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	<title>Il blog universitario di Campus &#187; Pier Luigi Celli</title>
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		<title>Italians in fuga. Anche il Time si chiede il perché</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 08:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/somewhere.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/somewhere.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/10/somewhere.jpg" alt="somewhere" title="somewhere" width="133" height="125" class="alignnone size-full wp-image-2025" /></a>Perchè i giovani italiani se ne vanno all’estero? La domanda è arrivata Oltremanica. Sul <strong>Time</strong>, infatti, gli inglesi si interrogano sulla “questione italiana”, partendo dalla ormai famosa lettera di <strong>Pier Luigi Celli </strong>all’amato figliolo. Il magazine punta il dito contro il Paese dei sogni, dove la vita dovrebbe essere bella, eredità di luoghi comuni e antichi sul Belpaese. </p>
<p>In verità, l’Italia, agli occhi di una generazione di giovani espatriati, appare come una nazione dove i padri stanno meglio dei figli, dove una laurea non basta più ad aprire tutte le porte, e rimane quindi la scappatoia d&#8217;emergenza della fuga all’estero. Un fenomeno in aumento, anche se numeri ufficiali variano. Secondo il Censis, <strong>11.700</strong> laureati hanno trovato lavoro all&#8217;estero nel <strong>2006</strong>, pari a uno ogni 25 italiani che hanno concluso gli studi in quell&#8217;anno e secondo un sondaggio di Bachelor, agenzia milanese di reclutamento,<strong> il 33,6%</strong> dei neodiplomati sentono il bisogno di lasciare il paese e un anno dopo averlo fatto il <strong>61,5%</strong> considera la scelta azzeccata.</p>
<p><em>“In Italia non c’è vento. Tutto è bloccato”,</em> sono le parole di  <strong>Luca Vigliero</strong>, architetto 31enne che ha trovato fortuna prima a Rotterdam e poi a Dubai e che si aggiunge alla lista dei &#8220;testimonial&#8221; italiani fuggiti, enumerati dal magazine inglese. C’è anche Silvia, 31 anni, che dopo aver trascorso 4 anni in Cina, è tornata a Treviso e dopo un anno di ricerche non ha trovato nulla di buono ed è tornata in Cina. Poi Francesco, Giovanni, Giulia e molti altri. Il quadro che emerge è quello di un paese nel quale vanno avanti &#8220;<em>gli amici o i figli di</em>&#8220;, dove quelli di talento hanno vita più difficile e dove si è considerati giovani fino a 40 anni, con relativa scarsa considerazione.</p>
<p>In questo contesto, chi è coraggioso? Chi resta o chi va? </p>
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		<title>Non tutti son Tiziano</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 10:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campus]]></category>
		<category><![CDATA[giovani e lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
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		<category><![CDATA[Tiziano Ferro]]></category>

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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/tiziano-ferro.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/tiziano-ferro.jpg" alt="tiziano-ferro" title="tiziano-ferro" width="125" height="95" class="alignleft size-full wp-image-631" />A 29 anni <strong>Tiziano Ferro</strong>, popolare cantante romano, ha scelto di vivere in Inghilterra. Alla domanda di <em>Repubblica</em> su come giudica lo scalpore suscitato dalla lettera di Pierluigi Celli che invita il figlio a realizzarsi all&#8217;estero, Ferro ha risposto che pensa che l&#8217; Italia non sia messa così male, sottolineando però che “il confronto con l’Inghilterra è schiacciante&#8221;, ritenendo gli anglosassoni la civiltà migliore, dove c’è un&#8217;aria di maggior possibilità per i giovani e i risultati degli investimenti pubblici sono sotto gli occhi di tutti.<br />
Quante cose positive a carico degli inglesi, “ma se non avessi problemi di fama vivrei in Italia, la mia scelta è dovuta al fatto che ho bisogno di sentirmi libero di fare quello che voglio” ha ribadito poi il cantante. </p>
<p>Tutti d’accordo con Ferro sul fatto che l’Inghilterra offra maggiore opportunità di studio e carriera ai giovani, ma è bene ricordare che l’Inghilterra non è Londra, ma una terra fatta di province, di ghetti, di minoranze schiacciate ai margini della società, e ancora, di bande di ragazzini incappucciati che girano armati di coltelli appena fuori dal perimetro della City. Magari i cosiddetti ‘hoodies’ non bazzicano la zona frequentata da Ferro, ma ci sono. Il punto è che la realtà di Ferro è una realtà da privilegiato che accomuna tutti i giovani che possono permettersi una &#8217;scappata&#8217; all’estero, sicuri che poi al loro ritorno in Italia ci sarà comunque un posto per loro.</p>
<p>Aldilà di Tiziano Ferro, che in questo caso diventa uno spunto per una discussione più ampia, forse c&#8217;è da chiedersi se per ragionare sulle opportunità per i giovani in Italia, sia giusto partire sempre dalle eccellenze, cioè da coloro che possono per partito preso, per fortuna e condizioni sociali.</p>
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		<title>Dinosauri vs Talenti</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 10:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campus]]></category>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/dinosauri.jpg" ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/dinosauro.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/12/dinosauro.jpg" alt="dinosauro" title="dinosauro" width="127" height="128" class="alignnone size-full wp-image-1337" /></a>&#8220;<strong>Torneremmo, ma via i dinosauri</strong>&#8220;. E’ questo l’incipit della missiva inviata al capo dello Stato da 16 professionisti italiani, tra i 28 e i 40 anni, emigrati all’estero per lavoro. Una lettera pubblicata da <em>Repubblica</em> in risposta alla provocazione di papà Celli, all’interno del dibattito scaturito in questi giorni. </p>
<p>Declino, parentele, baroni, passato, diritti acquisiti, privilegi, interessi, illegalità sono alcune delle parole con le quali i talenti in fuga identificano l’Italia di oggi. Tra i motivi denunciati per cui non tornerebbero in patria spicca il nepotismo, ma amettono che farebbero retromarcia a condizione di un cambiamento profondo che ammazzerebbe per prima la convinzione che la via furba è quella giusta per raggiungere i propri obiettivi. Una svolta che vedrebbe protagonisti valori quali onestà e legalità, talento e trasparenza, meritocrazia e moralità, giustizia e uguaglianza sociale. </p>
<p>L’aspetto positivo di tutta la faccenda è che almeno giornali e tv riparlino di giovani e lavoro, in  attesa che lo faccia anche  il Governo, riaccendendo  i riflettori su questa tematica.</p>
<p>Sarebbe bello che questo Natale molti ragazzi &#8211; lavoratori trovassero sotto l&#8217;albero un contratto e magari risposte positive a domande come: “l&#8217;estero oggi è solo una fuga o una delle tante possibilità tra cui scegliere?” “In un paese precario, è ancora possibile recuperare l’orgoglio nazionale o emigrare rimane l’unica soluzione? Rimanere in Italia significa subire o è possibile cambiare? Le opportunità in Italia sono una questione di classe sociale o dipendono dal merito?</p>
<p>Spingere i talenti all’estero non è come portare via capitali, sottraendo ricchezza al paese? Fuggire è davvero l’unica soluzione nella speranza che qualche ‘papi’ lasci la poltrona?<br />
Ne parliamo anche <a href="http://www.campus.it/blog/2009/11/30/dovera-celli/">qui</a></p>
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		<title>Dov&#8217;era Celli?</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 14:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Campus]]></category>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/celli02.JPG]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-612" title="celli02" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/celli02.JPG" alt="celli02" width="139" height="105" /></p>
<p>&#8220;Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo&#8221;. Comincia così la lettera di <strong>Pierluigi Celli</strong>, direttore generale <strong>Luiss</strong>, al figlio e pubblicata da <em>Repubblica</em>.  Una missiva, anzi un&#8217;invettiva sul Paese che non ha da offrire niente ai giovani di oggi.  &#8220;È per questo che ti parlo con amarezza&#8221;, scrive Celli, &#8221; pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio&#8221;.  Celli motiva e ampiamente le ragioni del suo consiglio.  Sono le stesse che scriviamo da un po&#8217; dalle colonne di <em>Campus</em>.  Viva Celli, dunque?<br />
No. Perché Celli non ha purtroppo i titoli per lanciare questi j&#8217;accuse.  Lo ricorda la firma in calce al pezzo e la qualifica sottostante (&#8221;già direttore generale della <em>Rai</em>&#8220;) che non abilita certo il direttore della Luiss all&#8217;utilizzo di questi toni.<br />
Può infatti chi ha speso una vita dentro il sistema e ai più alti livelli, chiamarsene improvvisamente fuori?<br />
Dov&#8217;era Celli quando in Italia si costruiva tutto questo? Quante volte ha detto &#8220;non ci sto&#8221;? Cos&#8217;ha fatto, concretamente, per sottrarsi, anche lui, alla costruzione di un&#8217;Italia chiusa ai giovani come quella che vediamo, in cui il merito è solo una parola buona a farsi pubblicità e in cui il futuro di tanti è appeso a un filo?</p>
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