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Anvur, regolamento al rellenty

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Il parere del Consiglio di Stato porta la data del 16 settembre. “L’affare trattato”, come recita il documento con prosa altoburocratica, contrassegnato dal numero 03462/2009, è il regolamento dell’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca-ANVUR, presentata dalla Gelmini alla fine di luglio.

CampusPRO, che se ne occupò all’epoca, non poté esimersi dal notare che c’era voluto un anno per arrivare a questo documento, sebbene si trattasse di una revisione di lavoro precedente, quello messo a punto da Mussi.

Il Consiglio di Stato avendo fornito il parere favorevole – con alcune osservazioni – ora il ministero potrebbe presentare alle Commissioni parlamentari. La cosa non dovrebbe essere problematica, visto che il testo non è troppo dissimile da quello che fu esaminato dagli organi parlamentari tre anni fa.

Insomma, sulla valutazione, al di là dei proclami riformatori del ministri, le cose procedono piuttosto lentamente.

Tra l’altro, leggendo il parere del Consiglio, non sfugge la bacchettata dei giudici amministrativi allo staff gelminiano.

“In sede di modifica dello schema”, scrive l’estensore, Francesco Bellomo, “il Ministero dovrà prestare cura alle emende formali, quali la trasformazione in lettere dell’alfabeto dei numeri espressi in cifre he non indichino articoli o commi di legge (es. art. 6, comma 2: “4 anni”)”. Ma non basta, il giudice chiede anche “la sostituzione di termini inappropriati (art. 8, comma 3 secondo periodo dove, per designare il rispetto delle quote minime per componenti di sesso maschile e femminile, si usa l’espressione ‘ciascun genere’, peraltro non chiara) o di formule confacenti all’uso normativo, come codificato nella circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 2 maggio 2001, n. 1/1.1.26/108888/9.92)”.

Il che legittima la domanda: ma a chi ha fatto scrivere questo regolamento la Gelmini?

Data: 19 ottobre 2009

Valutazione, la Gelmini dimentica gli studenti

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Oggi il Consiglio dei ministri ha licenziato il decreto che contiene il regolamento dell’Anvur, l’Agenzia di valutazione dell’università (per saperne di più caldeggiamo la lettura dell’ultimo numero di CampusPRO da poco online).

Benvenga, ovviamente.

Peccato che sia rimasta ai margini la valutazione della didattica da parte degli studenti.

Il ripensamento, da parte di Mariastella Gelmini, dell’architettura del progetto di Mussi, non ha prodotto grandi stravolgimenti ma i riferimenti al ruolo del giudizio sulla didattica da parte di chi studia sono molto blandi.

Secondo il nuovo regolamento infatti l’Anvur ”dispone, in collaborazione con i nuclei di valutazione degli atenei procedure uniformi per la rilevazione della valutazione dei corsi da parte degli studenti, fissa i requisiti minimi cui le università si attengono per le procedure di valutazione dell’efficacia della didattica e dell’efficienza dei servizi effettuate dagli studenti e ne cura l’analisi e la pubblicazione soprattutto con modalità informatiche”.
In pratica, la valutazione della didattica rimane saldamente in mano agli atenei che, a oggi, sono piuttosto restii nel rendere pubblici i giudizi degli studenti, rilevati a fine corso con dei formulari.

Una nostra inchiesta aveva rivelato che su 77 atenei, meno di una decina pubblicavano online questi dati e sempre in forma anonima, senza cioè indicare il nome del docente di riferimento.

C’è da sperare che, almeno nello stabilire gli standard minimi, per questa valutazione e la pubblicazione dei risultati, il ministro dia prova di coraggio.
Non si tratta di copiare gli Stati Uniti dove i faculty course quaestionnaires, compilati dagli studenti possono, portare al licenziamento dei docenti, ma di tenere nella giusta considerazione il giudizio dei discenti che pagano le tasse.

Per questo, Campus continuerà a riflettere e a far riflettere con la campagna Dillo alla Gelmini, anche NOI valutiamo.

Data: 24 luglio 2009

Concorsi: Giavazzi canta vittoria

Francesco Giavazzi

Francesco Giavazzi pensa di aver vinto o forse stravinto. Dopo aver a più riprese dettato la linea ministeriale dalle colonne del Corriere della Sera, con tanto di appello al Partito democratico e alla ministra Garavaglia, l’editorialista bocconiano torna a scrivere su la Voce.info, l’autorevole sito fondato da Tito Boeri.

In un pezzo pubblicato oggi, lo studioso rivendica i pregi del 180, il decreto d’urgenza adottato da Mariastella Gelmini, che sbaracca le carte dei concorsi, già banditi, per 6.000 posti.

Per Giavazzi si è trattato di “un tentativo, strettamente una tantum, di sparigliare giochi già fatti prima ancora che i posti venissero deliberati dalle facoltà e i candidati facessero domanda”.  Secondo il docente, uno dei saggi scelto dalla Gelmini per progettare la nuova agenzia di valutazione della ricerca, ” sarebbe stato meglio, e anche più equo, riaprire i bandi, permettere ad altri candidati di partecipare, eliminare l’ignominia delle doppie idoneità. In un paese in cui l’ultima parola l’hanno i Tar è molto probabile che si sarebbe creato un contenzioso infinito”.

Insomma, si sarebbe optato per il male minore. Anche il consigliori ammette che il meccanismo di sorteggio non è poi questa grande garanzia nella selezione dei migliori. Più importanti, a questo riguardo, ammette Giavazzi, la destinazione del 7% del Fondo di finanziamento universitario alle migliori.

Già, allora perché non consigliare alla Gelmini di rianimare il Civr che, per ammissione di molti se non di tutti, aveva prodotto un sistema di valutazione della ricerca affidabile? O perché non utilizzare l’Anvur mussiana, già pronta ai blocchi di partenza?

Altro ministro, altri consiglieri, altra idea, altro iter.  Il governo si è insediato a maggio, a novembre si annunciano nuove linee guida: quando vedrà la luce il nuovo organismo di valutazione?

Per favore, qualcuno spieghi all’economista Giavazzi (e alla Gelmini che pare ascoltarlo) che anche il tempo è una risorsa scarsa.

Data: 18 novembre 2008
Campus
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