Le radio universitarie resistono nell’era dell’iPod

A dicembre il The New York Times ha pubblicato un bell’articolo sulle radio universitarie americane.
Le radio universitarie ai tempi del web possono sembrare anacronistiche, un baluardo analogico in un mondo digitale, non più in grado di spingere (come hanno fatto) gruppi (allora) emergenti come i R.E.M. o i Radiohead. Dal 1998 al 2007 nella fascia tra i 18 e i 24 anni gli ascolti della radio sono calati del 18%. Eppure nel solo Nord America le radio universitarie sono ancora più di 700 e sono ancora influenti. Gruppi indie come i Vampire Weekend e gli Arcade Fire sono stati aiutati dalle radio universitarie.
Spesso i conduttori sono anche blogger e incarnano la convergenza tra vecchi e nuovi media (il 60% delle college radio hanno lo streaming su Internet contro il 36% delle radio via etere classiche) e nuovi spazi si rendono disponibili nell’ormai grandissimo spazio tra il mainstream e i gusti degli studenti dei college cresciuti a playlist personalizzate.
In Italia il fenomeno è recente e ha forse perso il treno. Chissà che non rimanga spazio anche qui.
