Che borsa spaziale !
Quattordici mila e quattrocento euro all’anno, per due anni. E’ spaziale già di per sé l’entità delle borse che l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana) ha deciso di conferire a tre laureati, in possesso di laurea specialistica in Biotecnologie, Medicina o Biologia.
Le borse di studio sono conferite nell’ambito dell’area tematica generale “Progetti di Microgravità”, sui seguenti argomenti specifici: “Studi di fattibilità per applicazioni in Telemedicina – Monitoraggio della circolazione sanguigna” e “Variazioni morfologiche e biochimiche correlate alla microgravità”.
Ogni borsa verrà fruita presso le strutture dell’ ASI di Roma nella Direzione Tecnica / Unità di Microgravità. Possono partecipare alla selezione i cittadini italiani o dei paesi dell’Unione Europea che dimostrino, oltre al titolo accademico conseguito da non più di tre anni, un’ottima conoscenza dei principali software applicativi (MS-Dos, Windows in particolare) e un’ ottima conoscenza della lingua inglese. La domanda di partecipazione deve essere presentata all’Agenzia Spaziale Italiana – Viale Liegi, 26 – 00198 Roma, entro il 1 agosto con allegati i documenti richiesti dal bando di concorso che si può consultare andando sul sito http://www.asi.it/
I futuri medici a stelle e strisce dovranno essere soprattutto dei buoni comunicatori. “Vogliamo precludere l’accesso a medicina a quegli studenti che magari fanno bene l’esasme, ma non sanno comunicare”, ha detto Stephen Workman, rettore della Tech Carillion University (Virginia).
L’università si accorcia. Non per tutti, ma per quei corsi di laurea che, anche dopo il conseguimento del titolo, hanno un percorso di accesso molto lungo alla professione; in primis Medicina e Giurisprudenza.
Su laureati, università e lavoro, numeri sempre più negativi. Lo dice l’ultino rapporto AlmaLaurea che fotografa la situazione occupazionale di 400mila neodottori, presentato oggi a Roma presso la sede della Conferenza dei rettori (Crui).
Esclusi dalle prove d’ammissione, riammessi dopo il ricorso. È quanto è successo a Firenze, ai numerosi aspiranti medici che non sono rientrati nelle graduatorie della Facoltà di Medicina dell’ateneo fiorentino. Una parte degli studenti che hanno partecipato al maxi ricorso collettivo verrà ora riammessa con riserva.
Mamma e papà insieme all’università, al posto dei figli. Il Corriere della Sera di oggi riporta un fenomeno inedito: alle giornate di orientamento, in fila alle segreterie di facoltà, all’altro capo del ricevitore per richiesta di informazioni ormai ci sono sempre più genitori. Barbara Rosina, responsabile del Cosp, il centro per l’orientamento della Statale di Milano riferisce che il 50% delle telefonate sono di mamma e papà e in Bicocca 7 iscrizioni su 10 arrivano dai genitori. Le segreterie, come i centri orientamento sono bombardati dalle domande degli adulti: “Scusi, mio nipote vorrebbe iscriversi a Medicina, cosa dobbiamo fare?” oppure “Mio figlio vorrebbe iscriversi a Lettere, noi preferiamo Economia, cosa mi consiglia?”. E pensare che solo pochi anni fa al pensiero di farsi pescare in ateneo con mamma e papà si arrossiva di imbarazzo.
È iniziato il conto alla rovescia per gli studenti che, terminata la maturità, si sono rimessi a studiare per i test d’ingresso universitari. Non solo i futuri medici e gli ingegneri, ma anche economisti, letterati, comunicatori, linguisti, psicologi, insomma oggi i test d’ingresso sono disseminati a macchia di leopardo nelle facoltà delle università italiane e regolano l’accesso ai più diversi corsi di studio.


