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Il Blog

L’università dei genitori

di Claudia Cervini

genitoriLa Liuc apre le porte. Ma ai genitori.

Sabato 14 maggio alle 10 l’Università Carlo Cattaneo organizza un incontro di orientamento rivolto a mamme e papà delle future matricole. L’università dopo la riforma, il titolo della mattinata dedicata a istruire i genitori sulle scelte dei figli. A discutere delle opportunità, dei rischi, del sistema, a porsi le domande “giuste”.

Le domande che forse dovrebbero porsi i figli, gli studenti ai quali andrebbe presentata la riforma.

Ma di questi tempi, in cui in università, in collegio, si vedono sempre più studenti accompagnati (e non solo nel Belpaese), la  scelta della Liuc non è in controtendenza (leggi qui).

Quindi tutti a sentire il saluto introduttivo di Andrea Taroni, magnifico di Castellanza, la relazione di Michele Puglisi, direttore del Cared (Centro di ateneo per la ricerca educativo didattica e l’aggiornamento), su università e riforma e la presentazione dei corsi di laurea fatta da Valter Lazzari, preside della facoltà di Economia, Mario Zanchetti, preside di Giurisprudenza e Giacomo Buonanno, preside di Ingegneria.

Nella speranza che allo stesso incontro (o a quello successivo) si presentino anche i diretti interessati, gli studenti.

Data: 3 maggio 2011

Giovani & apprendistato: lascia o raddoppia

di Claudia Cervini

apprendistatoGi Day (giornata di orientamento, formazione e selezione dedicata ai giovani), un canale You Tube su come affrontare la ricerca del lavoro, una filiale aperta su Facebook dedicata a chi è in cerca del primo impiego. Per Gi Groupagenzia italiana per il lavoro con presenza capillare su tutto il territorio nazionale -  la parola d’ordine per il 2011 è: giovani.

All’interno del progetto Gi Group 2011 “L’anno dei giovani” che ha visto le iniziative citate, la fondazione Gi Group Academy, ha realizzato insieme a OD&M Consulting, un’indagine sulla diffusione e sulle modalità del contratto di apprendistato in Lombardia, discussa durante il convegno: L’apprendistato una complicazione o un’opportunità?

100 le aziende intervistate (in particolare nelle province di Milano, Bergamo e Brescia). Cos’è emerso? Il 51,3 per cento dei giovani inseriti negli ultimi tre anni con contratto di apprendistato professionalizzante è stato poi assunto a tempo indeterminato. Benché un terzo delle aziende dichiarino di non avere mai utilizzato l’apprendistato dal 2003 in poi, quelle che lo hanno fatto hanno evidenziato vantaggi economici, ma anche la possibilità di formare i lavoratori in base alle proprie esigenze (51 per cento) e farli crescere all’interno dell’azienda (47 per cento), anche in vista di un’assunzione a tempo indeterminato.

“L’apprendistato è chiaramente un’opportunità sia per l’azienda che per i giovani che hanno la possibilità di colmare il gap formativo ereditato dalla scuola e hanno importanti chanche di stabilizzazione, ma la gestione della formazione e degli aspetti amministrativi può rappresentare una complicazione e una barriera all’utilizzo – commenta Stefano Colli-Lanzi, amministratore delegato di Gi Group. Insieme a un’auspicabile semplificazione burocratica per agevolare la diffusione dello strumento come mezzo immediato di contrasto alla disoccupazione giovanile, in quanto agenzia per il lavoro possiamo svolgere un ruolo di supporto fondamentale e a riguardo ci renderemo anche fautori di una proposta per reintrodurre la possibilità di gestire l’apprendistato attraverso la somministrazione e per far sì che, laddove un’azienda decida di utilizzarlo, gli obblighi relativi al percorso formativo siano a carico dell’agenzia stessa”.

Il principale ostacolo alla diffusione di questa tipologia contrattuale è rappresentato infatti dalla gestione della formazione, svolta completamente all’interno dell’azienda nel 33 per cento dei casi.

L’industria è il settore in cui l’apprendistato è più diffuso (58,2 per cento): area tecnica, produzione, amministrazione e commerciale, gli indirizzi in testa.

Il 61 per cento dei giovani di età compresa tra i 21 e i 25 anni è inserita nelle aziende intervistate con questa tipologia contrattuale.

Data: 19 aprile 2011

Alla Liuc si gioca a fare impresa

di Claudia Cervini

BusinessGamePremiazione011È tempo di business game universitari e non. Pochi giorni fa abbiamo dato notizia sul nostro portale dell’attesissimo game di Procter & Gamble, per scovare i giovani talentuosi da inserire nell’organico aziendale. In Italia i business game non sono ancora molto diffusi, soprattutto in ambito accademico, mentre all’estero e soprattutto negli Usa sono considerati parte integrante dei corsi e vengono comunemente utilizzati nei processi di addestramento nelle aziende.

La Liuc esce dal coro e dà il via al primo gioco didattico orientato all’impresa. Si chiama Gioca oggi per vincere domani, il progetto, sviluppato dal centro di ricerca d’areneo Ceii Trentino, per sostenere le nuove iniziative imprenditoriali e avvicinare gli studenti alla realtà aziendale. La novità di questo game è l’attenzione all’azienda artigiana, piuttosto che alla multinazionale, infatti il progetto è tarato sul tessuto italiano fatto per lo più da imprese medio-piccole.

Saranno attivati quattro modelli che rispecchiano le caratteristiche di un’impresa artigiana nel settore del legno, in quello alimentare, nel campo della comunicazione e della grafica e nel sociale durante i primi tre anni di vita: dalla fase di start up, all’avviamento fino al completo sviluppo.

I giocatori saranno supportati nelle varie fasi da un pool di esperti che orienteranno le azioni degli imprenditori in erba. Il bando non è ancora uscito, sarà online prossimamente sul portale d’ateneo.

Non solo business game ma anche orientation day. Gli atenei italiani hanno rinnovato le modalità di orientamento in entrata e in uscita: il Politecnico di Milano, per esempio, ha importato il gioco orientamento per conoscere gli spazi del campus e le aree di ricerca, per saperne di più clicca il nostro portale.

Data: 19 gennaio 2011

L’università la sceglie mamma

di Claudia Cervini

ragazzi_homeIl fenomeno (non solo italiano) dei genitori onnipresenti nella vita e nelle scelte del figlio persiste anche nella scelta del corso di studi.

Questa volta però non si tratta di genitori ingombranti che fanno le file in segreteria al posto del “bimbo”, né di mamme che non si allontanano dal collegio in cui andrà a vivere il pargolo. Si tratta dell’influenza che la figura genitoriale ha nei processi decisionali del figlio.

Dall’indagine, presentata ieri in Bicocca, Come e quando i diplomati scelgono l’università, svolta su un campione di 871 studenti lombardi, è emerso che sei ragazzi su dieci scelgono il corso di studi fidandosi del parere dei genitori. Soltanto il 15 per cento delle future matricole considera gli insegnanti in grado di orientare nella decisione. Inoltre in pochi mettono in discussione la decisione presa, soltanto 4 su 10.

Solo il 45 per cento degli intervistati è disposto a proseguire gli studi e il 49 ha una capacità media di raccogliere informazioni sulla rosa di opzioni. Frequentatissimi gli open day, che ottengono con il 74 per cento la maggioranza assoluta.

I corsi preferiti sono quelli del gruppo medico, (22 per cento)  seguiti dal settore economico (12%), e infine letterario (11%) e giuridico (8 per cento). Soltanto il 6 per cento ha scelto ingegneria, mentre il 5 architettura.

Data: 29 ottobre 2010

College USA: “genitori, alzate i tacchi!”

di Claudia Cervini

CollegeIl Morehouse college di Atlanta, cerca di tagliare il cordone ombelicale. Dà il benvenuto agli studenti arrivati al college per trascorrere il primo anno di studio e contemporaneamente dà il ben servito ai genitori, che si presentano alla porta insieme ai figlioli.
Stranezze americane? Niente affatto, abbiamo parlato ieri sempre sul nostro blog del fenomeno dilagante (in Italia e altrove) di studenti mammoni e di genitori che si presentano in università con o al posto dei figli. Perché? Per iscriverli, ottenere informazioni allo sportello orientamento, consegnare documenti in segreteria e via discorrendo.
Il New York Times riporta che il Morehouse per aiutare i ragazzi a sviluppare una certa indipendenza e a rendere la separazione indolore ha istituito una cerimonia di congedo. Insomma il college vuole lasciare gli studenti liberi di conoscere i futuri compagni e di negoziare camera e posto letto senza ingerenze adulte. L’obiettivo? Rendere più matura e veloce la separazione, per evitare scene troppo emotive, nocive alla permanenza degli studenti nel campus. Durante la negoziazione del posto letto gli adulti vengono accompagnati in una sala apposita dove anche i genitori faranno conoscenza. La giornata è scandita in diverse tappe. A seguire un incontro in palestra dove tutti i ragazzi saranno disposti in fila, frontalmente ai loro genitori, dove ascolteranno un discorso del rettore. Un momento per far capire agli adulti che i loro figli non sono soli, ma insieme a un gruppo nutrito di coetanei, con cui potranno costruire esperienze di vita. Dopodiché i genitori vengono chiusi fuori dai cancelli. Arrivederci alla prossima visita.
La separazione dal dolce nido, dunque, è dolorosa anche oltre oceano. Cade il cliché degli italiani mammoni? No, si allarga anche al resto del mondo.

Data: 25 agosto 2010

Con mamma in ateneo

di Claudia Cervini

genitoriMamma e papà insieme all’università, al posto dei figli. Il Corriere della Sera di oggi riporta un fenomeno inedito: alle giornate di orientamento, in fila alle segreterie di facoltà, all’altro capo del ricevitore per richiesta di informazioni ormai ci sono sempre più genitori. Barbara Rosina, responsabile del Cosp, il centro per l’orientamento della Statale di Milano riferisce che il 50% delle telefonate sono di mamma e papà e in Bicocca 7 iscrizioni su 10 arrivano dai genitori. Le segreterie, come i centri orientamento sono bombardati dalle domande degli adulti: “Scusi, mio nipote vorrebbe iscriversi a Medicina, cosa dobbiamo fare?” oppure “Mio figlio vorrebbe iscriversi a Lettere, noi preferiamo Economia, cosa mi consiglia?”. E pensare che solo pochi anni fa al pensiero di farsi pescare in ateneo con mamma e papà si arrossiva di imbarazzo.

Alcune università sono corse al riparo riporta il quotidiano: la Bocconi ha organizzato un incontro a inizio anno solo per genitori, con il monito di rivedersi soltanto alla laurea e ha abolito il libretto dei voti rendendoli visibili on-line soltanto con l’inserimento della password segreta. Lo stesso accade al Politecnico di Milano e il rettore Giulio Ballio alle mamme che chiamano per avere informazioni sui figli risponde che non può accontentarle per motivi di privacy.

Alcuni chiamano semplicemente per assicurarsi che i figli siano arrivati a destinazione. Chissà se si presenteranno anche ai test d’ingresso per accertare la presenza dei ragazzi.

Data: 24 agosto 2010
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