Bandi di dottorato in standby
Università: tutto fermo. Almeno per quanto riguarda il regolamento e i bandi di dottorato, il ministro Gelmini scrive infatti all’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi) che “la materia verrà affrontata in un apposito regolamento sui dottorati di imminente emanazione”. Le università, in mancanza di decreti attuativi, di norme transitorie e anche di linee interpretative bloccano i bandi di concorso e le procedure per l’assegnazione dei finanziamenti alla ricerca, con il risultato che gli assegnisti dovranno rinunciare, almeno per ora, al proprio lavoro e dovranno aspettare mesi prima di ottenere nuove forme di finanziamento – come racconta l’Adi in un comunicato. A farne le spese oltre ai giovani ricercatori anche i progetti di ricerca già finanziati, che subiscono ritardi, revoche e riduzione del personale.
L’Adi lamenta la mancanza di un quadro normativo chiaro e di linee interpretative che chiariscano la portata dell’articolo 19, quello appunto relativo al dottorato di ricerca, in relazione al quale Valentina Maisto, rappresentante dei dottorandi nel Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) aveva già chiesto specifici chiarimenti al ministro durante l’incontro del 19 gennaio. La risposta della Gelmini è arrivata ora per iscritto, ma il ministro rimanda tutto a data da destinarsi e per il momento non affronta le questioni sollevate dalla Maisto: con l’articolo 19 verrà eliminato il dottorato senza borsa oppure verrà data agli atenei la possibilità di bandire posti senza borsa senza alcun limite? Con quale tipo di contratto i vincitori dei bandi del Fondo di investimenti per la ricerca di base verranno assunti? E ancora: quale sarà il rapporto numerico tra i ricercatori junior e senior?
Approvata la riforma dell’università. La votazione al Senato ha visto 161 voti favorevoli 98 contrari e 6 astenuti. I voti a favore sono arrivati da Pdl, Lega e Fli, quelli contro da Pd e Idv. Astenuti invece Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. Ora per il testo di legge l’iter prevede il passaggio dal presidente della Repubblica e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale prima di entrare effettivamente in vigore.
In Senato va avanti la discussione del ddl Gelmini. Intanto, gli universitari si stanno organizzando per continuare a esprimere il loro dissenso. A Torino è ripartita l’occupazione di Palazzo Campana, sede della facoltà di Matematica, che proseguirà anche domani. A Bari, nel tardo pomeriggio, è prevista una fiaccolata con partenza da piazza Umberto: i giovani, incatenati, percorreranno le strade del centro per dimostrare a Governo e istituzioni che «le idee non si arrestano». Da Facebook invece parte l’iniziativa di alcuni studenti, che invitano i loro colleghi a portare il lutto al braccio mentre a Palazzo Madama si discute «la condanna a morte dell’università pubblica».
Dalla Camera al Senato. Non parliamo della riforma universitaria, che è ancora in esame a Montecitorio, ma delle manifestazioni studentesche che, dal sit-in di fronte alla camera dei deputati, si sono spostate a Palazzo Madama. Il tranquillo corteo si è trasformato in una sorta di assedio, alcuni studenti sono riusciti a entrare a Palazzo Madama, la protesta ha assunto le dimensioni di quella inglese, quando gli universitari britannici hanno assalito la sede dei Tory a Londra.



Negli anni dei social network, che costituiscono senza dubbio uno dei fenomeni più rilevanti in Rete, la protesta degli studenti universitari, come è già stato evidenziato su questo blog in un precedente