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Economisti contro

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Scintille economiche. A Bari, durante la presentazione dell’XI Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazione dei laureati italiani, duro intervento di Gian Franco Viesti, docente presso l’ateneo di casa e attuale presidente dell’Agenzia per l’innovazione tecnologica della Regione Puglia.

Intervenendo nella tavola rotonda a commento dei dati esposti, Viesti ha spiegato come il Rapporto evidenzi le tre emergenze italiane: i giovani, cui è negata la mobilità sociale; le donne, che continunano ad essere discriminate sul lavoro (”un differenziale di salario del 23% a cinque anni dalla laurea, è incivile”, ha detto); il Sud, che fa da incubatore ad entrambi gli squilibri.

Sullo sfondo, ha spiegato Viesti, un investimento decrescente in formazione e un numero di laureati ancora clamorosamente insufficiente.

“Un ritardo drammatico”, ha detto l’economista, “la cui emergenza è rappresentata in modo burlesco e insufficiente anche da alcuni economisti miei colleghi”.

Nella Sala degli Affeschi dell’Università di Bari, in molti hanno pensato a Roberto Perotti, Francesco Giavazzi e Tito Boeri, economisti della Bocconi, che sono peraltro fondatori o collaboratori de LaVoce.info, sito di economisti cui lo stesso Viesti collabora.

Data: 12 marzo 2009

Gelmini e l’università sotto casa

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Intervenendo oggi a un convegno del Pdl a Montecatini Terme, Mariastella Gelmini ha rivendicato, com’è giusto,  la parternità del suo recente decreto.

Giusto, perché su un piano squisitamente politico, è riuscità a spaccare il fronte sindacale (la Cisl si è sfilata dallo sciopero del 14) e ha registrato molti segnali di apprezzamento dal mondo accademico.

Rimane, in tutta la sua imbarazzante evidenza,  il problema della sua comunicazione. L’avvocato di Leno (Brescia) rimastica molto liberamente il peggio della pubblicistica più agressiva, quella degli Stella, dei Rizzo, dei Giavazzi e dei Perotti. Il portavoce Massimo Zennaro, che la Gelmini ha nominato in trafinefatta direttore generale, cercando di riverdire la stagione della Moratti che fece lo stesso con il fidato Roberto Pesenti, le confeziona dei discorsi davvero pessimi.

A Montecatini, oltre a riesumare dalle catacombe il “18 politico” – salito alla ribalta e (per fortuna) archiviato fra il ‘68 e il ‘77, quando la ministro, trentacinquenne, era una bambina – Zennaro le ha fatto dire che “il diritto allo studio non è l’università sotto casa”.

A un’avvocatessa che si è laureata a Brescia, in un ateneo nato nel 1982 e che, in qualche modo, fa parte delle tante sedi “proliferate” in eccesso,  un’affermazione simile poteva essere risparmiata.

Data: 15 novembre 2008

Barone controcorrente

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Su Luigi Frati, neomagnifico alla Sapienza di Roma, sono state rovesciate colonne di piombo dall’asse Stella-Boeri-Perotti e, quel che non è propriamente elegante, alla vigilia delle decisive tornate elettorali.

Dell’ex-preside di Medicina, si ricordavano ossessivamente le parentele: moglie, figlio e figlia, colleghi di facoltà.

Frati aveva vinto ugualmente, e con un consenso forte, malgrado fosse avversato da una campagna mediatica che probabilmente non aveva eguali nella storia dell’università.

Ora, colui che incarna per alcuni la quintessenza della baronia,  stupisce ancora, presentando la squadra di governo.

Fra i cinque prorettori che lo affiancherenno nella gestione del più grande ateneo d’Europa, c’è infatti Bartolomeo Azzaro, ricercatore di Storia dell’architettura. Si occuperà di  sviluppo della attività formative e di ricerca.

Un ricercatore ai massimi livelli di governo di un ateneo è davvero una rarità in un mondo, quello accademico, dove la suddivisione dei ruoli ricorda talvolta le caste indiane.

Gli altri componenti la squadra di Frati saranno Francesco Avallone, docente di Psicologia del lavoro, prorettore vicario con la responsabilità della riforma dello Statuto, della riorganizzazione e semplificazione organizzativa, delle strategie di comunicazione istituzionale, delle politiche per il personale; Antonello Biagini; professore di storia dell’Europa orientale, prorettore per la cooperazione e i rapporti internazionali; Luciano Caglioti, docente di Chimica organica, prorettore per ricerca e sviluppo, trasferimento tecnologico e rapporti con il mondo produttivo; Giuseppina Capaldo, docente di Diritto privato, prorettore per la pianificazione economica e il controllo finanziario.

Data: 8 novembre 2008

Concorsi, soluzione di compromesso?

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Il consiglio dei ministri di oggi si occuperà di università. Pare certa la presentazione di un decreto recante provvedimenti urgenti.

La Gelmini interverrà sui concorsi ma non per bloccare le tornate già bandite, come martellava il bocconiano Giavazzi (uno dei saggi scelti dalla ministro per ripensare la valutazione accademica) ma per bloccare le elezioni delle commissioni giudicatrici.

In base all’attuale norma,  infatti, sono i professori di un gruppo disciplinare a eleggere i commissari. Meccanismo che secondo alcuni osservatori – Roberto Perotti, autore de L’Università truccata, in primis – consente di “prescegliere” i vincitori.

Il decreto dovrebbe quindi introdurre l’estrazione a sorte dei quattro commissari.

Una soluzione di compromesso, alla quale forse non è estraneo il ruolo di grande mediatore a cui sta assurgendo (di nuovo) Gianni Letta e la presa di posizione, sul Corriere della Sera di ieri, degli esponenti Pd, Maria Pia Garavaglia (ministro ombra) e Luciano Modica (responsabile nazionale).

Personalmente, la penso sul punto come Perotti (e mi accade di rado): basta con l’infingimento dei concorsi. Ogni ateneo chiami liberamente chi vuole e risponda delle eventuali capre che finiscono in cattedra. Che ne pensate?

Data: 6 novembre 2008

L’Università è truccata?

Roberto Perotti Sta alimentando il dibattito, e non poteva essere altrimenti, il libro del bocconiano Roberto Perotti, L’Università truccata, edito da Einaudi.

Perotti, storico censore della malauniversità e della parentopoli, pubbica da tempo un proprio Bollettino concorsi nel quale, dati alla mano, dimostra che regolarmente non vanno in cattedra i migliori.

Al libro ha tirato la volata un altro castigamatti degli atenei, l’editorialista del Corriere, Gian Antonio Stella e un collega e amico dell’autore, oltre che collega bocconiano, Tito Boeri, animatore con Perotti stesso de LaVoce.info, sito di economisti dell’area riformista.

Perotti o la Einaudi, o tutti e due, hanno poi fatto sfoggio di una tempistaica scientifica per l’uscita del libro che è uscito in concomitanza con il rinnovo rettorale de La Sapienza e di Tor Vergata.

Ai vertici dei due atenei sono andati, secondo le previsioni,  altrettanti docenti spesso discussi per la parantela accademica. Il primo, Luigi Frati, ha una consorte, una figlia e un figlio che insegnano nella sua stessa facoltà, quella di Medicina di cui è preside. Il secondo, Renato Lauro, preside anche’egli a Medicina, ha un figlio-collega.

Alla presentazione di Stella e a un editoriale antiFrati di Boeri su Repubblica, hanno fatto seguito una lunga lettera il prorettore uscente dalla Sapienza, Marietti, che accusa Boeri di ingerenza elettorale,  e un documentato intervento del matematico Figà-Talamanca che obietta proprio sull’uso dei numeri (le statistiche) operato dall’economista.

Su laVoce.info, invece, confuso fra i vari commenti, si può trovare anche un intervento del rettore dell’Università di Trento, Davide Bassi, che  dice: “Non basta combattere il familismo. Dobbiamo aggredire le cause della malattia: le università non sono tutte uguali, così come non lo sono i professori. Bisogna abbandonare i concorsi e gli automatismi di carriera, attivare i contratti di tenure track, ridurre l’età di pensionamento dei docenti e limitare a due mandati le cariche elettive. Perotti propone di liberalizzare il sistema e di affidare al mercato (leggi studenti) il compito di selezionare gli atenei”.

Il rettore poi paventa uno scenario sconfortante: “Io ho molti dubbi sulla bontà della sua ricetta iperliberiste. Chi ci garantisce che gli atenei, per attirare più studenti, non dilapidino risorse in attività di grande impatto mediatico e di scarso contenuto scientifico?”.

E altri interrogativi non mancano.

Perché non abolire i concorsi e aprire ad un sistema “a chiamata”, tale da inchiodare gli atenei alle loro responsabilità? Chi mette le capre in cattedra ne pagherebbe le conseguenze in termini di reputazione, di finanziamento (perché abbasserebbero la qualità della didattica) e di immatricolazioni.

Data: 15 ottobre 2008
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