PoliTo: la ricerca va in PORTO
Condivisione dei risultati della ricerca, libero accesso alle pubblicazioni scientifiche, trasferimento tecnologico e di sapere verso cittadini e imprese: ecco le parole chiave dell’Open Access, il movimento nato con la dichiarazione di Berlino del 2003 e poi sostenuto in Italia con la dichiarazione di Messina del 2004, sottoscritta anche dal Politecnico di Torino.
Proprio secondo questa filosofia l’ateneo diretto da Francesco Profumo ha deciso di condividere e promuovere, nella tradizione di grandi università come l’MIT di Boston e l’università di Harvard, online la propria produzione scientifica. Lo farà attraverso “PORTO”, il portale pubblico reperibile online all’indirizzo http://porto.polito.it, che sarà collegato ai principali motori di ricerca. L’archivio informatico, alimentato direttamente dai docenti e ricercatori con un’interfaccia che lo rende facile da consultare e in futuro integrabile con simili portali di altri atenei italiani e stranieri, renderà disponibili il testo integrale delle pubblicazioni, nel rispetto sia del diritto d’autore sia dei diritti dei ricercatori. In questo momento, la conoscenza prodotta dalle università, quasi sempre con fondi pubblici, è accessibile solo sostenendo gli elevanti costi di abbonamento alle riviste scientifiche.
Con la creazione di PORTO, l’ateneo intende rendere disponibile un’infrastruttura di grande valore non solo per la comunità scientifica , un vero e proprio bene comune, di cui potranno beneficiare tutti, dal sistema produttivo ai singoli cittadini e che permetterà di apprezzare facilmente le attività di ricerca e i suoi risultati.
Chapeau.
Nessuna, possibile aggregazione ad altri atenei. Questo il concetto che ha voluto ribadire in una note Rita Tranquilli Leali, rettore dell’ateneo di Teramo.
Dopo le tante polemiche, i vademecum, i manuali e gli opuscoli anti-riforma creati soprattutto dalle assiciazioni studentesche per impedire che la legge Gelmini prenda forma negli atenei, dalle università arriva un segnale positivo e costruttivio: L’università che vorremmo, otto tesi per cambiare.
La preoccupazione per il futuro dell’università italiana sta raggiungendo anche gli studenti e i ricercatori che hanno scelto di trascorrere un periodo di studio all’estero. Già da alcuni giorni gli studenti Erasmus fanno sentire la loro voce dalle principali città europee, temendo che al loro rientro in Italia il ddl Gelmini sia divenuto legge. Questa mattina, poi, la protesta ha raggiunto il Cern di Ginevra, dove si trova un buon numero di dottorandi e ricercatori italiani. Questi ultimi sono saliti sul tetto del più grande laboratorio di fisica al mondo per esprimere la loro solidarietà a chi manifesta nel nostro Paese e per chiedere che non vengano inflitti ulteriori tagli ai fondi per la ricerca.
Ricerca e imprenditoria giovane sono ancora possibili nell’Italia dei laureati precari e sfruttati? Di questi temi si parla al terzo Forum su Ricerca, Innovazione, Imprenditorialità, ospitato dall’Università di Padova dal 12 al 17 marzo. Un evento internazionale, a detta degli organizzatori, per “coltivare nuove idee e progetti innovativi”. Il Forum si propone come luogo privilegiato dove imprenditori di successo, scovati in Italia dalla stessa Università monitorando settori come biotech, nanotech, Internet, media, elettronica e telecomunicazioni, intervengono per confrontarsi su “problematiche e prospettive di queste tipologie d’impresa”. L’idea è quella di stabilire un contatto “tra imprenditori di successo e gli studenti dell’università di Padova che stanno pensando a creare un’impresa, nell’ottica di stimolare la voglia di imprenditorialità tra i giovani”. Il Forum si articola in tre parti: nella prima parte un panel d’imprenditori abbastanza giovani, impegnati in imprese, in settori fortemente dinamici e innovativi, parteciperà a una serie di incontri dove porteranno le loro testimonianze e condivideranno la loro esperienza. Nella seconda parte della manifestazione si svolgerà lo European Summit on Entrepreneurial Education, durante il quale educatori, docenti, professionisti e imprenditori saranno invitati a presentare e a discutere nuove idee, progetti ed esperienze relative all’educazione e alla diffusione della cultura imprenditoriale nella società. Infine, il 16 e 17 marzo si svolgerà il secondo Research Exchange Workshop on Technological Entrepreneurship and Innovation Management, meeting finalizzato a riunire una comunità di ricercatori che presentano i loro progetti di ricerca sulla nuova imprenditorialità e l’innovazione in settori emergenti.


