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La Crui, riforma rottamata

declevaStanno rottamando la riforma dell’università. Lo ha detto, pochi minuti fa, il numero uno dei rettori italiani (e magnifico della Statale di Milano) Enrico Decleva.

Colpa, della “calendarizzazione in aula (della Camera, ndr) per il 14 ottobre del Ddl di riforma dell’Università”, ha scritto in una nota della Conferenza dei rettori-Crui,  “ alla vigilia cioè dell’inizio della Sessione di Bilancio, se confermata, equivale molto probabilmente, nella situazione politica che stiamo attraversando, alla rottamazione del provvedimento”.

Non ci sarebbero i tempi e, Decleva non lo esplicita, le possibili elezioni anticipate – eventualmente  a marzo 2011 – farebbero il resto. Dopo di ché, finita la legislatura, si dovrebbe ricominciare da capo.

Secondo Decleva  “forse non ci si rende conto degli effetti che ne verrebbero anche rispetto alla protesta dei ricercatori in quel che essa ha di legittimo e di giustificato, ma che può trovare soddisfazione all’interno della legge in discussione, modificata nei termini condivisi ampiamente emersi, non certo nel suo tracollo”.

Il conseguente vuoto legislativo potrebbe per contro, prosegue il presidnte Crui, “prolungarsi di nuovo per anni, bloccando, tra l’altro, le procedure sul reclutamento che interessano tanti giovani studiosi meritevoli”.

Data: 30 settembre 2010

Vezzi accademici

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Sette, il bel magazine del Corriere della Sera, spesso si occupa di università. Anche perché fra le proprie firme annovera docenti come Ernesto Galli della Loggia, Aldo Grasso e Angelo Panebianco.

Gli stessi talvolta utilizzano le loro rubriche senza tenere in grande considerazione i possibili conflitti di interesse legati al loro status accademico.

Si ricordano gli strali di Galli Della Loggia contro Scienze della Comunicazione, essendo lui docente a Scienze politiche;  o le bacchettate di Aldo Grasso sui titoli dei corsi di marketing e comunicazione Iulm, pur essendo al libro paga (come docente) della Cattolica, ateneo competitor.

Anche Panebianco non è uno che, in genere, si fa scrupolo della propria appartenenza accademica. Eppure, nel numero del magazine diffuso ieri con il Corriere, dedica la sua rubrica, Tono su tono, alla proposta sul reclutamento del prof. Fulvio Cammarano, docente a Bologna.

“Una proposta originale”, scrive Panebianco, “è stata avanzato dal prof. Cammarano sul Corriere Adriatico“.

Per la cronaca Cammarano è direttore del Dipartimento di Politica, Istituzioni e Storia dell’Alma Mater, lo stesso dell’editorialista. Con tutta probabilità sono vicini di stanza e  forse si incrociano la mattina al bar della facoltà,  essendo entrambi docenti a Scienze politiche.

La domanda che sorge spontanea è questa: non avrebbe fatto meglio, l’illustre politologo a scrivere una cosa del tipo: “Il collega Cammarano” oppure,  “il direttore del mio dipartimento avanza una proposta interessante”?

Inficiava la bontà della proposta? La rilevanza dell’idea?

Quale prurito impedisce che al lettore sia celato questo dettaglio? O è solo un vezzo accademico?

Data: 5 marzo 2010

Dov’era Luca Ricolfi?

Ricolfi

La riforma Gelmini, o almeno la sua architettura perché il disegno di legge dovrà passare sotto le forche caudine del Parlamento, ha sollecitato molti editorialisti a occuparsi di università.
Lo ha fatto, ieri, dalle colonne de La Stampa di cui è firma autorevole, il sociologo Luca Ostilio Ricolfi, ordinario presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Torino.

“Il clima è cambiato”, scrive, “è finita un’epoca”. Quale? Quella “in cui le università avevano mano libera nelle promozioni dei candidati locali, spesso pessimo. (…) in cui i clan accademici la facevano da padroni, (…) in cui si sapeva che i bilanci in rosso sarebbero stati ripianati, (…) si potevano moltiplicare impunemente i corsi di laurea (…) in cui i risultati non venivano utilizzati per premiare i migliori” e via stigmatizzando.

La domanda che sorge spontanea è dove stesse, il professor Ricolfi, in quell’epoca e di che cosa si occupasse. Visto che insegna dal 1989, sarebbe interessante vedere a quanti consigli di facoltà ha partecipato e come ha votato in questi anni o, meglio, quante volte ha fatto mettere a verbale,  eventualmente, il suo dissenso.

Da chi usa questi toni da orazione civile, il minimo che ci si possa aspettare è che almeno una volta, una volta sola, si sia incatenato alle porte del rettorato.

A meno che – e questo è possibile – le facoltà di Economia e di Scienze della formazione, poi di Psicologia in cui Ricolfi ha insegnato ed insegna, siano state e siano oasi felici.

Data: 30 ottobre 2009
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