
Se per i giovani neolaureati italiani c’è l’incubo degli stage sempre meno retribuiti o rimborsati, fino ai mitici buoni pasto, negli States l’internship, come si chiama il periodo formativo all’interno delle aziende, non solo è gratuito ma c’è da pagare un’agenzia che lo procuri.
Come ha scritto il New York Times nei giorni scorsi, le principali società del settore, come la University of dreams (un nome, un programma), o la Internship.com offrono stage in primarie società , della durata di circa un mese, spesso in Europa, a 8mila dollari (5.588 euro). La cifra è comprensiva di alloggio, vitto (in parte) e altri servizi.
Internship.com – 45 addetti in 13 città che collocano 1.600 studenti all’anno - ad esempio, propone otto settimane a New York City, con sistemazione, “cinque pasti alla settimana” ma anche “ seminari e tour nella Grande Mela”. In vetrina ci sono anche un mese a Londra per 9.450 dollari o il Costa Rica a meno di 6mila.
Con la University of Dreams si può anche volare a Barcellona e scegliere se fare 40 giorni circa alla Edelman (comunicazione), alla BOPAA Arquitectura (architettura) o, ancora, alla catena di alberghi Eurostars Grand Marina, per “soli” 7.999 dollari.
Attenzione però a scegliere bene il corso o a chiarirvi le idee in partenza: l’Ateneo dei sogni chiede 35 dollari semplicemente per esaminare la vostra domanda. Molti meno dello Washington Center, una non profit che esige 60 dollari per application ma potrà offrirvi un internship di 10 settimane ad Amnesty International o all’Ambasciata del Canada per 5.195 che salgono a 8.653 se si desidera anche l’alloggio, come fa il 90 per cento degli studenti.
Secondo il New York Times, le internship a pagamento stanno conoscendo un piccolo boom grazie alla crisi: molte famiglie le considerano un investimento complementare rispetto a quello degli studi. La speranza, per molti, è di rafforzare il curriculum, ottenere contatti e mettersi in mostra, per un’ulteriore opportunitĂ l’anno successivo, se non per un colloquio di lavoro.
Le aziende ospitanti, che non pagano un cent alle agenzie, sono ovviamente molto collaborative. Come ha spiegato al quotidiano Sarah Cirkiel, ceo della Pitch Control Public Relations, che in quattro anni ha concluso 20 internship con la University of dreams: “Rendono il processo di ricerca e selezione molto più semplice”, ha detto.
Negli career service degli atenei, c’è chi storce il naso: se è vero che le agenzie riescono a collocare anche gli studenti delle università meno blasonate, colmando un gap storico, si scava un altro solco fra chi può permettersi un simile esborso e chi no.
CuriositĂ : a firmare l’articole era Gerry Shih, uno stagiaire. “Pagato” ha specificato, accanto alla firma, il quotidiano newyorchese.
Infine una domanda: quanto impiegherĂ questo mini-trend a fare capolino anche in Italia?
Data: 1 settembre 2009
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