
Il più grande investimento statale in educazione dopo la Seconda Guerra mondiale, così il New York Times di oggi definisce gli aiuti al sistema formativo che, salvo sorprese, saranno approvati oggi dal Congresso americano.
Si tratta di 150 miliardi di dollari, più del doppio dell’intero budget federale dell’istruzione, destinati a tutto il sistema: dagli asili alle università.
Un investimento biennale previsto dal Programma Stimulus, messo a punto nelle scorse settimane dallo stesso Congresso, in accordo con il presidente Obama, ancora non in carica.
Un provvedimento antirecessivo di stampo keynesiano, dall’economista inglese che negli anni 30 teorizzò l’intervento dello Stato in economia e che influenzò il presidente Roosvelt.
Con il New Deal, l’inquilino della Casa Bianca avviò una stagione di grandi investimenti pubblici – opere, ponti, attività federali – che dette lavoro a milioni di americani impoveriti dalla crisi (qualcuno ha letto Furore di Steinbeck?), iniettando ricchezza nelle vene esangui dell’economia. Fece, cioè, qualcosa di anticiclico.
Come sta facendo Obama, appunto.
Gli Stati Uniti guardano a università, ricerca e il capitale umane in genere, come ai destinatari di nuovi investimenti antirecessivi:in questo modo, non solo si fa circolare moneta attraverso gli stipendi degli addetti, ma si creerebbe innovazione a beneficio del mondo produttivo e si migliorerebbe la qualità della forza lavoro.
In Italia, per adesso, il governo Berlusconi (soprattutto Tremonti, un po’ meno la Gelmini), in queste aree ha pensato a tagliare: riordinando, razionalizzando, premiando gli atenei virtuosi – tutto quel che volete – ma, di fatto, brandendo la scure.
Data: 28 gennaio 2009