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E voi, pensate di emigrare?

di Maria Teresa Melodia

Secondo l’ultimo rapporto sul mercato del lavoro diffuso dall’Istat l’aumento della disoccupazione in Italia fra i ragazzi fra i 15 e i 24 anni è salito a maggio al 29,2% dal 29,1% di aprile e si tratta del dato più elevato dal 2004.

E se l’Italia sembra non offrire molto ai più giovani, e molte delle cronache recenti riportano gli italiani tra coloro che, più di altri, sono costretti, ma anche pronti, a “fuggire” all’estero, da una recente indagine di Eurobarometro (il servizio della Commissione europea, che misura ed analizza le tendenze dell’opinione pubblica in tutti gli Stati membri e nei paesi candidati) condotta su un campione di 27 mila europei, traspare un risultato inaspettato: i più “mobili” sono i danesi, mentre i meno pronti gli italiani. Infatti solo il 4 per cento degli italiani dice di immaginarsi in un lavoro in un’altra nazione. La percentuale più bassa di tutti e 27 i paesi coinvolti, come riporta anche il quotidiano La Repubblica.it.

Inoltre, nella classifica delle mete ambite per il lavoro l’Italia si piazza all’ottavo posto, superata dalla Spagna che, con la quarta posizione, è il primo paese “latino” tra le mete ideali degli europei. Il top nella testa degli europei è costituito dagli Stati Uniti (preferito dal 21% degli europei intervistati), nonostante il crollo finanziario abbia avuto origine proprio nel cuore tradizionale del capitalismo mondiale; seguono, un poco distanziati, il Regno Unito (scelto dal 16%) e poi l’Australia (15%).

Entra nella top 5 anche la Germania con il 12 per cento, e l’Italia viene preceduta dalla Francia e dal Canada, mentre con il 9 per cento delle preferenze, il nostro Paese supera mete come l’Olanda, la Nuova Zelanda, la Svezia e la Norvegia.

La molla principale per cambiare paese? La possibilità di guadagnare di più (lo dice il 35 per cento) e a guidare chi cerca un impiego fuori dai confini nazionali sono soprattutto i contatti personali, ma molti altri (il 43 per cento) fanno riferimento a Internet e a tutte le informazioni che possono recuperare attraverso la Rete. Circa uno su cinque invece chiede aiuto ai servizi pubblici per l’impiego o cerca da sé, quando riesce, un contatto diretto con un datore di lavoro all’estero.

Data: 19 luglio 2010

Il prof. Di Pietro al Cepu

DiPietro

Fu Antonio Di Pietro a tenere praticamente a battesimo la nascita del Cepu nel 1995. Lo ricorda la terza punta della storia del Gruppo Polidori proposta da Campus, in edicola mercoledì prossimo.

Fra l’allora ex-magistrato e il patron del Gruppo, Francesco Polidori, nacque una forte sintonia che portò Di Pietro a prestare la sua immagine al Cepu per le sue campagne pubblicitarie e a svolgere conferenze di Tecnica processuale nelle sue sedi.

Una sintonia che continuò anche quando, nel 1996,  l’ex-pm di Mani pulite divenne ministro per i Lavori pubblici del Governo Prodi e che gli valse alcune critiche da parte di esponenti della Rete, il movimento di Leoluca Orlando fondato proprio in quel periodo.

Un altro severo critico di Di Pietro per la sua frequentazione di Polidori e soci – culminata, nel marzo 1998,  nella fondazione di Italia dei Valori proprio nell’hotel di San Sepolcro appartenente al Gruppo – fu Beppe Grillo, i cui frammenti di spettacolo si trovano ancora su YouTube.

Nella terza punta dell’inchiesta anche un approfondimento su una vicenda del 2001 che vide i responsabili della sede Cepu di Urbino finire sotto processo per la vendita di tesi universitarie, vicenda da cui il Gruppo prese le distanze da subito, senza però costituirsi parte civile.

Campus ha scoperto che i protagonisti di quella storia, condannati nel giugno del 2007, lavorano ancora nel gruppo.

Leggi qui la prima puntata della Storia di Cepu, pubblicata da Campus Novembre 2009.
Clicca qui per leggere la seconda puntata, pubblicata sul numero  di Dicembre 2009

Data: 8 febbraio 2010
Campus
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