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Parentopoli eCampus per l’Aprea

Aprea“Università, l’Aprea tiene famiglia”, questo il titolo con cui ItaliaOggi di stamane presenta un’anticipazione di CampusPRO, in uscita il prossimo 11 gennaio (registrandosi qui, prova gratuita per un mese, ndr).

Come spiega l’occhiello: “La presidente della commissione Istruzione dice no a parentopoli ma a parole”, perché come avverte il sommario, “il marito insegna a eCampus, ateneo ora equiparato ai privati”.

Proprio così, CampusPRO ha scoperto che l’ingegner Carlo Spennati, consorte di Valentina ‘Aprea, insegna da due anni a Ingegneria nell’università di Mister Cepu, dopo un passato di dirigente nel settore della logistica.

“Non è data sapere la remunerazione dell’ingegner Spennati”, si può leggere, “se il suo sia un contratto poco più che onorifico, come accade in molte università, o se preveda uno stipendio più importante. Conoscere quella somma potrebbe far capire se il conflitto di interessi è in sedicesimo o è più rilevante”.  Ma conflitto rimane, “perché Valentina Aprea ha avuto un ruolo attivo nell’accesa discussione dell’articolo 12 della riforma, quello che alcuni deputati dell’opposizione intravedevano come cavallo di Troia per finanziare l’università del Cepu”.

A corredo dell’anticipazione, anche un box su Stefano Spennati, giovanissimo laureato in Scienze politiche della Cattolica, assistente parlamentare a Bruxelles dell’eurodeputata pidiellina Laura Comi, consulente del Miur “per gli Affari esteri”, dopo uno stage presso la segreteria del commissiario europeo Antonio Tajani e un contratto presso la segreteria dell’allora vicepresidente del Parlamento europeo, Mario Mauro.

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Data: 5 gennaio 2011

Il fuorisede? Voti dove studia

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Sta crescendo di giorno in giorno la petizione online e il gruppo Facebook che rilanciano la proposta di tre giovani, studenti universitari o da poco laurati: consentire a chi è fuorisede  di poter votare laddove vive molti mesi all’anno.

Spesso, malgrado le riduzioni sul biglietto ferroviario (60%), che permette di tornare a casa a costo contenuto, c’è chi rinuncia a un diritto importante: quello di scegliere i propri rappresentanti in Parlamento, in questo caso (6-7 giugno) quello europeo.

Stefano La Barbera e Benedetto Tagliavia, studenti a Torino, e Andrea Aloisi, che invece fa l’università in Francia, hanno cercato di far sentire le ragioni di quei 250.535 gli universitari italiani, iscritti in atenei di regioni diverse dalla loro. Si tratta dell’81% dei ragazzi lucani, del 71% dei valdostani, del 58% dei molisani, del 46% dei trentini e altoatesini, del 33% dei pugliesi e dei calabresi.

“In totale”, scrivono i tre sulla petizione, “il 19,52% di tutti gli studenti universitari studia fuori dalla propria regione”.

I tre spiegano che “per ragioni economiche” hanno già rinunciato a votare alle politiche del 2008 e ricordano come, in molti Paesi europei, esistano già, per queste categorie di elettori, “il voto per delega o per corrispondenza”.

Consapevoli che ormai, già a ridosso della prossima consultazione europea, nulla cambierà, chiedono però di sostenere la petizione online od iscriversi al gruppo di Facebook (che è già a quota 1.758 iscritti).

Un gesto intelligente, per cambiare le cose dal basso, che va nel senso di una partecipazione autentica.

Firmiamo la petizione e aderiamo al gruppo.

Data: 28 maggio 2009
Campus
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