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Dagli all’untore! D’ateneo

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Dell’Italia credulona della prima repubblica, quando una notizia l’aveva data il telegiornale era Vangelo.

Oggi è il telegiornale – nella fattispecie il Tg5 – a pendere dalle labbra dei colleghi di Repubblica. E i ministri, quelli titolari e quelli ombra, le corrono dietro. È accaduto il 14 febbraio scorso: il quotidiano che fu di Scalfari dedica tutta pagina 25 alla classifica degli atenei di Times Higher Education.

Ma quel ranking è di ottobre 2008 e, all’epoca, corsero fiumi di inchiostro, perché Bologna era scivolata al 192mo posto. Silvano Intravia, invece, va diritto come un fuso e intervista persino il rettore di Bologna. Lucrezia Agnes, del Tg5, legge Repubblica e confeziona, per il notiziario delle 13, un sapido servizio sui disastri dell’università italiana. L’agenzia Ansa, che guarda il Tg5, poco dopo le 14, rilancia la notizia.

Il ministro Mariastella Gelmini, il cui staff segue l’Ansa, rilascia alla medesima una dichiarazione dolente sull’ennesima débacle e si precipita a spiegare che le cose cambieranno. Maripia Garavaglia, sua alterego in quota Pd, detta, di nuovo all’Ansa, una dichiarazione risentita contro la collega. Ormai il tiro all’ateneo è quasi una disciplina olimpica. Poveri (tutti) noi.

Data: 7 marzo 2009

Concorsi, soluzione di compromesso?

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Il consiglio dei ministri di oggi si occuperà di università. Pare certa la presentazione di un decreto recante provvedimenti urgenti.

La Gelmini interverrà sui concorsi ma non per bloccare le tornate già bandite, come martellava il bocconiano Giavazzi (uno dei saggi scelti dalla ministro per ripensare la valutazione accademica) ma per bloccare le elezioni delle commissioni giudicatrici.

In base all’attuale norma,  infatti, sono i professori di un gruppo disciplinare a eleggere i commissari. Meccanismo che secondo alcuni osservatori – Roberto Perotti, autore de L’Università truccata, in primis – consente di “prescegliere” i vincitori.

Il decreto dovrebbe quindi introdurre l’estrazione a sorte dei quattro commissari.

Una soluzione di compromesso, alla quale forse non è estraneo il ruolo di grande mediatore a cui sta assurgendo (di nuovo) Gianni Letta e la presa di posizione, sul Corriere della Sera di ieri, degli esponenti Pd, Maria Pia Garavaglia (ministro ombra) e Luciano Modica (responsabile nazionale).

Personalmente, la penso sul punto come Perotti (e mi accade di rado): basta con l’infingimento dei concorsi. Ogni ateneo chiami liberamente chi vuole e risponda delle eventuali capre che finiscono in cattedra. Che ne pensate?

Data: 6 novembre 2008
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