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Il Polito e la cittadella dell’automotive

di Claudia Cervini

cittadellaUna nuova cittadella tutta universitaria. Questa l’iniziativa del Politecnico di Torino che, grazie a finanziamenti privati, della Regione Piemonte (4 milioni di euro) e fondi europei, ha dato vita alla cittadella per la mobilità. Dal Polito promettono: “Sarà una nuova porta d’entrata alla città di Torino”.

La  città della conoscenza, insieme al nuovo campus costruito all’interno – che si trovano nell’area di Mirafiori – comprenderà laboratori, aule e servizi: dalla mensa alle aule studio. 7mila e cinquecento metri quadrati per circa mille studenti.

L’iniziativa è tutta all’insegna dell’automotive: alta formazione, ricerca, innovazione e design. Nel campus (di 15mila metri quadrati), invece, si terranno altre attività formative sull’ingegneria dell’autoveicolo, centri di ricerca, spazi per incubatori di impresa nell’ottica della creazione di nuove start up e piccole-medie imprese, che sceglieranno di collaborare con l’ateneo.

Data: 18 marzo 2011

Roma1 interroga le famiglie

di Claudia Cervini

genitoriLa Sapienza interroga non gli studenti, ma i genitori. L’ateneo romano ha infatti messo online un questionario destinato alle famiglie degli iscritti per valutare l’efficienza e l’efficacia della didattica.

Sul portale d’ateneo infatti si legge:

“Gent.ma Famiglia, in un’ottica di maggior coinvolgimento delle famiglie dei nostri studenti e con l’obiettivo di avvalerci delle loro opinioni per un’incisiva azione di miglioramento, abbiamo preparato un questionario volto a indagare il rapporto delle famiglie con l’Università Sapienza, nonché le loro considerazioni su alcuni aspetti organizzativi. Il questionario è anonimo e compilabile in pochi minuti”.

L’ottica,  come racconta l’introduzione al questionario, è quella di un maggior coinvolgimento delle famiglie, ma come fanno i genitori non presenti in ateneo, a valutare l’efficacia dei servizi e della didattica?

Nel questionario viene chiesta la qualità del “rapporto con l’ateneo”, la valutazione sull’organizzazione dei corsi, sul funzionamento della segreteria studenti, sull’organizzazione degli esami e infine il giudizio complessivo sull’ateneo: le motivazioni che hanno portato la famiglia e lo studente a scegliere quell’università e se la scelta cadrebbe di nuovo sulla stessa realtà.

Insomma, a parte il fatto che chiunque potrebbe compilare online il questionario (vengono infatti richieste soltanto informazioni generali come l’età, il sesso e il grado di parentela), la domanda è: non varrebbe la pena approfondire la valutazione fatta dallo studente, che in ateneo ci vive, o per lo meno ha gli strumenti per valutare didattica, servizi, esami e quant’altro?

È vero che nel Belpaese sempre più matricole vanno in università con papà e mamma e non è raro vedere in coda alle segreterie un accompagnatore, in età un po’ troppo avanzata per essere un compagno di corso, ma addirittura chiedere la valutazione dei servizi d’ateneo, significa coinvolgere un genitore, che a volte non sa di che cosa si stia parlando, in un luogo che dovrebbe essere soltanto degli studenti. Non solo per apprendere, anche per crescere, organizzarsi e autogestirsi.

Data: 21 febbraio 2011

Erasmus fantasma e nuovi incentivi

di Claudia Cervini

erasmus-prima-in-spagna-poi-in-europa-dellest-erasmus-prima-in-spagna-poi-in-europa-dellestBamboccioni con le tasche vuote è il titolo dell’articolo, forse troppo polemico, pubblicato da l’Unionesarda.it a commento del dato sulle partenze Erasmus 2010 all’Università di Cagliari.

Il motivo di questo articolo? Su 1.047 borse erasmus messe a disposizione dall’ateneo ne sono state utilizzate soltanto 480, il che significa che sono partiti meno della metà degli studenti che avrebbero potuto usufruire di questa opportunità.

“Ma avere 500 studenti Erasmus che partono per andare a studiare all’estero è già un buon dato”, spiega Anna Maria  Aloi, responsabile del servizio Erasmus d’ateneo, soprattutto perché alcune di queste borse sono destinate ai dottorandi, le cui partenze non vengono conteggiate in questa somma”.

500 partenze su un totale di circa 32mila studenti, secondo la testata sarda sono invece pochine, soprattutto se messe in relazione al numero di borse disponibili.

Ma la causa di questa “defezione” risiede davvero solo nella pigrizia, come dichiara Unionesarda.it? Le paure e i problemi logistici possono essere diversi: innanzitutto i fondi vengono erogati dalla stragrande maggioranza delle università italiane (e anche da Cagliari) soltanto alla fine del percorso e non tutti gli studenti hanno la possibilità di anticipare il malloppo. Inoltre, è vero che l’Erasmus è uno dei programmi più cheap che esistano, ma non in tutti i Paesi. In Uk, per esempio, con una borsa di 550 euro al mese è difficile sbarcare il lunario.  E poi c’è la questione della congruità dei piani di studio e degli esami: il timore covato da molti è infatti di non riuscire a farsi approvare gli esami e di perdere così almeno un’intera sessione oppure di non passarli, avendo poca dimestichezza con la lingua e non conoscendo affatto il sistema del Paese ospitante. Insomma: l’Erasmus è duro, ma offre una serie di opportunità in termini accademici e professionali, ma anche personali; è un’esperienza ricca, divertente, internazionalizzante e che sprovincializza gli animi oltre a rafforzare la conoscenza linguistica. Quindi vale la pena tentare, farsi meno scrupoli e buttarsi..

“L’Università di Cagliari sta facendo tutto il possibile per incentivare le partenze, in un panorama in cui l’internazionalizzazione è davvero importante”, spiega Anna Maria Aloi, “l’ateneo intanto mette a disposizione una borsa di mobilità che è tra le più altre d’Europa, poche università erogano 550 euro mensili (la media dei finanziamenti è di circa la metà ndr); inoltre ci sono alcune facoltà, per esempio Economia, che mettono a disposizione un premio Erasmus“, continua la responsabile, “grazie al quale non si tiene conto del ritardo nel laurearsi dello studente che ha speso un semestre all’estero e in quell’occasione è rimasto indietro di qualche esame. Lo stesso vale per la facoltà di Lingue che sta attuando lo stesso progetto”.

Quello dell’ateneo sardo sembra un buon piano, grazie al quale una maggior quantità di studenti potrebbe decidere di partire in Erasmus la prossima stagione. Per il 2011/2012 le borse di studio sono addirittura aumentate passando da 1.047 a 1.230. “Per questo effettuamo due selezioni: la prima a febbraio e la seconda a giugno, nella quale riassegneremo le borse di studio rimaste. Speriamo così che un maggior numero di studenti colga questa occasione “, conclude Aloi.

Insomma, non tutti bamboccioni né pantofolai, forse spaventati da difficoltà e ritardi, ma con il piano di Cagliari, anche le partenze diverranno un po’ più semplici. Una serie di incentivi che non stonerebbe anche negli altri atenei.

Data: 18 febbraio 2011

Università: il libretto come fedina

di Claudia Cervini

librettoUna circolare dell’Università di Genova porta alla ribalta un tema dibattuto in passato senza risultati rilevanti: l’uso del libretto universitario dello studente. I voti riportati nei singoli esami vanno trascritti sul libretto o questa pratica finisce per penalizzare ingiustamente gli studenti che hanno una media bassina e per aiutare quelli con voti stellari, indipendentemente dal valore della prova sostenuta?

Della questione si è occupato anche il blog Anvur.it, il sito dedicato alla valutazione universitaria e solo omonimo della nascente agenzia, che ha dato conto del dibattito in corso nell’articolo Un’esecuzione come da libretto (universitario).

A dar risalto al tema è stata l’emanazione da parte dell’ateneo genovese di una circolare “per il normale uso del libretto” predisposta da Giovanni Battista Varnier, preside della facoltà di Scienze politiche. Il documento stabilisce che i docenti sono tenuti a chiedere e visionare il libretto universitario solo dopo aver comunicato allo studente il voto d’esame.

C’è un precedente: l’Università di Chieti-Pescara tempo fa decise di eliminare la trascrizione dei voti sul libretto, per evitare che i professori fossero condizionati nel valutare la prova d’esame. E fu la Conferenza dei rettori, l’anno scorso a richiamare l’attenzione sulla valutazione delle prove, facendo riferimento a una norma contenuta nello Statuto dei diritti e dei doveri degli studenti universitari che proibisce “alla commissione d’esame di visionare il libretto universitario prima di esprimere la valutazione finale”.

Anche Il Giornale si è recentemente occupato della questione e ha intervistato due docenti che la pensano diversamente: Luigi Mascheroni, giornalista e docente di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico in Università Cattolica e Stefano Zecchi, ordinario di Estetica alla Statale di Milano, il quale ritiene utile sbirciare il libretto in fase pre-voto.

Noi invece intervistiamo gli studenti e chiediamo :

Quanto secondo voi il vostro libretto influisce sulla valutazione delle prove? Sareste d’accordo ad abolire la trascrizione dei voti sulla vostra “fedina universitaria”? Diteci la vostra sul forum creato sulla pagina Facebook di Campus per dibattere il tema e partecipate al nostro sondaggio!

Data: 10 febbraio 2011

Il taglio degli appelli fa discutere

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Il tema del taglio degli appelli, lanciato a luglio sul Sole 24 Ore da Giacomo Vaciago della Cattolica e discusso da questo blog, torna suscitare interesse. Forse perché, col nuovo anno, in molti atenei la ricetta potrebbe essere adottata.
Sul gruppo Facebook della stessa Cattolica (oltre 4.300 membri), il post di Campus.it, inserito in bacheca, ha registrato alcuni contributi.

Francesco, ad esempio, è più vaciaghiano di Vaciago: “L’Italia è un paese molto sui generis da questo punto di vista… quattro sessioni d’esame ogni anno, almeno otto appelli, facoltà di rifiutare il voto quando più fa comodo, anni e anni di fuori corso, etc.”. E conclude: “Magari è un pò estrema come iniziativa, ma ritengo vada nella direzione giusta!”.

Gli fa eco Pierquinto, uno dei fondatori del gruppo stesso. Contrarissimo: “Bisogna ricordarsi che a sostenere gli esami ci sono persone! persone che vivono, s’innamorano, stanno male, fanno incidenti… e altre mlioni di cose che possono fargli saltare appelli o rendere di meno…”. E poi, prosegue, “sappiamo tutti che inserirsi nel mondo del lavoro in ritardo è sempre più difficile, quest’idea peggiorerebbe solo le cose…”.

In un post successivo è ancora lui a precisare il concetto: “Mi permetto di considerare l’organizzazione dei corsi: in Giurisprudenza e Scienze Politiche”, osserva, “gli esami sono 6 o 7 annuali e vanno dai 9/10 ai 15 crediti, in Economia invece sono semestrali, ma in numero maggiore e vanno dai 4 ai 9 crediti al massimo. Ovviamente per la natura dei corsi Giurisprudenza e Scienze Politiche hanno in prevalenza esami orali, mentre Economia esami scritti”.
Va più per le spicce Alessandro: “Il taglio degli appelli è una boiata… soprattutto quando devi dare otto esami in un anno!!!! Non facciamo i moralisti tanto qualche appello in più fa solo bene”. E lancia una frecciatina ai docenti: “Ovvio”, scrive, “per i professori è ottimo visto che così da luglio a settembre fanno tre mesi di vacanze pieni sotto il solo”.
Il dibattito prosegue. Neno appelli per favorire il merito? O per altre ragioni?

Data: 10 settembre 2009

In uno studio della Bicocca gli studenti e il digitale

L’osservatorio nuMedia BiOs dell’Università degli Studi di Milano Bicocca ha analizzato in una ricerca quali-quantitativa la “dieta mediale” di un campione di studenti universitari evidenziando che i consumi culturali si sono spostati sul web e verso il digitale con il cellulare, gli instant messenger, Internet, i social network, i siti di video e i blog al posto di televisione, radio e le biblioteche.

Sono emersi tre profili: inter@attivati (30,1%), neo-analogici (22,4%) e digital mass (47,5%). I primi sono “creativi tecnologici” attivi in Rete e che contribuiscono attivamente alla creazione di contenuti all’interno del web, i secondi hanno consumo mediale e tecnologico e interazione poco elevata e i terzi, pur avendo un profilo di consumo molto elevato, presentano ancora una certa diffidenza nella creazione o nelle partecipazione attiva all’interno della rete e si mostrano più passivi degli inter@ttivati.

Data: 17 novembre 2008
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