></strong>, i moduli di rilevamento della soddisfazione dello studente, in relazione alla qualità dell’insegnamento.</p>
<p>Sul tema della valutazione della didattica da parte degli studenti, <em>Campus </em>riprenderà, anche per quast&#8217;anno accademico, la <a href="http://www.campus.it/news/769916-valutazione-yes-we-can-2.html">campagna di sensibilizzazione</a> che è approdata anche su <strong>Facebook.</strong></p>
<p>Leggi anche <a href="http://www.campus.it/focus/214796-se-il-magnifico-dei-magnifici-glissa-sulla-trasparenza.html">Se il Mangnifico dei Magnifici glissa sulla trasparenza. </a></p>
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		<title>Incivili in ateneo</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2009/09/18/incivili-in-ateneo/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Sep 2009 09:44:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/stopcellulare.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/stopcellulare.jpg" title="stopcellulare.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/09/stopcellulare.jpg" alt="stopcellulare.jpg" width="112" height="112" /></a></p>
<p>Uso del cellulare durante la lezione, abbigliamento inappropriato, ascolto dell’iPod, lettura di giornali mentre il prof spiega, perfino le minacce: sono alcuni dei comportamenti più incivili degli studenti universitari inglesi secondo una ricerca condotta da <strong>Paula Rivas</strong> della <strong>Edge Hill University,</strong> che ha intervistato <strong>57</strong> docenti del corso di laurea in Infermieristica.</p>
<p class="MsoNormal">A darne notizia è il <em>Times Higher Education</em> di ieri.</p>
<p>Al top della maleducazione in aula ci sono l’uso del cellulare (<strong>94,8%</strong>), di poco sopravanzato dalle chiacchiere durante la lezione (<strong>97,1%</strong>). L&#8217;entrata in ritardo raccoglie il <strong>91,4%</strong> delle segnalazioni, il messaggiare col telefonino il <strong>90,9;</strong> l&#8217;essere impreparati il <strong>90,3</strong>. Preparare i libri per l&#8217;uscita prima del tempo è censurato nel <strong>85,2 </strong>dei casi e l&#8217;apparire annoiati o apatici raccoglie il fastidio dei docenti nel <strong>82,4</strong> e per cento dei casi.</p>
<p>Seguono, secondo le interviste ai docenti, l’addormentarsi durante le lezioni (<strong>63%</strong> delle risposte), la lettura dei giornali (<strong>40%</strong>) , mentre il linguaggio insolente ricorre nel <strong>27</strong> per cento delle testimonianze. <strong>Sei</strong> docenti su cento parlano di studenti che minacciano altri compagni di corso.<span style="font-size: 12pt; font-family: 'Times New Roman'"></span></p>
<p>Ma il primo post di commento, sul sito del giornale, rovescia la questione, soprattutto riguardo all’uso del telefono:<span>  </span>“Faccio workshops per alcuni docenti”, spiega <strong>Jonhatan Baldwin</strong>, “e posso dire che hanno lo stesso comportamento”. E suggerisce un comportamento “incivile” da aggiungere alla lista studentesca: “Uscire per una pausa e non tornare”.</p>
<p>Se anche gli inglesi fanno i maleducati in aula, quali risultati potrebbe dare un&#8217;analoga inchiesta in Italia? A <em>Campus</em> di ottobre la risposta.</p>
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		<title>Matematica impossibile, manda l&#8217;amica</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2009/07/17/esame-impossibile-manda-lamica/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 10:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/numeri.jpg" title="numeri.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/numeri.jpg" alt="numeri.jpg" width="156" height="151" /></a></p>
<p>La storia sembra pescare nei più reconditi cassetti del leggendario accademico e, al contrario, pare sia verissima.</p>
<p>A quanto riferito ieri da <em>Repubblica</em> in cronaca di <strong>Milano</strong>, una studentessa della <strong>Statale</strong> sarebbe stata denunciata: dopo una serie di bocciature allo scritto di Matematica, si è fatta sostituire da un&#8217;amica secchiona, finendo però smascherata allo scritto dal docente che aveva confrontato la grafia con quella degli elaborati precedenti.</p>
<p>Il fatto riapre una annosa questione: l&#8217;insegnamento delle materie scientifiche nelle scuole superiori è davvero disastroso. Sempre più matricole devono sobbarcarsi pre-corsi (quando ci sono) organizzati dalle facoltà o dalle associazioni. Lo scorso anno si è mossa la <em>Conferenza dei presidi di Scienze-ConScienze</em>, promuovendo attività di sostegno in molti atenei.</p>
<p>Molte delle future matricole che, in questi giorni, preparano i <a href="http://www.campus.it/blog/2009/07/14/test-per-tutti-accessi-limitati/">test di accesso</a> ai corsi a numero chiuso, sacramentano proprio sulle domande <strong>Matematica</strong>, <strong>Fisica</strong> e più in generale di logica.</p>
<p>La storia pone però anche un&#8217;altra questione: quella, lasciatemi dire, etica.</p>
<p>Se a vent&#8217;anni si sguazza già nella furbizia, che cosa saremo a 50?</p>
<p>Oppure, sgamare un esame tosto è legittimo anche se illegale?</p>
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		<title>C&#8217;è una hidden law sugli atenei?</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2009/07/15/ce-una-hidden-law-sugli-atenei/</link>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 06:35:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/gelmini.jpg" title="gelmini.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/gelmini.jpg" alt="gelmini.jpg" width="113" height="105" /></a></p>
<p>C&#8217;è una versione nascosta del del ddl che riforma (tra l&#8217;altro) la governance delle università italiane.</p>
<p>A chiederselo è l&#8217;Andu-Associazione nazionale docenti universitari, commentando l&#8217;intervento di <strong>Francesco Giavazz</strong>i sul <em>Corriere della Sera</em> di ieri.  In effetti l&#8217;economista bocconiano scrive: &#8220;(&#8230;) il ministro <strong>Gelmini</strong> da mesi ha nel cassetto una riforma ambiziosa e contrastata (<em>ad esempio <strong>i rettori si oppongono  alla</strong></em><strong><em> proposta di vedersi sottratta la presidenza del cda degli atenei</em></strong><em> e  non vogliono veder modificato il meccanismo con cui sono eletti</em>)&#8221;.</p>
<p>Come rileva l&#8217;Andu &#8220;nelle varie proposte di Ddl  ministeriali (e in quella parallela e convergente del Pd) è  prescritto che sia proprio il rettore  a presiedere il consiglio di amministrazione&#8221; e non si parla di &#8220;un meccanismo elettivo del rettore diverso da quello attuale&#8221;. Secondo il sindacato &#8220;o Francesco Giavazzi ha un accesso privilegiato  al cassetto segreto del ministro Gelmini o egli continua a sparare le sue  opinioni senza preoccuparsi di leggere quello su cui scrive&#8221;.</p>
<p>Insomma, lettura distratta, intepretazione libera dei desiderata della ministra (o di una certa politica) o c&#8217;è (c&#8217;è stato) un altro testo?</p>
<p>In un comunicato di ieri che anticipa alcuni punti del Ddl che dovrebbe essere licenziato venerdì da Consiglio dei ministri, la Gelmini non accenna a niente di simile. Si accenna a un tetto per il numero dei membri, &#8220;<strong>11</strong> per superare assemblerismo e paralisi&#8221; e &#8220;oragani pletorici e poco responsabilizzati&#8221;. Gelmini vede anche dei cda &#8220;fortemente responsabilizzati e competenti con il <strong>40%</strong>&#8221; e promette che sarà &#8220;aumentata la rappresentanza studentesca&#8221;, elemento che pare in controtendenza con l&#8217;orientamento delle università che, in questo periodo, si erano date nuovi statuti o stavano per farlo.</p>
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		<title>Meritocrazia. Basta tagliare gli appelli?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 20:10:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/interroga.jpg" title="interroga.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/07/interroga.jpg" alt="interroga.jpg" width="100" height="131" /></a></p>
<p>Un fantasma si aggira per l&#8217;università italiana: la meritocrazia. Da quando <strong>Roger Abravanel</strong> ha scritto, ormai più di un anno fa, un bel libro sul tema (<em>Meritocrazia</em>, Garzanti), la parola ha preso quota, dopo essere passata un po&#8217; in disuso.</p>
<p>Il merito e la meritocrazia sono il mantra di una serie di opinionisti-editorialisti-economisti, molti d&#8217;estrazione bocconiana e non solo. Si tratta di <strong>Francesco Giavazzi</strong>, editorialista di punta del <em>Corriere</em>, del suo collega, <strong>Roberto Perotti</strong>, libellista di punta, amato e citato da chi, come <strong>Gian Antonio Stella</strong> fa le pulci all&#8217;accademia italiana. Del gruppo fa parte un altro studioso dell&#8217;ateneo di Via Sarfatti, <strong>Tito Boeri</strong>, firma di <em>Repubblica</em> e anima de <em>LaVoce.info</em>. Della partita è, infine, anche un economista della Cattolica, <strong>Giacomo Vaciago</strong>, commentatore del <em>Sole 24 Ore</em>.</p>
<p>Commentatori autorevoli e influenti, molto ascoltati dalla politica, che spesso, negli ultimi anni, pensa le riforme con le rassegne stampa in mano.</p>
<p>Dunque, meritocrazia. Ovvero governo dei migliori. Qualcuno può ragionevolmente dirsi contrario?</p>
<p>Se non che, talvolta, la lunga marcia verso il merito giustifica operazioni che, a ben vedere, con l&#8217;affermazione dei migliori hanno poco a che vedere.</p>
<p>Un esempio? La riduzione degli appelli d&#8217;esame. Proprio oggi, Vaciago, sul <em>Sole</em> (<em>Chi paga il prezzo del merito?</em>) la rivendica come uno degli strumenti meritocratici e propugna un solo appello d&#8217;esame all&#8217;anno per materia, &#8220;come avviene in tutti i Paesi normali!&#8221; (l&#8217;esclamativo è dell&#8217;economista).</p>
<p>E che c&#8217;azzecca la meritocrazia? Nell&#8217;università del 3+2 male applicato &#8211; quello della pletora di insegnamenti, degli esemi lievitati e sempre più spesso solo scritti &#8211; in &#8220;questa&#8221; università, la via al merito è la potatura degli appelli? La selezione dei migliori, in queste condizioni, deve diventare una darwiniana scrematura?</p>
<p>In <strong>Cattolica</strong>, l&#8217;ateneo di Vaciago, la riduzione c&#8217;è stata già, questa primavera. Non in questi termini, ma c&#8217;è stata. Tanto da spingere gli studenti ciellini di <strong>Lista aperta</strong> ad affiggere un polemico datzebao davanti a Largo Gemelli, con questo titolo: &#8220;Non siamo la Bocconi&#8221;.</p>
<p>Meritocrazia, certo. Ma anche giustizia. Perché ogni riforma deve vedere il consorso di tutte le parti in causa e non deve sacrificare, ancora una volta, quella più debole, vale a dire gli studenti.</p>
<p>Invece gli studenti sembrano diventati, negli ultimi tempi, i punch-ball di tutti gli innovatori. C&#8217;è chi propone l&#8217;aumento delle tasse, perché tanto, così come sono, finiscono semplicemente per far pagare poco i figli dei ricchi (<a href="http://www.campus.it/blog/2009/06/24/la-crisi-la-paghino-gli-studenti/">Giavazzi</a>). C&#8217;è chi vuol cambiare la governance negli atenei, eliminando con cura le rappresentanze studentesche dagli organi collegiali (vari rettori italiani alle prese con i nuovi statuti, come l&#8217;uscente bolognese <strong>Calzolari</strong>).</p>
<p>La meritocrazia è però altro, con buona pace dei riformatori dalle ricette facili facili. E&#8217; una responsabilità comune, non un dazio da far pagare ad alcuni.</p>
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		<title>La crisi? La paghino gli studenti</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 08:15:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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<p>Ci risiamo. La mungitura dello studente come panacea di tutti i mali universitari.</p>
<p>Oggi la propina un economista, Francesco Giavazzi, editoralista del <em>Corriere</em> e consigliere un tempo molto ascoltato di <strong>Mariastella Gelmini</strong>.</p>
<p>Intervenendo oggi sul quotidiano &#8211; <em>Prova di verità per gli atenei</em> &#8211; Giavazzi ricorda che, dal prossimo anno accademico, graveranno sulle università italiane svariati milioni di euro di tagli ai trasferimenti: <strong>10% </strong>nel prossimo anno, <strong>18%</strong> in quello successivo.  Con le attuali regole &#8211; dice il professore &#8211; &#8220;per cui anche i bidelli eleggono i rettori&#8221;, gli atenei così a corte di risorse &#8220;saranno destinati a chiudere&#8221;. Con la governance attuale, l&#8217;accademia non sarebbe in grado di adeguarsi, rivoluzionando completamente criteri di ripartizione delle risorse e di spesa.</p>
<p>Giavazzi poi elogia parzialmente il ministro per aver bloccato il reclutamento con le vecchie regole, di aver agganciato il <strong>5%</strong> dei fondi dell&#8217;anno in corso (in chiusura) alla valutazione e per aver abbozzato una riforma della governance.</p>
<p>Idee che, secondo l&#8217;autorevole bocconiano, trovano ostacolo nel <em>gattopardismo</em> degli universitari, dei sindacati e nella durezza di Tremonti nel non voler rivedere i tagli previsti.</p>
<p>Ergo, in questa situazione di stallo, aumentiamo le rette degli studenti che, livellate come sono, ultimamente, non sono che un trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi.  Introducendo, contestualmente, &#8220;borse di studio di pari valore per i meno abbienti&#8221;.</p>
<p>Economista, forse un po&#8217; sofista (molte affermazioni sono piuttosto discutibili), Giavazzi invoca la solita vecchia politichetta: &#8220;Agli zoppi? Grucciate&#8221;.</p>
<p>La Gelmini non riesce a riformare? I baroni fanno resistenza? I sindacati s&#8217;arroccano? Tremonti non sente ragioni? Paghino gli studenti e le loro famiglie.</p>
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		<title>Gran Bratagna: un sms stanga il prof in ritardo</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 18:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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<p>Si fa presto a dire studenti delatori. La campagna di protesta del sindacato studenti dell’<strong>Università Metropolitan di Manchester</strong>, denominata <em><strong>Late</strong></em> ovvero ritardo, ha sollevato un vespaio in Gran Bretagna, come riporta <a href="http://www.timeshighereducation.co.uk/story.asp?storycode=406368"><em>Times Higher Education</em></a>. La Union ha infatti invitato gli universitari a segnalare con un messaggio sms i professori ritardatari alle lezione o, peggio, quelli che l&#8217;annullano senza alcun preavviso.</p>
<p>Molti professori hanno gridato allo scandalo: accusando il sindacato di incitare gli studenti a spiare la loro vita accademica.</p>
<p>Dal più importante sindacato dei docenti, l’<strong>University and College Union</strong>, è arrivata una vera e propria levata di scudi: “Come i sindacati studenteschi sanno”, ha dichiarato un portavoce, “i professori sono raramente in rtitardo eccetto che per buoni motivi. Gli studenti farebbero meglio ad unirsi alla nostra campagna contro la crescita dei costi dell’istruzione universitaria”.</p>
<p>Sul sito di THE, le prime reazioni. Come quella di <strong>Ben Murphy</strong>, un docente che contesta il suo sindacato: “Spiare”, scrive, “è un verbo non appropriato: lo si usa quando qualcuno si intromette nella vita privata di qualcun altro. E la mia vita privata non deve interessare ai miei studenti. Ma se arrivo tardi alle lezioni, non ci sono ragioni per cui questo fatto debba restare confidenziale”.</p>
<p>Una campagna del genere sarebbe possibile anche in Italia?</p>
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		<title>C&#8217;è un rapporto tra gusti musicali e intelligenza?</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2009 01:05:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Administrator</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/musicaetest_home.gif]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/musicaetest-big.gif" target="_blank" title="Music that makes you dumb"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/musicaetest.gif" width="462" height="244" alt="Music that makes you dumb" class="centrata" border"0" /></a></div>
<p><a href="http://www.virgil.gr/" target="_blank" title="Sito di Virgil Griffith"><strong>Virgil Griffith</strong></a>, un dottorando al <a href="http://www.caltech.edu/" target="_blank" title="Sito del California Institute of Technology">California Institute of Technology</a> ha messo in <strong>correlazione</strong> le <strong>preferenze musicali</strong> degli <strong>studenti americani</strong> con il loro SAT score, il <strong>punteggio standardizzato ottenuto ai test d&#8217;ingresso al college</strong>. I test variano ma le principali sezioni sono lettura critica, matematica e scrittura.</p>
<p><strong>Lo studio non ha carattere di scientificità ma i risultati fanno sorridere: gli studenti con punteggi maggiori</strong> ascoltano <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ludwig_van_Beethoven" target="_blank" title="Biografia di Ludwig van Beethoven sul sito di Wikipedia"><strong>Beethoven</strong></a> mentre quelli con i <strong>punteggi minori</strong> ascoltano il rapper <a href="http://www.lilwayne-online.com/" target="_blank" title="Sito di Lil' Wayne"><strong>Lil&#8217; Wayne</strong></a>.</p>
<p>I <strong>&#8220;secchioni&#8221;</strong> ascoltano anche <a href="http://www.sufjan.com/" target="_blank" title="Sito di Sufjah Stevens"><strong>Sufjah Stevens</strong></a> (che spazia dall&#8217;elettronica al folk, con minimalismo), i <a href="http://www.countingcrows.com/" target="_blank" title="Sito dei Counting Crows"><strong>Counting Crows</strong></a> e gli <a href="http://www.u2.com/" target="_blank" title="Sito degli U2"><strong>U2</strong></a>. Gli &#8220;svogliati&#8221; ascoltano anche la coppia d&#8217;oro dell&#8217;r'n&#8217;b <a href="http://www.beyonceonline.com/" target="_blank" title="Sito di Beyoncé"><strong>Beyoncé</strong></a>/<a href="http://www.jayzonline.com/" target="_blank" title="Sito di Jay-Z"><strong>Jay-Z</strong></a>.</p>
<p>Non ci sarebbe invece un rapporto tra generi e punteggi ottenuti.</p>
<p>Qualcuno si fa avanti per rifare lo studio in Italia?</p>
]]></content:encoded>
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		<title>La copertina di The Fresher come metafora della vita universitaria</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Feb 2009 00:41:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/TheFresher_home.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.guardian.co.uk/theguardian/2008/aug/14/fresher2008/" target="_blank" title="Pagine di The Fresher sul sito www.guardian.co.uk"><strong>The Fresher</strong></a>, la guida studentesca di <a href="http://www.guardian.co.uk/" target="_blank" title="Sito di The Guardian"><strong>The Guardian</strong></a>, è uscita ormai da parecchi mesi. Però la <strong>copertina</strong>, realizzata dai grafici madrileni dell&#8217;agenzia <a href="http://www.serialcut.com/" target="_blank" title="Sito di serialcut">serialcut</a>, merita un&#8217;occhiata.</p>
<p>Una pila di stoviglie sporche e una serie di frasi simboleggiano <strong>la vita dello studente all&#8217;università</strong>. Vi riconoscete? ;)</p>
<div align="center"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/02/thefresher.jpg" width="345" height="500" alt="The Fresher 2008" class="centrata" /></div>
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		<title>Gianfranco Fini contestato alla Sapienza</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jan 2009 01:52:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2008/09/sapienza.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/01/gianfrancofini.jpg" width="145" height="200" alt="Gianfranco Fini" /> Ieri pomeriggio il presidente della <a href="http://www.camera.it/" target="_blank" title="Sito della Camera">Camera</a> <a href="http://presidente.camera.it/" target="_blank" title="Sito del presidente della Camera dei deputati"><strong>Gianfranco Fini</strong></a> è stato <strong>contestato</strong> al rettorato della <a href="http://www.uniroma1.it/" target="_blank" title="Sito dell'Università Sapienza"><strong>Sapienza</strong></a>, dove si era recato per la presentazione del <a href="http://www.masterparlamenti.it/" target="_blank" title="Sito del Master in istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale">Master in istituzioni parlamentari europee e storia costituzionale</a>.</p>
<p><strong>Una trentina di manifestanti</strong> hanno urlato slogan e mostrato cartelli.</p>
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		<title>Vita all&#8217;università&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jan 2009 00:40:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/vitauniversita_home.gif]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center"><object type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/Lll-voUKiQU" width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/Lll-voUKiQU" /><param name="FlashVars" value="playerMode=embedded" /></object></div>
<p>Prendiamo due minuti di <strong>pausa</strong> per (ri)vedere un classico per gli studenti: gli stati d&#8217;animo dell&#8217;anno accademico (esami compresi) su un <strong>simpatico personaggio</strong> che, sicuramente, avrete già visto in giro per la Rete. :)</p>
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