Gran Bratagna: lo studente fa causa
L’età del malcontento: così titola l’autorevole Times Higher Education-The di ieri, dedicando la copertina a un fenomeno crescente, quello degli studenti che protestano.
Nulla a che fare con la nostra Onda o i movimenti francesi anti-Pécresse, si tratta invece degli studenti che usano le vie amministrative e/o legali contro i propri atenei, per disservizi et similia.
Secondo il giornale britannico, sebbene si tratti di soli 900 casi in Inghilterra e Galles, denotano una tendenza nuova per gli atenei di sua maestà: quella consomeristica. Insomma, scrive THE, gli studenti, come i clienti di qualsiasi mercato, s’arrabbiano se la cosa acquistata non risponde alle promesse del venditore.
Il punto, continua il settimanale, è che le amministrazioni non sono affatto pronte a questa new wave studentesca.
L’inchiesta, introdotta da un articolo di Francis Furedi, docente di Sociologia all’Università di Kent, ha subito sollevato una serie di commenti sul forum del sito fra cui quello di un altro insegnante, che ha lasciato un post piuttosto polemico.
“La distinzione fra clienti e studenti è cruciale”, ha scritto il professore, ricordando che “i clienti hanno diritti mentre gli studenti, diritti ma anche responsabilità. Gli atenei dovrebbero rispettare i diritti degli studenti ma richiamarli alle loro responsabilità. Una cultura della lamentela che enfatizzi i diritti ma ignori le sottostanti responsabilità infantilizza tutti. E nel lungo periodo”, ha concluso, “provoca agli studenti un grave disservizio”.


Venerdì 27 febbraio gli studenti italiani torneranno in piazza per il Surfing day, giornata di mobilitazione nazionale studentesca.




