Proteste: the day after
Non è ancora tempo di bilanci, il ddl è ancora al Senato, dove sta avvenendo l’attesissima e altrettanto contestata votazione.
Le associazioni studentesche però iniziano a fare riflessioni sul movimento studentesco e, in particolare, sulla giornata di ieri, che ha visto secondo Federico Nastasi, coordinatore nazionale della Run, importanti traguardi: “Ieri è stata una giornata importante almeno per due motivi: innanzitutto ha vinto il carattere pacifico delle manifestazioni. In tutta Italia cortei democratici, senza nessun episodio di rilievo. Solo A Palermo”, continua Nastasi, “si è verificato uno scontro con le forze dell’ordine davanti al Palazzo della presidenza della Regione, provocato da una sessantina di esagitati fuoriusciti dal corteo. Il tutto”, spiega il coordinatore, “si è concluso in una quindicina di minuti. Quindi è stata una vittoria degli studenti. Il secondo grande traguardo“, racconta Federico, “è stato l’incontro con il presidente della Repubblica. Non era assolutamente scontato che Giorgio Napolitano ricevesse una delegazione di studenti e ricercatori. Per noi è stato un grande momento: un’apertura del presidente verso il nostro disagio, le nostre richieste e la necessità di essere ascoltati“. Nastasi continua affermando che gli studenti non si aspettavano nulla di più: “Conosciamo le regole e non siamo visionari. Sappiamo benissimo che il presidente può rifiutarsi di firmare una riforma soltanto in caso di incostituzionalità, non era questo il nostro obiettivo”.
Nastasi conclude affermando che le manifestazioni di dissenso non si fermeranno di certo con l’approvazione della riforma. A gennaio riprenderanno iniziative di pacifica protesta. Intanto sono in corso nella giornata di oggi manifestazioni a Milano.
Ripresa stamattina, alle nove e mezza, la discussione del ddl Gelmini al Senato. Temporaneamente sospesa per una riunione dei capigruppo, la seduta è da poco ricominciata. Prima della sospensione i senatori stavano discutendo l’articolo 10 del ddl. Fuori da Palazzo Madama, intanto, gli studenti si stanno muovendo in corteo (che dovrebbe tagliare fuori la “zona rossa”), per dimostrare la loro volontà di muoversi “in direzione ostinata e contraria” alla linea del Governo sull’università.
Per timori di scontri in piazza, in parlamento si accelera sulla riforma nel tentativo di licenziarla in giornata. Già ieri al Senato si era verificata un’accelerazione, nella speranza di anticipare la votazione; tentativo arrestatosi per la mancanza del numero legale. La discussione sulla riforma è ormai una corsa all’approvazione dettata da “misure eccezionali di polizia“.
In Senato va avanti la discussione del ddl Gelmini. Intanto, gli universitari si stanno organizzando per continuare a esprimere il loro dissenso. A Torino è ripartita l’occupazione di Palazzo Campana, sede della facoltà di Matematica, che proseguirà anche domani. A Bari, nel tardo pomeriggio, è prevista una fiaccolata con partenza da piazza Umberto: i giovani, incatenati, percorreranno le strade del centro per dimostrare a Governo e istituzioni che «le idee non si arrestano». Da Facebook invece parte l’iniziativa di alcuni studenti, che invitano i loro colleghi a portare il lutto al braccio mentre a Palazzo Madama si discute «la condanna a morte dell’università pubblica».
Dai tetti alla Scala. Gli studenti, mentre aspettano che il Ddl approdi in Senato, si riorganizzano e continuano a manifeatare. La protesta contro la riforma di scuola e università si allarga fino ai tagli contro la cultura. Gli studenti saranno in piazza durante l’apertura della stagione scaligera insieme ai sindacati e ai lavoratori per dire no ai tagli al Fus (Fondo unico per lo spettacolo).
A Milano gli studenti non si arrendono. Non appena arriva la notizia del voto alla Camera, alle ore 20.00 parte un nuovo corteo da Corso Venezia. “In queste giornate le manifestazioni si sono tenute in diversi luoghi della città: da Rogoredo a Duomo, da Cadorna a Porta Venezia”, spiega Michele del Collettivo Città Studi. “I diversi collettivi si sono uniti per assistere alle assemblee, ma poi si sono organizzati per manifestare seguendo itinerari divesi. Non ci fermiamo”, continua Michele, “adesso che il Ddl ha superato l’esame alla Camera. Ieri sera abbiamo fatto partire un nuovo corteo, sono state occupate l’Accademia di Brera, la Facoltà di Lettere in Statale e domani ci sarà una nuova assemblea a Fisica organizzata dal Collettivo, ma aperta a tutti”. Cosa non funziona di questa Riforma? “Una cosa è la Riforma, una la Finanziaria. Ma il punto è che non si può fare una vera riforma senza le risorse. Quindi è una riforma un po’ finta e un po’ sbagliata. I punti che non ci piacciono sono inerenti al Diritto allo studio, che viene ammazzato”, spiega Michele, che riporta il parere di tutto il Collettivo. “Le borse di studio, già rare scompaiono, viene attuato il meccanismo dei prestiti d’onore, il Fondo nazionale per il merito è inesistente, o meglio c’è, ma di che fondi si avvale? E poi”, conclude lo studente, “prima si mette in condizione di studiare chi non ne ha la possibilità e poi si stanziano fondi per i meritevoli”. Oltre a questo che è il punto nevralgico anche per la Run, l’Udu e i Giovani democratici c’è la questione dei ricercatori con cui gli studenti hanno solidarizzato. “Non dovrebbe riguardarci il fatto che questa riforma inreoduce la figura del ricercatore precario? Questo provvedimento non avrà ricadute sulla didattica? Non dobbiamo interessarci del futuro della ricerca in Italia? Per me siamo tutti potenziali ricercatori”.
Ieri sera intorno alle 20 la Camera ha approvato la riforma dell’università voluta dal ministro Gelmini. Ora il disegno di legge torna al Senato per l’ok definitivo, che potrebbe arrivare a metà dicembre. La maggioranza esulta, ma gli studenti promettono di non fermare le proteste. Ieri il Presidente del Consiglio aveva affermato che i manifestanti sarebbero giovani dei centri sociali oppure fuori corso. Questa mattina è comparsa su Facebook la risposta degli studenti di Rete Attiva: “Io non sono comunista, io non provengo da nessun centro sociale, io non sono fuori corso nella mia carriera universitaria, ma manifesto liberamente contro la legge Gelmini. Nessuno può insultarmi per questo” (
In 400mila hanno manifestato ieri in tutta Italia (stando alle fonti degli organizzatori). Ma non è bastato. La riforma è passata con 307 voti a favore e approderà in Senato per il confronto definitivo.
Dalla Camera al Senato. Non parliamo della riforma universitaria, che è ancora in esame a Montecitorio, ma delle manifestazioni studentesche che, dal sit-in di fronte alla camera dei deputati, si sono spostate a Palazzo Madama. Il tranquillo corteo si è trasformato in una sorta di assedio, alcuni studenti sono riusciti a entrare a Palazzo Madama, la protesta ha assunto le dimensioni di quella inglese, quando gli universitari britannici hanno assalito la sede dei Tory a Londra.