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Restyling dei test: più logica e meno cultura

di Claudia Cervini

MI150604INT_0001Sempre più probabile la rivoluzione dei test d’ingresso a Medicina. Non una loro abolizione, ma una revisione delle prove. Alcune proposte sono state formulate dal ministro Gelmini che ha costituito un tavolo tecnico per varare le modifiche agli esami.

Quali? Si parla di un test di natura logico-deduttiva, che faccia emergere con forza le capacità di ragionamento e il profilo analitico dei candidati, di conseguenza verranno ridotte le domande di cultura generale.

Si pensa anche alla stesura di graduatorie su base regionale, ovvero graduatorie che comprendano i risultati di più università. In ultimo al vaglio la possibilità di attivare un unico test d’ingresso per Medicina e Odontoiatria. Spesso infatti gli studenti tentano più strade e, se passano entrambe le prove e sono indecisi sulla strada da intraprendere possono contribuire a creare ritardi nella stesura delle graduatorie definitive. Un unico test semplificherebbe le procedure di ammissione.

Su questi temi sta lavorando un tavolo tecnico composto dai presidenti delle conferenze dei presidi dei corsi di Medicina e chirurgia, Veterinaria, Odontoiatria, Architettura, Scienze della formazione e Professioni sanitarie. Naturalmente al tavolo anche i rappresentanti della conferenza dei rettori (Crui), del Consiglio universitario nazionale (Cun) e del Consiglio nazionale studenti universitari (Cnsu).

Una modifica quindi, non una soppressione del test d’ingresso tanto temuto dai maturandi, perché, come ha ribadito recentemente il ministro Gelmini: “la prova è l’unico modo per poter garantire che lo studente abbia di fronte un percorso universitario davvero di qualità” e un accesso regolato alla professione.

Data: 10 marzo 2011

Igienisti dentali, non solo Minetti

Stefania Barile Nessuno li ha sentiti, nessuno ha chiesto loro cosa provino, ora che la loro qualifica è finita nel tritacarne mediatico-giudiziario. Sono gli igienisti dentali, giovani che per tre anni si sono piegati sui libri, hanno sostenuto esami, insomma si son fatti il mazzo e che oggi, grazie alla Minetti story, sono finiti oggetto dei frizzi e dei lazzi di amici e conoscenti. Che al mattino, su un treno o un su un tram, recandosi al lavoro (che poi consiste nel mettere le mani fra le gengive altrui), sentono ironizzare sulle loro lauree tanto sudate.

Già, ai triennalisti laureati in Igiene orale chi pensa ora?

Listerine, per fortuna. Proprio così, la nota marca di colluttori ha istituito un premio di laurea (2.500 euro) rivolto ai tesisti di cinque atenei: La Sapienza, l’Università dell’Insubria, l’Università di Modena e Reggio Emilia, l’Università di Catanzaro e Milano Bicocca. A vincerlo, una neolaureata di quest’ultima università, Stefania Barile (nella foto), 22 anni, comasca, si è aggiudicata il primo premio con una tesi dal titolo: «Valutazione dell’efficacia di antisettici orali nel trattamento delle parodontopatie moderate o severe mediante analisi microbiologica».
«Un risultato che premia il lavoro svolto dall’intero team del centro di Igiene orale», spiega in una nota stampa il professor Marco Baldoni, direttore della Clinica odontoiatrica dell’Università di Milano-Bicocca a cui fa capo il corso, «il premio è anche un riconoscimento alla figura dell’igienista dentale che ha ormai acquisito in ambito odontoiatrico, grazie ad una formazione accademica sempre più precisa e capillare, un ruolo e delle competenze lavorative specifiche».
Stefania ha convinto la giuria «con una ricerca sulla sperimentazione dell’efficacia di due diversi irriganti parodontali e sulla valutazione dell’evoluzione della flora batterica durante i trattamenti effettuati».

E ridato dignità, in un colpo solo, agli igientisti laureati di tutt’Italia.

Data: 2 febbraio 2011

Se col test gli atenei fanno Bingo

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Test, test ancora test. Oltre quelli nazionali – Medicina, Odontoiatria, Architettura, Scienze della formazione primaria – spuntano come funghi, localmente, in ogni ateneo. Sempre più obbligatori, anche se non selettivi. Si dice che servano ad orientare lo studente, a evidenziarne i gap nella preparazione, specialmente in Matematica e nelle Lingue, consentendo agli interessati di avere informazioni utili su come attrezzarsi per riparare e all’ateneo di sapere se, per esempio, sia il caso di organizzare pre-corsi o lezioni di recupero.

Sorge il dubbio, però che il ricorso forsennato al test d’ingresso non celi anche il desiderio di fare cassetta di qualche università. Sì perché la prova richiede sempre una tassa. Le amministrazioni  dicono, genericamente, che le spese sono ingenti ma, con questi numeri, i ricavi volano.
Al Politecnico di Milano, si affacciano alle prove qualcosa come 13.649, con un incremento del 13% rispetto al 2008 (+ 19 % del 2007).

“Un Jackpot vincente per l’Ateneo, che sarà però incassato dalle future matricole in cerca di un posto di lavoro sicuro e soddisfacente”, aveva commento, trionfante, una nota stampa dell’università, nei giorni del tormentone del Superenalotto.

Ma forse il jackpot il rettore Ballio l’ha vinto davvero: a 50 euro cadauna (sarebbero stati 30, se svolti online fra marzo e luglio, ma non per i numeri chiusi nazionali come Archittura), le migliaia di aspiranti matricole hanno versato nelle casse della sua amministrazione migliaia di euro: 682.450 euro, se tutti avranno sostenuto le prove, in presenza o online a settembre, un po’ meno se qualche studente più diligente ha voluto portarsi anticipare fra primavera e luglio scorso.

Comunque una cifra iperbolica, superiore a qualsiasi ipotesi di copertura costi.

Quanti saranno realmente i danari in sovrappiù e come verranno utilizzati?

C’è da augurarsi a favore degli studenti magari, perché no, per offrire corsi di preparazione al numero chiuso, in genere affidati alle associazioni studente più diligenti.

Data: 3 settembre 2009

Test per tutti, accessi limitati

Test

Continua il conto alla rovescia verso la spartiacque decisivo per molti giovani aspiranti universitari. La mattina dedicata al test d’accesso risulta essere un crocevia per la carriera di ogni studente: corso che farò o corso che avrei voluto fare? Questo è il dilemma, che si risolverà dopo una serie di domande a risposta multipla. In ogni caso le possibilità di riuscita possono essere calcolate con precisione grazie all’accuratezza del Ministero dell’università e della ricerca. Con il decreto ministeriale targato 3 luglio (firmato Mariastella Gelmini) è stato diffuso il numero esatto dei posti disponibili per ciascun corso ad accesso programmato.

Così siamo a conoscenza che il prossimo anno accademico avremo 8.518 matricole di medicina e chirurgia, 755 di odontoiatria e protesi dentaria, 1.160 di medicina veterinaria e 10.498 aspiranti architetti. Risultato 20.931 nuovi studenti, ma quanti non saranno ammessi?
Un dato interessante: sul sito www.accessoprogrammato.miur.it, voce ufficiale del ministero sui corsi a numero chiuso, potrete trovare i dati dei posti disponibili in ogni singola università. Per esempio significa che a Cagliari troveremo 195 matricole in architettura, 97 a Pisa e così via. Il giochetto vale anche per medicina e chirurgia, veterinaria e odontoiatria, ma ricordatevi che l’equazione più posti disponibili uguale maggiori chance di successo non sempre funziona.
Per saperne di più è utile consultare la speciale sezione dedicati ai test d’accesso della Guida dello studente edita da Campus.

Data: 14 luglio 2009
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