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	<title>Il blog universitario di Campus &#187; Repubblica</title>
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		<title>E voi, pensate di emigrare?</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2010 22:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.oswego.edu/student/residential/images/suitcase.jpg"><img alt="" src="http://www.oswego.edu/student/residential/images/suitcase.jpg" class="alignnone" width="119" height="145" /></a></p>
<p>Secondo l&#8217;ultimo rapporto sul mercato del lavoro diffuso dall&#8217;<em>Istat</em> l&#8217;aumento della disoccupazione in Italia fra i ragazzi <strong>fra i 15 e i 24 ann</strong>i è salito a maggio <strong>al 29,2%</strong> dal 29,1% di aprile e si tratta del dato più elevato dal 2004.</p>
<p>E se l&#8217;Italia sembra non offrire molto ai più giovani, e molte delle cronache recenti riportano gli italiani tra coloro che, più di altri, sono costretti, ma anche pronti, a &#8220;fuggire&#8221; all&#8217;estero, da una recente indagine di <strong>Eurobarometro</strong>  (il servizio della Commissione europea, che misura ed analizza le tendenze dell&#8217;opinione pubblica in tutti gli Stati membri e nei paesi candidati) condotta su un campione di <strong>27 mila europei</strong>, traspare un risultato inaspettato: i più &#8220;mobili&#8221; sono i danesi, mentre i meno pronti gli italiani.  Infatti <strong>solo il 4 per cento </strong>degli italiani dice di immaginarsi in un lavoro in un&#8217;altra nazione. La percentuale più bassa di tutti e 27 i paesi coinvolti, come riporta anche il quotidiano <em>La Repubblica.it</em>.</p>
<p>Inoltre, nella classifica delle mete ambite per il lavoro<strong> l’Italia si piazza all&#8217;ottavo posto</strong>, superata dalla Spagna che, con la quarta posizione, è il primo paese &#8220;latino&#8221; tra le mete ideali degli europei. <strong>Il top nella testa </strong>degli europei è costituito dagli <strong>Stati Uniti (preferito dal 21% </strong>degli europei intervistati), nonostante il crollo finanziario abbia avuto origine proprio nel cuore tradizionale del capitalismo mondiale; seguono, un poco distanziati, il <strong>Regno Unito (scelto dal 16%) e poi l&#8217;Australia (15%). </strong></p>
<p>Entra <strong>nella top 5 anche la Germania</strong> con il 12 per cento, e l&#8217;Italia viene preceduta dalla Francia e dal Canada, mentre con il 9 per cento delle preferenze, il nostro Paese supera mete come l&#8217;Olanda, la Nuova Zelanda, la Svezia e la Norvegia.</p>
<p><strong>La molla principale</strong> per cambiare paese? La possibilità di guadagnare di più (lo dice il 35 per cento) e a guidare chi cerca un impiego fuori dai confini nazionali sono soprattutto <strong>i contatti personali</strong>, ma molti altri (il 43 per cento) fanno riferimento a Internet e a tutte le informazioni che possono recuperare attraverso la Rete. Circa uno su cinque invece chiede aiuto ai servizi pubblici per l&#8217;impiego o cerca da sé, quando riesce, un contatto diretto con un datore di lavoro all&#8217;estero.</p>
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		<title>Giovane? Chi è costui?</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Apr 2010 16:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/celli02.JPG"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/celli02.JPG" alt="celli02" title="celli02" width="139" height="105" class="alignnone size-full wp-image-612" /></a>Se vai a sentire una conferenza dal titolo &#8211; <strong>Questo non è un paese per i giovani</strong> &#8211; in un teatro perugino stracolmo di un pubblico in attesa di un dibattito che prenda il volo, per rigor di logica, ti aspetti proposte innovative, o almeno scontri dialettici infuocati. Per di più, se in tale teatro, sul palco come relatori compaiono <strong>Pierluigi Celli</strong>, direttore generale della Luiss, <strong>Giuseppe Civati</strong>, esponente del Pd e blogger, <strong>Antonio De Napoli,</strong> portavoce del Forum nazionale dei giovani, <strong>Marcello Foa</strong>, cofondatore dell’Osservatorio europeo dei giornalisti, moderati da <strong>Giovanna Zucconi</strong>, giornalista culturale, dal piglio ironico salvifico.</p>
<p>E invece le cose non vanno come ti aspettavi. La discussione si inceppa, segue i binari delle frasi fatte, dei colpevolismi inutili, delle prese di coscienza, nutrite di retorica, di se e di ma.</p>
<p>Celli si riaggancia alla famosa lettera di <em>Repubblica</em>. Una provocazione nata “<strong>perché non si parlava della questione dell’accesso al lavoro per i giovani”,</strong> sostiene il manager. &#8220;<strong>Chi ha e sta non lascia spazio?&#8221;</strong>, incalza la Zucconi. <strong>“Non solo in Italia”,</strong> ribatte il dirigente della Luiss, “<strong>Il problema è che i vecchi non si occupano dei giovani. Mancano i maestri”. </strong>E mentre il 25enne De Napoli afferma: <strong>“Il vero nodo è quello della rappresentanza giovanile. Inesistente”</strong>, per Civati la vera questione non è vecchi – giovani, ma tra ricchi – poveri, <strong>“in Italia è difficile che una persona si tiri su dal basso. Una polarizzazione quella tra giovani e vecchi che in realtà non vuole cambiare nulla”. </strong>“Viviamo in una frammentazione di ceti”- precisa il direttore della Luiss &#8211; “Chi ha il potere, lo perpetua tra i suoi, per cooptazione, selezionando chi non dà fastidio”.</p>
<p>Come rendere migliore questo paese in una battuta? “<strong> L’Italia sarà migliore solo quando la gente di potere risponderà alla mail”</strong>, afferma Foa in una sintesi fulminante. Dal pubblico si solleva un quesito amaro che non trova risposta: <strong>ma perché i giovani non si incazzano? E’ forse un malessere troppo grande o ancora troppo piccolo per farci arrabbiare?</strong></p>
<p>In chiusura, Celli, da esperto manager, fa la sua proposta: “ai giovani dovrebbe essere data l’occasione di diventare imprenditori per provare un’esperienza di responsabilità”. Mugugni interiori: ma un Paese può essere fatto solo da giovani imprenditori o è solo un’altra via che riporta sulla strada della famigliocrazia?</p>
<p>Tra dubbi e stupori, il quesito è se i giovani esistano ancora, di certo in questo dibattito, ospitato dal festival internazionale del giornalismo di Perugia, non si è parlato di loro.</p>
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		<title>Dagli all&#8217;untore! D&#8217;ateneo</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 17:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/untore.jpg" title="untore.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/03/untore.jpg" alt="untore.jpg" width="129" height="125" /></a></p>
<p>Dell’Italia credulona della prima repubblica, quando una notizia l’aveva data il telegiornale era Vangelo.</p>
<p>Oggi è il telegiornale &#8211; nella fattispecie il <em>Tg5</em> &#8211; a pendere dalle labbra dei colleghi di <em>Repubblica</em>. E i ministri, quelli titolari e quelli ombra, le corrono dietro. È accaduto il 14 febbraio scorso: il quotidiano che fu di <strong>Scalfari</strong> dedica tutta pagina 25 alla classifica degli atenei di <em>Times Higher Education</em>.</p>
<p>Ma quel ranking è di ottobre 2008 e, all’epoca, corsero fiumi di inchiostro, perché Bologna era scivolata al 192mo posto. <strong>Silvano Intravia</strong>, invece, va diritto come un fuso e intervista persino il rettore di Bologna. <strong>Lucrezia Agnes</strong>, del <em>Tg5</em>, legge Repubblica e confeziona, per il notiziario delle 13, un sapido servizio sui disastri dell’università italiana. L’agenzia <em>Ansa</em>, che guarda il Tg5, poco dopo le 14, rilancia la notizia.</p>
<p>Il ministro <strong>Mariastella Gelmini</strong>, il cui staff segue l’Ansa, rilascia alla medesima una dichiarazione dolente sull’ennesima débacle e si precipita a spiegare che le cose cambieranno. <strong>Maripia Garavaglia</strong>, sua alterego in quota Pd, detta, di nuovo all’Ansa, una dichiarazione risentita contro la collega. Ormai il tiro all’ateneo è quasi una disciplina olimpica. Poveri (tutti) noi.</p>
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		<title>L&#8217;incredibile Calderoli</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 09:20:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> <a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/calderoli.jpg" title="calderoli.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2008/11/calderoli.jpg" alt="calderoli.jpg" width="118" height="116" /></a></p>
<p>Dovremo ringraziare lui, l&#8217;inventore della &#8220;maialata&#8221;, la riforma elettorale poi ribattezzata &#8220;porcellum&#8221;, se si apre un dialogo sull&#8217;università?</p>
<p><a href="http://www.governo.it/Governo/Biografie/ministri/Calderoli_Roberto.html"><strong>Roberto Calderoli</strong></a>, uno dei volti più discussi della <a href="http://www.leganord.org/"><strong>Lega</strong></a>, ha rilasciato ieri a <a href="http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/inte-calderoli/inte-calderoli.html"><em>Repubblica</em></a> un&#8217;intervista da incorniciare: l&#8217;università deve essere un tema bipartisan per la politica italiana, dice in sostanza. E, salutando la mutazione da decreto a disegno di legge della prossima, ennesima, riforma, invita ad aprire il dialogo con Veltroni e il <a href="http://www.partitodemocratico.it/"><strong>Pd</strong></a>.</p>
<p>In questo bailamme, dalle valli della Bergamasca, patria del ministro della semplificazione, arriva una nota di ragionevolezza che, nella vicina Brescia, terra natia di Mariastella Gelmini, pareva essersi perduta.</p>
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		<title>Cepu e pubblicità, cosa c&#8217;è dietro?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Sep 2008 21:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="125x115cepu2.jpg" href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2008/09/125x115cepu2.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2008/09/125x115cepu2.jpg" border="0" alt="Cepu e Studenti.it" /></a></p>
<p>Dalla fine di agosto, il gruppo del tycoon toscano <strong>Francesco Polidori,</strong> patron di <a title="Sito del Cepu" href="http://www.cepu.it" target="_blank">Cepu</a>, ha cominciato ad investire massicciamente sui principali quotidiani italiani. Botte da una pagina in cronaca nazionale che, anche in tempi di vacche magre pubblicitarie, non possono costare meno di <strong>70mila euro</strong>. Che cosa c&#8217;è dietro questa  campagna <em>monstre</em>?</p>
<p>Non che in passato, spot e affissioni mancassero. Anzi, la stagione dei <strong>Del Piero</strong> e dei <strong>Di Pietro</strong> affissi nelle fiancate degli autobus non è lontana. Stavolta, però, dopo un anno di flessione (il 2007), Cepu torna in grande stile e sceglie quotidiani come <em>Repubblica</em> e <em>Corriere della Sera</em> o siti e magazine specializzati, come <em>Studenti.it</em> e <em>Studenti Magazine</em>.</p>
<p>Un assaggio di questa stagione di forti investimenti c&#8217;era stato, nel maggio scorso e aveva riguardato il marchio <a title="Sito di Grandi Scuole" href="http://www.grandiscuole.it" target="_blank">Grandi Scuole</a>. Un accordo con <a title="L'accordo con Studenti MediaGroup" href="http://www.studentimediagroup.it/press_room/rassegna_stampa/dailynet_cepu_progetto_speciale_con_studenti_it" target="_blank">Studenti MediaGroup</a>, appunto l’editrice di <a title="Sito di Studenti.it" href="http://www.studenti.it" target="_blank">Studenti.it</a>, aveva corollato anni di aspre polemiche fra il portale e Cepu, oggetto di una serie di inchieste e forum piuttosto arrabbiati (inchieste e forum che, fino a poco tempo fa, erano richiamate con un certa evidenza nella pagina ‘università’ e che oggi si fatica davvero a recuperare. Sarà un caso?).</p>
<p>Certo, c’era (e c’è) un nuovo prodotto da collocare: un ateneo online nuovo di pacca: l’Università telematica <a title="Sito di eCampus" href="http://www.uniecampus.it" target="_blank"><strong>eCampus</strong></a> di Novedrate, in provincia di Como.</p>
<p>In una grande struttura residenziale appartenuta all’Ibm, Polidori aveva piazzato, due anni orsono, la <a title="Sito della Bertrand Russell University" href="http://www.brcampus.eu/ITL/default.asp" target="_blank">Bertrand Russell University</a>, stringendo un accordo di accreditamento con un <a title="Sito della University of Wales" href="http://www.wales.ac.uk/defaultpage.asp?page=E9" target="_blank">ateneo gallese</a>, progetto rivelatosi poi un flop. Ma il magnate delle ripetizioni non ha dovuto sbaraccare l’edificio perché, nel frattempo, come manna dal cielo, a fine gennaio 2006, è arrivato dal ministero dell’Università il <a title="Decreto citato" href="http://www.uniecampus.it/fileadmin/user_upload/Decreto.pdf" target="_blank">riconoscimento</a> all’ateneo telematico.</p>
<p>Il sogno del re dell’assistenza scolastica e universitaria – quello di possedere un proprio ateneo – si è quindi coronato e il Cepu ha un’università tutta sua, che ha aperto i battenti già in questo anno accademico ma che si appresta a fare scintille, almeno a giudicare dagli investimenti, nel prossimo.</p>
<p>La strategia è chiara: si assiste tutto l’anno con Cepu e si vanno a fare esami a eCampus. Anzi, meglio: maturità con Grandi Scuole, laurea con eCampus ma servoassistita da Cepu.</p>
<p>Unico neo del progetto, la rivolta dei tutor di Grandi Scuole che, partita a giugno da Bologna e patrocinata dalla Cgil, era culminata con il primo, storico, sciopero dei <a title="Blog dei precari di Cepu e Grandi Scuole" href="http://iprecaridicepu.net/" target="_blank">precari Cepu</a> e sembrava dilagare a macchia d’olio.</p>
<p>A settembre, uno dopo l’altro, come tappi di champagne, i tutor rivoltosi sono saltati: la <strong>Cesd SpA</strong>, società che gestisce il marchio Grandi Scuole, non ha rinnovato loro i contratti annuali.</p>
<p>A quanto risulta a Campus, nella scorsa settimana, un gruppo di ex-tutor ha incontrato, ancora a Bologna, i legali della Cgil per studiare le contromosse, che prevederebbero una richiesta di reintegro davanti al magistrato del lavoro, configurandosi un rapporto professionale, di fatto,  subordinato e, di conseguenza, un vero e proprio licenziamento.</p>
<p>Forse la massiccia campagna di advertising del signor Polidori serviva (anche) a smerigliare l’immagine del gruppo di San Sepolcro (Arezzo),  in previsione di un autunno caldo.</p>
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