Per un Paese con meno Baroni
In un Paese che ha la classe accademica più anziana dell’Occidente, il Pd propone la pensione anticipata a 65 anni (invece che a 72) per i docenti universitari. L’obbiettivo della manovra? Fare spazio ai giovani ricercatori che troppo spesso entrano in ruolo a 40 e passa.
E come scrive La Stampa.it sembra che “lo «shock generazionale» sia il primo dei 10 capitoli che compongono uno dei cinque documenti messi ai voti sabato all’assemblea del Pd, chiamata alla conta da Bersani sui temi cardine del «Progetto Italia»: lavoro, università, riforme e giustizia, Europa e green economy”.
I Democratici, nell’ennesimo tentativo di riposizionamento, decidono quindi di rivolgersi alle nuove generazioni, attraverso i temi concreti che più stanno a cuore a uno stuolo di precari. Per lanciare un segnale ai giovani, i delegati del Pd dovranno votare anche a favore del contratto unico per la ricerca, altro pilastro della proposta: “Oggi – spiega Meloni – esistono svariate forme contrattuali, di ricercatori che guadagnano 1000 euro e sono privi di tutele assistenziali e previdenziali. Il contratto unico non raddoppia i costi per gli atenei, a cui verrebbero applicate le agevolazioni dei contratti di formazione”.
E per gli studenti? Come riporta il quotidiano torinese, il terzo cardine della rivoluzione promessa poggia sullo slogan «Erasmus in Italia» per promuovere la «mobilità geografica e sociale» degli studenti: a ognuno sarebbe collegato un «voucher» che può spendere se è in corso, nell’università che preferisce, «con un piano per le residenze universitarie e contributi all’affitto per i fuorisede». Per bilanciare i costi l’introduzione di un altro principio, riferito alle fasce di reddito alte: «Chi andrà fuori corso deve sapere che le sue tasse universitarie potranno aumentare, costituendo così un fondo per i più meritevoli»
Primi passi per smuovere le acque, per creare spazi in nome della meritocrazia, più che dei giovani in senso lato.
Ma rimarranno chiacchiere (già sentite)? O saranno fatti?


Per molti ragazzi la colpa del presente bloccato dell’Italia è da imputare ai padri ex sessantottini, ma sicuro che sia proprio così? I giovani italiani si interessano poco di un futuro diverso. Sembrano obbedire agli adulti con una pazienza sconfinata, in attesa che arrivi qualcosa di nuovo. Tanti giovani dicono che la politica non li riguarda, ma è un disinteresse che poi si ritorce contro di loro, perché la politica contiene temi d’attualità e problemi di tutti i giorni.