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	<title>Il blog universitario di Campus &#187; Padoa-Schioppa</title>
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		<title>Fra Bamboccioni e Neet</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 10:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/nene.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1199" title="nene" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/05/nene.jpg" alt="nene" width="118" height="100" /></p>
<p>Della tempesta di numeri che ci ha travolti ieri &#8211; Istat più <strong>AlmaLaurea</strong> &#8211; colpisce la forza luogocomunista di certi stereotipi.</p>
<p><em> </em>L&#8217;epiteto<em> Bamboccione</em>, come si sa, l&#8217;aveva coniato l&#8217;economista <strong>Tommaso Padoa Schioppa</strong> in un momento di smemoratezza. Ministro, tecnico, del Governo <strong>Prodi</strong>, il professore, annunciando provvedimenti in favore delle giovani coppie, si lasciò scappare una chiosa davvero professorale: &#8220;Manderemo fuori casa i bamboccioni&#8221;.</p>
<p>Smemorato, perché anche allora, per quanto fossimo alla vigilia della grande crisi che ancora ci attanaglia, i giovani, specie se neolaureati, già si dibattevano fra stage col buono pasto e contrattini che non arrivavano a mille euro.</p>
<p>Smemorato perché uno come lui, figlio di un amministratore delegato delle Generali, che aveva potuto permettersi gli studi in <strong>Bocconi</strong> e che aveva cominciato a lavorare nella Milano di fine anni &#8216;60 &#8211; insomma, uno che quantomeno aveva avuto la fortuna dalla sua -   non aveva certo i titoli per ironizzare. <em>Campus</em>, all&#8217;epoca, mise in piedi anche una paginetta di <a href="http://www.facebook.com/#!/group.php?gid=26572256966&amp;ref=ts">Facebook</a>: <em>Bamboccioni, mai più</em></p>
<p>Eppure, quell&#8217;espressione oggi domina sui commenti al <strong>Rapporto Istat</strong>.  Ha forse perso quella sua connotazione negativa,  limitandosi a profilare il non più giovanissimo che insiste sotto il tetto paterno.</p>
<p>Il futuro oggetto di pubblica invettiva di commentatori, osservatori, esperti sedicenti o reali, c&#8217;è da giurarci, saranno i <strong>Neet</strong>,  <em>Not in education, employment or training,</em> vale a dire coloro che non studiano, non lavorano, né si formano, altrimenti indicati come <strong>Né Né</strong>.</p>
<p>Prevediamo un&#8217;ondata di sdegno socio-psicologico su un fenomeno che rivela un disagio molto forte, più che un giacimento di fancazismo.</p>
<p>Come accade sempre più spesso in questo Paese,  invece di chiacchiere sparse, avremmo bisogno di risolvere i problemi.</p>
<p>Leggi <a href="http://www.campus.it/blog/2009/07/17/dagli-addosso-al-ne-ne/">qui</a> un nostro precedente articolo sulla <strong><em>Generazione Né Né</em></strong></p>
<p><a href="http://www.campus.it/blog/2009/02/13/litalia-dei-borrelli/">Qui</a> e <a href="http://www.campus.it/blog/2009/06/11/debora-ragazza-di-39-anni/">qui</a>, altri articoli sui <strong><em>Bamboccioni</em></strong></p>
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		<title>Pasotti odia i bamboccioni</title>
		<link>http://www.campus.it/blog/2010/04/30/pasotti-odia-i-bamboccioni/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 22:50:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalle fiction di Canale 5 ad esperto consigliere.  E&#8217; la parabola di Giorgio Pasotti, attore sulla soglia dei 37 anni, che dalle pagine del magazine &#8216;Men&#8217;s Health&#8217; lancia la sua provocazione e invita i giovani a lasciare la casa dei genitori e a non finire nella categoria dei bamboccioni. 
&#8220;I bamboccioni? Mi fanno proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle fiction di Canale 5 ad esperto consigliere.  E&#8217; la parabola di <strong>Giorgio Pasotti</strong>, attore sulla soglia dei 37 anni, che dalle pagine del magazine <em>&#8216;Men&#8217;s Health&#8217;</em> lancia la sua provocazione e invita i giovani a lasciare la casa dei genitori e a non finire nella categoria dei bamboccioni. </p>
<p><strong>&#8220;I bamboccioni? Mi fanno proprio girare le palle. Vorrei invitarli a lasciare la casa di mamma e papà, a non rimbambirsi davanti alla Playstation, a mandare a quel paese il lavoro sicuro per realizzare i sogni&#8221;</strong>, ha dichiarato l&#8217;attore.</p>
<p>Chi glielo dice a Pasotti che di soli sogni non si campa?</p>
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		<title>Brunetta II meglio del primo</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 09:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-813" title="ministroBrunetta" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2010/01/ministroBrunetta1.jpg" alt="ministroBrunetta" width="133" height="90" /><strong>Brunetta</strong> zuzzerellone. Una battuta via l&#8217;altra, il ministro s&#8217;aggiudica una ribalta non sua, punzecchia Tremonti e lancia una lunghissima campagna elettorale per Venezia.</p>
<p>Sullo sfondo, i giovani. Dopo averli bacchettati domenica scorsa, riesumando l&#8217;epiteto bamboccionico di <strong>Padoa Schioppa</strong>, ora Brunetta propone un assegno per l&#8217;autonomia, <strong>500 euro</strong> al mese come sostegno a chi lascia la casa paterna. E i soldi? Semplice per Brunetta: li prendiamo dalle pensioni. Cosa che ha fatto gridare leopposizioni allo scandalo della guerra fra poveri.</p>
<p>Lo scandalo vero è procedere per boutade su un terreno di mese in mese più drammatico, con l&#8217;ingrossarsi delle schiere dei neolaureati disoccupati.</p>
<p>E se il <strong>Brunetta I</strong> è davvero irricevibile dai giovani italiani, sul secondo forse una riflessione va fatta. Perché siamo l&#8217;Italia delle laute pensioni dei padri (come ha ricordato di recente <a href="http://www.campus.it/blog/2010/01/18/per-una-previdenza-previdente/">Boeri</a>) e il vuoto di futuro dei figli, e non solo in senso previdenziale.</p>
<p>L&#8217;idea del bonus non è peregrina né del tutto originale: <strong>Massimo Livi Bacci</strong>, nel suo <a href="http://www.campus.it/blog/2008/10/10/non-e-un-paese-per-giovani/"><em>Avanti giovani alla riscossa</em></a>, propone una dote statale alla nascita di ogni bambino, da spendere in formazione/autonomia dopo i 20 anni.</p>
<p>Soluzioni che però continuano a dimenticare l&#8217;aspetto de lavoro:  se si continua a prospettare a un laureato 2/3 anno di stage non remunerati e poi, dai 30 anni, una infinita gavetta a  <strong>1000 euro</strong>, non c&#8217;è bonus che possa tenere.</p>
<p>E perché nessuno parla più di imprenditoria giovanile? Una <strong><em>no tax area</em></strong> di 3 anni, per le startup di neolaureati potrebbe essere un sostegno intelligente alla creatività e al bisogno di autonomia.</p>
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		<title>Coppola: Italia&#8230; patrigna</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 09:46:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Teresa Melodia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Francis-Ford-Coppola1.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-585" title="Francis Ford Coppola" src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/11/Francis-Ford-Coppola1.jpg" alt="Francis Ford Coppola" width="125" height="125" />Siamo un paese in cui i padri divorano i figli. Parola di regista e che regista. L’ italo-americano, <strong>Francis Ford Coppola</strong>, al Torino Film Festival per presentare l’ultima  fatica cinematografica <em>Tetro</em>, ha parlato del nostro paese al quotidiano <em>La Stampa</em>: “<strong>Amo l&#8217;Italia ma mi rende triste. Non offre opportunità ai giovani</strong>. In giro per il mondo, persino in Messico o Guatemala, trovi ragazzi italiani che cercano occasioni di lavoro. Per avere un futuro ci vogliono buoni genitori alle spalle. <strong>I padri italiani, invece, sono come quelli dei miei film, vogliono tutto per se stessi, i soldi, le ragazze, il centro dell’attenzione.</strong> Sono addirittura capaci di rubare la fidanzata ai figli, come in <em>Tetro</em>” .</p>
<p>Affermazioni, quelle del regista del Padrino che fanno sobbalzare, se non altro per l’inconscia punta di orgoglio nazionale che è ancora viva in ognuno di noi, ma anche parole che fanno riflettere e pensare in modo istintivo alle tipologie di ‘padri’ nell’ Italia contemporanea.</p>
<p> I padri ‘di sangue’ che fanno di tutto per tenere le cose in famiglia e tramandare la loro ‘proprietà’ al figlio, padri per i quali  non c’è spazio per i figli altrui, anche se bravi e talentuosi. La discriminante non è il merito, ma lo è il far  parte del circolo dei parenti o degli amici stretti.</p>
<p>Poi ci sono i padri intesi come i maestri professionali, i ‘capoccia delle imprese’, i politici e i dirigenti, quelli che decidono a chi assegnare il posto in azienda, su quali persone puntare e a quali dare spazio, quelli che possono decidere se investire sui giovani e su quali, se allevarli, o spremerli con stage o contratti a progetto poco lungimiranti.</p>
<p>Le loro scelte sono attutite da altri padri ancora, i padri di famiglia che hanno fatto di tutto per assicurare ai figli l&#8217; avvenire migliore e che si trovano a pagare le spese straordinarie dei loro stessi ‘bambini’ laureati, giovani, precari e insicuri con retribuzioni minime, che poi sono quelli che il ministro Padoa Schioppa aveva definito i <strong><a href="http://www.campus.it/blog/2009/06/11/debora-ragazza-di-39-anni/">bamboccioni.</a></strong></p>
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		<title>Debora, &#8220;ragazza&#8221; di 39 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 10:44:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Cerri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/deborah.jpg]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/deborah.jpg" title="deborah.jpg"><img src="http://www.campus.it/blog/wp-content/uploads/2009/06/deborah.jpg" alt="deborah.jpg" width="95" height="93" /></a>&#8220;Questa ragazza ha battuto Berlusconi&#8221;, titolava, a due giorni dal voto, <em><strong>l&#8217;Unità</strong>, </em>proponendo l&#8217;exploit di <strong>Debora Serracchiani</strong> nella circoscrizione Nord-Est, dove l&#8217;esponente pd ha raccolto un mare di preferenze e, nel <strong>Friuli</strong>, ha sopravanzato il presidente del Consiglio.</p>
<p>Non vogliamo parlare di politica, né commentare i flussi elettorali, europeei ed amministrativi dello scorso week-end. Non vogliamo chiosare su chi ha vinto e chi ha perso.</p>
<p>Usiamo questo titolo del giornale fondato da <strong>Antonio Gramsci</strong> per riflettere, ancora una volta, su come la questione giovanile sia davvero incistata in questa Italia.</p>
<p>Il fatto che una persona di quasi quarant&#8217;anni, che fa l&#8217;avvocato da anni,  sia infatti considerata una &#8220;ragazza&#8221; dimostra, in modo inequivocabile, come il pregiudizio <em>bamboccionico</em> &#8211; quello che rese celebre <strong>Padoa-Schioppa</strong>, per il quale i giovani amerebbero la sicurezza della casa familiare, non avendo il coraggio di affrontare la vita &#8211; sia vivo, vivissimo.</p>
<p>I giovani italiani, che si sentono legittimamente, esclusi dalla vita civile &#8211; nel senso che la società del Bel Paese gli si è chiusa contro, lasciandogli solo le briciole &#8211; sappiano che qui continua a tirare una brutta aria.</p>
<p>E a Debora Serracchiani rivolgiamo un modesto appello: oltre a inserire la questione giovanile nella sua agende politica a <strong>Strasburgo</strong>, si ribelli quando la si etichetta come &#8220;ragazza&#8221;. Sappia che, più o meno incosciamente, stanno fregando tutti i giovani d&#8217;Italia. E forse anche lei.</p>
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