Under 30: 500mila disoccupati in più
L’Istat presenta a Montecitorio, per voce del presidente dell’Istituto Enrico Giovannini, il nuovo rapporto annuale e lancia un nuovo allarme disoccupazione. 532mila occupati in meno nel 2009/2010 rispetto al biennio precedente. A fare le spese della crisi sono soprattutto i giovani under 30 tra i quali si registrano 501mila occupati in meno nel biennio citato, mentre tra gli over 50 si è registrato addirittura un incremento occupazionale con 291mila unità in più al lavoro (+ 5 per cento): uno scontro generazionale in piena regola che vede i giovani soccombere. In mezzo ai due estremi ci sono gli over 30 anch’essi vittime della crisi con 322mila unità lavorative in meno.
Anche la scuola fa le spese della crisi, o meglio, le fanno i ragazzi che la abbandonano: saliti al 19 per cento nel 2010 (22 per cento uomini e 15,4 per cento donne). Numeri ben lontani da quelli fissati dal piano per lo sviluppo e l’occupazione dell’Ue che mette una sbarra al 1o per cento. Sono tanti anche i giovani tra i 20 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi senza un diploma si scuola superiore sono il 14,4 per cento, stando alla media europea.
Affrontando gli effetti sociali della crisi appena trascorsa, Giovannini ha commentato: “I giovani e le donne hanno pagato in misura più elevata la crisi, con prospettive sempre più incerte di rientro sul mercato del lavoro, le quali ampliano ulteriormente il divario tra le loro aspirazioni, testimoniate da un più alto livello di istruzione, e le opportunità. Una quota”, continua, “sempre più alta di giovani scivola, non solo nel Mezzogiorno, verso l’inattività prolungata, vissuta il più delle volte nella famiglia di origine, e verso bassi livelli di integrazione sociale, soprattutto per quelli appartenenti alle classi sociali meno agiate”.
Di nuovo un allarme giovani, dunque, in particolare un allarme occupazione che potrebbe essere suonato troppo tardi se l’inattività giovanile si dovesse trasformare in una forma di disoccupazione strutturale.
“L’università non è un parcheggio, per lo più costoso…”, ha affermato Max Bruschi, consigliere del ministro Gelmini, raccontando a Campus la sua idea di istruzione e formazione.
Può suonare strano ma è così. Le proteste di questi giorni contro il ddl Gelmini – che sarà discusso in Senato dopo il 14 dicembre – partirebbero dalla preoccupazione degli studenti per il loro futuro. Secondo un sondaggio svolto da Demos in collaborazione con Coop, il 38% dei giovani intervistati ritiene che il problema principale dell’università italiana sia lo scarso collegamento con il mondo del lavoro. Non solo: la maggioranza degli intervistati (circa il 60%) ritiene che la situazione di scuola e università italiana sia peggiorata negli ultimi dieci anni, e che le misure previste nel decreto legge non faranno altro che peggiorare le cose (lo pensa più o meno il 50% di chi ha espresso la sua opinione). I tagli previsti dal ddl, andando a peggiorare una situazione già critica, sarebbero dunque “la goccia che ha fatto traboccare il vaso“, in un clima di malcontento e di forte incertezza sul domani. I risultati della ricerca di Demos sono visibili sul sito
Sorpresa: università scomparsa al 
L’articolo di Giovanni Marinetti, pubblicato ieri dal magazine della Fondazione FareFuturo, propone un’interrogativo che, tristemente, si ripete da anni – Ma perché al Sud la politica non pensa ai giovani? Nel meridione c’è il boom dei giovani “NEET”(not in education, employment on training), ovvero circa 500.000 anime, che non studiano, non fanno training professionale, non lavorano. Quale futuro per i giovani meridionali? Secondo Francesco Delzìo, autore del libro La Scossa. Sei proposte shock per la rinascita del Sud, siamo di fronte a una “generazione bruciata, uno spreco inaccettabile di capitale umano e di vite individuali”.E i politici? Indifferenti. Stanno a guardare, fino a quando non arriva la campagna elettorale e parlare di giovani e lavoro porta voti. 


Venerdì 27 febbraio gli studenti italiani torneranno in piazza per il Surfing day, giornata di mobilitazione nazionale studentesca.