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Dov’era Celli?

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“Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo”. Comincia così la lettera di Pierluigi Celli, direttore generale Luiss, al figlio e pubblicata da Repubblica. Una missiva, anzi un’invettiva sul Paese che non ha da offrire niente ai giovani di oggi. “È per questo che ti parlo con amarezza”, scrive Celli, ” pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio”. Celli motiva e ampiamente le ragioni del suo consiglio.  Sono le stesse che scriviamo da un po’ dalle colonne di Campus. Viva Celli, dunque?
No. Perché Celli non ha purtroppo i titoli per lanciare questi j’accuse.  Lo ricorda la firma in calce al pezzo e la qualifica sottostante (”già direttore generale della Rai“) che non abilita certo il direttore della Luiss all’utilizzo di questi toni.
Può infatti chi ha speso una vita dentro il sistema e ai più alti livelli, chiamarsene improvvisamente fuori?
Dov’era Celli quando in Italia si costruiva tutto questo? Quante volte ha detto “non ci sto”? Cos’ha fatto, concretamente, per sottrarsi, anche lui, alla costruzione di un’Italia chiusa ai giovani come quella che vediamo, in cui il merito è solo una parola buona a farsi pubblicità e in cui il futuro di tanti è appeso a un filo?

Data: 30 novembre 2009
Campus
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