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Il rettore non apre sulle tasse

di gcavallaro

LaForgia1A proposito della protesta studentesca seguita agli aumenti delle tasse universitarie, di cui abbiamo già dato notizia qui, riceviamo e pubblichiamo alcuni stralci di una lettera che gli stessi rappresentanti dell’Udu Lecce hanno voluto inoltrare agli organi di informazione e che circola anche su Facebook.
Al centro dell’attenzione, in base a quanto riferiscono gli studenti pugliesi, la posizione del rettore, il diritto allo studio ed il merito. Si comincia dal Laforgia pensiero.
“Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi del prorettore Pasimeni che riteneva i tagli necessari ma era pronto al dialogo con gli studenti, oggi invece il Rettore prende una posizione nettamente contraria: l’aumento è necessario, niente passi indietro.”
Quindi gli studenti si soffermano sul problema del diritto allo studio. “Il rettore parla anche di un’ università che non debba occuparsi di diritto allo studio, perché, a suo avviso, ci sono altri organi predisposti a farlo. Ma cosa vuol dire diritto allo studio? Sicuramente è riduttivo parlare di questo diritto semplicemente in termini di borse di studio, alloggi e mense. Il diritto allo studio è molto di più. Vuol dire avere dei sistemi tali da poter consentire a chiunque di poter continuare gli studi e con un sistema di tassazione come questo molti saranno costretti a lasciare il percorso universitario non riuscendo a superare quest’ostacolo economico insormontabile. Se poi si considera come i sistemi di sostegno (borse di studio, alloggi, mense e biglietti a tariffa ridotta per i trasporti) nella nostra regione siano largamente insufficienti, l’ amministrazione dell’ateneo ha la responsabilità e il dovere di mettere gli studenti nelle condizioni più favorevoli possibili per facilitare il loro percorso di formazione. Come fa uno studente che rientra nelle prime due fasce di reddito a dover lavorare e studiare per poter sopperire alle mancanze di un sistema di diritto allo studio carente?”
Ed infine, una valutazione sul merito . “Pesanti sono le accuse anche sul merito. Secondo il rettore infatti molti studenti userebbero l’università come parcheggio. Ma come fa uno studente a laurearsi in tempo con una didattica scadente, una burocrazia lenta e con i grandi problemi tecno-amministrativi caratteristici del nostro ateneo? Prima di pensare a modelli di tassazione analoghi a questo, responsabilmente il rettore dovrebbe pensare a risolvere i problemi. Ad esempio nel nostro ateneo non esiste lo stato amministrativo di studente a tempo parziale (studente lavoratore) che, per necessità, non può concentrare tutte le energie sullo studio, e quindi non può superare i filtri meritocratici imposti dal sistema di tassazione. Vorremmo che l’amministrazione considerasse lo studente il centro dell’università e non solo una risorsa da cui trarre fondi.” Il contraddittorio, comunque, è destinato a continuare.

Data: 22 febbraio 2011

Perito batte laureato 1-0

di Maria Teresa Melodia

laurea1254La disoccupazione giovanile? Tutta colpa del tessuto imprenditoriale italiano, composto da piccole medie imprese, in gran parte incapaci di valorizzare i laureati. E’ questo quanto dichiarato in soldoni da Roger Abravanel lo scorso 7 aprile in un’ intervista, pubblicata dal quotidiano Il Messaggero, con il titolo “Nelle piccole aziende il perito vince sul laureato”. Una frase che fa eco al costante aumento della disoccupazione giovanile che non trascura i laureati italiani, tutt’altro.

Una situazione, di cui prendere coscienza, causata anche, secondo Abravanel, dalla scarsa qualità dei percorsi universitari, che non preparano in modo adeguato i ragazzi, determinandone quindi l’insuccesso. “Prima di preoccuparsi della scarsità dei laureati, l’Italia ha il problema di non avere laureati preparati. I giovani escono dalle università con delle specializzazioni, ma non hanno le competenze, le competenze della vita. Non sono capaci di fare lavori di gruppo, non sanno ragionare, né sanno risolvere problemi …”, ha sostenuto il consulente e saggista, autore del best seller Meritocrazia.

Premesse di certo non incoraggianti per un giovane che si affaccia sul mondo del lavoro, ma prima di scoraggiarvi badate bene: la laurea paga, come ha sostenuto lo stesso Abravanel, “il tasso di disoccupazione dei laureati rimane inferiore a quello dei diplomati. Sarebbe un errore colossale se i giovani pensassero che la laurea sia un “pezzo di carta” che non serve”.

Peccato che però l’agognato pezzo di carta non sia accessibile a tutti. In primo luogo, un’università di qualità costa. A ciò si aggiunge la necessità per gli studenti meno fortunati di dover lavorare per pagarsi retta e libri, a cui si somma l’affitto per i fuori sede. La variabile discriminante rimane ancora il portafoglio di papà e non il merito del figlio/figlia in questione, come dovrebbe essere.

Data: 18 aprile 2010

Istruzione: qualità vs disciplina

di Maria Teresa Melodia

“Preoccupiamoci della qualità della scuola, è più urgente della disciplina”, ammonisce Roger Abravanel in un’intervista pubblicata da Il Messaggero il 9 marzo. L’ autore di “Meritocrazia, quattro proposte concrete per valorizzare il talento e rendere il nostro Paese più ricco e più giusto” (Garzanti) interviene nella querelle del cinque in condotta. “Querelle che è emblematica del disinteresse per la scuola pubblica italiana, sia da parte della maggioranza che dell’opposizione”, sottolinea, insistendo: “Dovremmo utilizzare i test per misurare la capacità di comprensione dei nostri ragazzi dal momento che le verifiche Ocse-Pisa hanno dimostrato che la nostra scuola va malissimo, soprattutto al Sud”. Osservazioni centrali anche per l’ Università, dove la qualità dell’insegnamento ha una valenza strategica nell’ottica del futuro lavorativo dei giovani laureati.

Perché allora tante resistenze? “Il rendimento degli alunni permette di misurare la qualità degli insegnanti, ecco perché i sindacati si schierano contro, temono i licenziamenti- spiega Abravanel – però sbagliano, valutare i ragazzi, e quindi i loro insegnanti, può servire a formare meglio i docenti”.
Ora c’è da chiedersi: la Gelmini seguirà i passi della meritocrazia o della severità a tutti i costi?

Data: 11 marzo 2010
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