In edicola

Il Blog

Stella nel cielo lombardo tra laurea e lavoro

di Claudia Cervini

Star_homeSono stati presentati oggi in anteprima, nella cornice del Salone dello studente di Milano (SuperStudio, via Tortona 27) i risultati preliminari dell’indagine Stella condotta dal Cilea (Consorzio interuniversitario lombardo per l’elaborazione automatica) sull’occupazione dei neolaureati 2009 a un anno dal titolo.

La prima considerazione che balza all’occhio nella fotografia scattata da Stella è la seguente:  “nel panorama nazionale la Lombardia è una locomotiva che – seppur arrancando e sbuffando in momento di crisi – traina il Belpaese, in termini di mercato e occupazione”. Ha aperto così Nello Scarabottolo, ordinario di Informatica alla Statale di Milano e Presidente del comitato scientifico dell’iniziativa interuniversitaria, l’orgia di dati su neodottori e occupazione, facendo presente che in questa prima analisi sono stati presi in considerazione i dati di cinque atenei lombardi generalisti: Statale di Milano, Bicocca, Pavia, Bergamo e Brescia.

Cosa è  emerso? Il 42 per cento dei laureati triennali a un anno dal titolo lavorano, il 45 per cento prosegue negli studi e l’8,3 è in cerca. Positivo è il fatto che un laureato su due, anche in piena crisi, punta all’inserimento nel mondo del lavoro. Rispetto al 2008 cala anche se soltanto di un punto la percentuale di chi è in cerca di occupazione, che infatti era del 9 per cento. Un altro dato importante: se si somma la percentuale di chi ha un lavoro tradizionalmente inteso e di chi, invece, è in formazione (considerando come formazione anche gli stage retribuiti), si arriva all’83,4 per cento di occupati.

Per quanto riguarda i laureati magistrali l’occupazione è al 62 per cento, di quasi 20 punti superiore, dunque, rispetto a quella dei triennalisti, anche se in crescita è anche  la percentuale di chi non studia, non si forma e non lavora (ma anche di chi sfugge alla classificazione, per esempio, perché è in tirocinio non retribuito) che tocca il 14,5 per cento.

Nota dolente per gli occupati la retribuzione, che si aggira tra i mille e i 1.500 euro per entrambi i gruppi di laureati e la natura dei contratti sempre meno stabili: se il 35 per cento dei triennalisti ha contratti di lavoro autonomo e altre forme contrattuali che non rientrano né nel determinato, né nell’indeterminato, il 35 per cento dei dottori specialistici hanno un contratto autonomo, mentre il 24 per cento si avvale di altri inquadramenti precari.

I tempi di inserimento si sono allungati rispetto all’anno scorso, anche se il tempo di impiego, così come la percentuale degli occupati varia in base al gruppo disciplinare. Ai due estremi troviamo il gruppo Medico con un altissimo tasso di occupazione  e il gruppo Geo-biologico che al contrario si trova  in forte difficoltà.

Se quest’analisi non entra nel merito della tipologia di lavoro svolto e della soddisfazione del neodottore, i dati presentati da Marisa Civardi, ordinario di Statistica sociale a Milano Bicocca e membro del Comitato scientifico dell’iniziativa interuniversitaria, indagano al contrario il grado di coerenza, rispondenza alle aspettative, adeguatezza del livello di formazione professionale conseguito e congruità della retribuzione. Dal quadro emerge che, se gli specialistici raggiungono buoni livelli di coerenza e soddisfazione, i triennalisti lavorano in campi e settori che poco hanno a che fare con il percorso di studi. Il dato peggiore rimane quello relativo all’adeguatezza della retribuzione in relazione allo sforzo e all’impegno richiesto dalla carriera universitaria che, per entrambi i gruppi è decisamente scoraggiante.

Dati, quelli presentati oggi al Salone, non del tutto sovrapponibili a quelli elaborati da AlmaLaurea (di cui abbiamo dato notizia qui), e che portano una lieve brezza di ottimismo. Le stime lombarde potrebbero essere ancora migliori di quelle citate, poiché nel quadro disegnato oggi da Stella mancano i dati di Iulm (che arriveranno inseguito), Cattolica, Polimi e Bocconi: atenei popolosi con un buon livello di placement.

Data: 24 marzo 2011

Il caro-affitti stende gli studenti

di Claudia Cervini

affittasiSulle difficoltà che gli studenti fuorisede incontrano nella ricerca della casa, Campus ha insistito parecchio. Tra contratti in nero, proprietari esosi e imprevisti di varia natura, trovare un posto-letto a costi ragionevoli e in condizioni accettabili è un’impresa quasi titanica per le matricole.

Sul mensile di luglio abbiamo pubblicato una Guida casa con notizie sugli aiuti concessi dagli atenei, sulle possibilità offerte dalle aziende regionali per il diritto allo studio, con alcuni consigli e avvertimenti. Siamo poi tornati a parlare di casa sul nostro portale.

Oggi il Corriere della Sera Milano affronta l’argomento con un eloquente titolo Stangata per gli universitari. «Boom degli affitti». La testata riporta che gli studenti non residenti a Milano sono almeno 80mila, molti si sono mossi in anticipo e si sono già assicurati una stanza. Il problema è il caro-affitti: un posto-letto arriva a costare anche 650 euro mensili, le camere singole in zone limitrofi agli atenei fino a 800 euro. Secondo il sindacato Sunia c’è stato un aumento del 10 per cento dei canoni e molti studenti e famiglie davanti alle bacheche alloggi degli atenei si lamentano del costo esorbitante dello studio in Italia. Chi vuole pagare intorno ai 350 euro (fortunato se incappa in questa soluzione) deve accettare un elenco di condizioni: condividere la camera con due o più ragazzi o ragazze, fare la settimana corta (da lunedì a venerdì), essere non fumatore, pagare le spese (acqua, luce e gas) a parte e via discorrendo.

In questo momento gli appartamenti più convenienti sono già stati presi e cresce il pericolo delle irregolarità e dei contratti in nero. Il consiglio è di non accettare queste soluzioni, farsi registrare il contratto e prima di pagare chiedere una lista degli inquilini precedenti per conoscere il loro parere sulla sistemazione. Altro monito: in questo momento i proprietari stanno sparando cifre stellare, meglio declinare e aspettare che i prezzi scendano, spiega Dario Casati prorettore della Statale. Casati sottolinea l’attenzione che gli atenei stanno rivolgendo al problema: quest’anno gli alloggi messi a disposizione dall’ateneo di via Festa del Perdono sono 1.500, 400 in più rispetto all’anno scorso e in gennaio 200 sono in arrivo.

Data: 26 agosto 2010

Con mamma in ateneo

di Claudia Cervini

genitoriMamma e papà insieme all’università, al posto dei figli. Il Corriere della Sera di oggi riporta un fenomeno inedito: alle giornate di orientamento, in fila alle segreterie di facoltà, all’altro capo del ricevitore per richiesta di informazioni ormai ci sono sempre più genitori. Barbara Rosina, responsabile del Cosp, il centro per l’orientamento della Statale di Milano riferisce che il 50% delle telefonate sono di mamma e papà e in Bicocca 7 iscrizioni su 10 arrivano dai genitori. Le segreterie, come i centri orientamento sono bombardati dalle domande degli adulti: “Scusi, mio nipote vorrebbe iscriversi a Medicina, cosa dobbiamo fare?” oppure “Mio figlio vorrebbe iscriversi a Lettere, noi preferiamo Economia, cosa mi consiglia?”. E pensare che solo pochi anni fa al pensiero di farsi pescare in ateneo con mamma e papà si arrossiva di imbarazzo.

Alcune università sono corse al riparo riporta il quotidiano: la Bocconi ha organizzato un incontro a inizio anno solo per genitori, con il monito di rivedersi soltanto alla laurea e ha abolito il libretto dei voti rendendoli visibili on-line soltanto con l’inserimento della password segreta. Lo stesso accade al Politecnico di Milano e il rettore Giulio Ballio alle mamme che chiamano per avere informazioni sui figli risponde che non può accontentarle per motivi di privacy.

Alcuni chiamano semplicemente per assicurarsi che i figli siano arrivati a destinazione. Chissà se si presenteranno anche ai test d’ingresso per accertare la presenza dei ragazzi.

Data: 24 agosto 2010

Test d’ingresso: costi bollenti ma iscrizioni in crescita

di Claudia Cervini

testingressoÈ iniziato il conto alla rovescia per gli studenti che, terminata la maturità, si sono rimessi a studiare per i test d’ingresso universitari. Non solo i futuri medici e gli ingegneri, ma anche economisti, letterati, comunicatori, linguisti, psicologi, insomma oggi i test d’ingresso sono disseminati a macchia di leopardo nelle facoltà delle università italiane e regolano l’accesso ai più diversi corsi di studio.

Ci siamo già occupati su CampusPRO (http://www.mfiu.it/campuspro/ basta registrarsi gratuitamente per sfogliarlo) del fenomeno dilagante dei test selettivi e valutativi che da settembre piovono sui banchi universitari, un business che vale circa 50 milioni che finiscono nelle casse degli atenei e in quelle di società specializzate per la preparazione dei test, nei libri di testo, nella creazione dei servizi agli studenti.

Anche se di dubbia utilità (c’è chi sostiene la necessità di tali prove per ragioni di razionalizzazione e c’è chi le ritiene una lesione al diritto allo studio) e rigorosamente a pagamento, le iscrizioni alle prove continuano ad aumentare, come riporta oggi il Corriere della Sera.

Ci sono già i primi numeri: 10.194 gli iscritti ai test d’ingresso della Statale di Milano, ben 2mila in più rispetto al 2009. La prova bollente è quella del San Raffaele, 150 euro il costo della tassa d’iscrizione alla prova di medicina. Di seguito troviamo la Bocconi con 100 euro, la Cattolica con 60 e infine Politecnico e Statale con 50 euro.

Oltre alla tassa gli studenti devono mettere in conto altre spese, come quella dei libri di testo (che arriva a superare i 100 euro) e la trasferta per gli studenti “fuori-sede” (pernottamenti, pasti ecc.) Senza contare che c’è chi, nel dubbio, ne prova più di uno e tutto ciò senza garanzie di successo, perché dopo tanto studio, sudore e soldi si può essere esclusi. Allora rimangono due possibilità: iscriversi a un’altra facoltà che non prevede il numero chiuso o apettare l’anno successivo.

Ottime dunque le idee del Politecnico che da quest’anno ha deciso di alleggerire studenti e genitori caricando on-line 10mila copie di libri di testo con gli esercizi preparatori e di consentire a chi ha le idee chiare di effettuare le prove già al termine del quarto anno di liceo. Il vantaggio? Non rimettersi a studiare subito dopo la maturità e avere la certezza di entrare.

Data: 23 agosto 2010

Meeting di Rimini senza università

MeetingSorpresa: università scomparsa al Meeting di Rimini.

Forse per la prima volta da quando l’evento esiste, vale a dire dal 1980, un tema tanto caro alla gente di Comunione e liberazione, non è nel programma. Non un dibattito, né una presentazioncina, magari defilata, lontana dai clamori dell’Auditorium, in genere appannaggio di ministri e capi di stato. Niente.  Il solo riferimento agli atenei riguarda uno stand commerciale, quello della Illy, in cui è allestita l’Università del caffè (ma la parola “università” non era tutelata dalla legge?)

A scorrere il vasto (e interessantissimo) programma dell’edizione 2010, si trova molto sociale, abbastanza politica (con una forte sottolineatura del lavoro), tanta tantissima cultura, ricca e qualificata attenzione alla Chiesa, ma nessun riferimento alla formazione superiore.
Sebbene non manchino davvero gli universitari. Oltre ad alcuni habitués dell’evento, come i giuristi Lorenza Violini (Unimi), Luca Antonini (Unipd), Andrea Simoncini (Unifi), Marta Cartabia (Unimib); gli scienziati come Marco Bersanelli (Unimi), i filosofi come Carmine Di Martino (Statale Milano); gli storici come Giorgio Feliciani (Cattolica), – senza dimenticare Giancarlo Cesana e Giorgio Vittadini, rispettivamente medico il primo, statistico il secondo, entrambi a Milano Bicocca e di fatto fondatori dell’evento -, quest’anno si possono trovare a Rimini il rettore di Bologna, Ivano Dionigi, e molti altri studiosi di altrettanti atenei, italiani e stranieri.
Eppure nessuna riflessione strutturata sull’università (e peraltro neppure sulla scuola), né è in calendario una visita di Mariastella Gelmini, che proprio al Meeting, due anni orsono, si era presentata all’Italia.
Possibile che gli organizzatori abbiano voluto scansare un tema così caro agli aderenti al movimento di don Luigi Giussani (che nacque nei licei degli anni ‘50 ma che raggiunse la sua massima diffusione negli atenei degli anni ‘70)?

Forse per evitare di far da cassa di risonanza alle polemiche esterne?

O piuttosto per non concedere la tribuna riminese a quanti volessero farne di nuove?

Data: 20 agosto 2010

Sanzioni al calcio, cafoni in cattedra

Enrico Decleva Sospensione ovvero impossibilità di frequentare, ma soprattutto di sostenere esami. È la sanzione comminata, recentemente, a due studenti dei Collettivi dall’Università Statale di Milano.
I due, durante una manifestazione di protesta in quell’ateneo, avevano improvvisato un accanito match di calcetto sul prato dei chiostri di via Festa del Perdono. La goliardata era stata battezzata The Cleva Cup, nome foneticamente assonante con il cognome del rettore, Decleva appunto. Un’apposita commissione, pochi giorni fa, ha applicato, nei loro confronti, il nuovo regolamento di ateneo, affibbiandogli rispettivamente uno e due mesi di sospensione.
Il Magnifico, rivendicando il provvedimento, ha commentato: «La libertà di espressione di tutti è fatta sempre salva, ma vanno censurati i comportamenti impropri». Ora la questione non è di poco conto. Enrico Decleva è infatti il rettore dei rettori, essendo il presidente della Crui e i suoi atti, anche solo come magnifico della Statale, hanno necessariamente un’altra rilevanza da quelli assunti dal suo collega dell’Insubria, tanto per citare una piccola università.
E allora si deve auspicare che questo rigore, abbattutosi sui compagni goliardi, valga doverosamente per tutta la comunità accademica. Infatti, se viene giudicato «improprio» rincorrere un pallone sul bel prato della Ca’ Granda, c’è da chiedersi come debbano essere valutati i comportamenti insolenti di alcuni docenti, anche milanesi, anche della Statale, di cui ci occupiamo nella storia di copertina, Maleducateneo, un piccolo viaggio sull’inciviltà in cattedra (e sui banchi, peraltro), che abbiamo compiuto da Nord a Sud.
Come sanzionerebbe Decleva il comportamento di due suoi docenti che, in una recentissima sessione d’esame di una delle facoltà più gloriose della Statale, mentre valutavano due candidati, in parallelo, da due cattedre a poca distanza l’una dall’altra (e anche il sovraffollamento o la cattiva gestione degli spazi, dovrebbero essere sanzionati), si interrogavano vicendevolmente sui prezzi di alcuni capi di abbigliamento e su altri capitali argomenti? E non interrompendo l’interrogazione, semplicemente inframmezzandola con i loro privatissimi colloqui. E sarebbe questo un comportamento «proprio» della funzione docente, Magnifico rettore?

P.s. Ai compagni goliardi: siamo e saremo dalla vostra parte quando userete l’ironia come arma politica. Non così quando sceglierete l’eccesso e la sopraffazione. E purtroppo in Statale, negli ultimi tempi, è successo più di una volta.

Data: 6 ottobre 2009

Fiammetta è in regola con gli esami

Fiammetta.jpg

Ci siamo, Fiammetta quella del gruppetto di musicisti un po’ sfigati che girano sul vecchio pulmino volkswagen dello spot Tim, è stata sdoganata dalla stampa. Non poteva essere altrimenti, visto che il personaggio è diventato protagonista di vari tormentoni, più o meno goliardici, su Facebook.

A tenere a bettesimo la ragazza è stato, nei giorni scorsi, il femminile da battaglia di Rizzoli: A, diretto dalla Latella.

In un’intervista, Fiammetta Cicogna, 21 anni, milanese, racconta di essere di destra, di avere una collezione di 500 Barbie, di essere figlia di un fabbricante di candele tifossissimo del Milan il quale, sin da piccolissima, la portava a San Siro. E racconta anche una sua passione per i fricchettoni che le “sembrano liberi”, mentre “Milano è una città ripiegata su se stessa, dove nessuno si sente libero di essere quello che è”. Città che però non molla perché, la domenica, va allo stadio a tifare per Inzaghi e compagni.

Fiammetta racconta di avere “mille riti”, tipo “il segno della croce prima di decollare e le corna subito dopo”.

Ah, per la cronaca universitaria, la Cicognina rivela di essere  studentessa di Lettere e garantisce di essere in regola con gli esami.

Ma dove? Statale o Cattolica? In fase di immatricolazioni, A e la Latella si sono imposti la par condicio?

Data: 28 luglio 2009

Matematica impossibile, manda l’amica

 numeri.jpg

La storia sembra pescare nei più reconditi cassetti del leggendario accademico e, al contrario, pare sia verissima.

A quanto riferito ieri da Repubblica in cronaca di Milano, una studentessa della Statale sarebbe stata denunciata: dopo una serie di bocciature allo scritto di Matematica, si è fatta sostituire da un’amica secchiona, finendo però smascherata allo scritto dal docente che aveva confrontato la grafia con quella degli elaborati precedenti.

Il fatto riapre una annosa questione: l’insegnamento delle materie scientifiche nelle scuole superiori è davvero disastroso. Sempre più matricole devono sobbarcarsi pre-corsi (quando ci sono) organizzati dalle facoltà o dalle associazioni. Lo scorso anno si è mossa la Conferenza dei presidi di Scienze-ConScienze, promuovendo attività di sostegno in molti atenei.

Molte delle future matricole che, in questi giorni, preparano i test di accesso ai corsi a numero chiuso, sacramentano proprio sulle domande Matematica, Fisica e più in generale di logica.

La storia pone però anche un’altra questione: quella, lasciatemi dire, etica.

Se a vent’anni si sguazza già nella furbizia, che cosa saremo a 50?

Oppure, sgamare un esame tosto è legittimo anche se illegale?

Data: 17 luglio 2009
Campus
© 2012 Campus. Riproduzione riservata