Test revolution
Come saranno i nuovi test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso che prevedono la prova d’ingresso? Da Medicina a Farmacia, da Architettura a Ingegneria, cosa cambierà? è il momento di chiederselo dato che il decreto Miur è alle porte e visto che si conoscono già le principali anticipazioni.
Innanzitutto un test unico per accedere a corsi di Scienze biologiche, Chimica, Biotecnologie mediche e farmaceutiche, Biotecnologie per l’innovazione dei processi e di prodotti, Tecniche erboristiche, Chimica e tecnologia farmaceutica e Farmacia, a seguito del quale è prevista una due giorni di orientamento per chi ha superato la prova e deve decidere a quale facoltà iscriversi.
Altra importante new entry – come si evince dall’elenco dei corsi citati – tra le facoltà che prevederanno un test d’ammissione ci sarà anche Chimica con 75 posti disponibili.
Anche la natura del test cambierà: chi si siederà ad affrontare il test troverà 75 quesiti a risposta multipla senza più la sessione di cultura generale – giudicata superflua dal ministro per un biologo o un medico – e con una buona dose di quesiti in inglese (circa il 10 per cento).
In ultimo entrare nella facoltà sperata sarà un po’ più difficile perché sono stati ridotti i posti disponibili a Chimica (come si è detto), Biologia e Scienze erboristiche per un totale di 245 posti in meno e i test saranno su base regionale, fatto che permetterà agli studenti di accedere alle graduatorie di tutta la Regione.
Le ragioni di questa mutazione genetica del test risiederebbero in un abbattimento dei costi per gli studenti che non dovranno più prepararsi e affrontare più test per accedere alle varie facoltà, con un risparmio in termini economici, ma anche di stress mentale e di fatica. Quello dei test d’ingresso è infatti un vero e proprio business che, come anticipato da un’inchiesta di CampusPRO 9/2010 (clicca qui) si aggirerebbe intorno a 50milioni di euro tra università, operatori privati che organizzano le prove, editoria specializzata e realtà locali che offrono assistenza Va da sé che la riforma del test sarebbe anche una semplificazione da un punto di vista organizzativo.
Bene la semplificazione e l’abbattimento dei costi. Ma che cosa pensate del numero chiuso? Ci sono ancora molte realtà – come l’Associazione universitaria studentesca Link - che ritengono il numero chiuso una limitazione del diritto allo studio degli studenti e soprattutto credono che il test d’ammissione non sia la strada migliore per individuare gli studenti che in un futuro svolgeranno al meglio la professione. Perché di questo si tratta: decidere chi può fare il medico oppure no. Eppure il tema se limitare o meno il numero di accessi a un corso di laurea, in un momento di crisi di mercato, disoccupazione e precariato è, più che mai, di attualità.
Francesco Polidori, 65enne, industriale della ripetizione con Cepu e Grandi scuole, fondatore di atenei con la telematica eCampus, è irrefrenabile.
Approvata la riforma dell’università. La votazione al Senato ha visto 161 voti favorevoli 98 contrari e 6 astenuti. I voti a favore sono arrivati da Pdl, Lega e Fli, quelli contro da Pd e Idv. Astenuti invece Udc, Api, Svp e Union Valdotaine. Ora per il testo di legge l’iter prevede il passaggio dal presidente della Repubblica e quindi la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale prima di entrare effettivamente in vigore.
Non è ancora tempo di bilanci, il ddl è ancora al Senato, dove sta avvenendo l’attesissima e altrettanto contestata votazione.
Il parlamentino studentesco ha un suo presidente: è il milanese Mattia Sogaro, terzo anno di Giurisprudenza alla Statale di Milano che, nelle elezioni del maggio scorso, aveva ottenuto 2.151 voti con il Cordinamento delle Liste aperte, ressemblement degli studenti ciellini in vari atenei italiani. L’elezione di Sogaro – per il quale si sono espressi 18 dei 30 eletti al Cnsu – è avvenuta nello stesso giorno (26 ottobre) in cui la Gelmini, dopo molti mesi, si era decisa a convocare il Consiglio che è organo consultivo del suo ministero.

L’Espresso in edicola da venerdì scorso fa un affondo sull’università privata, mescolando atenei convenzionali e a distanza, la San Pio V e la Giustino Fortunato, per spiegare come, sostanzialmente, drenino risorse pubbliche e in grande quantità.
Sorpresa: università scomparsa al 
