In edicola

Il Blog

Lauree online? Un bluff all’italiana

di Maria Teresa Melodia

2227Dopo averlo scritto nero su bianco noi di Campus, anche Repubblica.it affronta la questione del business delle lauree online, che in tempi record (un anno di studi come sconto garantito, 24 mesi contro i 36 necessari), e dietro ingenti somme ( circa 12 mila euro in tre anni) snocciolano lauree a persone, spesso alla ricerca di un avanzamento di carriera, più che di un titolo di studio frutto di impegno e competenze.

“Sono decine i concorsi indetti ma in realtà i docenti idonei non vengono assunti quasi mai a favore di personale a contratto. Dagli imprenditori alle banche la proprietà passa spesso di mano” riporta il quotidiano nazionale, che sottolinea come a sette anni dalla loro nascita, istituita con il decreto ministeriale del 17 aprile 2003 firmato dal ministro dell’Istruzione Letizia Moratti e dal ministro dell’Innovazione Tecnologica Lucio Stanca, gli atenei telematici italiani sono diventati a tutti gli effetti un – sistema parallelo- per scorciatoie a pagamento.

Un business da oltre 100 milioni di euro l’anno, senza contare i proventi di master e specializzazioni. Un’anomalia tutta italiana dal momento che nel nostro Paese le università telematiche sono 11, il numero più alto di tutta Europa, dove in ogni nazione ne esistono una o due soltanto. Tra gli atenei sui generis, in prima fila, spicca E-campus, filiazione universitaria del ricco e potente Cepu, famoso “centro di assistenza agli esami”.

Insomma, quello che doveva essere l’e-learning italiano si è rivelato il classico pasticcio all’italiana, un po’ come è successo con i tanto decantati contratti flessibili creati sulla base del modello americano. Ma questa è un’altra storia…

Di Cepu & co. abbiamo già scritto, oltre che su carta, qui e qui.

Data: 9 aprile 2010

I furbetti della laurea

Furbetti della laureaBucarest, Madrid e Parma: cosa lega queste tre realtà geografiche? A prima vista nulla, scavando un poco troviamo la cara vecchia università, nelle vesti di filo conduttore. Quest’ultima si è evoluta giungendo talvolta a prestare al pubblico la sua faccia distorta, dove spesso si arriva al massimo risultato (il titolo) con il minimo sforzo. La variante impazzita che scombussola il sistema è ancora una volta il denaro, pubblicizzando l’equazione: “Pago – minimizzo i miei sforzi – ottengo ciò che voglio con la strada più semplice”. La qualità che ne pensa?

Da Leggo del 2 settembre arriva la notizia che la facoltà di Medicina e chirurgia “Carol Devila” di Bucarest è aperta a qualsiasi studente europeo, dato che le lezioni sono in inglese. Qui interviene la Nextmed Office (www.nextmedoffice.com) che offre corsi di lingua per gli italiani, aiuto logistico e per l’iter burocratico per l’iscrizione. Insomma, l’intervento di tale società offre un supporto totale durante gli anni dell’università. Piccoli particolari: si frequenta in Romania e si paga il servizio. Quanto? Il sito dice che le cifre saranno concordate dopo l’analisi di ciascun caso.

Il secondo fenomeno è quello che ci riconduce in Spagna: è il più famoso, il più pubblicizzato e per certi versi il più astuto. Campus Blog ne aveva parlato l’11 luglio scorso (http://www.campus.it/blog/2009/07/11/cepu-ole-avvocati-facili/): Cepu interviene nell’abilitazione professionale d’avvocato. Troppo complicato l’iter italiano, vi vendiamo l’alternativa meno faticosa. Con l’aiuto del tutor ci si iscrive all’albo degli avvocati spagnoli. Tre anni di attività ed è fatta, esame di Stato italiano aggirato. Dei costi non è dato saper nulla, per quello serve contattare Polidori and company. In seguito è emerso che la brillante intuizione non è solo figlia di San Sepolcro, ma esiste un florido mercato: www.omologazionetitoli.it, www.titolispagna.com, www.avvocatoinspagna.com, www.e-assistenzalegale.com e www.eurolaurea.com sono alcune delle associazioni che sfruttano il medesimo trucchetto.

In ultimo, dalla cronaca parmense, rimbalza la notizia a riguardo dell’Associazione studentesca San Tommaso D’Aquino della provincia di Parma, che si ricollega agli altri due episodi (http://www.campus.it/blog/2009/01/21/parma-perquisite-sedi-di-unassociazione-universitaria/): quattordici indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. Il gruppo parmense, sotto cospicuo pagamento, svolgeva attività tecnica, legale, logistica e burocratica per gli studenti, desiderosi di studiare presso corsi di laurea italiani ed esteri, come ad esempio l’Università Tito Maiorescu, ateneo rumeno. L’ultima notizia in rete è datata 7 marzo: l’inchiesta non è giunta ad una conclusione, il preside della “San Tommaso D’Aquino” ha dato le dimissioni e il sito dell’associazione (www.unitommaso.it) non è più funzionante.

Data: 2 settembre 2009
Campus
© 2012 Campus. Riproduzione riservata