Ca’ Foscari vi trova casa
Un housing office per aiutare gli studenti in quell’odissea che è la ricerca della casa. Questa la nuova iniziativa di Ca’ Foscari, raccontata dal magnifico Carlo Carraro nel suo blog d’ateneo. Dopo la decisione dello sconto tasse (leggi qui) presa nell’ultimo Consiglio di amministrazione un’altra buona notizia per gli studenti e in particolare per i fuori sede.
Come opererà l’ufficio casa? Attraverso una rete di convenzioni e di contatti con i soggetti pubblici e privati che affittano appartamenti e stanze, ma anche come sportello informativo che mette in relazione domanda e offerta. Una sorta di bacheca alloggio organizzata, con il vantaggio di disporre di particolari convenzioni.
“Anche fornendo servizi logistici più efficienti il nostro ateneo può diventare più attrattivo e capace di richiamare studenti da lontano. D’ora in poi, insomma, Ca’ Foscari non offrirà solo teoricamente ai suoi nuovi immatricolati la possibilità di vivere nella città più bella del mondo, ma li aiuterà anche concretamente a trovare una sistemazione”, dichiara il rettore su Parliamone.
L’ufficio si trova a piano terra, è aperto da lunedì a venerdì dalle 9 alle 17. Per info potete scrivere a : housing@unive.it

Quasi 300 milioni verranno stanziati dalla Regione Toscana in tre anni per studenti e giovani precari che non possono permettersi un affitto, che svolgono stage in azienda, che stanno prestando servizio civile, che vogliono aprire un’azienda. Il progetto si chiama Giovani sì e nasce per aiutare quei 70mila giovani toscani disoccupati, quel 30 per cento di trentenni che vivono ancora in casa con i genitori, quei 20mila che svolgono tirocini senza remunerazione.


“La protesta non si arresta”: questo il motto che accompagna tutte le iniziative degli studenti baresi (nella foto alcuni manifestanti della facoltà di Agraria). L’ultima in ordine di tempo? Un sit-in in piazza Umberto, iniziato circa un’ora fa. Gli universitari del capoluogo pugliese si fanno sentire anche dalla loro pagina di Facebook: “quest’anno non vogliamo regali. Vogliamo riprenderci ciò che è nostro, ciò che ci stanno rubando: il futuro, il nostro futuro!”. Ieri sera, sempre in piazza Umberto, i giovani si erano incatenati per dimostrare a Governo e istituzioni che “le idee non si arrestano”. Gli studenti avevano poi dato vita a un corteo pacifico per le vie del centro.
Circa quattrocento studenti hanno sfilato questa mattina per le vie di Torino. Da palazzo Campana, sede della facoltà di Matematica, si sono diretti a palazzo Carignano. Giunti nella piazza su cui si affaccia l’edificio si sono dapprima arrampicati su un ponteggio, intonando canti della Resistenza ed esponendo una bandiera italiana. I manifestanti si sono poi introdotti nel cortile di palazzo Carignano (edificio altamente simbolico: è stato la sede del primo Parlamento italiano) e hanno dato vita a un’iniziativa decisamente originale: l’approvazione di quella che hanno chiamato “Altrariforma”. L’obiettivo? Dimostrare che loro non riconoscono la legittimità del ddl Gelmini. Ora il corteo è entrato nella Mole Antonelliana.
Ripresa stamattina, alle nove e mezza, la discussione del ddl Gelmini al Senato. Temporaneamente sospesa per una riunione dei capigruppo, la seduta è da poco ricominciata. Prima della sospensione i senatori stavano discutendo l’articolo 10 del ddl. Fuori da Palazzo Madama, intanto, gli studenti si stanno muovendo in corteo (che dovrebbe tagliare fuori la “zona rossa”), per dimostrare la loro volontà di muoversi “in direzione ostinata e contraria” alla linea del Governo sull’università.
Mentre la discussione in parlamento è momentaneamente sospesa (cliccare
In Senato va avanti la discussione del ddl Gelmini. Intanto, gli universitari si stanno organizzando per continuare a esprimere il loro dissenso. A Torino è ripartita l’occupazione di Palazzo Campana, sede della facoltà di Matematica, che proseguirà anche domani. A Bari, nel tardo pomeriggio, è prevista una fiaccolata con partenza da piazza Umberto: i giovani, incatenati, percorreranno le strade del centro per dimostrare a Governo e istituzioni che «le idee non si arrestano». Da Facebook invece parte l’iniziativa di alcuni studenti, che invitano i loro colleghi a portare il lutto al braccio mentre a Palazzo Madama si discute «la condanna a morte dell’università pubblica».
Sdegno e rabbia tra i ragazzi per la proposta di Gasparri di sottoporre ad arresto preventivo chi scende in strada per manifestare contro la riforma Gelmini. I ragazzi rispondono dai principali social network: «vogliono toglierci la libertà di manifestare…pian piano ci vogliono ammutolire ma noi non staremo mai zitti» (