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Bandi di dottorato in standby

di Claudia Cervini

stopUniversità: tutto fermo. Almeno per quanto riguarda il regolamento e i bandi di dottorato, il ministro Gelmini scrive infatti all’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (Adi) che “la materia verrà affrontata in un apposito regolamento sui dottorati di imminente emanazione”. Le università, in mancanza di decreti attuativi, di norme transitorie e anche di linee interpretative bloccano i bandi di concorso e  le procedure per l’assegnazione dei finanziamenti alla ricerca, con il risultato che gli assegnisti dovranno rinunciare, almeno per ora, al proprio lavoro e dovranno aspettare mesi prima di ottenere nuove forme di finanziamento – come racconta l’Adi in un comunicato. A farne le spese oltre ai giovani ricercatori anche i progetti di ricerca già finanziati, che subiscono ritardi, revoche e riduzione del personale.

L’Adi lamenta la mancanza di un quadro normativo chiaro e di linee interpretative che chiariscano la portata dell’articolo 19, quello appunto relativo al dottorato di ricerca, in relazione al quale Valentina Maisto, rappresentante dei dottorandi nel Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) aveva già chiesto specifici chiarimenti al ministro durante l’incontro del 19 gennaio. La risposta della Gelmini è arrivata ora per iscritto, ma  il ministro rimanda tutto a data da destinarsi e per il momento non affronta le questioni sollevate dalla Maisto: con l’articolo 19 verrà eliminato il dottorato senza borsa oppure verrà data agli atenei la possibilità di bandire posti senza borsa senza alcun limite? Con quale tipo di contratto i vincitori dei bandi del Fondo di investimenti per la ricerca di base verranno assunti? E ancora: quale sarà il rapporto numerico tra i ricercatori junior e senior?

Data: 9 febbraio 2011

Riforma, via libera

di gcavallaro

gelmini- Approvata la riforma dell’università. La votazione al Senato ha visto 161 voti favorevoli 98 contrari e 6 astenuti. I voti a favore sono arrivati da Pdl, Lega e Fli, quelli contro da Pd e Idv. Astenuti invece Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. Ora per il testo di legge l’iter prevede il passaggio dal presidente della Repubblica e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale prima di entrare effettivamente in vigore.
Soddisfazione nelle dichiarazioni del ministro Gelmini per cui “la riforma verrà attuata a partire dal prossimo anno accademico” sottolineando anche che entro i prossimi sei mesi tutti gli adempimenti e i decreti attuativi saranno approvati.
Dall’altra parte, anche dopo l’approvazione, i collettivi studenteschi non mollano la presa. “Sapevamo che non c’erano più margini” sono le prime parole degli studenti di Link-Coordinamento Universitario, “ma la battaglia non è finita. In questi mesi è successo un fatto storico: un’intera generazione di studenti e lavoratori ha deciso di prendere in mano il proprio destino, è intervenuta con una forza e una determinazione senza precedenti sullo scenario politico, è riuscita a bloccare l’Italia per porre i temi dell’università pubblica, della precarietà del lavoro, del futuro rubato al centro del dibattito pubblico. ” E dalle pagine di Facebook lancia la foto petizione “Io non mi fido della riforma Gelmini”
Sulla stessa lunghezza d’onda l’opinione a caldo dell’Udu: “L’approvazione della riforma rappresenta il segno del continuo isolamento a cui il governo sta portando il Parlamento. Dopo la straordinaria giornata di mobilitazione studentesca di ieri, che ha mostrato tutta la responsabilità di un movimento maturo e capace di isolare il governo, dopo l’apertura all’ascolto e al dialogo fatta dal presidente Napolitano, che ha aperto le porte del Quirinale ad una protesta che il Parlamento non ha ascoltato fin dall’inizio, il governo si accanisce nel suo isolamento dal Paese“.

Data: 24 dicembre 2010

Studenti “in lutto” per la riforma Gelmini

di cgalleani

torinoIn Senato va avanti la discussione del ddl Gelmini. Intanto, gli universitari si stanno organizzando per continuare a esprimere il loro dissenso. A Torino è ripartita l’occupazione di Palazzo Campana, sede della facoltà di Matematica, che proseguirà anche domani. A Bari, nel tardo pomeriggio, è prevista una fiaccolata con partenza da piazza Umberto: i giovani, incatenati, percorreranno le strade del centro per dimostrare a Governo e istituzioni che «le idee non si arrestano». Da Facebook invece parte l’iniziativa di alcuni studenti, che invitano i loro colleghi a portare il lutto al braccio mentre a Palazzo Madama si discute «la condanna a morte dell’università pubblica».

Data: 21 dicembre 2010

Ddl Gelmini al Senato: gli studenti si organizzano

di cgalleani

Palazzo-madamaIl ddl di riforma universitaria proposto dal ministro Gelmini torna a Palazzo Madama, dove sarà in discussione da lunedì 20 a mercoledì 22 dicembre, giorno in cui dovrebbe arrivare il voto finale del Senato. Gli studenti, intanto, si stanno organizzando per continuare le proteste. Assemblee già questo pomeriggio in alcune università (tra cui Torino, Siena, Roma, Lecce) per stabilire le mosse dei prossimi giorni. Per domani, martedì 21, è prevista una “giornata di mobilitazione nazionale”, con manifestazioni in diversi atenei italiani. Mercoledì 22, invece, gli studenti si riuniranno in corteo nella capitale. Preoccupazione soprattutto per quest’ultimo appuntamento. L’atmosfera, infatti, si è fatta più tesa a causa soprattutto delle dichiarazioni di Gasparri, che ha parlato di “arresti preventivi” per i manifestanti e che ha invitato i genitori a tenere a casa i propri figli, affermando che nei cortei ci sarebbero “potenziali assassini”.

Data: 20 dicembre 2010

Università: gli studenti irrompono in Senato

di Claudia Cervini

proteste romaDalla Camera al Senato. Non parliamo della riforma universitaria, che è ancora in esame a Montecitorio, ma delle manifestazioni studentesche che, dal sit-in di fronte alla camera dei deputati, si sono spostate a Palazzo Madama. Il tranquillo corteo si è trasformato in una sorta di assedio, alcuni studenti sono riusciti a entrare a Palazzo Madama, la protesta ha assunto le dimensioni di quella inglese, quando gli universitari britannici hanno assalito la sede dei Tory a Londra.

Lanci di uova, spintoni, urla e le forze dell’ordine scattano a respingere gli studenti che, a volto coperto, si sono introdotti nel Palazzo. Nulla di grave, i manifestanti vengono immediatamente respinti, ma il capo della polizia ha un malore e viene chiamato un medico.

Dal Senato il corteo si sposta verso il Lungotevere seguito dalle camionette della polizia, blocca il traffico e soprattutto cerca di entrare nella sede del Pdl. Non ci riesce. La polizia li allontana con i manganelli e gli studenti rispondono tirando caschi. Sette feriti tra le forze dell’ordine, manifestanti arrestati e 27 denunciati.

Arriva la condanna da parte del ministro Gelmini: “Così facendo gli studenti difendono gli interessi dei baroni”, seguita dalla risposta dell’Andu (Associazione nazionale docenti universitari): “Gli studenti, al contrario, sono in prima linea per difendere l’università dal potere baronale, dalle oligarchie accademiche ed economico-politiche”.

Intanto continuano le proteste pacifiche dei ricercatori. Sui tetti romani  ha camminato anche il capo dell’opposizione Bersani in segno di solidarietà.

Data: 25 novembre 2010

Giovani dem in piazza per il diritto allo studio

di Claudia Cervini

run

Nelle piazze italiane, durante la giornata mondiale per il diritto allo studio (17 novembre), ci saranno i “partigiani della conoscenza” a protestare per i tagli all’università e per la non-riforma (così la chiamano) del ministro Gelmini.

I Giovani democratici (Rete universitaria nazionale e Federazione degli studenti) si definiscono “costruttori di libertà” e indicano gli argomenti di discussione, i loro diktat: innanzitutto il lavoro si paga (tutti gli stagisti, i ricercatori e i dottorandi devono essere retribuiti e il lavoro precario deve costare più del lavoro stabile), studiare è un diritto, non un merito e chiedono infine una riforma vera del sistema sapere, che chiamano 2.0, una legge-quadro nazionale sul diritto allo studio.

“Quest’ultima finanziaria abolisce di fatto il diritto allo studio: il taglio è del 89,55%, riduce i finanziamenti a 25,7 milioni per il 2011. Il montepremi del Superenalotto è di 184 milioni di euro, sette volte il fondo per il diritto allo studio”. E’ quanto dichiarano Michele Grimaldi, responsabile saperi dei giovani del Pd e Federico Nastasi, coordinatore della Run (Rete universitaria nazionale). E concludono: “Il governo prevede di ridurre ulteriormente i fondi a 13 milioni di euro nel 2013, il fondo è di fatto destinato a scomparire. Non ci resterà, piuttosto che pagare le tasse universitarie, unire le nostre risorse per giocare un maxi sistema al superenalotto”.

Data: 3 novembre 2010

Phd squillo? Non in Italia

Brook

Ha fatto scalpore, in Gran Bretagna, la storia di Brooke Magnanti, un bella, bionda trentaquattrenne di lontane ma chiare origini italiane.

La Magnanti ha raccontato di essersi a lungo prostituita per pagare il suo dottorato in Oncologia pediatrica.

”Sono andata letto con un numero di uomini che va dalle dozzine alle centinaia”. La storia era finita in un libro, Belle de jour, autobiografico ma che doveva rimanere sotto pseudonimo. L’identita’, al contrario, e’ venuta fuori e Brooke ha fatto outing col Sunday Times.

Dunque, oltre Manica ci si prostituisce per un phd.

Il solito autolesionismo italiano noterebbe subito che, da noi – dal mitico professore docente di diritto della navigazione a Camerino fino ai recenti casi di un ateneo lucano – c’è chi si è venduto anche per passare un esame.

In realtà, a voler esser cinici oppure sanamente provocatori,  la storia di Brooke segnala altro: in Gran Bretagna il dottorato conta qualcosa mentre in Italia e’ un titolo praticamente misconosciuto.

Da oltre un anno il ministro Gelmini ne ha annunciato la riforma sollecitando il coordinamento delle scuole di dottorato a fornire alcuni spunti. Cosa che è stata fatta da tempo.

Nel frattempo, oltre a inserire il phd in un documento Italia 2020, firmato a quattro mani con il ministro del Welfare, Sacconi, la Gelmini s’è dimenticata il dottorato. Non s’è capito, per esempio, perché non l’abbia contemplato nel ddl di riforma, visto che parla di reclutamento e di giovani ricercatori.

Eppure, ogni anno, formiamo migliaia di giovani alla ricerca per poi consegnarli a un mercato del lavoro per il quale quel titolo non ha nessun valore aggiunto rispetto alle lauree e ai master.  Senza dimenticare i dottori di ricerca che prendono le vie del precariato, negli atenei, nei centri di ricerca e nelle scuole. Un gigantesco spreco di talento e di risorse.

E questo mentre le nostre imprese, per la maggior parte piccole, ignorano cosa sia la ricerca e lo sviluppo, perdendo terreno giorno per giorno sui mercati.

Basterebbe davvero un piccolo sforzo per incentivare il dottorato per le imprese: aziende che si consorziano per avere alcuni dottorandi a fare ricerca.

Al contrario, il phd rimane una grande macina delle risorse umane migliori di questo Paese, un parcheggio, una perdita di tempo.

Fatte salve le convinzioni morali di ognuno, ultimamente niente per cui valga la pena prostituirsi.

Data: 18 novembre 2009

Più tasse per tutti

tasse
“(…) Avvertono gli studenti e le loro famiglie che, in assenza di una correzione della linea politica del Governo sul finanziamento alle università, che riduca in modo consistente i tagli al fondo di finanziamento ordinario, sarà necessario per gli Atenei procedere a deliberare sensibili aumenti della contribuzione studentesca”. Firmato Aquis, ovvero gli atenei eccellenti e con i conti in ordine, raggruppati nell’Associazione per la qualità dell’università statali italiane.

Università del calibro di Bologna, Padova, Politecnico di Torino, Tor Vergata, in un documento di commento al ddl di riforma Gelmini, scrivono a chiare lettere che si va verso un aumento delle tasse.

Gli atenei, si legge nel documento, “si impegnano a spiegare con una lettera agli studenti ed alle loro famiglie in modo puntuale e dettagliato le motivazioni di tale scelta, tanto dolorosa e spiacevole quanto inevitabile ed obbligata”.

L’idea che era circolata nel mondo accademico un po’ di mesi fa era che la riforma su governance e reclutamento potesse essere “scambiata” con un rientro dei tagli previsti proprio dal 2010. Si è persino diffusa la notizia che le risorse per far rientrare i tagli fossero state individuate fra l’ingente tesoretto dello scudo fiscale.

Per questo, in generale, la maggioranza dei rettori italiani ha accolto con favore il contenuto della riforma.

Ma, a parte l’assenza di impegni formali da parte del ministro, questa speranza si infrange nelle determinazione di Giulio Tremonti.

L’unica promessa formale l’ha fatta, proprio dalle colonne di CampusPRO, il senatore Valditara (aennino del Pdl), che ha garantito un emendamento alla futura Finanziaria, dell’ordine di circa 500 milioni: quanto basterebbe per aprire le aule e non bloccare le lezioni nel nuovo anno solare.

L’impressione è che la soluzione, se sarà trovata, arriverà in dirittura d’arrivo dell’iter parlamentare.

Intanto, nei rettorati, si preparano le missive per gli studenti e le loro famiglie: si tratterebbe di aumenti davvero consistenti, forse dell’ordine del 100%, come aveva sostenuto, tempo addietro, la Voce.info e come spesso preconizzato dal bocconiano Giavazzi.  Da gennaio le lettere potrebbero arrivare nelle case di chi ha i figli all’università.

Con una problema di ordine politico: un governo nato sullo slogan “meno tasse per tutti” presenterebbe un conto piuttosto salato a 1,6 milioni di famiglie italiane.

Data: 11 novembre 2009

Atenei, le riforme di Via Solferino

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Non bastava Francesco Giavazzi a dettare la linea della politica universitaria dalle colonne del Corriere – praticamente su tutto, dal reclutamento alla governance fino alla necessità di aumentare le tasse.

Via Solferino ora schiera Pierluigi Panza, caposervizio in cultura, apprezzato autore di numerosi romanzi per Bompiani.

Panza, plurilaureato e dottorato, è comparso ieri nella pagina Idee&opinioni del giornale per proporre la riforma di un settore universitario: il suo.  E’ infatti professore a contratto in Beni culturali e, dopo aver ricordato la sperequazione, di impegno e salariale, con i “colleghi” di ruolo e lanciato una poderosa invettiva – la docenza a contratto come “espressione di un filantropico volontariato, nei casi migliori, parcheggio per portaborse e parenti, nei casi peggiori” – distilla, anche lui, la sua ricetta.

Vale a dire introdurre un “concorso nazionale per titoli che identifichi tutti gli idonei tra i quali le università possano chiamare, sia per contratti che per assunzioni”.  Ciò, secondo Panza, consentirebbe “certezza qualitativa, costringerebbe i docenti di ruolo a lavorare in università e i Cda degli atenei ad assumersi la responsabilità di chi chiamano”.

Oltre allo slancio innovatore, parrebbe che Panza abbia voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Che abbia problemi con qualche esponente del “baronismo” ai cui ricatti, come scrive, sono sottoposti i docenti a contratto?

Già ma proprio qui sta il punto: aldilà delle idee, anche in parte condivisibili, non stride a nessuno – Panza per primo -  il fatto che un giornalista del Corriere usi il suo giornale per un problema che lo riguarda direttamente?

La vicenda ricorda Aldo Grasso (un altro accademico) che, qualche anno fa, tuonava dalle colonne dello stesso quotidiano, contro i bonghisti che, dalle Colonne di San Lorenzo a Milano e sulle quali si affacciavano le sue finestre, gli facevano passare le notti in bianco.

Ma tornando all’ansia (furia?) riformatrice di Via Solferino, qualche pagina prima del commento di Panza, in una galleria di opinioni sulla proposta giavazziana di aumento delle tasse universitarie, le parole più giuste le diceva proprio Tremonti che ricordava: “Scrivere un fondo sul Corriere è più facile che fare una riforma”.

Data: 16 luglio 2009

I gruppi della protesta su facebook

“Beata ignoranza”Negli anni dei social network, che costituiscono senza dubbio uno dei fenomeni più rilevanti in Rete, la protesta degli studenti universitari, come è già stato evidenziato su questo blog in un precedente post, passa naturalmente anche attraverso questi nuovi strumenti che permettono ai ragazzi di comunicare in tempo reale e che offrono loro sempre maggiori possibilità di aggregazione e organizzazione.

Basta entrare su facebook, il social network di maggior successo che conta ormai qualche milione di utenti in Italia, per rendersi conto della grande quantità di gruppi che i ragazzi stessi hanno creato per discutere della legge 133 e della riforma universitaria. All’interno di questi gli studenti hanno la possibilità di lasciare messaggi pubblici in una bacheca e di inserire interviste, foto e video delle manifestazioni.

(leggi il resto del post…)

Data: 24 novembre 2008
Campus
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